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FUORIPAGINA
15/03/2010
  •   |   Francesco Paternò
    Google spegne il motore in Cina

    La partita di Google in Cina sembra arrivata al game over. Il Financial Times, citando fonti anonime ma presumibilmente interne del motore di ricerca americano, scrive che l’azienda è certa «al 99,9%» di chiudere in Cina. Sempre
    secondo Ft, il gigante di Mountain View ha già elaborato un piano dettagliato
    per abbandonare il paese. Le trattative per evitare la censura su internet sarebbero arrivate a un punto morto. Venerdì scorso il governo cinese ha lanciato l'ultimo monito, dicendosi tutt'altro che disponibile a un compromesso pur di evitare l'addio di Google dal paese. «Se Google farà dei passi che violano le leggi cinesi, che si dimostreranno non amichevoli o irresponsabili, ne pagherà le conseguenze», ha sottolineato il ministro dell'Industria Li Yizhong. La decisione del motore di ricerca di chiudere Google.cn potrebbe arrivare quindi a breve, anche se il gruppo sembra intenzionato a muoversi con cautela, per proteggere i propri dipendenti locali dalle eventuali ritorsioni delle autorità.
    La vicenda è destinata ad avere impatti economici importanti. A fine 2009, Google deteneva quasi il 30 per cento del mercato cinese, dominato dal cinese Baidu e appena sfiorato dai concorrenti di Yahoo e Bing, entrambi con solo l’1 per cento. Per Google, questa quota rappresenta il 2 per cento dei suoi profitti complessivi, ma nelle previsioni di lungo termine la Cina sarebbe diventata la sua principale fonte di guadagni. Già oggi il paese è il più grande mercato mondiale di Internet, con 360 milioni di utenti contro i 227.719 degli Stati Uniti (dati di Internet World Stat, sito gratuito di statistiche) e nonostante la bassa penetrazione tra la popolazione, solo il 26,9 rispetto al 74,1 degli Stati Uniti, chiaro segno che il mercato deve ancora crescere dopo lo spettacolare +1.500 nell’ultimo decennio. C’è poi tutta la partita dei cellulari. Google aveva rinviato il lancio del suo telefonino in Cina, pronto per competere con il gigante locale China Mobile.
    Lo scontro tra la Cina e Google è nato dopo i continui hackeraggi al servizio
    mail del motore di ricerca. Google ha denunciato in gennaio degli attacchi informatici contro gli account di posta elettronica di alcuni suoi clienti, in larga parte dissidenti cinesi. Sostenendo che gli attacchi provenivano dalla Cina, la società americana ha minacciato di smettere di usare i filtri richiesti dalla censura cinese e di chiudere il suo sito web se non fosse stata messa in grado di garantire la sicurezza ai suoi clienti.
    Nella vicenda è intervenuta il segretario di stato americano Hillary Clinton,
    che aveva chiesto a Pechino di condurre un'inchiesta «trasparente e approfondita» sugli attacchi informatici, aggiungendo che «i paesi che limitano il libero accesso alle informazioni o violano i diritti basilari degli utenti di Internet rischiano di tagliarsi fuori dal progresso del secolo» e promettendo «conseguenze». Il governo cinese aveva risposto per le rime tramite il portavoce del ministero degli esteri: «Gli Stati Uniti hanno criticato il modo
    in cui la Cina gestisce Internet e insinuato che ne restringe la libertà. Chiediamo agli Stati Uniti di rispettare i fatti e smettere di utilizzare la cosiddetta libertà su Internet per formulare accuse senza fondamento alla Cina». Da lì a poco, la stampa cinese avrebbe accusato Washington di usare Internet per fomentare le proteste post-elezioni in Iran.


I COMMENTI:
  • Francamente,e sperando di non fare uno spot elettorale,che non sarebbe nelle mie intenzioni,non trovo davvero che il PDL sia così incompatibile con la democrazia,se per concetto di democrazia s'intende chi, eletto da una maggioranza di elettori-assoluta o relativa-assume perciò il diritto-dovere di governare;tutto il resto,leaders e programmi politici compresi,sono fatti accessori all'elezione,e possono e/o devono poter essere messi in discussione,contestati o approvati,l'importante è che venga rispettato il meccanismo delle regole democratiche,da tutte le parti politiche e istituzionali,e non solo da una,indipendentemente dal suo ruolo,che può essere di governo,di opposizione o istituzionale. 16-03-2010 16:46 - enrico
  • Insomma: ossessionato dalla democrazia. Che bravo.

    E che ci fai allora con il PDL? 16-03-2010 14:25 - Harken
  • Come mai Goggle ha preso questa decisione?
    Ha dovuto apsettare gli attacchi hacker? E prima? Gli piaceva?
    E la censura nei riguardi del Dalai Lama?
    Personalmente Google è coinvolto quanto al governo Cinese nel Genocidio dei Tibetani 16-03-2010 09:47 - carlo
  • E invece pare che ci sia non solo bisogno di dirlo,ma anche di ripeterlo fino all'ossessione! 16-03-2010 08:32 - enrico
  • Ma non mi dire! ¬¿¬ 15-03-2010 20:58 - Harken
  • Riconosco che Google non sia esattamente un ente no-profit,però ha davvero grandi meriti;la questione tra il motore di ricerca statunitense e il governo cinese è la migliore e più palese dimostrazione che la libertà e la democrazia non sono scontati nè facilmente raggiungibili,ma è necessario un duro e lungo cammino su impervi sentieri,irti di pericoli e precipizi,per giungerci. 15-03-2010 17:07 - enrico
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    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
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