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FUORIPAGINA
08/03/2010
  •   |   Adriana Pollice
    L'aborto minacciato

    Chiudere il centro per l'interruzione volontaria di gravidanza dell'ospedale Apicella di Pollena Trocchia, in provincia di Napoli, questa la volontà del direttore sanitario dell'Asl Na3 Sud. Chiudere cioè l'unico presidio che pratica l'ivg in un territorio che va da Pomigliano d'Arco a Sorrento, con un bacino di utenza di 600 mila cittadini, circa 120 interventi in dodici mesi, aperto solo due anni fa (dopo la dismissione dei centri di Nola e Frattaminore) ed espressamente indicato tra i servizi da allestire nell'atto istitutivo del nosocomio. Si tratta di appena due stanze di una struttura che, spiegano in paese, ha molti più dipendenti che malati da assistere, due stanze che, pare, suscitino l'interesse di chi vorrebbe cure specialistiche ritenute di maggior prestigio, ma anche di chi, in vista delle elezioni, tira di nuovo fuori le crociate antiabortiste per strizzare l'occhio alla chiesa. «La chiusura di un reparto Ivg in una realtà come Pollena, e potremmo moltiplicare gli esempi - sottolinea Stefania Cantatore dell'Udi - fa parte della campagna elettorale. È un segnale di schieramento chiaro e netto sull'orientamento etico di chi lo esprime». Già adesso le donne lamentano la difficoltà a contattare l'ospedale per l'interruzione di gravidanza, ma è diventato difficile anche accedere passando dai consultori.
    La manovra preelettorale ha messo in allarme la rete delle donne, dal Comitato Legge 194 all'Udi di Napoli, all'associazione Maddalena e donne medico, che hanno fatto partire una diffida da trasformare, se le circostanze dovessero richiederlo, in denuncia per interruzione di pubblico servizio. «Allarme infondato - è la risposta del sub commissario dell'Asl Na3 Pasquale Patriciello - il servizio non può essere interrotto fino a quando non sarà sicura l'alternativa. La pratica dell'Ivg sarà certamente abolita a Pollena Trocchia, ma non abbiamo ancora deciso dove sarà istituita». Una chiusura certa, quindi, a fronte di nessuna alternativa sul tavolo.
    L'idea del direttore sanitario competente è di trasferire il reparto all'ospedale di Nola, dove sono stati già smistati i reparti di ginecologia, pediatria e nido: «Si tratta di un progetto irrealizzabile - spiega il dottor Cosimo Ricco, responsabile della ginecologia - perché nella sede di approdo non c'è spazio per i ricoveri e neppure la sala operatoria è in grado di accogliere le attrezzature necessarie, ho inviato da tempo tutta la documentazione in merito all'Asl di riferimento». Tutta l'operazione è apparsa poco chiara fin dall'inizio: «Mi hanno chiesto di organizzare il servizio a Pollena e l'ho fatto. Una sola seduta a settimana, certo, perché abbiamo carenza di personale non obiettore e non ci sono anestesisti sufficienti per due sedute a settimana, ma comunque il centro funziona e fino a quando non mi sottoporranno un documento ufficiale continuerò ad applicare la legge».
    Tra le motivazioni addotte per il trasferimento a Nola, il fatto che a Pollena adesso manca la ginecologia in appoggio: «L'interruzione volontaria di gravidanza - spiega ancora il dottor Ricco - si pratica in day surgery e l'ospedale Apicella è perfettamente attrezzato per fornire supporto a eventuali complicazioni, soprattutto se si tiene conto che ospita malati acuti, per i quali è sempre disponibile un anestesista ventiquattro ore al giorno. A Nola, invece, è utilizzabile una sola sala operatoria d'urgenza sulla quale già adesso insistono sei chirurgie differenti. Impensabile sovraccaricarla ancora».
    La versione delle autorità sanitarie locali non convince nessuno: «Non crediamo alla scusa del degrado dell'ospedale - spiega Simona Ricciardelli, del Comitato Legge 194 - e neppure all'eventuale mancanza di sicurezza per le donne in caso di emergenza, visto che per altre patologie gli standard minimi richiesti sono assicurati. La legge parla chiaro: è vietato l'aborto clandestino ed è esclusa la possibilità dell'intervento in clinica privata, quindi l'unica via è assicurare l'ivg in strutture pubbliche. Le autorità sanitarie non possono ignorarlo, altrimenti siamo pronte a dare battaglia». Per ora i vertici distribuiscono ottimismo, assicurando che le donne interessate saranno smistate verso altre strutture ma la desolazione del panorama locale, con la carenza cronica di reparti e personale, le liste di attesa lunghe, dimostrano come si cerchi di mettere la sordina a quella che appare come la dismissione del servizio. 


I COMMENTI:
  • Non la smetteranno proprio mai di pretendere di governare il nostro corpo fisico e rappresentato, perché le donne tutte non riescono a prenderne coscienza..... 16-06-2010 10:43 - Jolanda La Rossa
  • L'offensiva clericale mi pare chiara. Si vogliono privare le donne del diritto di decidere sul proprio corpo, si vuole ricondurle al ruolo di fattrici da riproduzione.
    La legge 194 è stata una grande vittoria progressista contro il tradizionalismo, una vittoria che evidentemente non è stata digerita dai clericali. 08-03-2010 16:05 - paolo1984
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