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Gabriele Polo
Viaggio nella Cgil: il pubblico impiego
Da sempre al centro dell’attenzione, a volte esaltati, più spesso bistrattati, i «lavoratori pubblici» si occupano di cose essenziali come la salute, l’istruzione, la sicurezza, ma fanno anche scorrere - o inceppare - la burocrazia dello stato e delle istituzioni. Negli anni su di loro sono fioccati miti positivi - l’impiego sicuro - e negativi - «i fannulloni» di Brunetta. Devono conciliare «servizio» e «lavoro», i bisogni dei cittadini-utenti che a loro si rivolgono con i loro diritti di cittadini-lavoratori, sanno che se scioperano non ci rimettono «solo» un po' si salario, ma rischiano di mettersi contro tutti quelli che a loro richiedono un servizio.
Tutto diventa poi più difficile nell’era dei tagli alla spesa pubblica, con budget sempre più compressi, riduzione di personale, privatizzazioni del welfare. Così «fare sindacato» nel lavoro pubblico va ben oltre la sfera rivendicativa, deve misurarsi con l’utenza, con il merito del servizio svolto, con la politica, perché pubblica è anche la controparte, a partire dal governo.
Sono quasi quattro milioni i lavoratori del pubblico impiego tra ministeri, uffici e ospedali, più un milione e 200.000 di occupati in scuola e università. Per loro un congresso sindacale è anche un momento di bilancio sul funzionamento dei servizi e su come ci si lavora. Siamo andati a «testare» tutto questo in un paio di congressi di base della Cgil. In un ospedale di Roma e in una scuola di Bologna.
(il testo dell’articolo si può leggere sul manifesto in edicola mercoledì 17 febbraio)
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Ma la CGIL,non può rimanere immobile mentre il paese è attaccato da tutti i fronti.
La CGIL,non può aspettare la "nottata".
Domani,il paese si muoverà da solo e allora non serviranno più i sindacalisti.
Penso,come ho gia detto, che la CGIL deve cavalcare la tigre e mettersi alla guida del paese che produce.
La CGIL,non deve fare calcoli di numeri.
I numeri stanno saltando e solo i ciechi e quelli in malafede,non lo vedono.
Siamo tutti stanchi e cerchiamo affannosamente un coordinamento,una guida che incanali le nostre istanze e le faccia diventare "pietre".
Oggi,piovono pietre e la prima se l'he beccata il nano.
Piovono contestazioni e dal nord al sud si sente una sola voce.
Rabbia!
Noi siamo ignoranti e parecchi di noi, non sanno spiegare il sentimento e la tensione che si avverte.
Stiamo aspettando,la scintilla.
La CGIL è in grado di farla scoccare.
Non c'è tanto tempo per decidere,perche se Maometto non va alla montagna,sarà la montagna ad andare da Maometto.
La storia,gli uomini la possono pilotare,incanalare,dirigere,ma quando la montagna si muove,allora ecco che tutto,comprese le cattedrali di pietra scivolano giù.
Noi siamo la montagna che lavora e oggi diciamo al nostro sindacato, che non si può campare così.
Ascoltate la base,perche voi siete le cattedrali,ma noi la terra su cui state.
Guardate la Calabria che si sta muovendo.
Noi siamo quelle montagne!
Brunetta e tutti i ministri scivoleranno giù.
Non fate la loro stessa fine.
Mettete in sicurezza il sindacato,saldando la base con il vertice.
Aprite le camere del lavoro.Fate entrare gli operai e fateli decidere con voi.
Unità!
Viva i lavoratori. 16-02-2010 19:52 - mariani maurizio