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FUORIPAGINA
19/02/2010
  •   |   Carlo Lania
    Maierato, il paese chiuso per frana

    Acqua e luce li hanno riattaccati, ma la montagna fa ancora paura. Maierato è un paese vuoto, rubato ai suoi abitanti dalle tonnellate di fango e terra che lunedì si sono portate via mezza collina. Oggi il sindaco Sergio Rizzo e il prefetto di Vibo Valentia Luisa Latella incontreranno alla scuola allievi di polizia, dove hanno trovato rifugio, gli abitanti del paese. Se tutto va bene, se i monitoraggi compiuti dai tecnici della Protezione civile avranno dato risultati positivi, è possibile che nei prossimi giorni almeno una parte di loro potrà fare rientro a casa.
    «Sì è possibile, ma dobbiamo essere prudenti e non agire di fretta», fredda gli animi Silvio Greco, assessore all'Ambiente delle Regione Calabria. La prudenza è d'obbligo in questo piccolo centro di 2300 abitanti a soli otto chilometri da Vibo. A suggerirla c'è più di un motivo.

    «Strani avvallamenti a monte»
    A partire dai due bacini d'acqua creati dal fango e che adesso i tecnici dovranno trovare il modo di far defluire prima che, infiltrandosi nel terreno sotto le abitazioni, possa eventualmente provocare nuovi crolli, che questa volta non riguarderebbero, come è avvenuto lunedì, una parte del territorio comunale praticamente priva di case, ma direttamente il centro del paese. Un'operazione di drenaggio che va compiuta anche a monte di Maierato, in modo da evitare che le future piogge possano pesare sulla collina. Ma non è tutto. Sorvolando con un elicottero della forestale l'area interessata dalla frana, i geologi inviati da Greco hanno visto anche dell'altro: «Sembra che ci siano degli avvallamenti strani a monte del paese - spiega l'assessore - Voglio capire di che si tratta prima di decidere che tutto va bene. Per questo non bisogna avere fretta».
    Chi di sicuro vuole certezze è Sergio Rizzo, il sindaco di Maierato. Se la frana non ha fatto vittime lo si deve anche a lui e alla prontezza con cui lunedì si è mosso per far sgomberare prima le poche case che si trovavano sotto la collina e subito dopo l'intero paese. O quasi. Ieri durante una perlustrazione per le strade deserte di Maierato, la Digos di Vibo Valentia si è accorta infatti che una donna anziana e suo figlio erano riusciti a sfuggire ai controlli chiudendosi in casa. Una scelta dovuta al fatto che la donna malata avrebbe avuto problemi a curarsi davanti ai suoi concittadini. E' bastata una piccola trattativa e la promessa di una sistemazione adeguata perché tutti e due accettassero di farsi portare via con un'ambulanza.

    Le promesse di Bertolaso
    Cartine alla mano, Rizzo ha controllato con i tecnici del comune che tutte le possibili zone a rischio venissero individuate. I tecnici della Provincia hanno installato tre rilevatori utili per segnalare eventuali nuovi movimenti del fronte franoso che verranno tenuti d'occhio dai vigili del fiuoco e dai tecnici dell'Arpacal, l'Agenzia regionale per la protezione ambientale. Il tutto in attesa che a Roma si sbrighino a trovare i soldi necessari per mettere in sicurezza l'intero territorio calabrese. Martedì da queste parti si è fatto vedere anche Guido Bertolaso. Il capo della Protezione civile ha sorvolato l'area in elicottero prima di chiudersi in prefettura con il presidente della Regione Agazio Loiero e i tutti i sindaci calabresi. E a loro ha promesso di sbloccare i fondi che aspettano da più di un anno. «Il terremoto dell'Aquila ci ha inghiottito e ha impedito che le promesse fatte venissero mantenute», ha spiegato giustificando la mancata assegnazione dei finanziamenti garantiti per far fronte ai danni provocati dal maltempo nel dicembre 2008 e gennaio febbraio 2009.

    Pioggia di soldi sul Ponte
    Soldi che, ha promesso Bertolaso, adesso verranno sbloccati in poche settimane. Un discorso che però ha lasciato i sindaci calabresi con l'amaro in bocca. La cifra stanziata, qualche milione di euro per l'intera Regione, basta infatti appena per coprire le urgenze, come spiega sempre Greco che cita uno studio del Cnr secondo cui per mettere in sicurezza l'intero territorio regionale servirebbe un miliardo di euro l'anno per dieci anni. «Capisce che siamo ben lontani dalle reali necessità», dice sconsolato.
    Sì perché il dramma calabrese si può riassumere così: mentre il governo pensa al Ponte sullo Stretto (con un tempismo perfetto il ministro Matteoli era qui pochi giorni fa a propagandare l'opera), nel frattempo «la Calabria frana», per usare le parole di Loiero.
    Il polso della situazione lo dà Legambiente. A novembre l'associazione ha riassunto in un dossier un monitoraggio compiuto tra i comuni calabresi sul rischio idrogeologico.

    Un rischio comune
    I risultati fanno paura: tutti i 409 comuni sono stati classificati a rischio geologico dal ministero dell'Ambiente. Di questi 57 sono a rischio frana, 2 a rischio alluvione e 350 a rischio sia di frana che di alluvione. Il che vuol dire abitazioni costruite in aree golenali, in prossimità degli alvei e in aree a rischio frana (lo ha dichiarato l'85% dei comuni), ma anche fabbriche (il 61% dei comuni) interi quartieri edificati in zone a rischio (45% dei comuni) insieme a strutture ricettive turistiche (il 27%). Il dramma di Soverato non sembra davvero aver insegnato niente. «Di fronte a questa situazione si investono 5 miliardi di euro per fare il Ponte sullo Stretto. E' chiaro invece che la prima opera pubblica che va fatta è la messa in sicurezza del territorio», denuncia Franco Saragò, della segreteria regionale di Legambiente.

    La programmazione non c'è
    «La Calabria paga decenni e decenni di sfruttamento selvaggio del territorio, oltre a una formazione geologica particolarmente delicata», spiega con amarezza Enzo Insardà, il vicesindaco di Vibo Valentia. «Anni in cui questa regione è stata saccheggiata con case costruite abusivamente sugli alvei dei fiumi, senza neanche i collegamenti con le fogne e in questo modo si è contribuito al dissesto idrogeologico». Il risultato è che ogni anno c'è un'emergenza. La stessa Vibo ne paga le conseguenze. Una strada del centro, via Boccioni, è chiusa perché costruita su un costone che sta franando. Per aggiustarla servirebbero 1,5 milioni di euro che non ci sono. Le piogge dei giorni scorsi hanno invece provocato una frana che ha ostruito il fiume sotto la frazione Piscopio, mettendo a rischio il centro abitato. A Triparni, invece, sempre la pioggia ha fatto scendere di un metro sotto il livello stradale la piazzetta che si affaccia sul mare. «Non riusciamo a fare una programmazione definitiva per la messa in sicurezza del territorio e senza lo Stato non lo puoi fare - prosegue Insardà - Il governo non può lasciare le Regioni sole ad affrontare un problema come questo». Con Roma se la prende anche Greco: «La tutela del territorio è di competenza del governo, che invece pensa al Ponte e al nucleare. Ma il governo non può essere strabico e trattatare la Sicilia e l'Abruzzo in maniera diversa da tutte le altre Regioni. Noi qui in Calabria siamo stati abbandonati».


I COMMENTI:
  • Questo simpaticone, tale Berty-party, che appena c'é una calamità arriva in elicottero volteggiando sulle maceria, non vi ricorda un avvoltoio? 19-02-2010 19:51 - s.m.
  • I calabresi,dopo aver lavorato per anni,fuori dalle loro terre, portato i soldi per costruirsi le case che dovevano diventare le loro dimore da vecchi,queste se ne sono andate via,con la terra gonfia di acqua.
    Bertolaso doveva controllare quelle terre e avvolgerle di nuovi alberi e di bacini,per contenere le acque.
    Invece,nessuno ha fatto nulla.
    I comuni,hanno concesso licenze e chiuso gli occhi su una cementazione di massa.
    Ora che tutti hanno fatto le stesse cose e le montagne si sono riempite di cemento.
    Ora che i soldi degli emicranti,si sono trasformati in case,tutti giù per terra.
    Come quando si mettono cose su un mobile, senza tenere conto del peso.Arriva il giorno della resa dei conti.
    Si sapeva che sarebbe arrivato questo giorno!
    Colpevoli,Tutti.
    Bertolaso è l'ultimo imbecille che pagherà per tutti.
    Ieri ho scritto un bell'articolo su di lui e su Roma,quando lavoravo come pulitore di cessi alla direzione della NU di Roma.
    Lavoravo,a Calderon della Barca.
    La sera venivo abbandonato in quegli uffici,che dovevo pulire,compresi i cessi.
    Spesso finivo prima e per passare il tempo,mi distraevo a leggere tra le carte, nei cestini e sui tavoli.
    Berolaso,Bertolaso,Bertolaso.
    Questo nome stava da pertutto.
    Rutelli e Veltroni,lo usavano spesso.
    La prima volta fu con il grande raduno di cristiani....
    Una persona che aveva un potere enorme.
    Loro l'adoperavano,ogni qual volta c'era una emergenza.
    Quanti cassonetti,hanno buttato,grazie a Bertolaso....
    Grazie a lui e all'emergenza,tutto diventava più rapido e si saltavano le commisioni paritetiche.
    Una telefonata e tutto funzionava benissimo.
    Bertolaso era come il ripulitore di Nikita.
    Risolveva problemi.
    Peccato che non me lo hanno pubblicato.
    Ma! 19-02-2010 14:48 - maurizio mariani
  • Da leggere l'articolo di Settis ieri su Repubblica (Asteroide Italia), anche sul degrado del territorio 19-02-2010 12:51 - lorenzo
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