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Michele Giorgio
Traballa Dagan, il capo del Mossad
Se il Times di Londra riconosce a Israele il diritto di «difendersi» in ogni modo, quindi facendo anche uso di passaporti britannici per operazioni «speciali» del Mossad, il governo di Gordon Brown al contrario non sembra disposto a concedere a Tel Aviv tanta libertà di azione.
Ieri dunque il ministro degli esteri britannico David Miliband ha convocato l'ambasciatore israeliano per chiedere a Tel Aviv una «cooperazione piena» nell'inchiesta sull'utilizzo di passaporti del Regno unito (appartenenti a israeliani con la doppia cittadinanza) da parte del commando che il mese scorso ha assassinato in un hotel di Dubai Mahmoud al-Mabhouh, uno dei fondatori dell'ala militare di Hamas. «Noi speriamo e ci attendiamo che cooperino pienamente con gli inquirenti», ha detto Miliband dopo avere incontrato al Foreign Office l'ambasciatore dello Stato ebraico.
Lo stesso hanno fatto Dublino e Parigi, dopo la rivelazione che i killer del dirigente di Hamas erano in possesso anche di un passaporto francese e di tre irlandesi. Ad aggiungere pressioni è stata la polizia di Dubai, che ieri ha comunicato di essere certa «al 99%» che dietro l'omicidio ci sia il Mossad e ha già provveduto a far inserire nelle liste dell'Interpol i nomi degli 11 sospetti assassini di al Mabhouh.
Sulla graticola in queste ore c'è il capo del Mossad, Meir Dagan, osannato in patria, elogiato un paio d'anni fa anche da un importante quotidiano italiano e più di recente persino da un giornale arabo, l'egiziano al Ahram. Dagan va benissimo al premier Netanyahu e al resto del governo, e lui stesso ha già fatto sapere di non avere alcuna intenzione di dimettersi. Tuttavia il gioco ora è scoperto. Israele continua a non ammettere (e non smentire) il suo coinvolgimento nell'uccisione di al Mabhouh. Ma anche alla Gran Bretagna, riconoscendo il modo di agire tipico del Mossad, ha chiamato in causa Israele. Così si è fatta più folta la schiera degli «esperti» israeliani che suggeriscono a Dagan di andarsene, come fece il predecessore Danny Yatom nel 1997 dopo il fallito omicidio del leader di Hamas in esilio, Khaled Mashaal, ad Amman (due agenti del Mossad, in possesso di passaporti canadesi, furono catturati dalla polizia giordana). E' perciò difficile immaginare a fine anno l'ennesimo rinnovo dell'incarico a Dagan, nominato capo del servizio segreto israeliano nell'agosto 2002 dall'allora premier Ariel Sharon.
Le dimissioni di Dagan sarebbero un colpo diretto allo stesso Netanyahu. Il capo del Mossad, spietato contro i palestinesi, che si proclama piuttosto un «amante della pittura e della cucina italiana», è considerato in Israele una specie di «superman»: l'uomo che, mettendo da parte scrupoli ed esitazioni, ha ridato al servizio segreto israeliano quell'immagine di brutale efficienza che aveva avuto prima dell'arrivo al comando di Ephraim Halevy, amante dell'analisi e della tecnologia più che dell'azione. Appena nominato, Dagan ha mandato in pensione decine di agenti poi sostituiti da giovani (anche arabi). Soprattutto ha incrementato le operazioni sporche e gli omicidi mirati. Il suo «colpo» principale è stato l'uccisione a Damasco di Imad Mughniyeh, il comandante militare di Hezbollah, per il quale appena qualche giorno fa il leader del movimento sciita libanese, Hasan Nasrallah, è tornato a promettere una «vendetta fredda». Per ironia Dagan ha commesso i primi passi falsi contro un obiettivo più «facile», al Mabhouh, certamente meno protetto di Mughniyeh. Un caso che è diventato un grande intrigo internazionale a causa dell'uso spregiudicato di passaporti europei ma anche per l'uso di numeri di cellulari austriaci (proprio come avevano fatto alcuni attentatori di Mumbai).
Non solo. Il capo del Mossad rischia di trascinare nel baratro anche i suoi collaborazionisti arabi. Nella rete delle indagini della polizia di Dubai sono finiti anche due palestinesi, Ahmad Hasnain e Anwar Shekhaiber, entrambi ex funzionari degli apparati di sicurezza dell'Anp di Abu Mazen, già in carcere nell'Emirato dopo essere stati arrestati in Giordania. Originari di Gaza e fuggiti quando Hamas ha preso il potere nella Striscia, si erano riciclati come «businessmen» ma, evidentemente, hanno continuato a svolgere il loro incarico contro Hamas collaborando direttamente con il Mossad.
Il loro ruolo, denuncia Hamas, sarebbe la prova del «profondo coinvolgimento dell'Anp» nella morte di Mabhouh. Ma anche il movimento islamico deve guardare al suo interno. Uno dei suoi capi militari, Nehru Massoud, un fedelissimo di Khaled Mashaal, sarebbe finito in galera in Siria perché sospettato d'essere la vera talpa dell'operazione Mabhouh. «E' una menzogna», ha detto un portavoce dell'ufficio siriano di Hamas. Ma la posizione di Nehru Massoud resta tutta da chiarire.
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Gli israeliani e gli ebrei di tutto il mondo considerano Dagan la loro migliore assicurazione sulla vita, quello che ha fornito il supporto di intelligence per spedire nel paradiso di Allah Yassin e Rantnisi.
Netanyahu da cosa dovrebbe farsi intimidire?
Da uno che non si sa neanche se riesce ad uscire vivo dalla prossima tornata elettorale?
Dimissioni di Dagan e "burning" della propria rete di agenti palestinesi?
Deliri, barzellete o pii desideri. 22-02-2010 11:55 - tiny tove
Allo stesso modo le organizzazioni e i governi fondamentalisti islamci non sono l'eroico baluardo dei palestinesi oppressi dal giogo sionista anche se così si rappresentano e purtroppo vengono rappresentati così anche da parte della sinistra radicale.
Umanamente capisco quei palestinesi che hanno votato e appoggiano Hamas. Li capisco, ma non li condivido perchè anche se sono giovane ho imparato che la religione non è mai la risposta giusta o comunque è una risposta che porta con sè un mare di guai.
La risposta sta nella razionalità che è incompatibile con qualsiasi religione in particolare quelle monoteiste.
se si facesse uso di razionalità e buonsenso il conflitto israelo-palestinese sarebbe facilmente risolvibile nei modi che ho indicato nei miei post precedenti: partire dall'intesa di Ginevra per giungere sul lungo termine allo stato binazionale. Ma per farlo bisogna sbarazzarsi del nazionalismo sionista e dell'ideologia religiosa che permana entrambe le parti. 20-02-2010 15:17 - paolo1984
E visto che Andrea Zucca cita Karl Marx si ricordi anche cosa diceva sulla religione. 20-02-2010 15:00 - paolo1984
Che è un' organizzazione di estrema destra, guerrafondaia, assimilabile a ciò che in occidente viene chiamato nazismo.
C'è da lamentarsi? 20-02-2010 10:42 - galaverna
Proviamo a immaginare una organizzazione di spie arabe,che partono e vanno in Israele o in una qualsiasi nazione dell'impero a fare quello che questi signori hanno fatto.
Tutto il mondo "civile" sarebbe saltato dalle loro poltrone e avrebbero riempito la nazione colpevole di risoluzioni e forse l'armata del bene si sarebbe di nuovo mossa marciando verso di essa con cannoni e boccette di acqua.
Invece a fare questo,sono stati i buoni e lo hanno fatto per prevenire il male dai cattivi.
I buoni,possono uscire dalle righe e fare quello che vogliono,perche sono buoni.
I cattivi,anche se non danno fastidio a nessuno e stanno a casa loro,senza creare problemi al mondo dei buoni,ma dato che sono di una fede sospetta che lotta contro Satana e non si allineano con i costumi dei buoni,vanno monitorati in continuazione.
Va bene il mondo,in questa maniera?
Spero molto nella pazienza dei cattivi.
Non vorrei che un giorno,questi cattivi,diventano come i buoni e pretendano anche loro di fare le stesse cose che facciamo noi.
Noi buoni,saremo pazienti come i cattivi?
E' un bel casino! 20-02-2010 08:44 - maurizio mariani
la redazione: L'intervento citato è certamente molto discutibile, ma la politica del sito prescrive la pubblicazione di tutti i commenti che non contengano termini offensivi o affermazioni gravemente ingiuriose.
facevano il gioco delle forze ostili al cambiamento. Sventuratamente per loro il guaio era in loro stessi: se per gli USA le loro sembianze erano troppo apparentmente comuniste per potere accedere al governo, nello stesso tempo erano troppo distanti dall'URSS perchè questa potesse tollerarne oltre le scelte del PCI. In questo quadro si inserì il gruppo di estremisti, in senso leniniano, delle BR. Il loro estremismo stava nella loro visione ideologica della realtà: reputavano imminente il colasso del sistema capitalistico ad opera dell'antagonismo delle classi lavoratrici e non causato dalle sue interne dinamiche. Essi sostituivano la rappresentazione di se all'andamento della dinamica economica. Il comuniscmo era per loro la sovrapposizione dell'idea e del progetto di una società comunista alla realtà in movimento. Follia. Il tempo ha mostrato quanto fallace fosse una simile percezione della realtà. Per tornare al nostro paolino1984 egli opera una riduzione della realtà alla ideologizzazione di se dei due avversari Israele e Hamas o Hezbollah. Poichè essi si concepiscono ed agiscono nelle forme delle quali rivestono il lro agire concreto, egli scorge in ciò la prova della peculare identità. Pertanto l'intellettuale di sinistra si tira fuori dall'impaccio di dovere scegliere bollando entrambi come integralisti. Ma, per citare Karl Marx, nella viva realtà maatriale nessuna forza è ciò che pretende o immagina di essere: cioè la realtà non consiste nell'idea che si ha di se, bensì nel ruolo che nella viva realtà si incarna. Saddam Hussein è stato senza dubbio una formidabile canaglia ma aveva lo sgradevole ruolo di essere agli occhi di troppi arabi simbolicamente l'eroe opposto ai soprusi del mondo ero-occidentale. Sbaragliarlo equivaleva a dire a tutti gli stati che in qualunque forma e per qualunque motivo si opponevano agli USA che quella sarebbe stata la fine loro riservata, ove non avessero rinunciato ai loro propositi. Questo messaggio si rivolgeva ai paesi che vanno dall'Iran al Venezuela di Chavez. Saddam quindi era il ruolo che intarpretava sulla scena nel confronto dialettico delle ragioni della forza e dell'economia. Stare a disquisire sull'integralismo specularmente opposto di Israele e dei due movimenti, Hamas e Hezbollah, oltre ad essere un'ozioso esercizio di retorica a buon mercato e sufficienza culturale europea, non coglie la realtà fattuale dello scontro. Tanto Israele quanto i due movimenti citati e l'Iran sono degli organismi politici e, nel caso di Israele e dell'Iran, anche statuali che operano nel teatro reale della politica. Se si avesse l'accortezza di considerare le cose con il giusto distacco dello sguardo storico e della scienza della politca (leggi Niccolò Machiavelli) ci si renderebbe conto che le cose non poswsono stare nei termini proposti dal nostro paolo1984. Non occorrere all'Ideologia Tedesca di Marx per rendersi conto di quanto potentemente operi la mistificazione ideologica di cui ci si nutre. L'ideologia ha il pregio di consentire una rappresentazione semplificata del reale come uno scontro tra buoni e cattivi, le vittime e i carnefici, ma presenta lo sgradevole difetto di semplificare i ragionamenti e codurre nelle sabbie mobili ove tanto il reazionario quanto il rivoluzionario ragionano facendo ricorso ai medesimi parametri. Per sapere di quali e quante canalgiate si sia mostrato capace lo Stato di Israele nei luoghi più diversi della terra, lo stato dei Sopravvissuti di Auschwitz, il bastione dell'ebraismo mondiale, come tale stato ama rappresentarsi ideologicamente,
basterebbe acquistare il documentatissimo saggio Amicizie Pericolose - Gamberetti Editore. Liberatisi dalle sabbie mobili dell'ideologia esso apparirà sotto le assai più prosaiche spoglie della spregiudicata politica di un organismo politico che sfrutta ogni opportunità offertagli per conservarsi in vita. Scegliere tra Israele e Hamas/Hezbollah o Iran non ha nulla a che vedere nè con l'antisemitismo nè all'opposto con la difesa del popolo dei martiri di Auschwitz. La scelta è semmai tra un equilibrio (si fa per dire) strategico a solo ed esclusivo vantaggio delle nazioni imperialiste e delle elite di satrapi filo-occidentali riunite sotto la guida della maggiore di esse, gli USA, e una lotta che per il solo fatto di avere come fondamento ideologico il richiamo alla tradizione islamica che è ormai l'unico attore politico credibile per le masse arabe dopo il fallimento delle politiche nazionalistiche e socialisteggianti degli stati arabi sorti dalle ceneri del colonialismo non più esportabile, da un continente come l'Europa, che era uscito con le ossa rotte dalla Seconda Guerra Mondiale. La politica non è fatta per gli stomaci delicati e gli intellettuali smorfiosi: è semmai il terreno
sul quale si misurano equilibri di potenza e interessi reali. Un terreno nel quale "il nemico del mio nemico è mio amico" e il "si vis pacem para bellum" mostrano tutta intera la loro validità sperimentale. Può essere sgradevole ma questa è la storia. Il pacifismo è roba che lascio volentieri ai frati cappuccini. Quanto poi all'dea espressa dal nostro amico circa la preferibilità morale degli omicidi mirati in luogo delle operazioni militari come la recente "Piombo fuso", posso solo fare oseervare che i nostri eroi dello Stato di Israele (eroi si fa per dire), ricorrono indifferentemente all'una o all'altra delle tecniche in ragione della loro efficacia tattica e strategica. Terrorizzare ed eliminare le elite politiche trova la sua equivalenza nel terrorizzare la massa del popolo palestinese per costringerlo a desistere e rassegnarsi a divenire, nella migliore delle ipotesi, sudditi relegati nei "bantustan" in stile Sudafricano, dominati da elite politiche palestinesi di satrapi corrotti e in commbutta con lo Stato di Israele. Considerata da questo punto di vista la questione palestinese acquista un altro respiro e spiega la sotanziale ed empirica convergenza nell'alleanza con gli USA tra Israele e gli stati arabi canaglia (questi si) e collaborazionisti con la politica occidentale. 20-02-2010 01:03 - Andrea Zucca
Veramente erano alcuni milioni (non che il numero faccia qualche differenza) e prima di allora c'erano stati i pogrom in Russia, il caso Dreyfus e secoli e secoli di odio religioso verso un popolo che non era mai padrone del suo destino, sempre costretto a dipendere dalla benevolenza del sovrano cristiano o del sultano musulmano di turno.
Ma questo, beninteso, non giustifica affatto i crimini perpretati dal governo israeliano contro civili palestinesi inermi e innocenti (e non è il caso, comunque, di Mahmoud al-Mabhouh, uno dei leader dell'ala militare dell'organizzazione fondamentalista Hamas, una persona che aveva fatto una scelta di vita ben precisa e sapeva perfettamente che questa sua scelta avrebbe messo la sua vita in pericolo, la sua morte non è tanto diversa da quella di qualsiasi soldato, capo militare dell'esercito israeliano o anche uomo politico che venga ucciso da un gruppo armato palestinese) 20-02-2010 00:31 - paolo1984