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Firme in calce all'appello
Rosarno, Italia, mondo
Siamo dei cittadini italiani residenti in Francia e dei cittadini francesi che si occupano, professionalmente, dell’Italia. Per questo, di fronte ai fatti accaduti a Rosarno esprimiamo la nostra indignazione.
Gli immigrati di Rosarno, come tutti i migranti nel mondo, costituiscono un vero e proprio esperimento biopolitico per i poteri. Prima sono ammassati in condizioni disperate, poi sono sfruttati implacabilmente sul posto di lavoro, infine sono espulsi vergognosamente verso destinazioni misteriose. A queste tre fasi, ordinarie, nella vita di un immigrato, se ne aggiunge spesso, soprattutto negli ultimi tempi, un’altra. Gli immigrati sono vittime di una vera e propria caccia all’uomo : seguiti, pedinati, braccati, bastonati, finalmente uccisi o espulsi.
E’ successo altrove, in Spagna o alla frontiera messicana, si è ripetuto a Rosarno.
Per qualche lungo giorno gli abitanti della cittadina calabrese hanno rincorso, impaurito, sprangato, sparato contro i lavoratori immigrati. La reazione del potere statale è stata la solita: per placare gli animi della brava gente si è attuata la pulizia etnica, deportando i migranti. La storia si ripete, quando le vittime erano proprio gli italiani, nelle miniere belghe, nelle campagne americane o nelle saline francesi.
Si tratta di denunciare, senza tergiversare le quattro fasi che sono inestricabilmente connesse. In termini più chiari, non si può essere indignati per la caccia al negro se non si afferma il principio della regolarizzazione dei lavoratori immigrati, non è lecito impietosirsi sulle condizioni di vita degli immigrati se non si è, fino in fondo, contro lo sfruttamento che essi subiscono in quanto lavoratori meno protetti.
La maggior parte di noi lavora nel mondo dell’educazione. Non possiamo far a meno di sottolineare il legame fra questi tragici avvenimenti e la cancellazione della memoria storica. Gli italiani brava gente, democratici, hanno espunto dai loro ricordi le avventure sanguinarie della colonizzazione italica e, figli del «boom» economico, hanno voluto dimenticare il loro passato di hobo, di Macaroni, di Degos, con la valigia di cartone.
E non possiamo fare a meno neanche di sottolineare il legame fra queste esplosioni razziste e la questione dell’istruzione e dei saperi. Negli stessi giorni dei fatti di Calabria, il ministro Gelmini annunciava un tetto massimo di 30% di studenti stranieri nelle classi italiane. Proposta insensata e irresponsabile, il cui unico scopo, propagandistico, è quello di rafforzare il sentimento di insicurezza e di paura. Questo si chiama qui da noi, in Francia, dibattito sull’identità nazionale, pulizia della giungla di Calais, rafforzamento e creazione di nuovi centri di permanenza temporanea per immigrati, passaggio forzato della nuova legge sull’autonomia delle università, perché Gelmini è il nome italiano di un progetto di riforma, altrettanto discriminatorio, che, dappertutto in Europa, punta alla distruzione dell’università pubblica, seguendo i dettami del cosidetto processo di Bologna.
C’è razzismo laddove c’è ignoranza. È per questo anche che ci sentiamo colpiti, come insegnanti – e non solo – minacciati dalle riforme in corso, da quanto è accaduto a Rosarno.
Gli immigrati di Rosarno, prima di essere banditi, si sono rivoltati.
Che facciamo di fronte a questo atto di renitenza?
Non ascoltarlo, sarebbe sprofondare ancora di più nell’intollerabile, nella bassezza, nella volgarità che secernono le nostre democrazie–per–il–mercato. Ascoltarlo, non significa tuttavia voler aiutare gli immigrati. Gli immigrati si sono riscattati da soli. Sono loro che ci ri–apprendono a dire no. Non ci indicano nessuna strada, se non quella dell’emancipazione. Non hanno chiesto nulla, hanno solo imposto le loro esigenze.
Riprendere il loro gesto, significa allora innanzitutto combattere contro lo sfruttamento. Ribellarsi non in generale contro la schiavitù, ma concretamente contro le ingiustizie capitalistiche, contro le storture che il sistema, tormentato da una crisi da cui non esce, riprodurrà sempre più violentemente.
Noi che viviamo e che lavoriamo in Francia, aderiamo allo sciopero dei migranti indetto per il 1 marzo in Italia, auspicando che questa giornata diventi il primo atto di uno sciopero generale europeo di tutti i lavoratori (migranti e non, regolari e non) contro lo sfruttamento e il razzismo, concreta sua deriva. C’è urgenza : si tratta di inventare, contro il falso e ripugnante universale che il capitale incarna, la pratica di un nuovo senso del comune, con i senza voce, dei senza voce, da Rosamo al mondo.
Vai alla petizioneSaverio Ansaldi, Université Montpellier 3
Carlo Arcuri, Université d’Amiens
Etienne Balibar, Université Paris X
Michèle Bompard-Porte, Université de Bretagne Occidentale
François Bouchard, Université de Tours
Marina Caruso
Leonardo Casalino, Université Grenoble III
Collectif Univers.Cité Lille 3
Alina Curioni
Marta Di Nuccio
Anne François
Christian Hartmann
Costanza Jori, Université Paris 3 Sorbonne Nouvelle
Frank La Brasca, Université de Tours
Enrica Lippolis
Luigi Magri, directeur de cinéma, Tremblay-en-France
Jean-Paul Manganaro, Université Lille 3 Christophe Mileschi, Université Paris 10 Sandra Millot, professeur d’italien, Saint-Denis Aldo Pardi, Université Lille 3
Giorgio Passerone, Université Lille 3
Veronica Riva
Anne-Marie Saint Marc
Jean-Claude Saint Marc
Luca Salza, Université Lille 3
Italo Stellon, INCA CGIL
Cristina Terrile, Université de Tours
André Tosel, Université de Nice
Jean-Charles Vegliante, Université Paris 3 Sorbonne Nouvelle
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Che i firmatari della petizione se lo imparino a memoria!Come cittadino italiano sono arcistufo di sentirmi definire-sia pur indirettamente-razzista e xenofobo da gente che non sa nemmeno di che colore è l'acqua del mar Tirreno!Che non ci accusino mai più di crimini mai commessi! 26-02-2010 17:12 - enrico
La tanto cara libertà di espressione forse non ti aggrada? 26-02-2010 15:17 - Giordano
Lunedì 1° marzo 2010
SCIOPERO GENERALE
DELLE SFRUTTATE E DEGLI SFRUTTATI DAL CAPITALISMO
PER : La distruzione dei lager di stato, noti come Centri di Identificazione ed Espulsione, tanto simili ai campi di concentramento fascisti e nazisti.
PER : L’abbattimento di tutte le frontiere, causa della morte di migliaia di esseri umani in fuga dalla miseria e dalla guerra generate dal colonialismo occidentale e dalla sua sete di profitto.
PERCHE’ : Non vogliamo essere complici delle politiche razziste e securitarie dei governi, di destra e di sinistra, che bombardano intere popolazioni al fine di esportare democrazia.
PERCHE’ : E’ ora di dire basta ai rastrellamenti polizieschi stile Gestapo nei quartieri delle nostre città a caccia di chi è sprovvisto di permesso di soggiorno.
PER : Ricordare che un pezzo di carta non vale una vita.
PERCHE’ : Dire mai più razzismo significa dire mai più colonialismo.
Questi semplici motivi, assieme a tanti altri, ci spingono ad esprimere il nostro sostegno e nei limiti del possibile, supporto alle rivolte generalizzate come accaduto a Castel Volturno e Rosario, agli attacchi verso gli interessi dello Stato italiano razzista e xenofobo e ai suoi sgherri, all’auspicabile unione, armata e non, fra migranti, italiani solidali e le frange rivoluzionarie presenti nel territorio.
FIRMATO : CGIL PER L’INSURREZIONE
Vedendo la firma CGIL mi sono rallegrato, ed ho pensato che stavano tornando i tempi di un sindacato più combattivo. Purtroppo dopo un paio d'ore ascoltando la radio ho saputo che si trattava di un falso, e che il segreteraio regionale della CGIL del Friuli Venezia Giulia aveva già sporto denuncia contro ignoti. Che disdetta ! Così la CGIL continuerà con il metodo della codeterminazione, concertazione, cogestione ( dei contratti di lavoro assieme alla Confindustria ), delegittimazione ( dei lavoratori a contratto a tempo indeterminato e di quelli precari ). Liquidazione ( di quello che rimane della classe operaia )emerginazione ( degli immigrati e dei ceti meno abbienti ). Tutto pur di tenere le sedie attaccate al culo dei vari sindacalisti di professione . 26-02-2010 15:10 - gianni
Invito a fare un confronto con l'aricolo di Asor Rosa,insipido e sconfortante di qualche giorno fa.
Gli immigrati sono solo gli ultimi,e in quanto tali più visibili e ovvi, brandelli di umanità a pagare per lo stato di cose;ma la macchina che li opprime è al lavoro da sempre anche per voi. 26-02-2010 15:01 - Stefano
Se volete appoggiare l'appello, appoggiatelo. Altrimenti smettetela di scrivere assurdità... 26-02-2010 14:13 - Harken
Prendere quindi Rosarno come stereotipo del comportamento italiano (Governo e cittadini) nei confronti degli immigrati mi sembra estremamente fuorviante e disonesto. Certamente questi episodi sono da condannare e ci mancherebbe altro, ma non esauriscono le spiegazioni circa un fenomeno molto più complesso che necessita di molta onestà intellettuale per evitare di fare, questa volta si. demagogica disinformazione. 26-02-2010 12:30 - Giordano