sabato 16 febbraio 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale sabato 16 febbraio 2013
ACQUISTA IL PDF
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
FUORIPAGINA
18/03/2010
  •   |   Roberto Ciccarelli
    A Torino ricercatori giù dalla cattedra

    Per la prima volta nella storia dell’università di Torino, i ricercatori della facoltà di Scienze hanno annunciato un’astensione dalle attività didattiche a partire dal prossimo anno accademico. Il documento che ha reso nota questa decisione senza precedenti è stato sottoscritto da 140 sui 180 ricercatori presenti nella
    facoltà. A questa schiacciante maggioranza si sono aggiunti i 30 ricercatori della facoltà di matematica, che hanno controfirmato un altro documento insieme ai loro docenti, i 30 (su 37) di Psicologia e i due terzi dei ricercatori di Agraria. Nella stessa direzione stanno andando i ricercatori di Fisica, ai quali potrebbero aggiungersi quelli di Medicina e del Politecnico dove nei prossimi giorni saranno convocate alcune assemblee per decidere le forme di protesta contro il disegno di legge Gelmini che prevede la scomparsa della figura del ricercatore a tempo indeterminato.
    Una protesta che segue quella già adottata dai ricercatori della facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali della Federico II di Napoli dove dall’8 marzo scorso 110 ricercatori si astengono dagli insegnamenti previsti nel secondo semestre, limitandosi a fare didattica di sostegno e non quella «frontale» come prevede la legge del 1980 che ha istituito questa figura centrale, ma disconosciuta, nell’università italiana. Forme analoghe di protesta si stanno registrando a Cagliari, mentre i ricercatori dell’Alma Mater di Bologna hanno sottoscritto nel febbraio scorso un documento consegnato al Rettore in cui si chiede di adottare soluzioni per scongiurare una simile ipotesi.
    I documenti che stanno circolando nell’università del capoluogo torinese
    denunciano i tagli operati dal governo al Fondo di finanziamento ordinario per l’università e del nuovo sistema di reclutamento prospettato nel Ddl che «portano gli atenei sull’orlo della bancarotta e strozzano ulteriormente le già scarse prospettive di carriera dei ricercatori estromettendoli dalle commissioni di concorso». Ma le polemiche più aspre si registrano sulla nuova figura del ricercatore a tempo determinato previsto nella riforma Gelmini.
    Un contratto di massimo sei anni che si aggiunge all’attuale moltitudine di assegni, borse e contratti, estende la durata del precariato fino a 10 anni senza alcuna certezza di assunzione e rischia di aprire con i ricercatori confermati una «guerra tra poveri» sui concorsi da associato. I ricercatori torinesi sono convinti che l’introduzione di questa figura non risolverà il problema dell’enorme precariato esistente ma lo aggraverà.

    La loro decisione minaccia di bloccare un terzo degli insegnamenti delle
    facoltà scientifiche. I presidi saranno costretti a chiedere l’affidamento delle cattedre mancanti all’esterno ricorrendo a docenti a contratto a titolo gratuito, visto che i tagli hanno ridotto il budget della sola facoltà di Scienze da circa 900 mila euro a poco più di 300 mila. Facile immaginare che non ci sarà la fila per coprire questi ruoli. C’è però anche una soluzione alternativa. Che i corsi vengano affidati ai docenti di ruolo. I ricercatori chiedono ai docenti di limitare la loro didattica sostitutiva ad un numero minimo di ore, da 90 a 120. Una richiesta che, secondo Lorenza Operti, vicepreside di Scienze, sarà valutata con
    attenzione, visto che già nel documento dei ricercatori di matematica discusso a febbraio «c’era una frase sulla solidarietà dei docenti che sottintendeva la richiesta ai docenti di non farsi carico della didattica lasciata dai ricercatori rendendo in questo caso inutile la loro astensione».
    Una decisione verrà comunque presa il prossimo 25 marzo quando, in un consiglio di facoltà, i ricercatori proporranno che lo «sciopero bianco» venga esteso all’intera facoltà. Negli incontri che si sono succeduti negli ultimi giorni nelle commissioni didattiche è emersa la possibilità che anche i professori – gli associati e gli ordinari - solidarizzino con la protesta. «Sono molto d’accordo con le motivazioni dei ricercatori – afferma Lorenza Operti – meno sulle modalità.
    Ritengo che l’astensione dalla didattica sia qualcosa che va troppo in là nel
    tempo. Dovrebbe essere un’azione un po' più immediata. Penso alle lezioni in piazza, al volantinaggio, azioni forse un po' più soft, ma di effetto immediato».
    Azioni che non vengono del resto escluse dagli stessi ricercatori che stanno riflettendo sulle conseguenze di una situazione inedita nella storia dell’università italiana. Per valutarne l’impatto, il loro orientamento è di convocare dopo il 25 una commissione paritetica composta da ordinari, associati, ricercatori e studenti che esaminino tutte le questioni legali che nasceranno. L’obiettivo è di presentare un documento al consiglio di facoltà del prossimo mese ed assumere una linea comune.
    Il Ddl Gelmini è la goccia che ha scosso le ultime, residue, certezze dei ricercatori che vivono la condizione paradossale in cui la didattica è un obbligo
    e la ricerca è volontariato, quando invece dovrebbe essere il contrario. «I tagli bloccano la ricerca. Le macchine diventano nel frattempo obsolete, non ci sono soldi per comprare le riviste, assistiamo alla demoralizzazione di un’intera categoria – afferma Davide Levy, ricercatore in Scienze mineralogiche - La nostra è una protesta per fare capire che il mondo universitario si è stancato di
    questa situazione, i governi di destra e di sinistra devono capire che l’università
    è un valore culturale e morale di questo paese».
    A differenza di un’immagine consolidata che attribuisce agli umanisti il primato della politica nell’università, da molti anni ormai il testimone è passato agli scienziati. Alessandro Ferretti, ricercatore in Fisica, spiega questo protagonismo con il fatto che «nelle nostre facoltà i ricercatori sono pressoché indispensabili per il funzionamento della didattica, oltre che della ricerca. Sono persone che hanno indipendenza di giudizio, abituate a confrontarsi a livello internazionale». Un’immagine confermata da Davide Levy per il quale «siamo meno legati ad una situazione baronale. Il rapporto con il professore ordinario è quasi paritetico. Nelle nostre facoltà riceviamo un grosso sostegno da parte dei professori e questo ci stimola a portare avanti la protesta».
    La protesta dei ricercatori torinesi ha assunto il profilo di un’assunzione collettiva di responsabilità verso le generazioni future che non si rassegnano
    a fuggire all’estero a causa della guerra contro l’intelligenza che da più di vent’anni si sta conducendo in Italia. Ma è anche la ricerca di una soluzione
    per i 3 mila precari – età media 35 anni - che quest’anno, solo a Torino, non vedranno rinnovati i loro contratti a causa dei tagli incombenti. Ferretti conferma l’intenzione di formare un coordinamento congiunto tra ricercatori di ruolo e i precari per affrontare un’emergenza sociale di grandi dimensioni. Per Valentina Barrera, rappresentante dei precari della Flc-Cgil, «è urgente affrontare questo problema legato al transitorio. Dopo la chiusura del tavolo di ateneo con i soggetti colpiti dai tagli, chiederemo di riconvocare un tavolo a livello regionale. La nostra prospettiva resta la difesa del contratto da ricercatore a tempo indeterminato».


I COMMENTI:
  pagina:  1/2  | successiva  | ultima
  • Sono molto contento di questa iniziativa e spero che si diffonda. Ovviamente, ai vari ricercatori in giro proporrei di valutare altre iniziative a favore della didattica. Ad esempio si può proporre di eliminare il disaccoppiamento tra corso ed esame. 19-03-2010 22:10 - Marco Antoniotti
  • per fabio: per fortuna che ci sono persone come maurizio che si possono definire di sinistra e hanno il coraggio di dire alcune cose che la maggior parte dei comunisti ormai hanno scordato o si vergognano di dire. ormai anche la falce e martello e' diventata una moda...e poi voliamo creare un'alternativa al berlusca.. 19-03-2010 17:22 - malatesta
  • Solidarieta' con la protesta, perche' la situazione catastrofica in cui versano l'Universita' e la ricerca in Italia e' avvilente e non ha pari in nessun (dico nessun) altro Paese europeo.
    Anch'io, come chiunque puo', sono dovuto emigrare dopo il dottorato non solo per continuare la ricerca, ma addirittura perche' in Italia non arrivavo piu' a fine mese. 19-03-2010 14:44 - Pietro
  • Grazie per questa prova di coraggio e onestà intellettuale. C`era bisogno di un gesto come il vostro, che speriamo abbia un seguito in altre Università. 19-03-2010 11:50 - Andrea Tartari
  • la mia solidarieta'(insegno e faccio ricerca all'estero). Non credete che gli scioperi DEGLI ESAMI siano molto piu' efficaci? 19-03-2010 10:20 - valerio
  • Anche i ricercatori di tutte le facoltà dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro stanno organizzando lo stesso tipo di protesta. a breve invieremo i numeri della nostra adesione.
    Molti ricercori italiani inoltre hanno già provveduto a inviare ai Senatori della Repubblica Italiana la seguente lettera, speriamo che molti altri lo faccianpo ancora.

    Onorevoli Senatori,
    il Disegno di Legge per la riforma dell¹Università che vi apprestate a
    discutere è estremamente lesivo nei confronti dei ricercatori universitari.
    Pertanto, molti di noi non accettarenno più incarichi di insegnamento per il
    prossimo anno accademico.
    Si tratta di una decisione estremamente sofferta, ma quasi obbligata, stante
    un disegno di legge che ignora il nostro lavoro di ricerca e il servizio
    svolto per anni a titolo gratuito, frustrando ogni credibile aspirazione di
    progressione di carriera.
    Le conseguenze di questa determinazione saranno devastanti per l¹università
    italiana. Ma di fronte a un disegno di legge che a chiare lettere ribadisce
    la nostra esclusione dal corpo docente, non possiamo che prenderne atto.
    Vi preghiamo di agire responsabilmente.


    Paola Mairota
    ricercatore confermato AGR/05
    Università degli Studi di Bari Aldo Moro 19-03-2010 08:58 - paola mairota
  • Sono queste le notizie che mi fanno rabbrividire.Non avrei mai immaginato che il mondo dell'istruzione,della ricerca,della cultura arrivasse ad una simile agonia. 19-03-2010 08:15 - ausilia deidda
  • per maurizio: ma te cosa ti fumi prima di scrivere i tuoi commenti sul manifesto? (P.S.: mi sei simpatico) 18-03-2010 23:27 - Fabio
  • credo sia molto opinale l'affermazione che «nelle nostre facoltà i ricercatori ...Sono persone che hanno indipendenza di giudizio, abituate a confrontarsi a livello internazionale». Il ddl Gelmini fa paura proprio perché la maggior parte dei ricercatori italiani sono persone che NON hanno indipendenza di giudizio, e NON sono abituate a confrontarsi a livello internazionale. Sulla questione dei soldi che investirà la Gelmini in ricerca possiamo poi discutere ma, per favore, almeno sul manifesto non fate passare la favoletta del ricercatore geniale che lavora in Italia con immensi sforzi dal momento che i migliori ricercatori italiani sono già quasi tutti all'estero e non ci sono praticamente ricercatori stranieri nelle università italiane. Guardate poi i metodi con cui i ricercatori italiani vengono reclutati in Italia: alcuni hanno talmente poche pubblicazioni che non potrebbero accedere nemmeno a una borsa post-dottorato fuori dall'Italia...bisogna essere al fianco della ricerca italiana ma ristabiliamo alcune verità cari compagni del manifesto o no?! 18-03-2010 23:11 - giorgio
  • ma perchè nessuno mette in discussione il fatto che i saperi per essere trasmessi debbano essere finanziati? non solo i saperi vengono sempre più finalizzati alle esigenze dell'impresa, quindi degradati e impoveriti, ma fin dall'origine la loro trasmissione dev'essere finanziata dallo stato, quindi dalle tasse, quindi dal funzionamento del mercato, quindi, infine, dalla società del lavoro di massa. non sarebbe ora di mettere in discussione questo dogma? dove sta scritto che l'istruzione e la conoscenza per tutti possono trasmettersi solo attraverso la forma denaro? porsi questa questione significa avviare una discussione realmente dirompente nei confronti del capitalismo, dato che è arrivato al punto da fare acqua da tutte le parti. l'alternativa a questa discussione rischia di essere la nostalgia corporativa del ceto accademico, la richiesta di finanziamenti 'ad libitum' come se lo stato potesse erogare denaro dal niente. bisognerebbe pure sfatare il mito dell'investire sulla ricerca: le tecnologie di punta possono offrire lavoro solo per poche persone altamente qualificate e sono esse stesse un fattore di crisi, visto che permettono di produrre con sempre meno manodopera. il che, ovviamente, non significa essere contro la ricerca in sè, ma contro il suo essere destinata all'accumulazione del capitale e quindi il suo essere possibile solo a condizione che sia costretta nelle maglie della redditività. la crisi sistemica in atto (che andrà peggiorando ulteriormente, e lo si prenda qui come articolo di fede, per ragioni di spazio non mi dilungo su questo aspetto) sta comportando la precarizzazione e lo sbriciolamento di quella classe gonfiatasi a partire dal secondo dopoguerra, la classe media. la classe media, soprattutto quella accademica, in nome del fatto di incarnare il cosiddetto "capitale umano", ha tutto l'interesse, per quanto velleitario e illusorio, a difendere questo sistema. la sua battaglia in difesa della sua stabilità è autoreferenziale. il vero nemico di una trasformazione sociale oggi non è tanto il padrone (oggi i padroni, non di rado, addirittura si suicidano) ma la classe media. la bile di questa classe sull'orlo del precipizio tende a travasarsi verso banchieri e speculatori finanziari, evocando i toni tipici dell'antisemitismo, perchè è meglio, dal loro (illusorio) punto di vista, trovare colpevoli alla crisi piuttosto che riconoscere il fatto che la crisi sia sistemica. riconoscere che lo stato sta perdendo le sue capacità finanziarie e che quindi si rende necessaria una radicale trasformazione sociale è effettivamente qualcosa che contrasta con il suo interesse immediato. 18-03-2010 22:30 - lpz
I COMMENTI:
  pagina:  1/2  | successiva  | ultima
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
ottobre 2011 [ 106 ]
freccia
freccia
agosto 2011 [ 112 ]
freccia
luglio 2011 [ 111 ]
freccia
giugno 2011 [ 129 ]
freccia
maggio 2011 [ 132 ]
freccia
aprile 2011 [ 100 ]
freccia
marzo 2011 [ 99 ]
freccia
freccia
gennaio 2011 [ 100 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 62 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2009 [ 27 ]
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
ROVESCI D'ARTE Arianna Di Genova
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
ESTESTEST Astrit Dakli
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
SERVIZI