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FUORIPAGINA
14/03/2010
  •   |   Micaela Bongi
    Piazza mia bella

    Ha concluso il suo intervento Pierluigi Bersani. Ha smesso di suonare Simone Cristicchi dopo che la conduttrice Paola Maugeri ha salutato tutti. La kermesse è proprio finita ma tutti sono ancora lì, davanti al palco vuoto. E dopo mezz'ora piazza del popolo è sempre animata da persone che conversano, gente ai gazebo che compra libri, magliette, giornali. Forse, chissà, aspettanno la Canzone popolare. L'inno dell'Ulivo che fu e che - nonostante il solito centrosinistra che battibecca, e l'ordine sparso in cui si presenta in alcune regioni, i distinguo, e «io in piazza con Di Pietro non ci vado» - rispunta a pochi giorni dal voto in una manifestazione che, cestinato dai vari tribunali il decreto salvaliste, aveva finito per raffreddare gli stessi organizzatori.
    E invece, malgrado il dibattito permanente sulle alleanze, il centrosinistra si ritrova unito dalla piazza, ma non solo in nome dell'«antiberlusconismo» (che tanto pure su questo nell'opposizione ci si continua a divedere). Perché ora si comincia a guardare oltre. Con la preoccupazione, però, di non cadere nel vuoto. Certo, le leggi ad personam o ad listam di Silvio Berlusconi, i suoi attacchi alla Costituzione, alla scuola, al lavoro, ai diritti, i suoi telegiornali telecomandati da Arcore fanno il «colore» di piazza del Popolo stracolma (inevitabile la guerra delle cifre: 200 mila degli organizzatori contro i 25 mila della questura), con cartelli, striscioni, magliette, pupazzi di gommapiuma, come il grosso Cavaliere con la clava che saltella tra ragazzi e ragazze, anziani, passeggini, palloncini, bandiere dei partiti e drappi viola. Spunta anche uno striscione «proibito», un grosso «Vendesi Repubblica, rivolgersi a Napolitano» ma il leader dell'Idv subito si dissocia: «Non chiedete a me». Il tormentone sul Quirinale finisce qui.
    C'è il premier anche nelle parole dal palco. Quelle di Emma Bonino, che guarda però a «un nuovo inizio», al «tempo della riscossa democratica» e non c'è bisogno delle tv, dice. Parla dell'«alternativa al regime di basso impero» e cita Anna Politkovskaja per dire che «i sentimenti tiepidi non servono. Io non ne ho, spero che non ne abbiate neanche voi». E la piazza si scalda. I radicali non ci sono, c'è solo la candidata presidente nel Lazio, che parla presto per andare via presto. Ma senza polemiche.
    Se il centrosinistra ci riprova davanti a una piazza che chiede unità, tra i politici nel backstage si scommette sul prossimo leader con gli occhi e le orecchie puntati sull'applausometro. E chi punta su Nichi Vendola è raggiante. Il governatore della Puglia attacca la «repubblica televisiva fondata sull'impunità delle classi dirigenti», il processo breve, che è quello dell'Articolo 18 «stracciato» e degli immigrati criminalizzati. Ma «il racconto berlusconiano non funziona più, è pieno di crepe, è finito tra le macerie dell'Aquila». La piazza applaude, tutte le bandiere sventolano vigorosamente, anche quelle del Pd, anche quelle dell'Italia dei Valori. E a questo punto, il leader di Sinistra ecologia e libertà tocca le corde giuste: «Dobbiamo rendere credibile la prospettiva dell'alternativa. Non possiamo limitarci a attendere il cadavere di Berlusconi seduti sulla sponda del fiume. Noi non abbiamo ancora un racconto coerente, ma siamo in grado di andare oltre la semplice denuncia del disfacimento provocato dal centrodestra. Oggi in questa piazza il centrosinistra ritrova il proprio popolo che per lungo tempo aveva smarrito. Da qui si deve ricominciare». Il popolo del centrosinistra esulta e continua a sventolare le bandiere e chiama «Nichi» su via del Corso fermando e salutando il ri-candidato presidente della Puglia che torna alla sua macchina.
    Poco più tardi tocca a Antonio Di Pietro, attento a non riaprire polemiche - seppure un po' lamentandosi perché «l'Idv è spesso denigrata» - e tutto concentrato sul «Nerone che se la ride e racconta barzellette mentre l'Italia brucia» e «l'unità è l'unico modo per liberare il paese da questo fascismo di ritorno». Per il leader dell'Idv l'applausometro questa volta è un po' deludente. E, anche se non è giornata di frizioni, a lui è più che altro rivolto il messaggio di Pierluigi Bersani, che chiude la giornata così: «Diremo che un'altra Italia è possibile, combatteremo Berlusconi ma non ci rispecchiamo in lui, non avremo lui negli occhi, perché non parla al futuro». E il Cavaliere è un leader «troppo forte per essere davvero finito e troppo finito per essere davvero forte». Insomma, «oggi è la festa di primavera dell'alternativa».
    La primavera comincia timidamente a farsi sentire. Alternativa è la parola più pronunciata. La piazza chiede unità ma i leader si mostrano uniti fino a un certo punto. Per ora si limitano a sfilare uno dopo l'altro. Evitando la classica chiusura tutti insieme, e la Canzone popolare.


I COMMENTI:
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  • Fabio,sei il classico scrutatore non votante,come direbbe Bersani-quello bravo-, residuo azotato della fu maggioranza silenziosa,che ora ha fatto anche del pensiero un lusso fuori portata. ma per cosa vivi?? 14-03-2010 22:34 - mino cavallo
  • .. bella manifestazione! grande Nichi! con lui, la speranza divampa!!!!! 14-03-2010 22:27 - Principe
  • I numeri non servono quando non riusciamo a produrre idee ed alternative al berluska. Contano solo i voti e non riusciamo ad averne piu' della destra. Quando tenteremo di venire fuori da questo pantano ?? 14-03-2010 21:22 - ambrogio brambilla
  • la cosa importante è stata vedere l unità di intenti senza troppe guerre interne avanti così 14-03-2010 20:50 - marco
  • sono d'accordo con minima immoralia 14-03-2010 20:49 - marco
  • sono rimasto fortemenete sconcertato dai commenti che diversi compagni hanno lasciato,offendendo questo giornale e dall'altro li ritengo inetti nel non riuscire a capire che la fase storica che stiamo vivendo è nuova e fortemente pericolosa non solo rispetto alla involuzione dell'idea di lavoro,ai diritti sociali che vengono sempre meno in questo paese ma anche nel rispetto delle regole,della democrazia e delle libertà.
    E' evidente che bonino,bersani o di pietro non sono di sinistra,che non hanno alcuna vera idea di trasformazione,conflitto ecc..,ma oggi c'è bisogno di stare insieme per difendere l'italia da questa dittatura strisciante,se volete accordo tecnici,programmi di minima ma non dobbiamo perdere l'occasione,non so se ricordate la politica dei fronti popolari.
    Soprattutto con due partiti(SEl e Federazione) che non hanno alcuna voglia neanche di parlarsi non vedo come la sinistra quella "vera" possa pensare di ricostruire una alternativa,per questo W questo giornale,w la sua storia,W IL Manifesto. 14-03-2010 20:18 - Alberto Campailla
  • Per alcuni la guerra dei numeri é molto più importante dei veri problemi...(del resto gli ordini di scuderia non si discutono).
    Forza insistiamo e questo governo cadrà...ormai é in gaspin.... 14-03-2010 19:54 - Valentino
  • Ho visto molti commenti sarcastici sulla manifestazione, io c'ero, e come me moltissimi( 500-1000000 non mi frega niente)hanno fatto kilometri per manifestare il proprio malessere al popolo del sabato pomeriggio del corso romano.
    Facciamola finita impegniamoci nella politica, occupiamo gli spazi che ci spettano( tutta l'opposizione è nostra) e facciamola finita di criticare la Cgil.il Pd, Sinistra e libertà...ecc.
    Altrimenti altro che berlusconi ci aspetta.. 14-03-2010 19:53 - Montagnadiarvello
  • Trovo davvero singolare che non si sia trovato il coraggio, neppure in questo articolo sul MANIFESTO, di rompere la censura nei confronti di tutto ciò che sta a sinistra di Vendola. Vergognatevi. 14-03-2010 19:33 - Davide
  • Questi numeri contano poco l'aspetto più triste è questo giornale di cui conservo il primo numero...ora c'è il tifo per Vendola (sic!)..la storia del Manifesto è storia di abbagli...ci aggiungeremo anche questo. Cosa c'entri Vendola con
    quel "quotidiano comunista" non è chiaro...cosa c'entri il quotidiano con un'analisi marxiana della nostra realtà lo è ancor meno...anche questa mail non la pubblicherete come le altre? un saluto ad un giornale che continuo a comprare e che leggo sempre meno 14-03-2010 19:22 - spartaco
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