mercoledì 18 settembre 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale mercoledì 18 settembre 2013
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
FUORIPAGINA
18/03/2010
  •   |   Roberto Ciccarelli
    A Torino ricercatori giù dalla cattedra

    Per la prima volta nella storia dell’università di Torino, i ricercatori della facoltà di Scienze hanno annunciato un’astensione dalle attività didattiche a partire dal prossimo anno accademico. Il documento che ha reso nota questa decisione senza precedenti è stato sottoscritto da 140 sui 180 ricercatori presenti nella
    facoltà. A questa schiacciante maggioranza si sono aggiunti i 30 ricercatori della facoltà di matematica, che hanno controfirmato un altro documento insieme ai loro docenti, i 30 (su 37) di Psicologia e i due terzi dei ricercatori di Agraria. Nella stessa direzione stanno andando i ricercatori di Fisica, ai quali potrebbero aggiungersi quelli di Medicina e del Politecnico dove nei prossimi giorni saranno convocate alcune assemblee per decidere le forme di protesta contro il disegno di legge Gelmini che prevede la scomparsa della figura del ricercatore a tempo indeterminato.
    Una protesta che segue quella già adottata dai ricercatori della facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali della Federico II di Napoli dove dall’8 marzo scorso 110 ricercatori si astengono dagli insegnamenti previsti nel secondo semestre, limitandosi a fare didattica di sostegno e non quella «frontale» come prevede la legge del 1980 che ha istituito questa figura centrale, ma disconosciuta, nell’università italiana. Forme analoghe di protesta si stanno registrando a Cagliari, mentre i ricercatori dell’Alma Mater di Bologna hanno sottoscritto nel febbraio scorso un documento consegnato al Rettore in cui si chiede di adottare soluzioni per scongiurare una simile ipotesi.
    I documenti che stanno circolando nell’università del capoluogo torinese
    denunciano i tagli operati dal governo al Fondo di finanziamento ordinario per l’università e del nuovo sistema di reclutamento prospettato nel Ddl che «portano gli atenei sull’orlo della bancarotta e strozzano ulteriormente le già scarse prospettive di carriera dei ricercatori estromettendoli dalle commissioni di concorso». Ma le polemiche più aspre si registrano sulla nuova figura del ricercatore a tempo determinato previsto nella riforma Gelmini.
    Un contratto di massimo sei anni che si aggiunge all’attuale moltitudine di assegni, borse e contratti, estende la durata del precariato fino a 10 anni senza alcuna certezza di assunzione e rischia di aprire con i ricercatori confermati una «guerra tra poveri» sui concorsi da associato. I ricercatori torinesi sono convinti che l’introduzione di questa figura non risolverà il problema dell’enorme precariato esistente ma lo aggraverà.

    La loro decisione minaccia di bloccare un terzo degli insegnamenti delle
    facoltà scientifiche. I presidi saranno costretti a chiedere l’affidamento delle cattedre mancanti all’esterno ricorrendo a docenti a contratto a titolo gratuito, visto che i tagli hanno ridotto il budget della sola facoltà di Scienze da circa 900 mila euro a poco più di 300 mila. Facile immaginare che non ci sarà la fila per coprire questi ruoli. C’è però anche una soluzione alternativa. Che i corsi vengano affidati ai docenti di ruolo. I ricercatori chiedono ai docenti di limitare la loro didattica sostitutiva ad un numero minimo di ore, da 90 a 120. Una richiesta che, secondo Lorenza Operti, vicepreside di Scienze, sarà valutata con
    attenzione, visto che già nel documento dei ricercatori di matematica discusso a febbraio «c’era una frase sulla solidarietà dei docenti che sottintendeva la richiesta ai docenti di non farsi carico della didattica lasciata dai ricercatori rendendo in questo caso inutile la loro astensione».
    Una decisione verrà comunque presa il prossimo 25 marzo quando, in un consiglio di facoltà, i ricercatori proporranno che lo «sciopero bianco» venga esteso all’intera facoltà. Negli incontri che si sono succeduti negli ultimi giorni nelle commissioni didattiche è emersa la possibilità che anche i professori – gli associati e gli ordinari - solidarizzino con la protesta. «Sono molto d’accordo con le motivazioni dei ricercatori – afferma Lorenza Operti – meno sulle modalità.
    Ritengo che l’astensione dalla didattica sia qualcosa che va troppo in là nel
    tempo. Dovrebbe essere un’azione un po' più immediata. Penso alle lezioni in piazza, al volantinaggio, azioni forse un po' più soft, ma di effetto immediato».
    Azioni che non vengono del resto escluse dagli stessi ricercatori che stanno riflettendo sulle conseguenze di una situazione inedita nella storia dell’università italiana. Per valutarne l’impatto, il loro orientamento è di convocare dopo il 25 una commissione paritetica composta da ordinari, associati, ricercatori e studenti che esaminino tutte le questioni legali che nasceranno. L’obiettivo è di presentare un documento al consiglio di facoltà del prossimo mese ed assumere una linea comune.
    Il Ddl Gelmini è la goccia che ha scosso le ultime, residue, certezze dei ricercatori che vivono la condizione paradossale in cui la didattica è un obbligo
    e la ricerca è volontariato, quando invece dovrebbe essere il contrario. «I tagli bloccano la ricerca. Le macchine diventano nel frattempo obsolete, non ci sono soldi per comprare le riviste, assistiamo alla demoralizzazione di un’intera categoria – afferma Davide Levy, ricercatore in Scienze mineralogiche - La nostra è una protesta per fare capire che il mondo universitario si è stancato di
    questa situazione, i governi di destra e di sinistra devono capire che l’università
    è un valore culturale e morale di questo paese».
    A differenza di un’immagine consolidata che attribuisce agli umanisti il primato della politica nell’università, da molti anni ormai il testimone è passato agli scienziati. Alessandro Ferretti, ricercatore in Fisica, spiega questo protagonismo con il fatto che «nelle nostre facoltà i ricercatori sono pressoché indispensabili per il funzionamento della didattica, oltre che della ricerca. Sono persone che hanno indipendenza di giudizio, abituate a confrontarsi a livello internazionale». Un’immagine confermata da Davide Levy per il quale «siamo meno legati ad una situazione baronale. Il rapporto con il professore ordinario è quasi paritetico. Nelle nostre facoltà riceviamo un grosso sostegno da parte dei professori e questo ci stimola a portare avanti la protesta».
    La protesta dei ricercatori torinesi ha assunto il profilo di un’assunzione collettiva di responsabilità verso le generazioni future che non si rassegnano
    a fuggire all’estero a causa della guerra contro l’intelligenza che da più di vent’anni si sta conducendo in Italia. Ma è anche la ricerca di una soluzione
    per i 3 mila precari – età media 35 anni - che quest’anno, solo a Torino, non vedranno rinnovati i loro contratti a causa dei tagli incombenti. Ferretti conferma l’intenzione di formare un coordinamento congiunto tra ricercatori di ruolo e i precari per affrontare un’emergenza sociale di grandi dimensioni. Per Valentina Barrera, rappresentante dei precari della Flc-Cgil, «è urgente affrontare questo problema legato al transitorio. Dopo la chiusura del tavolo di ateneo con i soggetti colpiti dai tagli, chiederemo di riconvocare un tavolo a livello regionale. La nostra prospettiva resta la difesa del contratto da ricercatore a tempo indeterminato».


I COMMENTI:
  pagina:  2/2  | prima  | precedente
  • "i governi di destra e di sinistra devono capire che l’università
    è un valore culturale e morale di questo paese"
    Mah......
    Da 25 anni rischiamo il default del paese, perchè da 60 anni nelle Università, così come nelle altre categorie lavorative si è fatta una politica clientelare, dello scambio del voto mafioso e di lottizzazione. I partiti ed i politici hanno sistemato i loro, almeno quelli che hanno governto, si fa per dire.In questo paese si mantengono uno stato allo sfascio, le regioni, le province, i comuni e gli enti locali, insomma proprio di tutto. Anche i privati si sono rosicchiati gli ultimi ossi statali rimasti, svenduti dai vari poitici collusi.
    Per conclidere anche l'università ha avuto troppo e ora deve snellirsi e di corsa altro chè!
    (non sono di destra, tutt'altro, che in questo paese quando fai discorsi onesti, vieni classificato sempre come conviene alle caste)
    Certo saprete che il lazio ha 10 MLD di debito solo per la Sanità, con un mutuo di 380 MLN di 30 anni sulle spalle dei contribuenti, i quali devono anche pagare lo stipendio a vari professori e ricercatori (almeno il 25%) che non servono ad un mazza, tranne che a se stessi, gente che come segugi vanno in giro a cercarsi allievi che sempre meno trovano, pur di esistere. Quali scoperte hanno fatto i comparti scientifici e quali brevetti quelli tecnologici? Poco e niente, e allora dobbiamo mantenerli noi? 18-03-2010 20:32 - onaocn
  • Le università,invece di produrre intelligenza,stanno producendo persone di bassa qualità che non trovano collocazione nel mondo del lavoro.
    Meglio uscire da questa università,piuttosto che perdere soldi e tempo.Tanto non c'è più niente da inventare o da sfidare.
    Questo capitalismo è ormai globale e soldi e padroni,non sono più legati a uno stato o a una bandiera.
    Soldi e padroni che viaggiano e come zecche, investono dove costa poco.
    Operai di tutti i colori.
    Nord,sud,est o ovest,va tutto bene basta che costi poco.
    I proletari che mandano a scuola i figli per poi offrirli al mercato del lavoro è cosa vecchia e fuori ruolo.
    I padroni sono i veri internazionalisti e i veri rinnovatori della società.
    Noi ancora a parlare di patria e di famiglia.
    Noi ancora a sperare che ci sia un ordine nella nazione.
    Ma cosa diciamo.
    Ma cosa speriamo...
    Le nostre società sono state sostituite dall'imperialismo economico, che non ha più patria.
    Il mercato è mondiale e non ci sono favoritismi.
    Il vecchio fascismo, ci teneva a fare grande la propria nazione.
    Questo nuovo fascismo è imperialista e ci tiene a tenere forte, il fronte.
    Prima dicevano:Forza Italia,ora dicono Forza impero!
    La scuola è finita,ora non esiste concorrenza all'interno dell'impero.
    quindi perche andare a scuola a spendere soldi e tempo? 18-03-2010 20:18 - maurizio mariani
  • Un paese che non sa investire sulla ricerca, e quindi sui suoi giovani è un paese destinato ad un inesorabile declino 18-03-2010 20:01 - Alberto
  • Negli ultimi 15 anni si è fatto di tutto per distruggere l'Università (ndr rientrava già nel progetto della P2). Ora siamo agli sgoccioli.

    p.s.
    Io sono dovuto fuggire all'estero appena terminato il dottorato per poter lavorare in un'università. 18-03-2010 17:10 - Alessandro
I COMMENTI:
  pagina:  2/2  | prima  | precedente
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
ottobre 2011 [ 106 ]
freccia
freccia
agosto 2011 [ 112 ]
freccia
luglio 2011 [ 111 ]
freccia
giugno 2011 [ 129 ]
freccia
maggio 2011 [ 132 ]
freccia
aprile 2011 [ 100 ]
freccia
marzo 2011 [ 99 ]
freccia
freccia
gennaio 2011 [ 100 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 62 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
STREET POLITICS Giuseppe Acconcia
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
ANZIPARLA Giulia Siviero
freccia
  • La foto
    di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
SERVIZI