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Giorgio Salvetti
Un decreto nucleare
Sì al nucleare. Ma dove non si sa. Anzi non si deve sapere, e non si saprà almeno fino alle elezioni regionali. Il consiglio dei ministri ieri ha approvato il decreto legislativo che fissa i critieri sulla costruzione di centrali nucleari, ma si è guardato bene dal rivelare dove abbia intenzione di realizzare questi impianti.
In realtà non è un segreto difficile da smascherare, dato che le località idonee in Italia sono poche. Ma nessuna regione è favorevole ad accogliere le centrali. E anche i governatori e i candidati presidenti di destra dicono di non volerle. Ieri hanno detto no anche il lombardo Formigoni e il veneto Zaia. Per non parlare dei cittadini. Secondo l'istituto Demopolis il 53% degli italiani non vuole il nucleare nella propria regione e solo il 37% è disposto ad ospitarlo nella propria provincia.
Il governo però procede a testa bassa. Non si è voluto neppure attendere il pronunciamento della Corte costituzionale che dovrà decidere se dichiarare inammissibili le leggi regionali che hanno già vietato il nucleare a livello locale. Il decreto licenziato ieri stabilisce che i primi cantieri partiranno nel 2013 e che la produzione di energia elettrica di origine nucleare inizierà nel 2020. «Il provvedimento - ha dichiarato entusiasta il ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola - si caratterizza per due aspetti: la trasparenza e il rispetto assoluto della sicurezza, delle persone e dell'ambiente. La trasparenza vuol dire massimo coinvolgimento di enti locali e popolazioni. Con il secondo aspetto i nuovi impanti saranno tenuti a rispettare i più elevati criteri di sicurezza relativi alla tutela della salute della popolazione e della protezione dell'ambiente». Il decreto infatti sulla carta garantirebbe «la più ampia partecipazione delle regioni, degli enti locali e delle popolazioni anche attraverso consultazioni sulle procedure autorizzative, sulla realizzazione, sull'esercizio e sulla disattivazione degli impianti». Non solo, chi accetta il nucleare avrà diritto a sconti sulle spese energetiche tramite riduzioni fiscali. Di fatto però il governo agisce una politica del tutto centralista, mentre nel paese a livello locale anche tra i favorevoli, prevale la logica del «sì, ma non nel mio giardino».
Dove si faranno, dunque, queste fantomatiche centrali? Il decreto sembra addirittura delegare l'indicazione dei siti ai privati che realizzeranno gli impianti: «Con la prossima nascita dell'Agenzia per la sicurezza nucleare - spiegano - gli operatori potranno proporre i siti per la realizzazione degli impianti e presentare i progetti per le relative autorizzazioni». Ovviamente sarà il governo a dare l'ok definitivo. Il meccanismo, dice il ministero dello sviluppo economico, sarà quello della «autorizzazione unica» che verrà data ad ogni singolo impianto. Scajola conta di avere sul tavolo le prime richieste di autorizzazione entro un anno. Saranno sempre a carico dei privati i costi per lo smantellamento degli impianti tramite l'istituzione di un apposito fondo. Lo smaltimento sarà affidato alla Sogin, l'ente che già oggi, non senza difficoltà, si sta occupando di smantellare le vecchie centrali. Il decreto infine prevede la creazione di un deposito nazionale per il materiale radiottivo da realizzare in un più ampio parco tecnologico. Un problema, questo, che l'Italia, ha già dimostrato di non essere in grado di risolvere. «Mentre Bruxelles contesta gli oneri nucleari che il governo carica sulle bollette degli italiani (un miliardo nel 2008) per lo smantellamento della vecchie centrali e la gestione delle scorie - fa notare Andrea Lepore, responsabile sul nucleare di Greenpeace - il governo prosegue su una strada che, se avrà successo, vincolerà alcuni siti per almeno un secolo e mezzo e scaricherà la pesante eredità di scorie nucleari alle generazioni future, quando quelle del passato non hanno ancora trovato soluzione»
Il nucleare è un affare miliardario e il ruolo dei privati nelle scelte di politica energetica nazionale appare sempre più determinante. Non stupisce che il decreto sia stato accolto con favore da Emma Marcegaglia: «Appoggiamo il ritorno al nucleare e siamo pronti a mobilitarci per questo», ha dichiarato la presidente di Confindustria. Opposto il parere di Antonio Di Pietro: «È la lobby degli affari che prevale sulla corretta e trasparente gestione della res publica, l'Italia dei valori ha già preso posizione, promuovendo un referendum per dire no al nucleare». Felice Belisario, capogruppo in Senato dell'Idv è pessimista: «Temo che cercheranno in tutti i modi di saltare i passagi ordinari per la realizzazione di opere pubbliche e che magari, una volta individuati i siti, arriverano fino al punto di militarizzarli».
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Mussolini per competere con le più influenti nazioni europee, che avevano imperi coloniali sparsi per il mondo, decise che era giusto che anche l'Italia avesse le sue colonie.
Non era importante capire, se era conveniente o meno diventare una potenza coloniale, era una cosa che andava fatta ad ogni costo, per la propaganda di regime.
La storia tende drammaticamente a ripetersi.
Il nuovo duce non si pone il problema dell'inutilità e della insalubrità del nucleare, l'immagine del regime impone la costruzione delle centrali nucleari.
Tutti i regimi hanno i loro monumenti imponenti, Ceausescu il Palazzo del popolo, Casablanca la moschea di Hassan II.
In Italia avremo, il ponte sullo stretto ed i sarcofaghi nucleari. 11-02-2010 15:34 - Dario Cerchia