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Davide Milosa
Il cuore milanese della 'ndrangheta
«La Piana è cosa nostra, facci capisciri». Aldo Micichè, faccendiere con residenza a Caracas, parla chiaro. Lui, ex democristiano, non ha dubbi. Prosegue: «Ricordati che la politica si deve saper fare e quindi fagli capire che in Calabria dove si muove ha bisogno di noi. E quando dico noi intendo Gioacchino e Antonio». Breve glossario: Antonio e Gioacchno Piromalli sono i giovani eredi di una delle cosche più potenti della 'ndrangheta. L'interlocutore di Micichè, invece, è un tale Arcidiaco, tuttofare dei boss. Mentre il destinatario del messaggio è il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri. Siamo nel dicembre 2007. Si parla delle prossime politiche. «E certo non per caso - scrivono i magistrati - all'onorevole Dell'Utri, Arcidiaco avrebbe dovuto dire: "Ho avuto autorizzazione di dire che gli possiamo garantire Calabria e Sicilia"». Insomma, voti in cambio di favori. Nello specifico: «Il maledetto 41 bis». Fatti e parole sono contenuti nell'inchiesta Cent'anni di storia, conclusa dalla procura di Reggio Calabria nel luglio 2008.
È solo un esempio di come le relazioni pericolose tra i politici del Popolo della libertà ed emissari delle 'ndrine negli ultimi anni si siano fatte più strette. Un dato che trova conferma, ad esempio, nella vicenda del comune di Fondi in provincia di Latina, travolto, nel luglio scorso, da un'inchiesta antimafia che ha portato in carcere, oltre ai fratelli Tripodo legati alla 'ndrangheta, anche un ex assessore di Forza Italia, nonché alcuni dirigenti e funzionari pubblici.
Ancor più inquietante la vicenda del comitato politico-mafioso scoperta due giorni fa dalla procura di Milano nel comune di Trezzano sul Naviglio. Un intreccio decisamente complicato che, attraverso un vorticoso giro di mazzette, mette insieme gli affari della cosca Papalia, gli interessi di un intraprendente immobiliarista come Alfredo Iorio e un sottobosco di uomini pubblici che dal consigliere locale del Pdl Michele Iannuzzi, passava per un ex sindaco Pd, fino a sfiorare la poltrona dell'assessore regionale Pdl Stefano Maullu. In sostanza, Iorio otteneva a suon di tangenti appalti per la sua Kreiamo spa, società definita dai pm il braccio finanziario della 'ndrangheta.
Scenari, quelli milanesi, che hanno il cattivo odore di una nuova tangentopoli, ma questa volta aggravata dall'ombra della 'ndrangheta. E ciò è tanto vero se si pensa che, a differenza di Roma e del Lazio, in Lombardia sono diverse le indagini che coinvolgono uomini politici del Comune, della Provincia e della Regione. Si tratta insomma di una permeabilità diffusa che parte dall'hinterland, dove il sospetto, scrive il giudice, è quello di una «pianificazione urbanistica metodicamente collegata a dazioni di denaro». Ipotesi che prende spunto dalle stesse parole di Iorio, per il quale «nella zona di Vimodrone c'è Nuccio con tutto il suo; qua c'è Michele nella parte di Trezzano; qua, a Corsico c'è Tonino; a Gaggiano c'è Enrico Baj, a Cusago il sindaco».
Iorio non cita Buccinasco. Poco male, perché in questo paese ad alta densità mafiosa, attualmente governato dal sindaco Pdl Loris Cereda, almeno due appalti pubblici sarebbero andati a un'impresa i cui titolari sono ritenuti organici alla cosca Barbaro-Papalia.
Ma la 'ndrangheta si sta muovendo anche nel Consiglio comunale di Milano, anche qui sempre sul fronte Pdl e con l'obiettivo di ottenere cambi di destinazione a terreni che entreranno nel nuovo Piano di governo del territorio. Mentre in Regione da mesi gli occhi sono puntati sull'assessore Pdl Massimo Ponzoni, già sfiorato dall'inchiesta su Giuseppe Grossi, il re delle bonifiche lombarde accusato di aver creato fondi neri per oltre 300 milioni di euro. Su Ponzoni ora, però, peserebbero alcune intercettazioni telefoniche con un imprenditore vicino alla 'ndrangheta arrestato per un traffico illecito di rifiuti. Dopodiché c'è sempre quell'Alessandro Colucci, attuale vice coordinatore provinciale del Pdl, candidato alle prossime regionali come già nel 2005 quando, poco prima del voto, fu filmato a una cena milanese con il boss della 'ndrangheta Salvatore Morabito. Allora Colucci fu eletto e i boss commentarono così la vittoria: «Abbiamo un amico in Regione!».
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Per il resto condivito tutto quanto scritto da Mariani Maurizio. 25-02-2010 02:26 - murmillus
Qualcosa sta succedendo, ma solo ora? Perchè solo adesso?
Ma il problema non è solo la zona, ma tutta questa collusione che non si riesce a eliminare. Vado in Emilia da amici e anche li stessa storia, vado a Padova idem. Parlo di votazioni e cosa mi dicono? Non lo so, forse il PD o forse la Lega. Prego? Si si, non lo so proprio non mi convince nessuno, eppoi, mi dicono, lo sai quando vanno su, sono tutti uguali. Vorrei rispondere in modo sicuro e convincente, ma accidenti, titubo anch'io. Non pensate che stia sparando alle stelle, la gente non riesce più a credere e a capire, quando ci sono i cosidetti elettorali in TV, uno parla sopra l'altro senza rispetto reciproco, la mia lei continua a dirmi, ma cosa hanno detto non ho capito e io, anch'io. 25-02-2010 01:09 - Enzo
corruzione.
Stiamo costruendo un un alternativa politica semplice chiara e trasparente.
Il paese sei tu, se il paese sorride,sorridi anche tu.
Collabbora anche tu. 24-02-2010 20:48 - politicachiara
Ecco perche tutti i vecchi padrini sono stati arrestati.
Oggi c'è una nuova mafia.
La mafia dei picciotti,delle lupare e dei bambini nell'acido è cosa antica.
La mafia di oggi veste Prada.
Va in Internet con 2 miliardi di euro.
Una mafia che fa politica, che usa il decoder e sta tutte le sere in televisione,nei salotti della Durso e di Sposini.
Una mafia che mette ponteggi da 40 mila euro per salvare un muro che ne vale 10.
La mafia dei massaggi e delle famiglie che fanno assumere i loro figli a 5000 euro al mese.
La mafia di oggi,non ha nulla a che fare con i matti che scrivevano pizzini e dormivano con le capre e con i cavalli di Arcore.
No questa mafia è in giacca e cravatta e sa parlare bene e racconta barzellette.
Non stanno più con i crocifissi nelle loro tane,ma in lussuose camere in compagnia di escort da 2000 euro a "botta".
Il padrino,di oggi non si fa baciare la mano ma pretende altre cose dalle sue donne.
La cocaina è una sostanza che se inalata,ti faceva subito perdere il diritto al "trono".Oggi invece fanno a gara a chi ne pippa di più.
Parlano di gare internazionali,tra padrini nel tiraggio di coca.
Pare che a Milano lo smog è stato sostituito dalla polvere bianca.
Oggi uno come Don Vito Corleone,lo prenderebbero,da matto.
Affari,solo affari e tutti apparentemente puliti.
Prima il padrino usciva da casa con trenta pistoleri,oggi esce con trenta avvocati.
Tutti pronti a denunciare chi parla male del Boss.
Non posso dire che il capo della mafia è Berlusconi,altrimenti il suo avvocato,mi denuncia,però in un paese democratico,lo posso pensare.
O NO? 24-02-2010 18:58 - mariani maurizio
anche euroma sulla via cristoforo colombo è, secondo la voce popolare, opera della camorra, per non parlare delle molte attività usate nella capitale per il riciclaggio del denaro. a napoli sono emblematici, oltre l'abnorme abusivismo, i grandi centri commerciali sorti sulla dismissione dell'industria (bagnoli, pomigliano) e delle fabbrichette del falso nel famigerato hinterland. a me pare che sia questo quello che sta accadendo. si divora e basta, perchè l'economia non cresce. la gente impoverisce, non lavora o lavora troppo, e gli squali ingrassano finchè possono. tutto questo però rimane un epifenomeno del declino inesorabile dell'accumulazione reale, tema su cui c'è un evidente tabù. 24-02-2010 17:59 - lpz