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Ernest Everhard
Valerio Verbano, 30 anni senza giustizia
Sui muri di un pezzo di periferia nordorientale della capitale, tra Val Melaina, Tufello e Montesacro, alle scritte sbiadite che ricordano Valerio Verbano se ne affiancano di nuove e accese. Gli slogan e i linguaggi cambiano,come anche le generazioni e le esperienze di movimento. Sono nati centri sociali, palestre popolari dedicate al giovane massacrato da un commando fascista nella sua abitazione giusto trent'anni fa, occupazioni di case e nuovi collettivi studenteschi.
C'è un filo ininterrotto, lungo tre decenni, che ha mantenuto viva non solo la memoria, ma anche le pratiche di conflitto, definendo una nuova grammatica antifascista, legata strettamente alle lotte sociali, ai progetti culturali, alla vita dei territori. Provando in questo modo a scavalcare il rischio della retorica e dell'agiografia consolante ma immobile. È questa la scommessa di chi non rinuncia alla sfida della trasformazione sociale: non farsi infilare nel tunnel degli "opposti estremismi" e degli "anni di piombo", non cadere nel giochino bipartisan dell'equidistanza e della toponomastica pacificatrice.
Per queste ragioni, quest'anno, l'anniversario si svilupperà in diversi eventi: assemblee, presentazioni di libri, proiezioni di documentari, concerti. Che culmineranno in un corteo, sabato prossimo 20 febbraio, che attraverserà il quartiere di Valerio, Montesacro, e terminerà a piazza Sempione con una grande serata musicale che mescolerà rap, hip hop e punk rock.
Il laboratorio neofascista
Fin dal primo dopoguerra, Roma rappresenta la città dove il neofascismo si esprime con più forza sia in termini di radicamento sociale, attivismo politico e consenso elettorale. Una dimensione materiale che, nei decenni successivi, porta i movimenti a misurarsi con le pratiche dell'antifascismo militante. Non è forse un caso che sia il 1968 che il 1977 sono aperti dagli scontri con i neofascisti: Almirante all'università, con la battaglia fuori la facoltà di giurisprudenza e il ferimento dello studente Guido Bellachioma, con il conseguente assalto alla sede del Fuan di via Sommacampagna. Tra tutte le vicende di sangue che questa lunga storia ci consegna, l'assassinio di Valerio Verbano, a trent'anni di distanza, è tra le più sentite, per diverse ragioni: per la ferocia e le predeterminazione con cui è stata spezzata la vita di un ragazzo; per l'instancabile battaglia e la generosità di Carla Verbano; per gli interrogativi ancora aperti sui mandanti e gli esecutori; per l'inscindibile intersecarsi della memoria di Valerio con le lotte e i movimenti lungo questi 30 anni.
L'omicidio impunito
Valerio Verbano nel 1977 ha sedici anni, quando muore ne ha appena 19. Una parabola umana e politica contrassegnata dalla caparbietà del suo impegno politico nell'area dell'autonomia nella sua scuola, il liceo Archimede, e nel Comitato autonomo di Val Melaina, nel quadrante nord-est di Roma. Una scelta difficile non solo per le aggressioni dei fascisti ma anche per l'accanimento degli apparati repressivi contro chi sceglie di fare inchiesta militante sui legami tra eversione nera, poteri forti e pezzi dello stato. Il 22 febbraio del 1980 tre uomini bussano alla porta di casa di Valerio dicendo di essere suoi amici. Entrano con i passamontagna, legano e imbavagliano i genitori di Valerio, aspettano il suo rientro a casa e lo uccidono dopo una non breve colluttazione. Nel bailamme delle rivendicazioni che emergono nelle ventiquattro ore successive, la più attendibile sembra essere quella dei Nar (Nuclei armati rivoluzionari), la cui responsabilità penale verrà ascritta anche in sede giudiziaria. Giusva Fioravanti e Francesca Mambro, da sempre, negano la paternità dell'omicidio.
Il 23 giugno 1980 viene assassinato dai Nar il giudice Amato, a poche centinaia di metri dalla casa di Verbano. Amato si occupa delle inchieste sull'eversione nera e ha in carico anche quella sull'omicidio di Valerio. Nelle mani del giudice si trova anche il dossier che Valerio aveva preparato sui rapporti tra neofascismo, forze dell'ordine e politica, e che gli era stato sequestrato nell'aprile del 1979 quando è tratto in arresto per sette mesi con l'accusa di aver fatto esplodere un ordigno rudimentale in un casolare abbandonato. Centinaia di pagine con nomi, date, indirizzi, foto, che "scompariranno" tra le stanze e i corridoi della procura e che in moltissimi, a cominciare dalla madre Carla, sono convinti essere la causa della sua morte.
Il 25 febbraio si tengono i funerali, il giorno del suo compleanno, ma è il 1980 e ogni espressione pubblica del movimento viene duramente repressa: dalle finestre del commissariato di San Lorenzo vengono esplosi diversi colpi di pistola sul corteo che accompagna Valerio al Verano, mentre le cariche, violentissime, arrivano fin dentro il cimitero. Per diversi anni il 22 febbraio diventa un anniversario segnato dalle cariche della polizia contro il corteo indetto dai compagni e dagli amici di Valerio. Le inchieste sull'omicidio non hanno portato a una verità giudiziaria, nel 1989 arriva anche l'assoluzione di quattro appartenenti ai Nar. Rimangono aperte troppe domande, alla luce degli innumerevoli episodi di depistaggio, insabbiamento e omissioni delle prove, come la scomparsa dell'arma del delitto dagli uffici della procura di Roma e di un faldone relativo al dossier scritto da Valerio.
Tutte le iniziative
Sabato il corteo«Oggi la storia di Valerio vive nei percorsi e nei progetti avviati in questi anni nei nostri quartieri, nelle scuole e in tutta la città»: con queste parole i centri sociali e "i compagni e e le compagne di Valerio" promuovono un calendario di iniziative e appuntamenti. Mercoledì 17, alle 18, lo Spazio sociale Onda Rossa 32 organizza un'assemblea antifascista a San Lorenzo. Giovedì 18, alle 17, all'Astra di via Capraia 19 presentazione del libro "Sia folgorante la fine", scritto da Carla Verbano. Venerdì 19, alle 19, al centro sociale Macchia Rossa si presenta la tesi su Verbano di Marco Capoccetti Boccia. Sabato 20, alle 16, corteo da via Monte Bianco a piazza Sempione (per ricordare la vertenza ancora aperta del centro sociale Horus), dove si terrà un concerto gratuito con 99 Posse, Assalti Frontali, Colle der Fomento, Empatia Venefica e Rancore.
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on potrei essere piu'che d'accordo con te.
Ma vale sempre la pena ricordare che in Italia fascisti come mano d'opera,polizia e servizi come logistica e quei ricchi commercianti di cui tu fai menzione e che naturalment stanno nella politica e nei suoi centri di potere.Cioe'nel caso dell'Italia,dove tutto deve essere ridotto a misterioso e deviato ed alla fine tutto si rivela grottescamente nella dimensione del segreto di pulcinella,la trama continua che non si e'mai interrotta durante gli anni e che ha permesso e permette che cio'sia pratica corrente,e''l'eversione delle classi dominanti.Un paese,unico in Europa,che e.stato governato da una classe politica che non ha disdegnato stragi contro innocenti,terrorismo di stato e crimnalita'politica,per imporre
il suo governo sui cittadini.
E cosi'come di Verbano ce ne sono stai tanti,altrettanti ce ne saranno se non sapremo riorga
nizzarci per riaffermare quella lezione di democrazia consegnataci dalla resistenza.In Italia la postmodernita',infatti, si chiama Berlusconi. 17-02-2010 04:13 - mauro ghignoni
In questo caso l'operato dei servizi deve essere considerato.
Qualcuno potrebbe dire che sempre di fascisti si tratta ma i distinguo vanno fatti.
Voglio anche ricordare che in quegli i servizi/fascisti usavano tattiche intimidatorie con lettere firmate "I giustizieri d'Italia" 14-02-2010 21:05 - murmillus