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Pavlos Nerantzis
Lo sciopero ferma la Grecia
Ciò che sta succedendo in questi giorni non ha precedenti nella storia recente della Grecia. Congelamento generale dei salari per il 2010, tagli delle indennità del 10% (ministri compresi) ed esteso alle pensioni sopra i 2.000 euro, riforma del sistema fiscale, misure severissime contro gli evasori (fino alla revoca del loro permesso di lavoro e all'arresto), tasse su sigarette, alcool e benzina, aumento del limite dell'età pensionabile ed equiparazione - entro il 2013 - di quella delle donne a quella degli uomini. Le misure draconiane contenute nel piano di risanamento dell'economia greca stanno suscitando mobilitazioni e scioperi a catena, ma anche consensi finora inimmaginabili.
Per far fronte alla crisi martedì scorso il governo di Jorgos Papandreou ha cominciato a mettere a punto provvedimenti che nel passato avrebbero scatenato il conflitto sociale. Questa volta, però, i greci sono completamente disorientati. Perché se, da una parte, secondo tutti i sondaggi, la stragrande maggioranza si rende conto dell'emergenza economica ed è d'accordo con l'austerità imposta, - «è giunto il momento di pagare il conto» è la frase che si sente spesso -, dall'altra c'è il sospetto che «la crisi sarà pagata dai lavoratori e non dal capitale».
Non a caso certe categorie - i liberi professionisti soprattutto - non sono disposte a perdere i loro privilegi e gli evasori, quelli che dopo la vittoria socialista hanno già esportato in banche svizzere la somma di 8,5 miliardi di euro, continuano a mantenere dei forti legami con il mondo politico, nonostante le misure severe preannunciate e l'introduzione di uno scudo fiscale per il rientro dei capitali.
Quello che soprattutto lascia perplessi è il fatto che i primi a pagare la crisi sono i lavoratori del settore pubblico, gonfiatosi a causa del clientelismo, ma anche con gli stipendi più bassi nell'Eurogruppo. «Il governo non può approvare misure salariali, fiscali e pensionistiche che servano a placare gli dei del mercato a danno dei lavoratori» ha sottolineato Spyros Papaspyros, presidente della Confederazione dei Lavoratori del Settore Pubblico (Adey), che ha convocato ieri, insieme al sindacato comunista Pame, uno sciopero generale contro il piano di austerità. I manifestanti scesi in piazza ad Atene e Salonicco erano 10.000, meno di quanto ci si aspettasse, (la Confederazione ha 300.000 iscritti), anche a causa delle cattive condizioni del tempo, ma le due città sono state paralizzate e l'intero paese è stato attraversato da una grande scossa.
Bloccati centinaia di voli da e per la Grecia, ferme le scuole, gli ospedali, i servizi postali, i ministeri, le amministrazioni regionali. Disagi parziali anche nei trasporti ferroviari, nessuno per i collegamenti internazionali, mentre regolari erano i trasporti urbani, visto che i lavoratori di questo settore aderiscono ad un altro sindacato.
Per i dipendenti pubblici la riforma del sistema di aliquote che beneficia chi guadagna meno di 30.000 euro e prevede la crescita delle imposte per i redditi più alti e per le grandi società non garantisce la loro sopravvivenza. «È vero chi più guadagna, deve pagare di più» dicono, ma «i congelamenti e i tagli annunciati significano una riduzione effettiva dei nostri redditi fino al 15%». Sacrifici, insomma, a sentire loro, ingiusti e inutili.
Alla vigilia del summit straordinario di Bruxelles, il premier Jorgos Papandreou si è incontrato ieri a Parigi con il presidente Nicolas Sarkozy per discutere sulla crisi finanziaria e l'acquisto di nuovi armamenti dalla Francia. Papandreou ha chiesto moderazioni ai sindacati, spiegando che il paese non può permettersi scioperi e blocchi stradali, ma non ha voluto rispondere alle voci secondo le quali è già pronto un piano di salvataggio europeo a favore della Grecia sotto la giuda della Germania.
Secondo una fonte citata dall'agenzia Bloomberg, il parlamento tedesco deve appoggiare ogni azione di sostegno alla Grecia, precisando che gli aiuti possono andare oltre il prestito garantito. Perciò la cancelliera tedesca Angela Merkel stava valutando ieri una serie di opzioni dal momento che, secondo la stessa fonte, le regole dell'Ue sugli aiuti sono più flessibili di quanto ritenuto inizialmente da Berlino. Tale questione sarà affrontata oggi nel summit dei 27 a Bruxelles.
Intanto dopo ventiquattro giorni di proteste e di blocchi stradali, la gran parte degli agricoltori per un «senso di responsabilità» ha ritirato martedì scorso i loro trattori, ma oggi tutte le città sono senza taxi a causa dello sciopero nazionale dei tassisti contro le misure fiscali che li riguardano. Inoltre la Confederazione dei Lavoratori Gsee, insieme al settore pubblico hanno già annunciato uno sciopero generale per il 24 febbraio.
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Stesso discorso vale per l'Italia. Sentire i politici dell'attuale governo dire che la colpa di quasi tutti i problemi è del centro-sinistra (che nel nuovo millennio ha governato 3 anni, male, ma comunque 3 anni) è paradossale.
Certo se poi ogni volta che si varano politiche contro l'evasione fiscale si perdono consensi (sia in Italia che, presumibilmente, in Grecia), è chiaro che determinati problemi difficilmente si risolvano. 11-02-2010 17:49 - Dim
Qui è tutta un'altra musica. Musica di rassegnazione, di servilismo, di acquiescenza, di opportunismo. Perfino il volto della corruzione da noi ha un che di mesto,di squallido, di sordido. Un paese da operetta. 11-02-2010 15:30 - alixest