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Guido Ambrosino
Preti pedofili, il coro del fratello del papa
Le violenze subìte dai ragazzi del coro «I passeri del duomo di Ratisbona» sono solo un capitolo, il più recente ma certo non l'ultimo, in un'ondata di rivelazione sui maltrattamenti sessuali nelle istituzioni cattoliche tedesche: scuole, collegi, orfanatrofi, parrocchie. Si è cominciato a parlarne a fine gennaio, a proposito del Canisius di Berlino, rinomato collegio gesuita, e da allora settimana dopo settimana si sono aggiunte nuove denunce, da istituti dei salesiani e dei benedettini, dei salvatoriani e dei pallotini, dei maristi e delle caritatevoli sorelle di San Vincenzo da Paola. Parlare di singoli sviamenti è ormai impossibile: anche in Germania la dimensione strutturale della violenza sessuale sui minori
è incontrovertibile. E strutturale è la tendenza della chiesa a rimuovere e a
tacere, finché possibile.
C'è però una circostanza che ha fatto scattare una particolare attenzione dei media per i Regensburger Domspatzen, i passeri del duomo di Ratisbona. Tra il 1964 e il 1994 a dirigere il coro, in qualità di Kapellmeister del duomo, c'era il fratello del papa, Georg Ratzinger, ora 86enne e da tempo in pensione. Interpellato ieri dalla radio bavarese sugli abusi sessuali, Georg Ratzinger,
ha cercato di scantonare - «non voglio dir niente su questo tema» - per poi aggiungere: «Non sono a conoscenza di nessun caso di abusi sessuali». E ha concluso con un «chiedetelo alla diocesi di Ratisbona».
È stato proprio il vescovo il primo a parlarne, in una lettera inviata ai genitori
dei ragazzi. Il portavoce del vescovado ha spiegato che sono arrivate «diverse
testimonianze» su maltrattamenti a sfondo sessuale negli anni tra il 1958 e il 1973. Responsabili degli abusi sarebbero stati due religiosi, entrambi morti nel 1984, dopo aver subìto condanne penali. Uno era insegnate di religione e vicedirettore della scuola frequentata dai coristi. L'altro direttore del collegio dove alloggiavano. Nei confronti del fratello del papa non ci sarebbe alcuna contestazione. Ma pare davvero strano che nei 29 anni in cui ha diretto il coro non si sia mai accorto delle angosce e dei traumi dei ragazzi, che ora, divenuti adulti, si rivolgono numerosi al vescovado per testimoniare.
I ragazzi del famosissimo coro, chiamati a tenere concerti in tutto il mondo,
frequentano a Regensburg un proprio ginnasio musicale, cui è collegato
l'internato teatro degli abusi. Per gli ospiti dell'internato l'affidamento a educatori religiosi è pressoché totale, su tutto l'arco della giornata.
Se per decenni era abitudine dei clerici non accorgersi mai di nulla, voltarsi
dall'altra parte o chiudere tutti e due gli occhi, c'è però nella chiesa cattolica
tedesca anche una nuova generazione di religiosi decisi a prendere il toro per
le corna. Tra loro si può annoverare il rettore del Canisius-Kolleg di Berlino,
padre Klaus Mertes, che a gennaio si è rivolto per lettera a 500 ex allievi, per dire che aveva appreso di abusi negli anni '70 e '80 e per esortarli a contattare
l'avvocatessa Ursula Raue per testimoniare su queste vicende. Klaus Mertes
ha tenuto conferenze stampa e ha affrontato apertamente l'argomento anche
in un'assemblea con gli allievi del liceo intitolato a Petrus Canisius, teologo
del 16esimo secolo e massimo promotore dell'ordine dei gesuiti in Germania. Da qui è partita una valanga di rivelazioni di cui non si vede la fine.
La conferenza episcopale tedesca, riunita a Friburgo dal 23 al 25 febbraio, ha dovuto occuparsi dell'argomento. Il presidente, l'arcivescovo di Friburgo Robert Zollitsch, ha chiesto perdono alle vittime e ha promesso di «far luce sulla vicenda, senza false remore». Ha anche assicurato di parlarne col papa in occasione della sua prossima visita a Roma, in programma per il 12 marzo.
Le assicurazioni di Zollitsch non sono però affatto bastate alla ministra della giustizia, la liberale Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, che il 22 febbraio ha mosso alla chiesa un monito severo. Intervistata dalla prima rete della tv pubblica Ard, la ministra disse di non avere l'impressione che «i responsabili
della chiesa collaborino in modo costruttivo con gli uffici del pubblico ministero». Al centro della sua critica una direttiva varata nel 2002 dalla conferenza episcopale, che prevede indagini preliminari interne nei casi di abusi sessuali. La ministra ha ricordato che «la violenza sessuale a danno di minori è un delitto che va obbligatoriamente perseguito, e nessuno può arrogarsi di decidere se convenga o meno sporgere denuncia. È assurdo che si cerchi ancora di giustificare questa direttiva». La Germania non è l’Italia baciapile, ma anche per gli standard tedeschi la fermezza della ministra è del tutto insolita, e prova la gravità della crisi.
L'arcivesco Zollitsch ha perso le staffe, e il 23 febbraio ha lanciato un ultimatum,
invitando la ministra a «ritirare la sua critica spropositata» entro 24 ore. Il giorno dopo è stato lui a dover fare marcia indietro, dopo una telefonata con la cancelliera Merkel che, se lasciava dichiarare al suo portavoce di «aver piena fiducia nella volontà dei vescovi di affrontare la questione», la pensa esattamente come Leutheusser-Schnarrenberger: a occuparsi dei preti pedofili e violenti non devono essere comprensive commissioni vescovili ma pubblici ministeri.
E così giovedì 25 febbraio uno Zollitsch di nuovo mite dichiarava di considerare
chiuso l'incidente. E ammetteva che alcuni punti della direttiva del 2002 potevano essere precisati: un apposito gruppo di lavoro è stato incaricato di presentare nuove formulazioni entro l'estate.
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Facevano così:
All'osteria numero uno....
Oggi,rimanere stupiti,che un prete si sfoga con il chirichetto è cosa ridicola.
La chiesa ha vietato ai suoi uomini di sposarsi e questi per quanto bravi siano e per quanto santi possano essere,sono sempre fatti di carne.
Il fratello del Papa è tra questi.
Be?
Cosa volete,da una chiesa che predica la castità.
Per un giorno,si è casti.
Per un anno si è casti.Per decine di anni si è casti,ma pòi arriva il giorno che si cade nel peccato.
Uomini con gli attributi.
Per non far ripetere queste cose, la Santa Chiesa Cattolica ha due cose da fare.
O castra tutti i prelati, dal pretino al Santo Padre,oppure permette anche ai preti di sposarsi e di mettere su famiglia.
Non si può andare contro natura.
Ecco i tristi risultati.
Pedofili da oratorio.
Gli oratori sono pieni di ragazzini violati.
Pòi ci andiamo a scusare.
Ma perche non si cambia la legge?
Solo i cattolici hanno questo problema,le altre chiese,non hanno di questi obropri!
Meditate preti,meditate! 06-03-2010 20:09 - mariani maurizio