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Sara Menafra
«Macché terremoto, zittite i ricercatori»
È diventato un eroe con il terremoto dell'Aquila. Eppure, fino ai giorni immediatamente precedenti al terremoto, il responsabile della protezione civile Guido Bertolaso zittiva con qualche fastidio ogni allarme. Nelle carte dell'inchiesta che ha portato all'arresto del suo ex braccio destro Angelo Balducci (oggi alla presidenza del consiglio superiore dei lavori pubblici) e che li vede entrambi indagati per corruzione, ci sono le telefonate che gli uomini della sua squadra gli facevano prima del terremoto.
Il 12 marzo 2009, tre settimane prima della devastante scossa del 6 aprile, Fabrizio Curcio chiama Bertolaso: «C'è di nuovo quello scemo che ha iniziato a dire ... che stanotte ci sarà il terremoto devastante». Lo «scemo» in questione è Giuliani, il ricercatore che aveva annunciato l'arrivo di uno sciame di scosse in Abruzzo. Immediatamente denunciato per procurato allarme. Fabrizio Curcio annuncia a Bertolaso che l'istituto di geologia Ingv è a disposizione E può smentire Giulinani: «Allora noi stiamo cercando con Mauro di far fare un comunicato all'Ingv». Bertolaso si arrabbia parecchio e minaccia la denuncia: «Ma che stai dicendo?!Lo denuncio per procurato allarme e viene, viene massacrato». L'alternativa è far fare all'Istituto che dovrebbe monitorare i terremoti un comunicato «concordato» in cui si dica che è tutto a posto. E che non c'è pericolo: «Fai ...fare a Ingv se no fai fare un comunicato che quello lì domani verrà denunciato per procurato allarme e saranno denunciato con lui quegl'organi di stampa che riportano queste notizie che sono notoriamente false ...okay?».
Il 17 marzo una scossa c'è. Curcio avverte il capo con un sms: «Stanotte 3.6 in prov. Di aquila. Avvertito. Un pò di apprensione tra la popolazione ma niente danni». Ma il piano non cambia.
Il 31 marzo, l'ex capo della protezione civile, Franco Barberi, chiama Bertolaso. Risponde agli ordini e annuncia di aver fatto un comunicato distensivo: «Mi sembra che quello che dovevamo fare l'abbiamo fatto ... compreso quello di dare qualche parola chiara sulla impossibilità di previsione Quindi sul fatto che questi messaggi che arrivano sono totalmente privi di credibilità e poi anche una valutazione». Bertolaso è soddisfatto. A quel che appare dalle intercettazioni, non è per nulla preoccupato all'idea che l'allarme continui: «Okay .. molto bene... d'accordo», dice solo. Nei giorni scorsi - ma questo nelle intercettazioni non risulta - è venuto fuori che il giorno prima, il 30 marzo, la protezione civile ebbe un incontro con l'Ingv a proposito dello sciame sismico. Riunione chiusa dopo mezz'ora col vice di Bertolaso che annunciava ai ricercatori (ormai preoccupati): «Dite agli aquilani di bersi un buon bicchiere di Rosso di Montalcino». Con una certa eloquenza, però, l'informativa dei carabinieri fiorentini allegata all'ordinanza di arresto si chiude con le telefonate concitate di Bertolaso. Che il 6 aprile, dopo il terremoto, organizza la centrale operativa della protezione civile.
Oltre agli allarmi ignorati sul terremoto, nel ginepraio saltato fuori dall'inchiesta di Firenze, c'è un gran coinvolgimento di politici di ogni razza. Che in qualche modo entrano in contatto col sistema «gelatinoso» descritto nell'ordinanza di custodia cautelare contro gli imprenditori legati a Balducci e Bertolaso. Non si salva neppure Francesco Rutelli, amico di Bertolaso e Balducci dall'epoca del giubileo (a Balducci fu affidata la gestione dell'evento). Nell'aprile del 2008, quando le elezioni sono ormai alle porte e Rutelli si augura di tornare sindaco della capitale, un po' di tempo lo dedica anche agli imprenditori oggi al centro dell'inchiesta.
Il 9 aprile, scrivono i Carabinieri di Firenze in una informativa, Balducci informa Anemone che tra breve dovrà incontrare Paolo «indicato criticamente come il cognato» e che poi verrà identificato come Paolo Palombelli, cognato di Rutelli. Quindi i due fanno pure riferimento a «quell'altro cognato di Guido (Bertolaso ndr) e «In relazione a quest'ultimo cognato, Balducci accenna alla necessità di un suo impiego in altra località «Noi ... lo stiamo utilizzando lì ... invece lui lo vorrebbe in qualche modo». «Senti Roberto, guarda è complicato. Io poi probabilmente, visto Paolo dopo devo raggiungere il cognato ... l'altro. Allora se tu lo dici a Bentivoglio. Io però ecco appena ho parlato con Paolo mi devo sentire con Bentivoglio perché può darsi che io debba andare da Rutelli per quel progetto quello di Roma». Dopo l'incontro, Palombelli contatta Anemone (il giovane imprenditore socio in affari di Balducci) e gli propone prima «se è interessato a rilevare un ramo d'azienda di una società» e poi, il 22 aprile «informa Diego Anemone di aver due contratti da fargli vedere». La cosa interessante è che il giro di contatti avviene tutto a metà delle elezioni amministrative nella capitale, tra il primo turno del 14 aprile, che vedeva Rutelli in vantaggio, e quelle del 28. Con la vittoria di Alemanno: una doccia fredda.
Nel sistema di appalti, c'è appunto anche un altro cognato. Quello di Guido Bertolaso. Impiegato nel cantiere del G8 della Maddalena ma evidentemente poco soddisfatto dell'incarico ricevuto. «Il cognato ...l'altro, a cui Balducci fa riferimento, è stato successivamente individuato in Piermarini Francesco, cognato del dr. Guido Bertolaso e impiegato, come ingegnere sui cantieri della Maddalena (vertice G8)». Come nota il Ros «nel corso dell'attività di intercettazione, Piermarini Francecso e Palombelli Paolo sono risultati in rapporti tra loro».
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Tutti gli uomini di potere ogni tanto si concedono svaghi.
Ci sono quelli che invece di andare con le brasigliane preferiscono i brasiliani...
Non ce ne frega nulla dei vizietti dei potenti.
E' colpevole,perche ha fatto quello schifo in Sardegna e ha fatto spendere milioni al governo,mentre per la Sicilia e la Calabria,non ha trovato un euro per mettere in sicurezza le montagne senza più alberi.
Anche la Sardegna,invece di aiutare il popolo sardo a uscire dalla serie B.in cui si trova da sempre,gli ha fatto i porticcioli per i ricchi e le cattedrali nel deserto.
Bertolaso è colpevole di aver fatto parte di un gruppo di affari, che grazie a ditte di famiglia si agiudicava i lavori che l'emergenza imponeva.
Decideva lui e chi beccava i lavori, erano collusi con lui e con la sua famiglia.
Ma la stampa borghese,sposta questa storia in sale e massaggi.
Ma non ci facciano passare da coglioni.
Qui si tratta di un mare di soldi.
Craxi si contorce nella sua tomba,nel sapere che oggi si può fare di più, di quello che lui,ha fatto e non andare più in esilio o in galera.
Ma cosa ce ne frega se si è trombato le massaggiatrice.Quelli sono affari sua e di quella poveraccia della moglie, che da oggi,la chiamano tutti Cornelia.
A noi,non ci interessa di contare le corna che ha messo alla moglie.
Questo tipo di giornalismo lasciamolo agli "esperti" come Signorini.
Noi vogliamo sapere a quanto ammonta la truffa.
Rivogliamo i soldi indietro.
I volontari vogliono sapere se il loro capo ha rubato la fiducia e il loro sudore volontario.
Questa è una cosa seria,altro che scandali rosa.
Arivolemo i sordi! 16-02-2010 15:46 - mariani maurizio