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Daniela Preziosi
Bonino in dubbio, Bersani no
Quel «se non ora, quando», quelle parole di Primo Levi che piombano in piazza del Pantheon, pronunciate da Emma Bonino, arriva molto oltre i presenti, investe - forse per la prima volta sul serio - tutto il centrosinistra. Se non ora «quando potremo dire che con i ladri e con i bari non si gioca», chiede e si chiede. Mai come questa volta, confessa Emma, ha avuto la tentazione di tirarsi indietro da una competizione che non riesce, forse ormai non può più , «rientrare nella legalità». Una tentazione più forte di quando, dopo quattro durissimi giorni, ha fermato uno sciopero della fame e della sete intrapreso per questo stesso obiettivo, dichiarando poi il proprio fallimento.
I radicali da settimane si interrogano sullo starci o no. Convenzionalmente dividendosi tra pannelliani - praticamente tutti - più ribaldi, e «boniniani» - pochi, persino a fianco della candidata nella competizione del Lazio c'è la pannellianissima Rita Bernardini - e «governisti». Ma alla riunione fiume di ieri mattina a Torre Argentina, presenti Marco Pannella, Mario Staderini, Gianfranco Spadaccia e tanti altri della «galassia radicale», Marco Cappato in collegamento telefonico, anche Emma apre dicendo ora basta. Magari per anticipare Pannella. Fatto sta che per andare avanti i radicali chiamano a raccolta le proprie truppe, si fa per dire, in una un'assemblea nazionale «per discutere pubblicamente delle decisioni da assumere, convinti che nessuna scelta in questo momento debba essere data per scontata ».
Bonino, in piazza, pur nella drammaticità del momento, rassicura i suoi, coalizione ed elettori: «Se avessi ascoltato solo me stessa avrei già detto che con i bari non si gioca, ma credo che in questa circostanza sia necessario un confronto con tutte le altre forze che compongono la coalizione». Il Pd si dispone alla battaglia parlamentare contro il condono delle liste, ma, lo dice Pierluigi Bersani da Genova, pur capendo «la scossa e il turbamento» in ogni caso «nessun Aventino, con l'Aventino non abbiamo mai risolto niente». Bersani risponde con asprezza ai sospetti di «inciucio» che Marco Pannella gli aveva rivolto la sera di venerdì.
Si va avanti, dunque, se tiene l'asse Bersani-Bonino. A scanso equivoci, lo ribadisce anche il comitato Bonino, quando aderisce alla manifestazione di sabato prossimo: «Una grande manifestazione fatta da chi sostiene che i diritti e le regole sono più importanti del potere e della forza. Emma Bonino lo sta dicendo da tanto tempo e forse ora tutti possono capire quanta sostanza ci sia nella sua battaglia. Non ci fermeremo. Andremo fino alle elezioni con il nostro progetto per il Lazio».
A non parlare di ritiro è Riccardo Milana, il coordinatore: «Quando Emma dice 'se non ora quando' parla alla coscienza d questo paese. E solleva un problema concretissimo: se siamo passati ad una monarchia non costituzionale, chi ci assicura che il risultato delle elezioni, se non piacerà al re, verrà accettato proclamato?». In ogni caso il Pd punta alla battaglia in parlamento e fa come non vedesse lo spettro del ritiro della candidata. Non è neanche fattibile, spiegano i tecnici: una volta accettata la candidatura dalla Corte d'appello, il ritiro è un fatto politico, tecnicamente impossibile, salvo caso di decesso. Si va avanti: «Lunedì la regione Lazio riunirà la giunta per ricorrere alla Consulta per sollevare il conflitto di attribuzione sul decreto salva-liste. Questo renderà più forte la nostra battaglia nelle camere. Altro che Aventino», dice il Pd Lucio D'Ubaldo, anche lui del comitato Bonino.
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In tutti i sensi.
E chi pensa di essere ancora nell'ottocento cerchi di sforzarsi e di guardare la realtà delle cose, invece di sognare le impossibili rivoluzioni del lumpenproletariat. 08-03-2010 09:08 - Jizzy
è giusto denunciare la loro illegalità ma si vince solo se si ha il coraggio di proporre un progetto veramente alternativo di società: diritti invece di privilegi.
e se sono davvero diritti bisogna partire dagli ultimi; ora è eversivo perfino sostenere che gli uomini sono tutti uguali.
se si accetta la legge del più forte e si accetta di escludere qualcuno dall'umanità si legittima la sopraffazione del più ricco e del più forte.
la sinistra ha perso perchè ha accettato di derogare ai propri principi. 07-03-2010 20:59 - mauro
Sai che cambio! Forse è mejo stá minestra riscaldata 07-03-2010 19:49 - claudia