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FUORIPAGINA
17/03/2010
  •   |   Cinzia Gubbini
    Corteo alla Magliana. Ma il quartiere non è solidale

    «Ma vedi ’sti negri, che puzza oh!». Commento ad opera di un gruppetto di
    ragazzini colto poco prima dell’inizio della manifestazione convocata martedì nel quartiere Magliana dalle associazioni della comunità del Bangladesh per dire «stop al razzismo e alla violenza». Finisce con qualcuno che tira per sfregio qualche oggetto dai palazzi. No, dopo un bar devastato a sprangate e quattro persone in ospedale, per le strade della Magliana non si respira una particolare solidarietà nei confronti dei migranti, come dimostra la scarsa partecipazione dei cittadini del quartiere al breve corteo organizzato dalle associazioni del Bangladesh che è partito da via Murlo - dove si trova il locale - per arrivare a piazza Fabrizio De Andrè, cuore del quartiere (e il suo nome non poteva trovarsi in posto migliore).
    Il fatto è che la gente del quartiere si sente etichettata come razzista, e non ci sta. Insiste: «Qui razzismo non c’è, quello dell’altra sera è stato un episodio, ci sarà stato qualche motivo. Qui si vive tutti insieme, senza nessun problema». Ancora qualcuno dice, come la signora Alessandra: «Ma poi chi l’ha detto che a menare sia stata gente della Magliana?». La notizia che i carabinieri, la scorsa notte, hanno fermato e denunciato tre ragazzi del quartiere (due di quindici e uno di diciotto anni) per rapina e lesioni aggravate con in più l’aggravante dell’intolleranza, non scalfisce la narrazione che dell’episodio si fa nelle strade: i
    tre ragazzi avevano avuto poco prima una discussione con le persone del bar «Brothers», per questo sono andati a chiamare in un bar vicino persone anche più grandi. Da lì è scattato il raid.

    Diversa la ricostruzione degli investigatori, che sono già sulle tracce degli altri componenti della «commitiva» - come si chiamano tra di loro. A scatenare la rappresaglia sarebbe stato un fallito tentativo di furto ai danni di un ambulante bengalese che scappando si è nascosto nel bar. Di bulli di quartiere parla il colonnello Alessandro Casarsa che conduce le indagini: «In questo caso il diverso è rappresentato dall’immigrato, in un altro caso avrebbe potuto essere un avversario della Roma o della Lazio». Uno dei fermati ha dei precedenti penali per reati contro il patrimonio. Altre quattro o cinque persone sono attenzionate, e probabilmente verranno denunciate nelle prossime ore.
    Insomma, il razzismo c’entrerebbe per il rotto della cuffia. Ma non la pensano
    così gli immigrati, che continuano a denunciare un clima pesante: «Siamo dei lavoratori, ma ci vogliono cacciare da questa città - hanno detto al microfono - cittadini della Magliana, non siamo delinquenti ma gente come voi». Per tutto il corteo i migranti hanno scandito lo slogan «no al razzismo», qualcuno ha portato anche il proprio figlio: ragazzini e bambini che frequentano le scuole del quartiere, i loro genitori hanno spesso e volentieri la cittadinanza italiana e di conseguenza (per fortuna) sono italiani anche loro. Alla fine del corteo è arrivato anche il delegato alla Sicurezza del sindaco Alemanno, Giorgio Ciardi, ma il suo intervento di solidarietà non è piaciuto ed è stato contestato dalla folla.

    Venerdì si replica con una manifestazione contro il razzismo organizzata dal XV municipio che parte alle 17 da piazza della Radio.

     


I COMMENTI:
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  • Direi sinteticamente "fascismo".
    Tutto in una sola parola.
    Bullismo, razzismo sono facce della stessa medaglia.
    Che destinatari dello squadrismo siano "diversi",rom, immigrati o "comunisti" cambia poco.
    La recente cronaca romana porta alla luce diversi casi. Sntomo di un fenomeno crescente in città e nel paese. Nell'Italia di La Russa-Ministro Della Difesa (Personale)tutto torna.
    Resistenza. 17-03-2010 17:49 - Gianpaolo
  • anche in questo articolo nessuna parola sulla aggressione da parte di una banda di ragazzi di origine extracomunitaria in danno del figlio di Alemanno (15 anni) e dal suo amico (16 anni); fra l'altro, ancora più ignobile la giustificazione data dagli aggressori (subito rilasciati dalla polizia) e fatta propria da certi giornali: "ci siamo sbagliati, è stato un errore di persona"; come dire, se non si sbagliavano sarebbero stati giustificati !! 17-03-2010 17:22 - aiace
  • La penso esattamente come il colonnello Alessandro Casarsa;qui c'entra più il bullismo che il razzismo,uno come me,nato e cresciuto a Roma,lo sa bene. 17-03-2010 15:25 - enrico
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