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FUORIPAGINA
25/02/2010
  •   |   Firme in calce all'appello
    Rosarno, Italia, mondo

    Siamo dei cittadini italiani residenti in Francia e dei cittadini francesi che si occupano, professionalmente, dell’Italia. Per questo, di fronte ai fatti accaduti a Rosarno esprimiamo la nostra indignazione.

    Gli immigrati di Rosarno, come tutti i migranti nel mondo, costituiscono un vero e proprio esperimento biopolitico per i poteri. Prima sono ammassati in condizioni disperate, poi sono sfruttati implacabilmente sul posto di lavoro, infine sono espulsi vergognosamente verso destinazioni misteriose. A queste tre fasi, ordinarie, nella vita di un immigrato, se ne aggiunge spesso, soprattutto negli ultimi tempi, un’altra. Gli immigrati sono vittime di una vera e propria caccia all’uomo : seguiti, pedinati, braccati, bastonati, finalmente uccisi o espulsi.
    E’ successo altrove, in Spagna o alla frontiera messicana, si è ripetuto a Rosarno.
    Per qualche lungo giorno gli abitanti della cittadina calabrese hanno rincorso, impaurito, sprangato, sparato contro i lavoratori immigrati. La reazione del potere statale è stata la solita: per placare gli animi della brava gente si è attuata la pulizia etnica, deportando i migranti. La storia si ripete, quando le vittime erano proprio gli italiani, nelle miniere belghe, nelle campagne americane o nelle saline francesi.
    Si tratta di denunciare, senza tergiversare le quattro fasi che sono inestricabilmente connesse. In termini più chiari, non si può essere indignati per la caccia al negro se non si afferma il principio della regolarizzazione dei lavoratori immigrati, non è lecito impietosirsi sulle condizioni di vita degli immigrati se non si è, fino in fondo, contro lo sfruttamento che essi subiscono in quanto lavoratori meno protetti.
    La maggior parte di noi lavora nel mondo dell’educazione. Non possiamo far a meno di sottolineare il legame fra questi tragici avvenimenti e la cancellazione della memoria storica. Gli italiani brava gente, democratici, hanno espunto dai loro ricordi le avventure sanguinarie della colonizzazione italica e, figli del «boom» economico, hanno voluto dimenticare il loro passato di hobo, di Macaroni, di Degos, con la valigia di cartone.
    E non possiamo fare a meno neanche di sottolineare il legame fra queste esplosioni razziste e la questione dell’istruzione e dei saperi. Negli stessi giorni dei fatti di Calabria, il ministro Gelmini annunciava un tetto massimo di 30% di studenti stranieri nelle classi italiane. Proposta insensata e irresponsabile, il cui unico scopo, propagandistico, è quello di rafforzare il sentimento di insicurezza e di paura. Questo si chiama qui da noi, in Francia, dibattito sull’identità nazionale, pulizia della giungla di Calais, rafforzamento e creazione di nuovi centri di permanenza temporanea per immigrati, passaggio forzato della nuova legge sull’autonomia delle università, perché Gelmini è il nome italiano di un progetto di riforma, altrettanto discriminatorio, che, dappertutto in Europa, punta alla distruzione dell’università pubblica, seguendo i dettami del cosidetto processo di Bologna.
    C’è razzismo laddove c’è ignoranza. È per questo anche che ci sentiamo colpiti, come insegnanti – e non solo – minacciati dalle riforme in corso, da quanto è accaduto a Rosarno.
    Gli immigrati di Rosarno, prima di essere banditi, si sono rivoltati.
    Che facciamo di fronte a questo atto di renitenza?
    Non ascoltarlo, sarebbe sprofondare ancora di più nell’intollerabile, nella bassezza, nella volgarità che secernono le nostre democrazie–per–il–mercato. Ascoltarlo, non significa tuttavia voler aiutare gli immigrati. Gli immigrati si sono riscattati da soli. Sono loro che ci ri–apprendono a dire no. Non ci indicano nessuna strada, se non quella dell’emancipazione. Non hanno chiesto nulla, hanno solo imposto le loro esigenze.
    Riprendere il loro gesto, significa allora innanzitutto combattere contro lo sfruttamento. Ribellarsi non in generale contro la schiavitù, ma concretamente contro le ingiustizie capitalistiche, contro le storture che il sistema, tormentato da una crisi da cui non esce, riprodurrà sempre più violentemente.
    Noi che viviamo e che lavoriamo in Francia, aderiamo allo sciopero dei migranti indetto per il 1 marzo in Italia, auspicando che questa giornata diventi il primo atto di uno sciopero generale europeo di tutti i lavoratori (migranti e non, regolari e non) contro lo sfruttamento e il razzismo, concreta sua deriva. C’è urgenza : si tratta di inventare, contro il falso e ripugnante universale che il capitale incarna, la pratica di un nuovo senso del comune, con i senza voce, dei senza voce, da Rosamo al mondo.

    Vai alla petizione

     

    Saverio Ansaldi, Université Montpellier 3
    Carlo Arcuri, Université d’Amiens
    Etienne Balibar, Université Paris X
    Michèle Bompard-Porte, Université de Bretagne Occidentale
    François Bouchard, Université de Tours
    Marina Caruso
    Leonardo Casalino, Université Grenoble III
    Collectif Univers.Cité Lille 3
    Alina Curioni
    Marta Di Nuccio
    Anne François
    Christian Hartmann
    Costanza Jori, Université Paris 3 Sorbonne Nouvelle
    Frank La Brasca, Université de Tours
    Enrica Lippolis
    Luigi Magri, directeur de cinéma, Tremblay-en-France
    Jean-Paul Manganaro, Université Lille 3 Christophe Mileschi, Université Paris 10 Sandra Millot, professeur d’italien, Saint-Denis Aldo Pardi, Université Lille 3
    Giorgio Passerone, Université Lille 3
    Veronica Riva
    Anne-Marie Saint Marc
    Jean-Claude Saint Marc
    Luca Salza, Université Lille 3
    Italo Stellon, INCA CGIL
    Cristina Terrile, Université de Tours
    André Tosel, Université de Nice
    Jean-Charles Vegliante, Université Paris 3 Sorbonne Nouvelle


I COMMENTI:
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  • italiana in francia, condivido appieno la lettera e sarò in piazza con il Collettivo 5.12 (quel che resta del No B Day) il 1° marzo. 26-02-2010 10:54 - paola vallatta
  • Eccerto, la Francia esporta agrumi, magari marocchini o tunisini! Ma ci avete presi per scemi con la storia del "razzismo"?
    Dell'Olanda che usa VERI schiavi per coltivare, in Brasile e in Sudafrica, non gliene frega niente a nessuno! 26-02-2010 10:22 - Stella
  • Certo,una magistrale petizione di"anime belle",di fini ed eruditi letterati,di illustri docenti,di brillanti scienziati,di acuti e perspicaci umanisti,di rigorosi ed inflessibili giuristi;peccato però che loro non coabitino con le persone beneficiarie della petizione,che non ne condividano la vita quotidiana,nè tantomeno (orrore!) degnino di un sia pur fuggevole ascolto i cittadini che con queste persone hanno a che fare,poichè questi ultimi sono(naturalmente) irrimediabilmente razzisti,ignoranti,violenti,beceri e scemi!Ma dico io,come si fa a giudicare senza conoscere,e soprattutto a condannare senza aver minimamente concesso una pur flebile difesa ai"colpevoli"?Questa"petizione"con tanto di raccolta di firme di"eminenti intellettuali",me ne fa venire in mente altre,del passato,nelle quali,nello stesso modo spiccio e brutale,ma ugualmente ammantate di tanta seriosa,ipocrita e incontraddicibile spocchiosità,si condannavano-senza appello-commissari di polizia per fatti da loro mai commessi.Io lo dico spesso,e purtroppo appena ce n'è l'occasione è tristemente riconfermato:la storia non insegna un accidente di niente a nessuno, men che meno a quelli che la dovrebbero insegnare. 26-02-2010 10:01 - enrico
  • Credo che ne abbiamo tutti abbastanza degli intellettuali francesi senza che ci si mettano anche gli italiani imboscati nelle università francesi. Andata a Rosarno a fare la vendemmia e lavorate per un giorno, poi potremio dicutere. I vostri appelli sono inutili e stucchevoli. 26-02-2010 10:01 - Franco
  • Proveremo a resistere quel giorno senza di voi. Però vi prego, che non diventino due, la situazione potrebbe diventare veramente tragica. 26-02-2010 09:00 - Paolo
  • NIPOTE DI EMIGRANTI IN FRANCIA, zona Nancy, non posso che condividere 26-02-2010 03:53 - Roberta
  • 27-28 persone non sono sufficienti a fare una statistica, figuriamoci se bastano a rappresentare una classe... 26-02-2010 00:17 - Harken
  • se si ammette che il sistema è tormentato da una crisi da cui non esce, la richiesta di una regolarizzazione dei lavoratori immigrati è un non sense. un lavoro dignitoso per le masse infatti è possibile solamente a condizione che ci sia espansione dei mercati, non crisi. questo è valso pure per la "socialista" Unione Sovietica, costituitasi come soggetto concorrenziale nelle condizioni storiche di aree in ritardo nei confronti del capitalismo ovvero del mercato mondiale in fase di crescita. questo appello alla regolarizzazione degli immigrati cela la richiesta del mantenimento della classe media. esprime il punto di vista di questa classe, a partire dal secondo dopoguerra maggioritaria, ora sull'orlo del precipizio e che vuole mantenere lo status quo. non è un caso che molti firmatari dell'appello provengano dall'accademia. lo scopo è quello di agitare la lotta di classe, ormai senza più alcun sostegno (vedi disoccupazione), per difendere il loro cosiddetto 'capitale umano'. a queste persone degli immigrati non importa nulla. questo appello è insolente anche quando riduce il razzismo a una forma di ignoranza, come se fosse possibile ficcare tutto il mondo in europa e con un lavoro regolare. così ragionando non si porrà argine nè al razzismo nè all'esclusione sociale su basi socialdarwiniste. signori belli, giovani, dotti e graziosi, inventatevi qualcos'altro che intanto le carte di credito stanno per saltare. 25-02-2010 22:16 - lpz
  • Miria Bisi 25-02-2010 20:26 - Miria Bisi
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