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Alberto D'Argenzio
Piombo sfuso sui campi rom
Masuriza ha cinque anni, persi nelle braccia di sua madre. Masuriza ha anche un livello di piombo nel sangue di 55 microgrammi per decilitro (µg/dl), quando il limite massimo consentito per dei bambini è di 10 µg/dl. Oltre c'è un serio rischio di danni al cervello o al sistema nervoso. È il suo caso. «Ha sempre la temperatura alta, ha sofferto otto-nove attacchi, ma i medici non ci aiutano, non vengono fino a qua», si lamenta disperata sua madre Halit, 25 anni e un altro bambino di 3. Qua vuol dire il campo rom di Osterode, Mitrovica Nord, 100 famiglie per 400 persone sparse tra container, ex-capannoni militari e un vecchio edificio che fungeva da base militare francese. Il tutto circondato da filo spinato.
Non è un bel posto, ma c'è di peggio, basta fare una quarantina di metri e si arriva al campo di Cesmin Lug. Qui non ci sono mattoni e container, solo lamiere, teli e pali per ospitare 48 famiglie rom, 209 persone in tutto, moltissimi bambini. Piove e con il cielo plumbeo lo spettacolo è ancora più deprimente. «Qui è peggio non solo per la sistemazione - spiega una funzionaria locale dell'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati - ma perché manca l'asfalto, il piombo trasportato dal vento non si può lavare dal suolo, come a Osterode, qui rimane al suolo dove giocano i bambini».
Il problema di questi due campi rom, il maggiore dei loro problemi, si staglia massiccio sull'orizzonte, a nemmeno un chilometro di distanza. È una montagna fatta di tonnellate e tonnellate di resti di piombo prodotti nelle ultime decadi dagli impianti di Trepca, uno dei fiori all'occhiello dell'industrializzazione yugoslava. Negli anni Settanta e Ottanta erano oltre 20 mila le persone che estraevano minerali e li lavoravano, ora, dopo che nel 2000 la Kfor chiudeva gran parte degli stabilimenti, sono meno di mille. Si estrae e basta. In regalo è rimasto un impressionante tasso di disoccupazione, peraltro endemico in tutto il paese (sfiora il 50%), e quell'enorme agglomerato di resti di piombo che si abbatte su Mitrovica. Il vento trasporta le particelle contaminando l'intera area cittadina, quella serba e quella albanese. Tra i due litiganti il terzo, i rom, però non gode, anzi ha la peggio, anche a livello di inquinamento.
Soffia il vento, infuriano i veleni
A fine anni Novanta, quando scoppiano le violenze tra albanesi e serbi, la popolazione zigana veniva cacciata dal Roma Mahala, il più grande quartiere rom del Kosovo. Sorgeva a sud del fiume che divide etnicamente la città, nel lato albanese, vi vivevano 6-7 mila persone. Molte sono fuggite in Serbia, Montenegro o Macedonia, altre in Europa occidentale. Per chi è rimasto, i campi: Zitkovac, Kablare, Cesmin Lug, sul lato nord del fiume. Dovevano restarci per una paio di mesi, da allora sono passati più di 10 anni e solo Zitkovac è stato chiuso nel 2006, ma al suo posto era già stato aperto Osterode. Tutti i campi sono stretti a imbuto nella valle che porta alla Trepca, una posizione «strategica», a livello di inquinamento, perché il vento che soffia da nord non ha altra strada che passare su di loro, con il suo carico di particelle di piombo e veleno. Nel 2004 test approfonditi a 74 persone, in gran parte donne e bambini, hanno dato un esito sconcertante: in 44 avevano un livello di piombo nel sangue più di alto di quello rilevabile dalle strumentazioni, ossia oltre i 65 µg/dl. «In 11 anni 98 persone sono morte nei nostri campi - accusa Gushani Skenden, uno dei capi campo - in alcuni casi sappiamo che è stato il piombo, ma i dati delle autopsie sono stati tenuti nascosti. Le donne incinte trasmettono il piombo ai loro bambini, la situazione è terribile». Durante l'età della crescita il metallo si fissa nelle ossa sostituendo il calcio e creando danni devastanti. Ci vuole una terapia di almeno 3 anni per abbassare il livello, ma andrebbe fatta in zone decontaminate.
Il futuro, pure abbandonando i campi, non è comunque senza piombo. Anche il quartiere che stanno costruendo per i rom, il nuovo Roma Mahala, a Mitrovica sud, ha infatti la particolarità di essere sempre sulla linea del vento. Sembrerebbe una maledizione, se non fosse più semplicemente discriminazione, passata, presente e futura.
Un grande senso di insicurezza
A Mahala Roma sono pronti sei dignitosi palazzoni, ma solo in pochi si sono spostati, chi emigra a sud mastica incertezza e tanto senso di insicurezza. «I nostri bambini, che passano dalla zona sud a quella nord per venire a scuola, vengono attaccati, verbalmente e anche fisicamente», accusa una madre. Habib Haidini, responsabile del campo di Osterode, parla anche di pestaggi indiscriminati da parte della polizia kosovara. Il tutto si somma alla mancanza di lavoro e a nessuna garanzia sul fronte dei programmi per il trattamento dell'avvelenamento.
Dal suo ufficio al quinto piano del Palazzo del governo di Pristina, Pleurat Sejdiu, una delle figure di spicco dell'Uck, ex ministro della salute e ora direttore del Dipartimento per l'integrazione nella Ue, nega parte delle accuse: «Non c'è discriminazione e non ci sono violenze. Ormai il paese è sicuro anche per loro, se sono discriminati è perché non trovano occupazione per via della bassa formazione». Ammette però che quello dei campi Rom di Mitrovica è «un buco nero». «Ma è zona serba, il governo non può far nulla».
Come un bidone di benzina
«La situazione è lentamente migliorata negli ultimi anni - puntualizza Francesco Ardisson dell'Acnur - c'è meno violenza nei confronti dei rom, ma il Kosovo è ancora come un bidone di benzina, basta una scintilla per far esplodere le tensioni».
È proprio in questo bidone che vari paesi europei, Germania, Austria, Svezia e Svizzera su tutti, hanno pensato di intensificare nel 2009 e ancor più quest'anno le espulsioni forzate di persone che erano scappate dalla guerra a partire dal 1999. Molti di questi sono rom, anche minori non accompagnati e persone con problemi psichici. Secondo l'Acnur, l'anno scorso sono stati quasi 3 mila i rimpatri, con un incremento del 15%, ma solo in Germania sarebbero, dicono da Berlino, 12 mila i kosovari da espellere, la gran parte in maniera coatta. In un futuro prossimo anche l'Italia finirà con il fare la sua parte, visto lo smantellamento in corso a Roma del Casilino 700 e 900.
Le riammissioni sono d'altronde una delle condizioni chieste dalla Ue per negoziare la liberalizzazione dei visti con Pristina. «Non possiamo rifiutarci - dice Sejdiu a nome del governo - ma non siamo pronti, molte case sono distrutte, chiediamo alla Germania e agli altri paesi di procedere con lentezza e caso per caso».
Uno di questi casi è quello di Turegan Javovic, 22 anni, un figlio di 6 settimane, 14 anni passati a Munster e poi, nel 2005, espulso a forza. Non parla albanese, ma tedesco. Ora con la sua famiglia occupa una stanza nel campo di Osterode. «Appena sono arrivato, a 17 anni, volevo immediatamente ripartire, due miei amici sono riusciti a tornare in Germania, ma io non ce l'ho fatta. Se avessi i soldi ci proverei, ma già facciamo fatica a sopravvivere con 100 euro al mese che ci danno a famiglia. Ogni tanto trovo lavoro, per 5 euro al giorno, ma ora è inverno e non c'è nulla da fare per noi». Nulla da fare, se non respirare piombo. Intanto la Merkel ha fatto sapere, per via ufficiosa, che continuerà con le espulsioni.
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La gente che non vuole il zingaro per il centro delle città.
Tutti contro chi è povero e non ha casa.
Ora zingari,sono diventati,anche i giovani italiani senza casa.
I sfrattati,nelle loro automobili,sono anche loro dei zingari.
Persino il sottoscritto,da quando mi hanno abbattuto la casa è diventato zingaro.
Sono uno zingaro,di razza italiana, senza casa.
Devo dire che stare da questa parte,è molto più dignitoso che stare da quell'altra.
Mi dispiace vedere il mio paese in mano a gente razzista e fascista.
Gente che deporta e costruisce i campi di conncentramento.
Alemanno con la sua faccia da vecchio squadrista,gode nel vedere le barracche dei zingari abbattute.
Gode a vedere le carovane di furgoncini,piene di cianfrusaglie allontanarsi dalla sua bella città eterna.
Come godono quando i bambini piangono,perche non vogliono lasciare i loro giochi fatti di legni e stracci.
Ho visto i vigili urbani di Roma che ridevano,mentre allineavano donne e bambini.
Peccato che non posso pubblicare le mie foto,che parlerebbero meglio di me.
Certe volte,invidio i tedeschi che vivevano sotto la dittatura di Hitler.
Loro almeno avevano la scusa di non sapere quello che faceva il loro capo.
Credere,ubbidire e combattere.
Noi invece sappiamo e vediamo le deportazioni.
Noi a differenza del passato abiamo informazioni e immagini.
Tutto questo,non crea una rivolta morale.
Non scoppiano i cuori della gente umana.
Non ci sono urla e prese di coscienza.
Già loro sono zingari.
Non sono figli come i nosti.
Loro sono dei ladri e vanno schiacciati come vermi.
Tutti i libri che avete letto.
Tutte quelle belle parole che avete studiato a scuola.
L'etica e i grandi discorsi sull'umanità.
Ecco perche nelle librerie,si trovano sempre più libri comici e di cucina,che discorsi umani.
Certe volte,la boccetta del Malox è l'unica fonte per un po di pace.
Che voglia di vomitare! 15-02-2010 21:22 - maurizio +mariani
Comunque è evidente che se la disoccupazione in Kosovo sfiora il 50% gli zigani li si lascia crepare in via indiretta. Sia perchè rappresentano un costo sociale (anche se poi non gli viene garantito praticamente nulla), sia, soprattutto, perchè sono perfetti per calamitare l'aggressività degli autoctoni scontenti, visto che rom e zigani sono considerati come improduttivi, in un certo modo alteri rispetto all'etica occidentale del lavoro (l'illuminista Kant li considerava incapaci di lavorare), e parassitari. lo stereotipo dello zingaro esotico, musicante e danzatore, del genere romantico (la Carmen di Bizet) fa da contraltare. sempre in ambito romantico la donna veniva considerata creatura sensuale e seduttrice, al contrario della donna sposa, madre e donna di casa dell'operaio onesto e produttivo. in effetti l'antiziganismo ha molte somiglianze con i clichè dell'antisemitismo moderno (parassitismo, improduttivismo, nomadismo) e con la crisi economica, che è nella sua essenza crisi del lavoro, rischia di diventare virale. se non si cambiano le cose la politica di qualsiasi stato, impotente, cercherà il suo consenso scatenando la guerra tra gli impoveriti, soffiando sul fuoco di una xenofobia che nasce dal basso, a cui non è estranea la cultura lavorista del movimento operaio. 15-02-2010 19:24 - lpz