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FUORIPAGINA
05/03/2010
  •   |   Alberto D'Argenzio
    L'Olanda dove vince l'odio

    Yves Meny è uno dei maggiori esperti di populismo. Direttore fino all'anno scorso delle Scuola europea di Firenze, gli abbiamo chiesto come valuta il successo elettorale di Geert Wilders.

    Prima Pim Fortuyn, ora Geert Wilders, cosa succede in Olanda?
    Dalla fine della II Guerra mondiale il paese ha vissuto su un sistema consociativo basato sull'appartenenza a un gruppo: o religioso o socialista, come in Belgio e Austria. Un sistema a pilastri, fatto di partito, sindacati, associazioni, che viveva su un'intesa tra le élite, per cui tutti concordavano sul convivere preservando le proprie tradizioni. Poco a poco questo accordo è andato sgretolandosi per l'indebolimento dei partiti tradizionali e perché l'opinione pubblica era stanca di un sistema congelato. Inoltre, dopo anni di apertura all'immigrazione, per realizzarsi completamente questo sistema avrebbe dovuto inglobare un «pilastro musulmano». Invece è crollato, soprattutto a causa del radicalismo islamico. A quel punto sono nati i movimenti di protesta contro la presenza di musulmani.

    Quella olandese è vera tolleranza?
    Il mito della tolleranza olandese è nato sulle spalle altrui. Si è forgiato nel 1600-1700, quando si poteva stampare tutto ciò che era impossibile stampare nei paesi vicini, ma lo si faceva per vendere all'estero. Una tolleranza con motivazioni economiche che proiettava i suoi effetti altrove.

    Ha parlato di crisi dei partiti tradizionali, a perdere sono però soprattutto quelli di sinistra.
    In Olanda come dappertutto. Una parte dell'elettorato più povero che votava tradizionalmente a sinistra si è lasciato incantare dalle sirene populiste. C'è un declassement della classe operaia più povera, quella che si trova a condividere il tenore di vita degli immigrati.

    E la crisi non aiuta...
    Il grande problema di questa epoca è che la sinistra ha poco da offrire sul piano della redistribuzione. La capacità dei governi di sinistra di realizzare una politica diversa è pressoché zero: è quasi impossibile farlo quando le frontiere non esistono più, con la globalizzazione e l'Unione europea. I governi - Germania esclusa, perché controlla la politica monetaria - non hanno spazio di manovra. C'è uno scarto colossale tra il discorso politico e ciò che i politici possono fare e questo scarto fa vincere i populisti, che possono promettere tanto, senza dover mantenere. Ma il problema ancora più grave è che la sinistra non ha saputo offrire una visione del futuro: in parte si è fatta affascinare dal blairismo, che faccio fatica a chiamare di sinistra, oppure si è arroccata nella difesa del passato. Ha perso una-due generazioni.

    L'economia non è in mano ai governi, ma le politiche sull'immigrazione sì. E in Olanda, pur essendo durissime, non hanno bloccato l'ascesa di Wilders.
    I partiti populisti nascono da un problema, quello dell'immigrazione. Su questo terreno la sinistra e parte della destra hanno avuto una visione «angelica». Se arrivano centinaia di migliaia di immigrati e una parte di loro trova lavoro, ma non casa, né strutture, è chiaro che si rafforza la delinquenza. Per i populisti è stato facile urlare «il Re è nudo», il problema è che lo fanno con proposte folli e razziste.

    In Olanda c'è già chi pensa ad allearsi con Wilders. È meglio isolarlo, con il rischio di rafforzarlo, o farlo partecipare al governo, sperando che emerga il suo vuoto populismo?
    L'alleanza con questi partiti è inconcepibile. Oltretutto il Pvv non esiste: è Wilders e due-tre assistenti, è una creatura carismatica. La domanda non è qual è la strategia migliore, ma qual è quella accettabile. Il compromesso non può superare l'etica della responsabilità.

    Wilders riuscirà a consolidarsi?
    Vedremo cosa farà il Pvv alle politiche del 9 giugno. Le forze populiste, che spesso sono un fenomeno carismatico, o spariscono - come la Lista Fortuyn o i partiti di Haider, ora in crisi - o fanno come la Lega nord: si consolidano prima in una zona geografica e poi si integrano nel sistema politico. Per Wilders è un'occasione fantastica presentarsi prima in due città e poi, a giugno, alle elezioni nazionali.

    Oggi Wilders metterà piede in Inghilterra, dove un anno fa era persona non grata. Quanto aiutano queste etichette?
    È stata una pubblicità meravigliosa. I leader populisti cercano questo: sono dei provocatori, per loro essere stigmatizzati è come ricevere acqua benedetta. Le formazioni populiste non si chiamano quasi mai partiti, ma movimenti, unioni, leghe, e scelgono parole come libertà, popolo, parole chiave per attrarre un elettorato che non sa a che santo votarsi. In questo Berlusconi è il campione.

    Hanno una vita spesso effimera, il più delle volte non arrivano al potere, ma fissano l'agenda dei governi. C'è da attendersi un'Europa «Superfortezza»?
    Sono partiti che hanno solo due-tre tematiche, ma diventano un punto di riferimento, spostano il perno del dibattito, definiscono la posizione degli altri. Ma anche così, quella dell'immigrazione è una battaglia persa: l'Europa può fare tutti i discorsi che vuole, ma non fermerà l'onda. Nel 2050 ci saranno 2 miliardi di africani alle porte della Ue. Viviamo in contraddizione permanente: si parla di chiusura e si fanno le eccezioni, come in Italia per le badanti, quando quello che servirebbe è coordinare le politiche migratorie con quelle commerciali e allo sviluppo. Dobbiamo creare un polo economico a sud, iniziando ad aprire i nostri mercati agricoli ai prodotti africani. Ma, al contrario, si naviga a vista, l'azione politica non è più sostenuta da un pensiero, da un'etica, manca una visione e la capacità di difenderla e attuarla. E così crescono i populisti.


I COMMENTI:
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  • L.S, Seguo con grande interesse la vostra discussione. Vorrei aggiungere che qui le case e le strutture agli immigrati non sono mancate anzi ! in piu parecipano da 24 anni alle elezioni amministrative se hanno mantenuti la propria nazionalita'.
    La maggioranza funziona benissimo e i loro figli anzi le figlie a scuola vanno benissimo. Le case qui non hanno le sbarre al pianoterra.
    Ma indubbiamente c'e' una parte dell'elettorato che teme oerdita' di identita' e non vorrebbe rifare certe lotte per conquiste liberali. Dettaglio :Wilders ossigenato per nascondere le origini. indonesiane. Il suo nonno militare nelle ex colonie fu trattato male del governo olandese dell'epoca.Scusate eventuali errori nella vostra bella lingua. saluto da Amsterdam 24-03-2010 17:01 - marijke woorts
  • Alla fine,non ci resta che una scelta:quella tra democrazia e dittatura;per quanto non si possa essere d'accordo con certi risultati elettorali,bisogna però avere il coraggio e l'onestà di riconoscere che è solo col voto degli elettori che si esprime(più o meno correttamente)la volontà del popolo;perciò,anche se obtorto collo,questa volontà va rispettata e riconosciuta;l'alternativa a ciò è la dittatura e/o la guerra civile,mali da evitare ad ogni costo. 06-03-2010 11:51 - enrico
  • Il successo olandese e la recente legge svizzera sulle moschee dovrebbe farci riflettere:Svizzera ed Olanda sono sempre stati all'avanguardia nella democrazia e nella libertà di opinione.Se ora in questi due paesi si è passati da simpatia a odio nei riguardi dei musulmani ,ci dovranno essere delle ragioni serie.Una di queste è che bisogna guardare all'islam come al nazismo degli anni trenta :il pericolo maggiore per le democrazie!La sinistra deve prendere esempio da questi due paesi e modificare il suo atteggiamento nei confronti dei musulmani ed in particolare dei musulmani arabi:non piu' tolleranza ma reazione,in tutti i campi in cui l'oscurantismo musulmano si manifesta:dalla condizione della donna,al clericalismo esasperato,alla fobia anti omosessuale,ai divieti comportamentali e (last but not the least)negare uno stato palestinese.Se vogliono vivere secondo i precetti di Maometto che lo facciano in Arabia Saudita ove c'è spazio e ricchezza per mantenere tre milioni di arabi palestinesi. 06-03-2010 08:34 - athesius
  • scusate tanto, ma ho dei grossi problemi con i concetti di "tolleranza" e "integrazione" che sono emersi in vari commenti.
    "Tolleranza", secondo me, non e' un principio per cui lottare; letteralmente, "tollerare" (in fisica, ingegneria, sociologia) e' sopportare un elemento potenzialmente dannoso o pericoloso; pensate forse che Gandhi, o Martin Luther King, o che so io lottassero per essere "tollerati"? O che il movimento femminista lotti forse affinche' le donne siano "tollerate"?
    Occorre ricostruire una battaglia ideologica per difendere "uguaglianza" ed "emancipazione" -- tolleranza non basta, anzi.
    Altro problema e' "integrazione": occorre forse che gli immigrati si "integrino" per avere i loro diritti rispettati? Non basta forse che obbediscano alle leggi? 06-03-2010 04:24 - peppo
  • il punto più interessante dell'intervista è quando si afferma che la sinistra non ha da redistribuire e quindi è in crisi. perchè non può redistribuire? perchè c'è una crisi planetaria. la stessa crisi planetaria, d'altronde, che determina l'immigrazione. mettiamola così: la crisi economica legittima la destra, la quale difende i ceti più forti e soffia sulle pulsioni razziste ed esclusioniste. mentre la torta si assottiglia, la destra difende chi ancora ha la sua buona fetta e scatena la lotta tra poveri. invece la sinistra, che vorrebbe realizzare equità sociale nelle condizioni di un capitalismo non più in ascesa ma in crisi, è finita. a meno che non comincia a stilare una serie di beni non negoziabili (ambiente, socialità, istruzione, salute etc etc). solo così la sinistra si riprende il consenso di massa. la sinistra deve avere il coraggio di proporre lo sganciamento delle risorse che permettono una vita dignitosa dal loro dover essere finanziate. è ora di dire basta al terrore della finanziabilità. se poi ancora credete che la crisi sia passeggera, che le crisi fanno parte della storia del capitalismo e che quindi se ne esce sempre, che "addà passà a nuttata", che ci vuole pazienza perchè quando la locomotiva ripartirà si avrà più forza contrattuale, bè, allora c'è il serio rischio che si continuerà a sperare intanto che si starà rovistando tra i secchi della spazzatura. 05-03-2010 22:53 - lpz
  • Meny lo ripete almeno tre volte: il successo del populismo di destra, che ci piaccia o no, si fonda sulla percezione di un'immigrazione incontrollata che risveglia paure e istinti arcaici soprattutto nei più deboli. La sinistra negli ultimi vent'anni non ha capito questo fenomeno, pensando che tutto si potesse risolvere in una festa di quartiere con un po' di kebab e di musica etnica. Ma la bestia xenofoba si è svegliata e si sta per scatenare con tutta la sua ferocia. E la reazione dei fondamentalisti non sarà meno violenta. Ci vogliono nervi saldi e e politiche inflessibili: laicità dello Stato, legalità, percorsi di cittadinanza ispirati a una visione del mondo eurocentrica. Sì, eurocentrica, perché solo l'Europa garantisce i diritti di tutti. Chi storce il naso, si rende complice dei criminali nazisti. Oggi come ieri. 05-03-2010 20:07 - Europa
  • Beh e' stato un parere espresso democraticamente no?? quindi cosa vuol dirte? che c'e' del malcontento nei confronti di situazioni venutesi a creare per un immigrazione esagerata non controllata, quindi? la gente si ribella e vuole correre ai ripari solo voi ancorati a idee illuministe e obsolete non volete riconoscere queste realta' appellandovi sempre ipocritamente dietro alle ideologie razziste e xenofobe....svegliatevi!!!! la gente e intendo dire il popolo quindi anche noi ne ha i corbelli pieni e se ancora grazie al sistema democratico puo' esprimere un disappunto attraverso un voto appoggiando un candidato che ne prende le difese ebbene questi sono i risultati!! ben venga in italia un candidato forte e fermo contro queste politiche selvaggie immigratorie!!...la scorsa settimana con un articolo osannavate l'olanda come un paese di grande civilta' faceva cadere il governo per ritirare i propri soldati dall'afghanistan....adesso invece e' un paese xenofobo e razzista dove prevale l'odio!!....avete una coerenza proprio da comunisti dei secoli scorsi, il comunismo e' fallito e voi ancora rappresentate questo fallimento!! 05-03-2010 20:00 - Riccardo Guidi
  • Oggettivamente,chi è musulmano difficilmente si integra(almeno totalmente)in una società diversa dalla sua,e questo può essere tollerato fintanto che gli aderenti a questa religione sono una piccola comunità;ma se il loro numero aumenta a dismisura,essi tendono"naturalmente"a divenire il gruppo sociale e culturale dominante,data la ben nota intransigenza dei precetti del Corano,e questo non può non allarmare tutto il resto della popolazione;non è pregiudizio,è un fatto incontestabile e facilissimamente dimostrabile. 05-03-2010 19:10 - enrico
  • Odio ? Di chi, contro chi ? Quando i primi gruppi maomettani immigrarono in Olanda, non erano odiati. Quindi, quello degli Olandesi non è pregiudizio. Poi gli Olandesi hanno sperimentato l'odio degli immigrati maomettani contro la loro cultura e i loro ordinamenti. Nessun problema di rapporti interculturali esiste invece tra olandesi e immigrati non maomettani. Quindi..., provate a ragionare e smettetela di parlare in base ai vostri acritici pregiudizi. 05-03-2010 17:50 - gabriele
  • A me pare che qui si confondano cause ed effetti;il problema non è questo o quel leader"populista"(che poi non si capisce bene perchè come significato debba avere sempre e comunque una valenza negativa,visto che all' origine,almeno in parte,come movimento politico poteva anche essere condivisibile),ma sono le situazioni,le circostanze epocali,collettive,nazionali e trasnazionali,sociali ed economiche che "generano", fanno crescere e moltiplicare certi individui,"gli uomini della provvidenza",come fu nel recente passato con Mussolini,Hitler,Stalin ed altri;quindi la domanda non è perchè questo o quel leader è razzista,xenofobo?(quindi antipatico e maleodorante);ma è perchè uno siffatto può diventare il rappresentante di un così considerevole numero di cittadini votanti?La risposta,a secondo di come la si vorrebbe,può essere facile o difficile;per chi la vuole facile proporrò che"la gente(dovunque)vuole ordine,sicurezza,stabilità economica e identità culturale",tutte belle cose che se non fossero(dalla gente medesima)percepite come in grave pericolo,evidentemente,non avrebbero mai causato l'effetto elettorale che invece hanno avuto;per chi invece vuole una risposta più,difficile,o meglio più"sofisticata"(e ottimistica),dirò che si tratta di un momento,e quindi effimero,di un rimbambimento collettivo che offuscando le menti-ma solo temporaneamente-ha provocato il successo del certo leader;ma poi,tra non molto,tutto tornerà come e meglio di prima,e cioè d un altro fallimento del multiculturalismo e delle società multietniche ad esso (s)connesse. 05-03-2010 17:37 - enrico
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