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FUORIPAGINA
16/03/2010
  •   |   Gabriele De Palma
    «Il peer-to-peer non viola la legge»

    La homepage di elrincondejesus.com

    La sentenza rischia invece di diventare storica, lette le motivazioni che l’hanno originata, per il dibattito sulle reti di condivisione peer-to-peer.
    Jesus è il proprietario di un bar in un poligono di tiro nei dintorni di Barcellona che nel 2003 ha allestito un sito web personale, elrincondejesus (l’angolodigesù), dove mette a disposizione dei link alle reti peer-to-peer. I link sono organizzati in categorie, per tipologia di contenuti (film, musica, videogiochi, le serie tv e i software) e illustrati tramite le locandine dei film e le copertine dei dischi e dei videogiochi. Praticamente la riproposizione di altri siti che in passato sono stati puniti dai giudici (Grokster in Usa nel 2005 l’esempio più eclatante) con l’aggravante delle illustrazioni e di un archivio centrale per agevolare la ricerca (un accorgimento che dopo la chiusura di Napster nel 2001 nessuno aveva più usato). Un vero e proprio affronto a chi come la Sgae si è sempre battuta contro la pirateria via p2p.
    La Sgae ha quindi denunciato al tribunale civile catalano il fattaccio cercando soddisfazione. E invece: assoluzione completa e spese processuali a carico del richiedente. Col rischio che la sentenza, seppure appellabile, diventi un precedente giurisprudenzialmente pesante come un macigno. Le motivazioni di un giudizio del genere non si fanno attendere, quindi già sappiamo come si è giunti a tale storica valutazione. Innanzitutto il sito web non ospita nessun contenuto, contiene di fatto solo link a comunità di condivisione via p2p. Comunità che scambiano prevalentemente e senza autorizzazione contenuti d’autore, ma non solo e quindi non sono di per sé illegittime. Inoltre l’angolo di Jesus non ha alcuno scopo commerciale e basta un’occhiata alla grafica, amatoriale e decisamente retrò, per capire che non c’è fine di lucro né l’ombra di banner pubblicitari. Infine, pur se è presumibile che il sito venga utilizzato da utenti che poi scambiano illegittimamente file d’autore, allo stato attuale non è previsto dalla legge civile spagnola che si risalga agli indirizzi IP degli utenti, lo si potrebbe fare eventualmente solo per le reti p2p, non per i siti che rimandano a esse. I link sul web non sono criminalizzabili, sono anzi la stessa essenza della rete, ha dichiarato il giudice. Argomentazioni molto simili a una sentenza del tribunale provinciale di Madrid nel caso Sharemula (un Pirate Bay in sedicesimo) nel 2008. Abbastanza per far crollare tutti i capisaldi su cui si tiene la linea di accusa della condivisione attraverso le reti p2p.
    La morale, al momento, è la vittoria per un utente che sembra aver approfittato semplicemente dei progressi tecnologici per condividere le proprie playlist. Una sconfitta in tribunale per la società di gestione dei diritti d’autore le cui conseguenze non sono al momento del tutto prevedibili. Innanzitutto l’appello, poi la possibilità di intentare cause analoghe tramite processo penale anziché civile, potrebbero ribaltare la situazione. Senza dimenticare che è in discussione nel parlamento spagnolo la Legge sull’Economia Sostenibile che presumibilmente rinforzerà la tutela della proprietà intellettuale. In base a quanto è dato sapere alcuni articoli prevedono la messa fuorilegge di link a reti di condivisioni p2p, anche se provengono da blog o siti personali esplicitamente senza fini di lucro, e contemplano la disconnessione degli utenti. Insomma una legge che ribalterebbe la situazione e sotto la cui egida non potrebbe darsi la sentenza di assoluzione a Jesus.
    Intanto però la sentenza ci dice che le leggi non tengono dietro all’innovazione e nonostante le direttive comunitarie e gli sforzi di armonizzare le legislazioni, fino a quando non si va davanti a un giudice non si è certi di quel che può accadere, di quale diritto prevarrà, se quello degli utenti o quelli dell’industria, quelli di privacy o quelli di controllo, quelli di condivisione o quelli di esclusione. Anche per questo la maggior parte delle cause dell’industria contro i privati non arrivano mai a essere discusse, e si chiudono prima di iniziare con forti sconti sulle sanzioni pecuniarie e accordi tra le parti. Da domani forse qualcuno in meno sarà disposto a patteggiare. Sicuramente ci sarà un nuovo sito elrincondejesus, lo ha annunciato lo stesso Jesus in calce al comunicato con cui ha celebrato la vittoria. E potrebbe non essere il solo.


I COMMENTI:
  • Evviva!

    Ma quando la finiranno queste avide macchine da soldi che si arricchiscono grazie al lavoro degli autori..autori che spesso sono a favore del p2p.

    Basti pensare che, poco prima dell'avvento della banda larga e della possibilità dello sharing di film, il cinema era in piena crisi. Sale vuote, vendita di cassette pirata di pessima qualità (mercato in mano alla criminalità organizzata..l'unica che piace ai governi)...poi scoppiò un'epidemia di cinefilia e la causa fu proprio il p2p. Molti amano il cinema soltanto perché hanno avuto la possibilità di vedere tanti capolavori...possibilità che prima era loro negata per motivi economici: in questo ordine mondiale hobby e cultura sono un salasso.

    Stesso discorso per la musica: quanti artisti sono diventati famosi grazie al p2p? Chi si sognerebbe mai di spendere 30 euro per un cd di uno sconosciuto..mentre il p2p ha fatto in modo di avere il pienone nei concerti di quelli che se lo meritavano!

    Evviva il p2p, evviva la condivisione della conoscenza. E' tutto nato con estrema naturalezza, oserei dire da un bisogno...ed è quindi impossibile da fermare. 17-03-2010 13:33 - BangTheBank
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