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FUORIPAGINA
28/02/2010
  •   |   Eleonora Martini, inviata a l'Aquila
    L'Aquila invasa dai suoi cittadini
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    “Oggi mi riprendo la mia dignità”. Qualcuno se l'è scritto sulla tuta bianca da lavoro calzata prima di buttarsi a capofitto sul mucchio di detriti che fino a questa mattina ancora soffocava Piazza Palazzo, simbolo civico dell'Aquila. Non la dignità che qualcuno ha appiccicato addosso  agli abruzzesi come una condanna, “solo perché finora siamo stati silenti, mansueti e rassegnati”. No. Stavolta in migliaia e migliaia  si sono dati appuntamento di buon'ora ai Quattro Cantoni, davanti alle transenne che  da undici mesi tengono sotto sequestro l'amato centro storico, per lasciare impotenti esercito e polizia,  semplicemente travolti dalla folla che così per la terza domenica consecutiva si è ripresa la città. La maggior parte di loro indossava solo un cappello di carta, come fanno i muratori,  con sopra la scritta “L'Aquila rinasce dalle sue macerie”.

    Autorizzati ad entrare nella zona off-limits avrebbero dovuto essere - secondo gli ordini del sindaco Massimo Cialente e del  questore – solo 45 persone autorizzate. Ma alle 11 del mattino è diventato evidente che il diktat stabilito con la scusa del “pericolo” e dettato dal timore di una protesta sempre più crescente in città, sarebbe  stato destinato a rimanere una battuta di spirito. Nella zona rossa sono entrati a centinaia, a migliaia forse, e dopo quasi un anno di “infantilizzazione” come gli aquilani amano chiamare quel misto di assistenzialismo e repressione che è stato il modello di comando e  controllo utilizzato dalla Protezione civile, “abbiamo dismostrato cosa sappiamo fare”. Perfettamente autorganizzatisi in gruppi di lavoro, c'era chi scavava a mano il cumulo di macerie indifferenziate di piazza Palazzo, chi le separava cercando soprattutto di salvare le pietre, le tegole, i materiali originali con cui vogliono ricostruire L'Aquila, e chi le portava via con le carriole tra due ali di folla festanti e due catene umane che si passavano le catinelle piene di detriti leggeri. Fino a riempire, a piazza Duomo, decine e decine di cassonetti di rifiuti finalmente differenziati. “Guarda Bertolaso che cosa si è perso!”, dice commosso Alessandro, uno degli attivisti dell'associazione cittadina “3e32” che insieme a tante altre, nate all'indomani del sisma, è stata la forza motrice di questa appassionata manifestazione.

    Ma la festa, quella vera, inizia solo dopo aver deciso che sì, era il caso di portare una piccola parte di quei rifiuti davanti al palazzo del Consiglio regionale, simbolo della giunta del Pdl Gianni Chiodi succeduto come commissario straordinario a Guido Bertolaso (con vice Cialente). Il dubbio c'era: “Meglio non sporcare di nuovo, nemmeno questo angolo “buio” di città, dopo una tale dimostrazione di civiltà”, sostenevano alcuni, orgogliosi di aver ridato dignità e decoro all'Aquila. Ma alla fine “quando ci vuole ci vuole”. E, accompagnati da vigili e Digos, le pietre e i calcinacci sono stati depositati lì, come pro memoria per chi non è ancora stato capace, in mezzo a tanti “miracoli”, di risolvere il problema numero uno, quello che più di tutti impedisce la ricostruzione.

    Perfino il sindaco Cialente si è dovuto arrendere. E malgrado avesse vietato la manifestazione, sconsigliato di forzare il blocco, promesso e minacciato, alla fine è arrivato anche lui in Piazza Duomo, per un po' di interviste davanti alle telecamere. Ma dentro la zona rossa liberata, no, non si è fatto vedere.

    Ora, la parola passa ai parlamentari che stanno preparando una legge ad hoc per risolvere il problema, primo tra tutti il deputato Pd Giovanni Lolli. “Siamo arrivati davanti a due strade possibili – spiega Lolli – entrambe con controindicazioni e conseguenze molto pesanti. Voglio condividere questa scelta con i cittadini perciò venerdì prossimo convocheremo un'assemblea e porremo a tutti il quesito: cercare di cambiare una legge regionale per poter aprire nuovi siti di stoccaggioo provvisorio in loco, ma con un impatto sul territorio altissimo (per la movimentazione saranno occupati circa 1.500 camion al giorno), o cambiare una legge nazionale per poter portare le macerie fuori dall'Abruzzo per differenziarle, ma in questo caso perderemmo le pietre e i materiali originali da riutilizzare per la ricostruzione”.

    Intanto l'appuntamento per domenica prossima è stato fissato indicativamente per ripulire Piazza Castello, anche se si deciderà mercoledì prossimo in assemblea. Poi, l'idea è di andare a dare una mano anche ai residenti delle decine di frazioni dell'Aquila. I tanti borghi antichi che rischiano di morire, soffocati dalle macerie, dai puntellamenti spesso inutili e da una crisi socio-economica che oggi fa più paura del terremoto.      

     

    Guarda la galleria fotografica

     


I COMMENTI:
  • Il problema che va nascosto a qualsiasi prezzo è che attualmente la banda bertolaso e soci è in grado (ed ansiosa) di costruire tutte le baraccopoli di cemento grigio che si desidera. Ma non ha i mezzi, le competenze, le capacità e neanche la voglia di ricostruire centri storici. Servirebbero tecnici e manovalanze qualificate, esattamente quel tipo di personale di cui i cantieri dei palazzinari italiani si sono liberati da un pezzo. 01-03-2010 21:38 - andrea61
  • SIAMO ARRIVATI ALLA FRUTTA IN QST PAESE ... A PREPARARCI IL PASTO SIAMO NOI E PER GIUNTA CI CHIEDONO IL CONTO !!!!

    Incredibile, paradossale, come un Paese che si dice democratico e "liberale" rafforzi convinzioni completamente contrarie a questi valori.
    L'attenzione dei molti viene spostata sulle futilità e il riprovero dei pochi viene bandito come sovversivo!
    Agli italiani cittadini viene chiesto di garantire la sicurezza nelle strade, ma loro non sono poliziotti e hanno pagato e pagano nella speranza che questo possa essere fatto da chi di competenza.
    Agli italiani abruzzesi viene chiesto di fare i muratori e di portare via i calcinacci, ma come ? Con tutti i soldi spesi, a farne le spese, devono essere gli abruzzesi a sgomberare le macerie ?Certo, se non lo fa nessuno qualcuno dovrà pur farlo e poi non costa niente!
    Agli italiani viene chiesto di essere ligi nell'adempiere agli oneri fiscali e poi ... Si varano provvedimenti che confermano tutto il contrario a discapito di chi ha sempre pagato!

    OCCHIO ... APRITE GLI OCCHI

    Ogni tanto, grazie a chi è morto per questo, agli italiani viene chiesto di esprimere la propria preferenza in ambito elettorale...

    GUARDATE BENE DOVE METTETE LA CROCETTA SARA' DETERMINANTE, FONDAMENTALE ...

    Se non vogliamo essere cotti e mangiati è ora di dare giustizia a un Paese che tutti sembrano aver dimenticato, un Paese di gente umile ma onesta, democratica e solidale.

    Ciao a tutti 01-03-2010 14:19 - Ivano Galimberti
  • Finalmente l'aquila ricomincia a scorrere 01-03-2010 11:13 - antonio
  • Forza Aquilani siamo con voi!! Mandate al diavolo chi ha sfruttato la vostra tragedia per fini politici e non. Riscattate la vostra storica dignità. Tutta l'Italia e con voi!! 01-03-2010 10:18 - franco
  • Quando si fa un bisogno nella neve e lo si copre con essa,ha primavera quel bisogno ritornerà visibile.
    Berlusconi ha fatto la sua propacanda nascondendo nella neve il problema.
    Ora il problema rieccolo di nuovo.
    Il freddo,lo ha conservato perfetto e come lo aveva nascosto.
    La città dell'Aquila,(una delle più belle di'Italia),non è stata toccata mai da quando è crollata con il terremoto dell'anno scorso.
    Come quel bisogno è stata coperta dalla neve.
    Una neve che si sta sciogliendo.
    La casette di legno e materiali antisismici,costate 4000 euro al metroQ. non sono come la città,orgoglio e vanto del popolo abruzzese.
    Sono case,di sinistrati,che per non farli dormire al freddo,gli si è dato un ambiente vivibile.
    Un ambiente che grazie alla superperizia di San Bertolaso ci è costato due volte il costo dell'intera ricostruzione della città.
    Secondo alcune ditte che non hanno ottenuto appalti,loro avrebbero offerto la ricostruzione di alcune case per 2000 euro al metroQ.
    Ma Bertolaso e parenti,non hanno voluto ascoltare questa gente.
    Ci sono stati cittadini che hanno chiesto dei soldi per rimettersi a posto la loro casa,ma il buon Bertolaso,non lo ha permesso per paura che non facessero le cose a norma.
    Ora ci sono gli aquilani su una collina di fronte al paese e il paese morto sull'altra.
    Solo per arrivare da una parte all'altra ci vogliono dei mezzi per arrivarci e i paesani,finito l'entusiasmo di aver le chiavi di una casa,si sono accorti di non essere più degli aquilani.
    Ora sono un paese che vive vicino alla città morta.
    La loro città è morta e ora che la neve si sta scongelando la si vede come fosse una enorme cacata.
    Si Una cacata del Berlusconi e di tutto il suo governo.
    Tutto come quando è venuta giù.
    Le cento bocchette,i monumenti,le piazze e le chiese,tutte come erano il primo giorno del disastro.
    Che disastro!
    Si, che nuovo disastro è oggi l'Aquila.
    Un disastro peggiore di quando e caduta.
    Ora da quelle rovine spiccano solo i ponteggi luminosi che sono costati milioni di euro e anche questi grazie all'opera del Santissimo Bertolaso.
    Ma per fortuna che oltre alla neve si stanno scioglendo anche le braccia degli aquilani.
    Stanchi di chiacchiere,imbracciano le loro cariole e vanno a lavorare.
    Via i Bertolaso!
    Via i governi di imbelli!
    Via i girnalisti venduti,che non hanno visto tutto questo immobilismo!
    La gente non vuole solo un tetto.
    La gente vuole la sua città.
    L'Aquila è stata sempre una città di gente orgogliosa e fiera.
    L' aquila è veramente l'animale che più rappresenta questa gente.
    Berlusconi,la vuole sostituire con un maiale o con un somarello.
    Con tutti i soldi già spesi per il terremoto,ora ci sarebbe più del necessario per aver rimesso la città in piedi.
    Ma cosa ne può capire un governo commerciale e edonista come questo dell'arte e della vita del popolo italiano. 01-03-2010 09:47 - mariani maurizio
  • ERA ORA !!!! 28-02-2010 18:43 - gabriella
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