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FUORIPAGINA
05/02/2010
  •   |   Cinzia Gubbini
    La scuola col segno meno

    Così da ieri la scuola secondaria superiore italiana è stata «riformata». A scorrere il calendario non accadeva dal 1923, anno della cosiddetta riforma Gentile. E a raggiungere un traguardo così ambizioso è il ministro dell'Istruzione Maristella Gelmini, che ieri ha incassato dal Consiglio dei ministri l'ok ai regolamenti con cui riorganizza i licei, i tecnici e i professionali. In effetti, però, la cosiddetta «riforma Gelmini» allo stato non è altro che una riorganizzazione delle scuole superiori: si sfoltiscono gli indirizzi e si riaggiustano gli orari (perdipiù tagliando le ore di lezione a scuola) e inoltre si riequilibra il peso di alcune discipline rispetto ad altre. I detrattori definiscono l'intera operazione un taglio epocale, una misura mirata esclusivamente a risparmiare risorse. Ma dietro c'è molto di più: sulla scorta di una vulgata efficientista il governo ha di fatto separato in due il sistema scolastico. Da una parte ci sono i licei, dall'altra i tecnici e i professionali. Per entrambi sono tempi di magra, ma sono senza dubbio i secondi a farne la spesa maggiore, tant'è che se nei licei la riforma parte solo per i primi anni, nei tecnici e nei professionali sin da subito si andrà a una drastica riduzione dell'orario. Il ministro, spalleggiata dal presidente del consiglio in persona, invece è su tutti altri toni: «E' una riforma epocale e senza alcuna impronta ideologica. Certamente non studiata per fare cassa», ha detto. Aldilà degli aggettivi in parte è vero: Gelmini si è limitata a cucire insieme un po' di cose predisposte dall'allora ministro Letizia Moratti e altre partorite dal ministero guidato da Beppe Fioroni nel governo di centrosinistra. Scelta che secondo il ministro sarebbe garanzia di equidistanza, e che invece finisce per essere solo un pastrocchio con pochissimi respiro. Tutt'altro, insomma, dallo spessore che vorrebbe attribuire Berlusconi alla «riforma»: «Dal prossimo anno scolastico avremo delle scuole che possono essere comparate a quelle degli altri paesi europei - ha detto - perché, secondo quanto ci dichiarano tutte le imprese e le associazioni, la scuola attuale non sforna ragazzi con cognizioni adeguate alle richieste del mondo del lavoro». Non sono mancate, ovviamente, le battute sulla ministra neo sposa «ha lavorato alla riforma invece di andare in viaggio di nozze».Tra gli aspetti positivi della riforma, per quanto riguarda i licei, ci sono l'istituzione di due nuovi licei (musicale e delle scienze umane), il potenziamento dell'area scientifica e matematica nel liceo classico con l'introduzione della lingua sin dal primo anno e per il linguistico l'introduzione sin dal primo anno l'insegnamento di tre lingue straniere, dal terzo anno una materia sarà impartita in lingua straniera, mentre dal quarto anno le discipline insegnate in lingua straniera diventeranno due. Per i tecnici e i professionali, invece, buone notizie non sembrano essercene: la vera cifra della riforma è un taglio drastico dell'orario, 32 ore di 60 minuti al posto delle 36 ore di 50 minuti attuali per i tecnici e ben 32 ore al posto delle 36 di oggi per i professionali. Con la promessa che si starà meno sui libri e più nei laboratori. Il tutto condito da promesse di «laboratori» più numerosi (e anche di risorse) e una grandissima flessibilità del curricolo negli ultimi anni che prelude a un prossimo ritorno a una grande varietà di indirizzi. Il taglio delle cattedre è conseguente: se ne calcolano 17 mila. «Il riordino della scuola superiore del governo non è una riforma, è un taglio epocale alla scuola pubblica italiana che ci allontana dall'Europa e nega pari opportunità di vita, di educazione e di lavoro ai ragazzi e alle ragazze del nostro paese», il commento del segretario del Pd Pierluigi Bersani, che ricorda un grosso limite della riforma: la completa assenze di possibilità di «passaggio» tra un sistema e l'altro: «La scelta compiuta a 13 anni diventa nei fatti irreversibile per la grande differenza di programmi proposti dai diversi percorsi formativi sin dal primo biennio, favorendo la dispersione scolastica», dice Bersani. Durissima la Cgil, con il segretario della Flc Mimmo Pantaleo: «Ciò che il governo ha approvato non è una riforma ma solo una rigorosa applicazione dei tagli decisi dal Ministro Tremonti. Il confronto con le organizzazioni sindacali è stato ancora una volta ininfluente rispetto alle scelte finali nonostante le proposte avanzate nei tavoli tecnici e sistematicamente ignorate».

     


I COMMENTI:
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  • Non sarebbe meglio ragionare sul cosa e sul come pittosto che sul quanto? Credo che l'insegnante,per far bene il suo lavoro, abbia bisogno, più che di tempo, di condizioni ottimali (laboratori e strutture) 20-02-2010 14:32 - Laura Benelli
  • @giovanni podda
    Ma chi sei il difensore degli operai? Chissà invece quanto te ne freghi degli operai, visto che difendi un governo che sta solo dalla parte dei padroni (vedi FIAT, AlCOA, ALITALIA, ET CETERA). E rispetta quei 17.000 precari, questi sì che sono "numeri" che pesano, buttati in mezzo alla strada. Da quello scrivi si evince che un pò di scuola in più a non ti avrebbe fatto male. E la tua piena di arrogante tenerezza riservala alle persone a te care, se ne hai, caro amicone del partito dell'amore e delle "tangenti urgenti".
    cordialità democratiche 17-02-2010 18:40 - francesco
  • UN RIOEDINO MI SEMBRA NECESSARIO MA LA VERA RIFORMA SAREBBE : CLASSI APERTE PER FASCE DI LIVELLO O IN ALTERNATIVA NON + DI 15 ALUNNI PER CLASSE..... 07-02-2010 11:09 - BUFALO
  • Se proprio volete saper chi sono i collaboratori della Gelmini, ovvero quelli che davvero hanno fatto la riforma e di cui la Gelmini è portavoce, leggete l'ultimo numero cartaceo di "Tuttoscuola" 2010 (www.tuttoscuola.com). I collaboratori elencati con le loro "caratteristiche" sono: Max Bruschi, Giorgio Israel sì, proprio lui!, Roberto Cota (sì, proprio lui!), Luciano Corradini (sì, proprio lui!), Valentina Aprea (scontato!),Massimo di Menna e Francesco Scrima (che sulle ultime pagine dei quotidiani fanno finta di fare i sindacalisti e gridano allo scandalo dei tagli! non ci si può credere!), Silvia Costa. Buona lettura! 06-02-2010 17:29 - Anna
  • Il Liceo delle Scienze umane viene fatto passare come una novità. Invece esiste dal 1999, quando vennero definitivamente soppressi gli istituti magistrali.Ciò dimostra che la disinformazione fa passare per novità quelli che sono solo degli aggiustamenti.Il Liceo delle Scienze umane non è altro che il nuovo nome dato al Liceosociopsicopedagogico (sperimentazione Brocca) e al Liceo dlle Scienze sociali. Invero, in quest'ultimo liceo esistevano discipline davvero innovative come "Committenza locale", "Linguaggi non verbali e multimediali","Scienze della terra", "Metodologia della ricerca": queste discipline, con la riforma Gelmini, sono sparite, e lasciano il posto a quanto di più scontato ci sia. La riforma verrà anche fatta passare per epocale, ma di straordinario esiste solo l'assenza di un'impostazione epistemologica seria che ne garantisca la qualità. Il discorso è lungo e complesso ma riguarda il futuro di questo Paese: resta difficile pensare che tra i collaboratori più stretti della Gelmini ci siano Francesco Scrima (segretario generale della Cisl-scuola)e Massimo di Menna (segretario generale della Uil-scuola): è una storia tutta italiana quella di sindacalisti che fanno il loro lavoro al contrario e contro chi rappresentano! ma la loro cooptazione la dice lunga su come far passare una riforma che rinvia alle regione un pezzo fondamentale dell'istruzione tecnica e professionale, mentre addomestica l'istruzione liceale e apre la strada ad altre agenzie formative. 06-02-2010 16:59 - Anna
  • Ma cosa ci andate a fare alla scuola pubblica italiana.
    Non lo avete ancora capito che la scuola pubblica non esiste più.La volevano abolire,ma hanno chiamato la Germini per metterla in una condizione di totale insufficienza,proprio per renderla inattiva.
    A questo punto,meglio che la chiudano definitivamente e che mandino a casa tutti.
    Via da quelle aule buie e grigge.
    Andate a studiare in coperativa.
    Create degli organismi di studio rivoluzionari e stracciate tutti i libri falsi che vogliono come programma scolastico.
    Studiate la poesia di Pablo e prendete a calci il Manzoni rompicoglioni con le sue montagne a forma di seghe.
    Leggete la storia del movimento operaio e strappate tutti quelle pagine di retorica,fatta a arte per la guerra.
    Leggete e educatevi nella costituzione e nella vita dei nostri padri come Terracini,Togliatti,Pertini e Scoccimarro.
    Buttate al macero le idiozie che si leggono i tanti libri di questa scuola borghese.
    Andare a scuola in queste condizioni,vuol dire,rimanere degli asini e ragliare il verso degli asini come loro.
    Molto meglio stare su un prato a leggere Fellinghetti,Gregori Corso e la Dellera,che stare a sentire le pappardelle del ministro Germini.
    Chiudetela quella scuola!
    Basta con le falsità!
    Non siamo più un popolo di pensatori.
    Ora,servono operai massa.
    Senza un minimo di istruzione,che sappiano fare in modo ripetitivo,movimenti o altro senza pensare mai a quello che stanno facendo.
    Le centrali nucleari si devono riempire di personale che non pensa e non capisca quello che sta facendo.
    Ci dobbiamo abituare a mangiare, qualsiasi cosa genetica e per fare quessto servono di perfetti imbecilli.
    Gente che non pensa mai.
    Pieni di nozioni,ma senza un minimo di creatività.
    Come il mostro del libro.
    Un gicante che si possa portare dove si vuole con una sviolinata.
    Giovani,scappate da questa scuola! 06-02-2010 11:09 - maurizio mariani
  • A tutti quelli che "la distruzione della scuola": dite ai vostri figli di studiare! Saluti 06-02-2010 10:21 - Piero
  • sono un insegnante liceale ma ho insegnato anche in istituti professionali. vorrei far notare che fare ore di 50 minuti comporta un maggiore impegno didattico e di gestione del tempo per l'insegnante, che compensa ampiamente i 10 minuti di "ozio" guadagnati che così tanto sembrano infastidire. resta il fatto che si risparmiano ingenti risorse che proprio nei professionali potrebbero essere utilizzate per potenziare l'insegnamento e ridurre la dispersione, per esempio abbassando il numero di alunni per classe (chiedete a qualunque insegnante serio, di qualunque oorientamento, e vi dirà che sarebbe questo l'investimento di efficacia più immediata al contrario di ciò che avviene); resta il fatto che i nostri colleghi giovani sono stati tagliati via nel più grande licenziamento di massa del dopoguerra (poco visibile perchè atomizzato)e le loro preziose energie disperse; resta il fatto che la cornice della riforma è stata data dal ministro dell'economia all'insegna dei tagli e nessuno riuscirà mai a farmmi credere che riducendo le risorse si migliora la scuola.
    Giuseppe 06-02-2010 10:00 - Giuseppe Tecleme
  • Certo che pochi anni fa molta della sinistra sosteneva che votare non sarebbe servito a nulla in quanto Prodi e Berlusconi sono uguali ...Teniamoci questo e impariamo ad andare a votare sempre e per spostare l'asse verso sinistra. 06-02-2010 08:24 - Emanuele Salvadè
  • Che sia riforma o che sia tagli, la parola "epocale" mi pare completamente fuori luogo, ha in sè qualcosa di grandioso che contrasta con lo squallore della commedia in atto: Da una parte una ministra a cui lo leggi in faccia quanto glie ne può fregare della formazione degli italiani. Di fronte a lei, una società intera (opposizione politica, associazioni, studenti, insegnanti, sindacati) che ad una signora ignorante, arrogante e ridicola non trova la forza di opporre niente. Tanto, dal punto di vista del portafoglio i soli veramente colpiti duro sono i precari, che però hanno voce in capitolo zero. Del fatto accidentale che colpendo loro si azzerano una o due generazioni di futuri insegnanti non glie ne frega niente a nessuno (importeremo anche quelli, come gli infermieri?). Anche l'aspetto simbolico della cosa, ossia il fatto che l'identità culturale. la competenza sociale e tecnica degli italiani, siano la PRIMA zavorra da buttare fuori dal pallone, è il marchio di fabbrica della perversa alleanza tra governanti e governati. Sono disposto a scommettere tre stipendi che il prossimo governo di centrosinistra non invertirà la tendenza di un centimetro, fouri dalle solite sciocchezze di facciata. 06-02-2010 01:02 - andrea61
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