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Alberto Piccinini
La protesta diventa festa
«Ci chiedono in tanti 'quanti siamo?'» A metà pomeriggio Gianfranco Mascia - in cravatta viola - è salito sul palco per dare voce alla domanda che in molti si facevano da un po'. Specie se erano arrivati presto, e avevano visto Piazza del Popolo riempirsi di popolo viola lentamente. Molto lentamente. «Ma chissenefrega quanti siamo?» è stata la risposta di Mascia. Che ha ripetuto: «Macchissenefrega? La piazza è piena». E poi: «Siamo almeno quanti erano alla manifestazione per la libertà di stampa. Erano 200.000? Allora siamo 200.000». E così, liquidata l'ansia di prestazione che in genere affligge occasioni del genere, porge il microfono alla folla e intona: «Re-si-sten-za, re-si-stenza».
Del Popolo Viola, Mascia è la faccia più conosciuta. In tutto il pomeriggio è salito e sceso dal palco come una trottola, ha risposto a giornalisti, stretto mani, fatti gli onori di casa. Non si può dire che manchi di energia, di un'idea gioiosa della Politica (che raccoglie miti internettistici, buone letture -in questi giorni ce l'aveva in particolare con l'intelligenza collettiva di Levy - vintage pannelliano, cose così). E neppure manca di qualche virtù carismatica. «Scusate - aveva detto qualche prima aprendo la manifestazione - amiamo divertirci, siamo fatti così». E poi: «L'abbiamo già fatta Chi non salta...»?.
Però nel lungo pomeriggio di ieri, a Piazza del Popolo abbiamo fatto in tempo a conoscere altri viola. Come Stefano, per il quale la Costituzione è Innanzitutto un libro «me-ra-vi-glio-so». «Per mie vicende personali l'ho letto soltanto un anno fa - ha proclamato dal palco - E adesso vi dico: le-gge-te-lo! Perché sembra un libro religioso, perché parla della felicità...». Come la giovanissima universitaria Giulia, che ha letto una lunga lettera all'«Illustre signor presidente» Napolitano. «Siamo gli studenti di oggi, e i lavoratori di domani. Anzi no, i precari di domani...».
Ma il viola ad honorem più incredibile di tutti è stato Mario Monicelli. Il regista è arrivato a sorpresa sul palco per dire che «Bisogna spazzare via tutte le classi dirigenti e non solo nella politica, ma anche negli altri campi, nella sanità, nell'istruzione...». Quella un tempo che sarebbe stata una situazione da commedia, era tutt'altro che una battuta, e tutt'altro che una commedia: «Spazzare via tutti. Mettere al loro posto giovani... - qui Monicelli si è corretto - e anche vecchi che abbiamo qualcosa da dire». L'altro grande vecchio Giorgio Bocca, invece, era registrato via telefono: «I consigli che posso darvi sono tutti sbagliati - ha detto rivolgendosi carinamente al popolo Viola e a chi è in cerca di viatici per il futuro - L'unica cosa è affidarsi ai sentimenti».
Affidarsi ai sentimenti. Lambret Twist del Quartetto Cetra, Mexico e nuvole di Jannacci, i Madness e i Casino Royale mischiati dai d.j. romani di Toretta Style (quelli che vent'anni fa insegnarono ai ragazzi dei centri sociali a ballare sulle sigle dei cartoon giapponesi), riapparsi sulla sinistra del palco a dare la colonna sonora del pomeriggio. In giro sciarpe, cappelli, scarpe, maglioni. Viola. Le felpe viola con il "Basta!" di Mafalda stampato sopra. Gli sms proiettati sul vidiwall, ed evocati per tutto il pomeriggio: «Scriveteci a cosa dite basta e a cosa dite ancora». Due partigiani col fazzoletto dell'Anpi che sembravano usciti da un disegno di Altan. Uno striscione di Lotta Continua. I ragazzi in giro a fare colletta («manifestazione autoconvocata e autofinanziata»).
Un gruppo di ragazzi travestiti da galeotti con la faccia mascherata da Berlusconi. Il cartello con la silhouette nera di Falcone e Borsellino; una targa stradale distribuita a mo' di volantino con su scritto: «via Giorgio Ambrosoli, cittadino onesto».
Un "pantheon" incerto, eclettico, disponibile alle variazioni all'ultimo minuto. Ho visto un re di Fo-Jannacci. Una certa aria complessiva da varietà satirico di sinistra. Sentito dal palco: «Ricordiamo che allo stand potete ritirare i certificati di legittimo impedimento...». Poi, il citofonista della Dandini, Andrea Rivera, ancora dal palco, macina battute politiche a buon mercato: «Fastweb a chi ha fatto fare la pubblicità? A Valentino Rossi, un evasore fiscale».
Sempre dal palco, la richiesta ripetuta più volte da Mascia, con gentilezza ma fermezza: «Per favore, preghiamo le bandiere di partito di mettersi dietro, e lasciare lo spazio davanti al palco alle bandiere viola». Per la cronaca, si sono spostate giusto un gruppo di bandiere bianche dell'Idv. Al centro della piazza c'era lo striscione del Pd Trastevere, e molte bandierine di Rifondazione e Sinistra e Libertà si spostavano qua e là.
Uno striscione viola intanto urlava: «Berlusconi delinquente, non sei il nostro presidente». Quello di un signore solitario, un po' defilato dalla piazza, diceva: «D'Alema Vancouver». Ma alla fine, Piazza del Popolo Viola è stata ben disposta ad applaudire le star, come Marco Travaglio collegato via webcam, che indovinava «scricchiolii importanti» e «un clima che fa pensare al '92». E ad applaudire ugualmente il signore mascherato da magistrato che si è lungamente esibito ad uso delle (non molte) telecamere presenti, a fianco dei giocolieri con la maglietta "grilli romani". Più o meno come succede tutti i giorni su facebook.
E a tutti quelli che di nascosto storcevano il naso rispondeva una voce dal palco: «La novità oggi è che il discorso siamo noi».Guarda l'intervento di Norma Rangeri alla manifestazione
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E' esterrefazione alla lettura di molti commenti, è la subcultura costruita in venti anni di politica con comportamenti che hanno rasentato il crimine contro troppi cittadini e troppe volte. Pretendendo di trasformare la nostra Repubblica, la Repubblica Italiana in una sorta di dittatura criminale tra le parti politiche, con prominenza della parte egemone maggioritaria ed oligarchica di quel o l’altro periodo di governo.
No grazie!
Non è democrazia. Folle oceaniche assistevano ad i comizi del Signor Benito Mussolini o del Signor Adolf Hitler. Essere in un numero nutrito, non significa essere il bene, eventualmente essere insieme in una idea, ma se questa idea è criminale lo ripeto No grazie, e popolo viola sarete osteggiati per le vie della Democrazia e della Civiltà del Rispetto della vita: sempre!
l'Imperatore di Rhodesia
Sua Maestà il Re Pietro Paolo Lamberto Ferrandes 02-03-2010 08:50 - Pietro Ferrandes
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AGGREDITO E SEVIZIATO L' ANTI - BERLUSCONI
Repubblica — 19 febbraio 1994 pagina 8
RAVENNA - "Tu sei Gianfranco Mascia? Allora tu sai perché siamo qua". E' stato aggredito, imbavagliato e violentato l' uomo che lanciò "Bo.Bi.", "Boicottiamo il Biscione", il comitato che a novembre scatenò la campagna simbolica contro lo strapotere televisivo-commerciale di Berlusconi davanti ai supermercati del Cavaliere. Gianfranco Mascia, 34 anni, leader degli ambientalisti e del movimento non-violento di Ravenna, ha pagato la sua passione politica con un' aggressione selvaggia, mentre era al lavoro, nel suo ufficio di pubblicitario, in via Colombo Lolli, vicino al centro della città. Un episodio che fa tornare alla mente la bestiale aggressione subita anni fa dall' attrice Franca Rame, che getta un' ombra sinistra su una campagna elettorale dai toni già troppo accesi, che ha lasciato nello sgomento chi conosceva la vittima, e che ha mobilitato subito la città "rossa". Mai era accaduto un fatto del genere a Ravenna dai tempi dello squadrismo fascista, ricordano tutti. A Mascia, da quando aveva lanciato "Bo.Bi.", erano arrivate decine di minacce, di stampo razzista e squadrista. Minacce ricevute sul suo cellulare, il cui numero aveva reso pubblico anche alla trasmissione "Il Rosso e il Nero", per raccogliere adesioni alla sua campagna. Tanti gli insulti e gli avvertimenti, ma tra tutti quello gridato da una voce giovanile, forse lombarda, forse piacentina: "Ti spaccheremo il culo, sappiamo dove trovarti". Voci rimaste sul nastro della segreteria telefonica, minacce demenziali giunte soprattutto da Veneto e Lombardia, alle quali né lui né i "Verdi" dei comitati "Bo.Bi." avevano dato importanza, ma che ora sono finite sul tavolo del giudice. In stato di choc, disperato su un lettino di ospedale, pronunciando poche parole a fatica, Mascia ha raccontato alla moglie, ai poliziotti, al giudice la violenza che due, forse tre balordi hanno usato su di lui, impotente di fronte a sconosciuti che lo hanno colpito alla testa appena preso possesso del suo ufficio. L' aggressione è avvenuta tra le 11 e le 11 e trenta di ieri mattina. Mascia era solo. "Ho sentito parlare due persone dietro la porta, - ha raccontato alla moglie - uno è entrato, si è messo davanti a me e mentre sibilava: ' Tu sai perché siamo qui' , mi ha dato un colpo alla testa". Semisvenuto, l' ideatore di "Bo.Bi." è stato legato mani e piedi con fil di ferro. Gli hanno coperto la bocca con un tampone, lo hanno denudato. Gli hanno tagliato i capelli, un altro metodo di chiaro stampo nazista. E lo hanno violentato con un manico di scopa, come ha raccontato lui stesso al magistrato Danila Indirli. Gli aggressori hanno lasciato Mascia privo di sensi, se ne sono andati senza toccare nulla 02-03-2010 02:41 - Alessandro
populismo. Apriamo gli occhi. 01-03-2010 12:04 - Jizzy