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FUORIPAGINA
07/03/2010
  •   |   Alessandro Sterlacchini
    Tecnologie verdi, regioni italiane in forte ritardo

    Le innovazioni tecnologiche finalizzate alla tutela dell'ambiente dovrebbero assumere un ruolo chiave nella politica economica di qualsiasi governo. Persino gli economisti più ortodossi riconoscono che, in questi ambiti, il mercato lasciato a sé stesso fallisce: le esternalità positive che caratterizzano la produzione di nuove conoscenze danno luogo ad un livello di attività inventive inferiore a quello ottimale, mentre le esternalità negative associate all'inquinamento inducono un eccesso di comportamenti che peggiorano la qualità dell'ambiente. Nel primo caso, le imprese tendono a investire poche risorse mentre nel secondo non si preoccupano di ridurre gli impatti ambientali negativi (scaricando sul resto della società i relativi costi). Di conseguenza, non occorre essere iscritti al partito degli economisti eterodossi per sostenere la necessità di un forte intervento pubblico a favore delle cosiddette eco-innovazioni. Tra l'altro, in presenza di una crisi epocale come l'attuale, politiche pubbliche di tale natura favorirebbero anche lo sviluppo di nuovi settori e, quindi, nuove opportunità di investimento e creazione di posti di lavoro.
    Il ruolo degli interventi pubblici nella produzione di invenzioni riferite alle energie rinnovabili è stato enfatizzato in un lavoro di Johnstone, Hascic e Popp, pubblicato nel gennaio 2008. Gli autori hanno esaminato, per 25 paesi, le domande di brevetto, depositate dal 1978 al 2003 all'Ufficio Europeo dei Brevetti, riguardanti diverse tecnologie riconducibili alle fonti rinnovabili (solare, eolica, geotermica, ecc.) nonché al trattamento dei residui dei processi energetici. Mentre fino al 1995 le domande annuali di brevetto erano circa 140, negli anni successivi sono notevolmente aumentate raggiungendo nel 2003 le 440 unità. L'espansione ha riguardato, in modo particolare, le tecnologie relative alle energie solari ed eoliche e al trattamento dei residui. L'analisi econometria mostra che tale espansione è stata positivamente influenzata dalle politiche pubbliche adottate, in anni diversi, nei diversi paesi considerati. 
    L'Italia, come purtroppo era facile attendersi, non esce bene da questa analisi. Considerando il numero annuale di eco-invenzioni per unità di Pil, essa figura al 12° posto tra i 16 paesi dell'Unione Europea che sono stati considerati. Ciò potrebbe dipendere dal fatto che l'Italia, essendo un paese tecnologicamente debole, ricorre comunque poco ai brevetti europei, a prescindere dal tipo di tecnologia. Tuttavia, anche se si guarda alle percentuali di eco-innovazioni sul totale delle domande di brevetto presentate dai diversi paesi, il nostro risulta sempre nelle ultime posizioni. Emblematico è il confronto con la Spagna: leggermente al di sotto in termini di eco-innovazioni sul Pil, essa supera decisamente l'Italia dal punto di vista della quota sulle domande di brevetto europeo (6.7 contro 2.6% ). La performance iberica dipende essenzialmente dall'impegno innovativo nel solare e nell'eolico, due ambiti in cui l'Italia, per la sua posizione geografica, potrebbe beneficiare delle stesse opportunità.
    Tali risultati indicano chiaramente che il ritardo dell'Italia nelle nuove tecnologie riferite all'ambiente deve essere imputato alla carenza di politiche pubbliche, soprattutto da parte del governo centrale. Tuttavia, anche alle amministrazioni regionali va attribuita una parte di responsabilità.
    (per vedere la «pagella» delle regioni nelle spese per eco-innovazione, vai su http://www.sbilanciamoci.info)


I COMMENTI:
  • Ma se abbiamo una banda che ci vuole imporre le centrali nucleari per i loro affari economici cosa pretendiamo ??? 07-03-2010 13:57 - Emanuele SalvadÃÂÂÂ
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