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Daniela Preziosi
"Tagli all'editoria, segnale preoccupante"
«Sono a rischio i giornali di un certo tipo: senza fini di lucro e senza profitti. Che fanno un solo mestiere: informare, certo con una visione originale. Se vengono messi in pericolo vuol dire che non si è capito il tempo che viviamo. O che si vuole mandare un segnale». Marco Tarquinio è il direttore di Avvenire, quotidiano della Fondazione Cei, la Conferenza episcopale, una delle testate sotto la scure dei tagli governativi. Il giornale è stato al centro di un caso clamoroso: il precedente direttore, Dino Boffo, killerato da un'operazione politico-editoriale partita dal Giornale della famiglia Berlusconi, e dal direttore Vittorio Feltri. Vicenda ancora oscura, nonostante i ripensamenti di Feltri. Non sembri una divagazione: la vicenda è un caso di scuola sui pericoli di una stampa al servizio della politica. Tarquinio non si sottrae: «Oggi parliamo della libertà delle voci non omologate. Ma la libertà senza la responsabiltà non ha senso. È in corso una riflessione nella categoria. Vedremo con quali esiti».
Il governo manda un segnale?
Così sembra. All'informazione non omologata, per come la vediamo noi, quella che racconta le storie dell'immigrazione, del lavoro, della difesa 'globale' della vita. Altri la declinano in maniera diversa. Resta che rendere precaria questo tipo di informazione contribuisce a creare un mondo più fragile.
Qual è, secondo lei, la ragione per cui il governo vuole rendere precarie le ' testate di idee'?
Toccare il diritto soggettivo alle testate che hanno una finalità 'alta'- non ho paura di descriverle così - è un danno grave in assoluto e in particolare nel sistema informativo italiano, nel quale le voci libere, cioè finanziate da editori puri, in pratica non ci sono. Il tentativo c'è stato già nelle precedenti legislature, quindi non è esclusivo di una maggioranza 'pro tempore'. Oggi c'è chi minimizza illudendosi che il pluralismo sarà salvo grazie a internet, al citizen journalism, e così via. Ma un blog non fa primavera. L'informazione in rete spesso non è verificata. Internet può aiutare le notizie a circolare: è una sponda, non una garanzia di pluralismo. E se il canale si blocca, o viene messo sotto controllo? Basta pensare alla Cina e all'Iran.
Lei parlava dei governi precedenti. Stavolta però tagliano risorse per l'anno in corso.
Non solo: alla fine del 2009 ci erano state date garanzie. E noi, benché testate senza fine di lucro, abbiamo conti e bilanci esattamente come gli altri. Così abbiamo fatto i calcoli sulla base delle assicurazioni date. E invece ci troviamo a gestire una situazione tutta diversa. C'è anche il problema delle tariffe postali: abbiamo fatto la campagna abbonamenti su altre tariffe rispetto a quelle che ci ritroveremo. Vien da chiedersi: si vuole davvero razionalizzare l'uso delle risorse? L'intenzione sembra un'altra: togliere il principio di certezza, renderci precari. Puntare a un'informazione semplificata con poche grandi testate. È già una tendenza culturale: quante volte sento dire, anche in tv: 'questo non l'ha scritto nessuno'. E magari non è vero, ma si intende dire che fuori da quei tre-quattro giornali non esiste niente.
Però fra le testate no profit c'è un nutrito gruppo di imprese 'furbette', paradossalmente le meno penalizzate dai tagli, per il fatto che hanno meno o pochissimi giornalisti.
Questa è l'unica semplificazione da fare. La chiediamo da tempo. Togliere di mezzo, disincentivandola, l'informazione che esiste soltanto nei fax inviati alle edicole. Riconsiderare il settore per esempio sul criterio dei giornalisti occupati, la prima prova di esistenza. Ma uno sforzo in questa direzione c'è. E anche una comprensione ampia e bipartisan del problema, che si farà sentire in parlamento.
Prima parlava delle garanzie date da Fini e Tremonti al settore, nel dicembre scorso. Poi cos'è successo, secondo lei?
La crisi non passa, e impone una politica di rigore. Il problema è capire su cosa vale la pena di investire. Ora, si usa dire che non avere queste cento testate - e forse appunto sono qualcuna in meno - renderebbe il nostro paese più povero. Io credo che lo renderebbe più fragile, che è peggio. Poveri di informazione lo siamo già: in quanti, come noi, raccontano Rosarno da anni, attraverso le parole di quelli che si svegliano la mattina e vanno a portare la colazione agli immigrati sfruttato? Lì c'è stata tanta gente che, prima delle botte, aveva indicato un altro modo per stare insieme fra diversi. Chi ha interesse a parlarne? I grandi gruppi editoriali no. C'è un'altra Italia che, guarda caso viene intercettata proprio dalle testate considerate di nicchia.
Cosa serve ora per assicurare un percorso sereno verso la riforma? C'è chi, nel Pdl, crede ci sia margine per modificare alla camera il decreto 'milleproroghe', da dove è scomparsa la proroga dei contributi.
Va recuperato il principio cardine: il diritto soggettivo, che c'è da un quarto di secolo e bilancia un sistema segnato dall'editoria impura. Lo sostengono ormai fior di liberali, da Massimo Mucchetti a Piero Ostellino. L'altro punto è ripensare seriamente anche i contributi indiretti, bonificando il settore, e tenendo conto della pluralità dell'editoria no profit. Penso alla stampa periodica, di solito considerata irrilevante. E invece i periodici diocesani hanno moltissimi lettori, spesso sono testate antiche e pezzi di storia del loro territorio. Colpirle sul canale della diffusione per posta significa farle morire. Qualcuno dice: è il mercato, bellezza. Io rispondo che il mercato va temperato, va indicato ciò che vale. Mi permetterei anche di dire che c'è un piccolo testo illuminante sul tema, «Caritas in veritatem» (l'ultima enciclica del papa Benedetto XVI, nda).
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ma si rende conto che senza la pubblicità anche quella elettorale anche quella del pd il manifesto chiude per debiti???
anche a me fa schifo il pd , d'alema e compagnia...ma se il prezzo da pagare pèer sopravvivere è questo lo pago volentieri
complimenti per i bei reportage dal sud italia lo dico da napoletana e meridionale
le belle pagine dedicate a Campania, Calabria e Sicilia sono uniche
forza compagni resistete
ludovica ruopolo 15-02-2010 15:52 - ludovica
Quanto a Tarquinio gli faccio notare che i locatari delle case dei Vescovi pagano fior di affitti e non ricevono sconti, tranne gli immigrati islamici che ricevono ovviamente cure, assistenza, vestiti, pranzo e cena a sbafo, per la gloria di Allah ..... nel nome di Cristo....
Anch'io faccio parte di un'associazione senza fini di lucro, ma NESSUNO ci paga NIENTE. Cari Vescovi spendete meglio i vostri soldi, magari su "Avvenire" invece di regalarli ai nipoti di Allah. 15-02-2010 10:52 - Derio
Per chi è sempre stato opinione sincera,non c'è più nulla.
Non vogliono,dare neppure quelle briciole che in una democrazia borghese hanno sempre concesso alle opposizioni,per dimostrare di essere un tantino sopra alle dittature.
Piano piano,si scivola nel fascismo e nello squadrismo.
Ancora un pò e poi ci ritroveremo i militari nelle case.
Altro che i finanziamenti;in tempi di guerra è grasso che cola che stiamo ancora a piede libero.
Certo che il clima si fa pesante e la faccia di Berlusconi, quella sera, ha impressionato tutti.
Gli operai che stanno sui tetti,senza più lavoro e senza speranze per il futuro.
Studenti,senza più scuole.
Malati,senza più ospedali.
Città che stanno per essere abbandonate.
A Termini Imerese,pare che le case le svendino a meno di 40 mila euro x cento metri di calpestabile.
Cosa speriamo di ottenere da questo governo.
Noi diciamo che i terremotati,stanno rompendo la linea rossa e si stanno ricostruendo la città da soli,cacciando a pedate Bertolaso e tutti i suoi cognati costruttori e speriamo di aver soldi da questa gente?
I soldi li ha la Durso che ogni giorno si mette alla pecorina e offre le sue grazie televisive al regime e alla nuova patria littoria.
Loro si che godono di benefici.
Loro hanno lavoro e soldi.
Non si devono arampicare sui tetti,per un lavoro.
Si stanno sostituendo anche ai vecchi giornalisti gia disoccupati.
Mentana,Sposini e tanti altri,sono stati cacciati già e al loro posto c'hanno messo questo esercito di giullari,ballerine e troie televisive,che fanno politica a tempo di Cha Cha Cha.
Valentino e gli altri intellettuali,hanno due strade d'avanti.
O diventare dei buffoni da varietà.Valentino si fa un vestito sgargiante o una parrucca come Platinet e va anche lui al "gran varietà"televisivo,magari a fare battibbecchi con quel pupazzo appollaiato di Sgarbi,oppure di diventare la nostra guida e aiutarci ancora a capire questo mondo.
Certo,noi non gli possiamo offrire molto.
Ma poi,serve questo molto?
La dignità,ha un valore enorme!
Noi ti paghiamo con questa!
Sono 40 anni che leggiamo e ci informiamo con voi.
Non ci abbandonate!
Siamo tutti figli del Manifesto! 14-02-2010 22:16 - maurizio +mariani
In prima pagina leggo sopra il titolo in grassetto, le due parole storiche che accompagnano l'uscita de
IL MANIFESTO da 40 anni a questa parte: QUOTIDIANO COMUNISTA.
All'ultima pagina trovo la pubblicità del PD. L'ossimoro perfetto!
Complimenti anche per la scelte di inserire in LETTERE & COMMENTI a pagina 10,
solo persone "cieche" dedite alla causa.
Sarei curioso di sapere quanti compagni increduli vi hanno scritto per comprenderne
i perchè di questa folle scelta. 14-02-2010 17:23 - Ivan Bissoli