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FUORIPAGINA
10/03/2010
  •   |   Costantino Cossu
    Se gli operai vanno su Facebook

    Dodici giorni a dormire nelle celle dell'ex carcere di massima sicurezza di Cala d'Oliva, su un'isola battuta da un grecale che penetra sin nelle ossa. Per niente? Forse no. Gli operai della Vinyls, naufraghi volontari sull'Asinara, qualche risultato cominciano a vederlo. Si sono svegliati i media nazionali Hanno un loro profilo su Facebook, dove i contatti sono arrivati rapidamente a 26 mila. L'idea di usare Facebook per aiutare quelli della Vinyls l'ha avuta Michele Azzu, uno studente di musica che vive a Londra, figlio di uno dei naufraghi. Si è cominciato con il giro più stretto delle conoscenze e delle amicizie e ora è una valanga di messaggi. E bisognerà fermarsi un attimo a riflettere sulla supplenza che i meccanismi, anche strumentalmente distorti, della comunicazione di massa svolgono rispetto alle tradizionali forme della mobilitazione sindacale. Basta vedere che cos'hanno fatto quelli dell'Alcoa, che per accendere i riflettori sulla loro lotta hanno fatto lo spogliarello in piazza San Marco al carnevale di Venezia.
    Se ci parli, con gli operai della Vinyls asserragliati all'Asinara, te lo dicono chiaramente che cosa sta succedendo. E lo scrivono nel blog su Facebook: «I sindacati nazionali dei chimici ci hanno mollati. Ci chiamano un po' tutti: giornali, tv, amici. Nessuna chiamata dal sindacato nazionale. Saranno offesi per le cose che abbiamo detto di loro. È vergognoso che non abbiano nemmeno provato a contattarci. Che sindacato è quello nazionale dei chimici se non si confronta con la base? Perché i burocrati non vengono sostituiti da veri sindacalisti? Perché lasciare soli non solo noi, ma anche le strutture provinciali dei chimici?».
    Il riferimento è all'accordo firmato lo scorso ottobre dai vertici nazionali dei sindacati confederali con l'Eni. Un'intesa che, secondo i naufraghi dell'Asinara, dà mano libera all'Eni per realizzare il suo vero obiettivo: abbandonare il ciclo del cloro in Italia, a Porto Torres ma anche in Veneto. E in Sardegna investire nei mega depositi di combustibile che l'azienda vorrebbe costruire a poche miglia dagli alberghi e dai villaggi turistici di Stintino e a un tiro di schioppo dal parco naturalistico dell'Asinara. Ci sono gli arabi della Ramco (Qatar) che vorrebbero comprare la Vinyls, ma chiedono che l'Eni fornisca loro le materie prime per la produzione del pvc (etilene e dicloretano) a prezzi scontati. L'Eni tergiversa e il rischio è che l'attuale amministrazione controllata, con conseguente cassa integrazione per tutti i 120 dipendenti, si trasformi in una chiusura definitiva.
    Il mercato esiste per il pvc. Ramco vuole acquistare perché sa che da Porto Torres può ricavare profitti. Chiede garanzie sul costo della materie prime che è una società controllata Eni, la Polimeri Europa, a fornire. «È possibile - dicono Pietro Marongiu e Tino Tellini, portavoce dei naufraghi - che il governo non possa fare pressione sull'Eni, che per il 30% ha capitale pubblico, perché dica sì agli arabi?».
    Sulla stessa linea è la Cgil di Sassari, che in una nota dai toni molto duri diffusa ieri apre un fronte di conflitto con i vertici romani. «I dirigenti nazionali della categoria dei chimici - si legge nel documento - sono calati in Sardegna il 19 ottobre scorso per firmare una sciagurata intesa con Eni, un accordo porcheria contro il parere della Cgil territoriale e dei lavoratori in lotta. Un accordo firmato dagli stessi fantasmi che agli operai, della Vinyls giunti a un gesto estremo per tenere accesa la speranza, in questi giorni non hanno fatto una telefonata». La nota, approvata al congresso provinciale della Cgil del 4 e 5 marzo, tiene insieme tutte le diverse anime che si confrontano in vista del congresso nazionale.
    Alla luce di quanto accaduto alla Vinyls, l'assise provinciale ha approvato una proposta di modifica degli statuti nazionale e regionale della Cgil. «Una proposta - si legge nella nota - che mette chi lavora al centro delle decisioni, in nome della democrazia: nel caso in cui un referendum tra i lavoratori bocci un'intesa o una piattaforma firmata da un dirigente dell'organizzazione, questi deve ritirare immediatamente la sua firma. Se, decorsi 15 giorni, il dirigente sconfessato non avesse provveduto al ritiro, sarebbe da considerarsi immediatamente decaduto da tutti gli incarichi nella Cgil».


I COMMENTI:
  • Uno dei grossissimi problemi è la globalizzazione,che è la madre di(quasi)tutti i guai per le classi subalterne(o se qualcuno preferisce,lavoratrici);ma il vero problema è la Cina,autentica e spietata globalizzatrice,che costringe tutte le altre economie a piegarsi-per non spezzarsi-verso i suoi standard micidiali! 11-03-2010 09:43 - enrico
  • L'idea di stare in carcere è una buona idea,così prendiamo confidenza con le strutture carcerarie,che Alfano sta ampiando per noi.
    Milioni di lavoratori,passano dal carcere della fabbrica al carcere vero.
    Il figlio emigrante ha pensato bene di fare entrare in internet anche il padre e tutti i suoi colleghi.
    Ogni cosa che facciamo per renderci visibili è cosa buona e giusta.
    Dobbiamo far sapere a più persone possibile in che condizione ci hanno ridotto le scelte scellerate di un capitalismo trasformato in imperialismo.
    I soldi di Agnelli viaggiano come i figli degli operai.
    Vanno dove si può risparmiare mezzo euro per operaio.
    Vanno dove più conviene produrre le loro fottute merci.
    Ma pòi queste merci troveranno lo stesso mercato?
    Far fare delle scarpe a un cinese,abbassa si il costo del lavoro,ma nello stesso tempo abbassa il plusvalore.
    Questa è scienza!
    Ma l'ingordigia umana ha superato la scienza e viaggia con una grande bolla economica,che presto scoppierà.
    O si che scoppierà.
    Anche questa è scienza.
    Le leggi economiche si possono mascherare e trasformare con la prepotenza e l'arbitrio,ma due più due, fa sempre quattro.
    Almeno fino a che non si riuscirà a infilare in quella bolla anche il metro con cui si fanno i conti.
    Bene fanno gli operai a rendersi visibili.
    Bene, andare in Internet,ma quello che succederà nei prossimi giorni non sarà per il carcere o per internet.
    Sarà,perche voi siete la forza vera di questo paese.
    Ci si dovrebbero mettere loro in galera,invece di farci stare chi ha fatto questo paese.
    Amo il mio paese, perche voi lo avete fatto.
    Voi mi avete nutrito,vestito e mandato in macchina.
    Ora che vi lasciano a casa,chi ci darà da mangiare?
    Berlusconi con le sue ministre?
    D'Alema sulla sua barchetta?
    Agnelli che ha portato i suoi soldi in Polonia?
    Quando ci renderemo conto chi siete,vi verremo a liberare e vi metteremo a dirigere il vostro paese! 10-03-2010 18:44 - maurizio mariani
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