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Francesco Piccioni
Progresso italiano. Licenziamenti liberi, al lavoro a 15 anni
Zitti zitti, contando su un silenzio di tomba mediatico, politico e in buona misura anche sindacale, il governo ha messo a segno un altro duro colpo al lavoro dipendente. Un colpo che può diventare devastante perché consente alle imprese di aggirare completamente lo scoglio fin qui rappresentato dall’art. 18 dello Statuto dei lavoratori. Quello che impedisce a un datore di lavoro di licenziare «senza giusta causa»: ovvero senza colpe specifiche addebitabili al dipendente. Fin qui, in caso di «controversie» tra lavoratore e azienda, si potevano percorrere due strade: a) l’arbitrato, per i contenziosi meno problematici; b) il ricorso al giudice del lavoro in caso di licenziamento.
Con il decreto approvato con formula definitiva dal Senato il 3 marzo, invece, le aziende potranno imporre a ogni nuovo assunto di firmare insieme al contratto di assunzione un’«opzione preventiva» con cui il lavoratore «sceglie» di rinunciare alla via giudiziaria, accontentandosi del semplice «arbitrato». Ognuno di voi può immaginare la situazione: non trovi un lavoro stabile da anni, oppure la tua vecchia azienda è andata fallita da qualche mese. Ti capita di poter entrare in un nuovo posto; ti mettono davanti quel foglio in bianco da firmare, altrimenti puoi anche andartene. Quanti di voi troverebbero la forza di andarsene e via e rimettersi in cerca di un salario?
C’è anche un secondo modo, ancora più subdolo di importi «l’arbitrato». Nei contratti collettivi i sindacati potranno o no far inserire una formula analoga. Le imprese premono ovviamente perché sia inserita; i «sindacati complici» (Cisl, Uil, Ugl o chiunque altro sceglierà la controparte aziendale come «interlocutore privilegiato») saranno d’accordo. La Cgil si opporrà da lontano, perché intanto è stata esclusa dai tavoli di contrattazione (tranne le categorie più «disponibili» a un compromesso al ribasso). Et voilà! Nessuno o quasi potrà più far ricorso a un giudice per veder riconosciuto il proprio diritto a non essere licenziato. E’ vero, come dice Sacconi, che «l’art. 18 non è stato toccato». Semplicemente non potrà più essere applicato.
Ma non finisce qui. L’art. 52 del decreto stabilisce che i precari (o le finte partite Iva) che dovessero vedersi riconoscere dal giudice «la natura subordinata dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa», invece di essere assunti (come ora) verranno «liquidati» dall’azienda con un indennizzo variabile tra i 2,5 e i sei mesi di stipendio.
Non vi basta? Beh, se avete un figlio all’ultimo anno di scuola dell’obbligo (tra i 15 e i 16 anni, quindi) potrete tranquillamente spedirlo in fabbrica a fare «apprendistato». Varrà «come se» avesse studiato. Potrà dirsi «diplomato alla scuola della vita», come suo nonno.
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La cosa da notare e' che il P2 in realta' non agisce politicamente secondo impulsi autodifensivi come semplicisticamente si argomenta, ma come testa di ponte per "normalizzare" la situazione politica italiana. In questo quadro si deve vedere la lotta alla magistratura che deve essere ristrutturata come e' neglu USA con i giudici eletti e nominati politicamente.
insomma siamo in pieno piano di rinascita democratica gelliana. La cosa tragica e' che da questa merda non ne usciremo piu'. La pallina gira e il croupier puo' finalmente dire rien ne va plus! 04-03-2010 19:05 - murmillus
Fine della pace sociale,adesso sono cazzi amari,per tutti.
Si per tutti perche anche i padroni avranno un brusco risveglio dopo che avranno gongolato per il fatto di aver tolto alla classe antagonista i diritti aquisiti.
Si, ora anche gli operai sapranno quello che in questi tempi di pace sociale, avevano dimenticato o che non volevano più sapere.
Che esiste, una guerra di classe!
I sindacati con i loro accordi e con le loro concertazioni avevano disabituato gli operai alla lotta di classe.
In questi anni si è vissuto un sonno come quello della BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO.
Tutti a dormire.
Gli operai con le loro macchinette e i loro mutui da pagare si sentivano un pò come i loro padroni.
Qualcuno votava anche come i loro padroni e si vestiva di verde andando a fare riti pagani sul Po,con quell'imbecille di Bossi.
Ma ora che non hanno più neanche la sicurezza del proprio lavoro.Ora che si sentono defraudati di tutto e non sanno se quel mutuo andrà a buon fine.
Ora, che tra loro e i loro padroni, inizia un'epoca di odio e d'invidia,tutto apparirà diverso e il bell'addormentato si è svegliato.
Ancora non ha ben focalizzato e spera che tutto quello che vede sia frutto di una mente diabbolica, che lo rivuole in piazza.
Le pantofole con gli orsetti e la televisione satelitale devono essere tolte.
No!!!
Ma che siete matti!
Ma allora la concertazione...
Ma non eravamo ricchi e poveri...
Italia amore mio!
Ma andate tutti a fare in culo! Lapo con la sua Ferrari gialla non deve più uscire dalla sua reggia.
Se da oggi gliela vedo per strada una riga con un chiodo non gliela toglie nessuno.
Ma siete tutti pazzi.
L'operaio italiano è quello meno pagato in Europa e per quattro soldi si è messo in pantofole a pagare un mini appartamento,grande come una galera.Buono e tranquillo, ora lo svegliate perche non gli volete dare neanche il minimo sindacale.
Allora facciamo la guerra!
Come diceva il povero Tony Moreno nel film Scarface.
Facciamo la guerra!
In guerra tutto è diverso.
Anche chi vince campa male.
Non si esce più alla sera e a Via Veneto,non si fa la Dolce Vita.
In tempi di guerra,i politici camminano con scorte e la Piazza di Montecitorio,diventa un fortino.
In guerra la notte non si dorme!
Ma neanche di giorno! 04-03-2010 18:36 - mariani maurizio