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FUORIPAGINA
20/03/2010
  •   |   Redazione
    L'aquila a pezzi: altri due episodi

    Parcheggiati da mesi sulla costa Adriatica, tra hotel, pensioni e appartamenti. Per gli sfollati dell'Aquila la residenza «marina» non è stata propriamente una vacanza e ancor oggi quasi 4.000 di loro sono costretti al pendolarismo quotidiano per lavorare nella loro città. Che oltre al dramma della mancata ricostruzione subisce anche quello del lavoro che il terremoto ha spazzato via: in 16.000 non hanno più un'occupazione e solo in 8.000 possono usufuire degli ammortizzatori sociali, mentre per molti artigiani, commercianti e dipendenti di piccole imprese non c'è alcuna risorsa. Questi sono i racconti della terza e quarta puntata di L'Aquila a pezzi - il documentario di Cecilia Mastrantonio e Sebastiano Tacchio, prodotto da Actionaid – con cui continuiamo il nostro appuntamento settimanale nel primo anniversario del sisma abruzzese.

     

     

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I COMMENTI:
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  • @Alberto: nessuno ti sta chiedendo le elemosina, non devi fare niente tu per noi, stop; non è tuo compito, è lo stato che deve intervenire in questi casi.
    @Piero: non capisco a chi ti rivolgi, se agli sciacalli menzionati nel racconto oppure ad altri. Nel frattempo, poichè ho sentore di idiozia, ti dico solo di informarti prima di aprire bocca ed eliminare ogni dubbio sulla tua stupidità.
    @Ambrogio Brambilla: ma i tuoi genitori hanno anche figli normali? Probabilmente non sei neanche del Belice per dire simili stronzate, informarsi prima di dire che siamo stati trattati da signori, ma dove l'hai letto su topolino? Venite a vedere come stiamo da signori! Senza case, senza lavoro e non perchè siamo disoccupati o nullafacenti, ma perchè un terremoto ce l'ha portato via. Cominciate a reagire... ahahahaha belle parole, ma come mai una parte del tuo cervello ha litigato con l'altra? Perché dovremmo reagire se siamo stati trattati da signori? mah... che cazzo di gente siete? Ce l'avete una testa o ripetete le barzellette che sentite? Fesso io... che vado pure a perde tempo con voi! 22-06-2011 13:00 - Raffaello
  • Lezioni di sopravvivenza: una trascrizione silenziosa.

    Gremita di giovani universitari, l'Aula Magna dell'Università de L'Aquila, il 16 marzo 2010 dalle 9.00. Harvard, Dresda, Giappone, L'Aquila, Genova si ritrovano in una tenda candida come le nevi del Gran Sasso, come la speranza che ti avvolge come un velo da sposa che ricopre ogni scandalo, ogni parola spesa in una tragedia ancora una volta tradita.

    L'ultima volta che vidi L'Aquila era il 1993. Ci arrivai col bus per tenere una settimana di lezioni nell'ambito di un corso in Comunicazione web, finanziato dal Fondo Sociale Europeo, ad una trentina di ragazze e ragazzi. Maggio ...l'aria era frizzante ma il sole scaldava. Proprio come ieri. Erano le prime esperienze formative professionalizzanti. Lo sforzo era sempre quello: come dare loro degli strumenti per lavorare, non solo conoscitivi, ma metodologici, di approccio, di modi, di soluzioni, di fonti, di stimoli...Oggi come allora non mi sottraggo.

    Ieri hanno esordito 2 giovani aquilani. La stessa serietà, lo stesso candido sorriso, la stessa leggerezza e disponibilità. Illustrano ciò che ha provocato il terremoto del 6 aprile 2009 alle ore 3.32 nel tessuto urbano dei comuni coinvolti. Numero di morti, numero dei feriti, numero di senza tetto, numero di tende, numero di C.A.S.E, numero di MAPS. In inglese, è stato più facile. Una distanza dal dolore. La lingua come e meglio del traduttore lasciato muto. Perchè un uomo sa come parlare alla sua donna, alla sua terra, sa imparare e trovare le parole e i modi che attraversano le immagini e si stampano nel cervello, per sempre.

    Aldo Benedetti, il coordinatore, il Preside di Facoltà di Ingegneria, il Rettore. Anti retorici. Illustrano come l'Università de L'Aquila ancora una volta vorrà trovare nella ricerca la dimensione di una didattica a partire dalla centralità del Progetto. La realizzazione dell'Auditorium progettato da Shigeru Ban, architetto di fama mondiale, famoso per i progetti architettonici post emergenza di catastrofi naturali, come ad Haiti, come in Ruanda nonostante le lungaggini politiche e le pause burocratiche, rappresenta per un'Italia ingrata, quasi irriconoscibile perfino a sé stessa, un'occasione: il corpo martoriato della città de L'Aquila, lacerato non solo dal terremoto ma da errori urbanistici e politiche surreali, trova nella cura dell'iniziativa della realizzazione dell'Auditorium coordinata dall'arch. Shigeru Ban, un modo per ripristinare la vita contemporanea, basato sulla partecipazione dei cittadini usurpati e allontanati dalla loro città. Ricostruirla insieme ai giovani studenti, in prima linea, allora e oggi.

    I materiali modulari, riutilizzabili, se temporanei, la carta riciclata utilizzata come struttura primaria o secondaria, pressata, anti-ignifuga, idrorepellente. Il primo progetto presentato da Shigeru Ban per la città che cercava di dare senso ad un non luogo lasciato all'incuria, una tettoia di una metrò mai finita, rifiutato dalla Protezione Civile e dal Comune; il secondo, adattato accanto al Conservatorio realizzato proprio dalla Protezione Civile. Si susseguono gli esempi realizzati da Ban nel mondo, non solo di emergenza civile, ma anche di levità e trasparenza, di apertura fra interno ed esterno, come un vento, come la creatività: il museo Nomade a Seul, l'Expò di Hannover, il ponte di Gard, lo studio a Beuoburg assolutamente precario, soluzione geniale a fronte degli affitti parigini troppo cari, che lo costringono come noi, come la vita oggi, a trovare soluzioni 'creative'. Si paga il biglietto per visitare il suo studio. Come sempre oggi. L'architettura contemporanea di Shigeru Ban paradigma di un presente assurdo e surreale, come i suoi moduli, come il suo cartone riciclato, eppure resistente al fuoco, all'acqua, alle scosse del terremoto.

    Esco. L'Aquila è morta. E' trascorso quasi un anno dall'aprile delle 3.32. L'edificio dei Salesiani dove ho tenuto le lezioni nel 1993 è danneggiato. Chiuso. Palazzi puntellati, vuoti. Militari, sciacalli vestiti azzimati per acquisire a basso prezzo gli immobili, cani randagi, ombre di abitanti che compaiono per stare vicino all'abitazione, per guardarla, per vedere queste gru nuove di zecca che raccolgono un pezzo di legno. Ma nessun ripristino, nessuna riparazione, qualcuno sa, qualcuno compra, gli anziani sono morti nelle tende, negli alberghi, chi può dimentica, chi non riesce veglia.

    I fiori offerti come un scrigno prezioso esterni alla piccola boutique, un'epifania tra le nevi immacolate del Gran Sasso e la catena del Sele, il corso austero de L'Aquila taglia la città meglio delle crepe. Mi inviti ad entrare: i tuoi dolci occhi neri mi avvolgono lo sguardo e la mano che accarezza la rosa, la viola, i miei occhi si chiudono e rivedo te che mi portasti dopo la lezione a perlustrare gli scavi archeologici, te che ogni sera ti dedicavi a me, anche se sapevi tutto di web. Mi chiedi se voglio un fiore. E io non so resistere, accolgo come una preghiera il tuo dolce, composto, accorato urlo: avevi comprato la bottega dei tuoi genitori e dopo una settimana il terremoto ti porta gli sciacalli già pronti a deprezzarlo. Resisti e io con te. Poi forse ci troveremo lontano, in un Paese che ci accoglie.

    La perlustrazione in punta di piedi, col cuore trafitto, è come entrare nel ventre di una donna che ha appena partorito. Un cane è accucciato ai piedi della scultura realizzata in nome delle vittime del terremoto, tra fiori, cuori di stoffa e peluche. Il selciato è un puzzle, in alto il cielo è puntellato da tubi innocenti, un padre e un figlio come angeli mi sfiorano. Arriva un celerino. Ed io scompaio.

    Giuliana Bottino. L'Aquila, 16 marzo 201 22-03-2010 17:02 - giuliana bottino
  • L'Aquila 6/04/2010-3.32-un anno dal terremoto
    http://www.facebook.com/event.php?eid=332254887578&ref=mf
    Dopo 365 giorni di promesse non mantenute, la città de L’Aquila e i paesi limitrofi sono ancora un cumulo di macerie, con strade inagibili e l’impossibilità per gli abitanti di rientrare nelle proprie case.
    Per dimostra....re la nostra solidarietà e il nostro sdegno di fronte all’ennesima ‘italianata’, vogliamo unirci alle popolazioni dei luoghi colpiti dal terremoto, trascorrendo la notte tra il 5 e 6 aprile 2010 insieme a loro per portare non solo il nostro sostegno morale ma anche una speranza.

    Il programma vorrebbe includere l’organizzazione per trascorrere la notte del 5 (tenda, camper, auto) fuori de L’aquila e poi la mattina del 6 recarci in città per dimostrare il nostro appoggio. Nessun palco, nessuno show, niente di eclatante ma solo una presenza che sia testimonianza di solidarietà. 22-03-2010 16:13 - stefania
  • io sono daccordo con enrico!anche io sono solidale con l aquila ma ora che dobbiamo fare noi?ci pensassero i capitalisti(e a sinistra ce ne sono molti)a ricostruire!basta con questo andare a cercare i difetti!i passati terremoti che hanno distrutto altre zone d italia tutta questa pubblicità non l hanno mai avuta e ancora vivono nelle baracche nonostante si siano succeduti più governi di ogni colore!il problema dellavoro che manca non c è solo all aquila,ma in tutta italia,o sbaglio?comunque gli aquilani hanno tutta la mia solidarietà!! 21-03-2010 16:51 - alberto
  • Qui non è questione di lamentarsi, chi critica il dopo terremoto a l'Aquila, intende rimarcare che il Governo ha spacciato per ricostruzione - con grande strepito di fanfare mediatiche - una semplice operazione di immagine, che ad un costo altissimo ha consegnato case definitive (peraltro a una parte importante ma non maggioritaria dei terremotati), tralasciando una cosa forse meno spettacolari ma più importanti quali la ricostituzione del tessuto socio-economico cittadino. Per capirci se hai la casa ma non il lavoro o l'azienda, ti può venire il dubbio che valelva la pena di stare per un po' in case provvisorie. E lasciamo perdere i paragoni con esempi troppo lontani nel tempo. 21-03-2010 16:17 - Daniel
  • Ma non vi vergognate? Ma vi guardate allo specchio alla mattina? 21-03-2010 10:30 - Piero
  • ..è tutta una continua falsità che ci soommerge. Non dobbiamo annegare: si tratta ormai di sopravvivenza...Ci rappresenta il suo mondo che non collima con la realtà delle cose, come in tantissima pubblicità a sue mani. Come la pubblicità faceva o fa affari così deve essere in politica....Questo è il suo convincimento... 21-03-2010 06:03 - almagemme
  • Basta lamentarsi, pensate al Belice e non scassate piu'.
    E' ora di finirla di fare le vittime e cominciate a reagire. Siete stati trattati da signori. Basta piagnistei. 20-03-2010 22:03 - ambrogio brambilla
  • E'vero,io sono di Roma,e non ho visitato L'Aquila del dopo sisma;la mia considerazione era essenzialmente sui tempi della ricostruzione(ma anche sui costi,oltrechè su specifici problemi tecnici);ovviamente anch'io vorrei,come voi,che la città tornasse dov'era e com'era,in tempi brevi,ma anche sforzando l'immaginazione e facendo affidamento sulla migliore volontà possibile,questa è una cosa veramente difficile,oltre che costosissima;realisticamente ci vorranno lustri,e molto sarà differente dal 6 aprile 2009. Io la penso così,non per tirare jella,anzi,se poi se il futuro mi smentirà,ne sarò davvero lieto.Saluti sinceri. 20-03-2010 21:34 - enrico
  • enrico, da quello che scrivi deduco che non sia dell'aquila e tu all'aquila non sia mai stato nè prima nè tantomeno dopo il terremoto .. parafrasando le tue parole, forse quello che andrebbe cercato col microoscopio è quanto di buono è stato fatto, non quanto di sbaglaito .. l'intervento sulla città imposto dall'alto è consistito nella realizzazione di 19 quartieri intorno ad un centro che non esiste più, per circa 16.000 persone a fronte di circa 50.000 sfollati .. si è scelta la strada della costruzione permamente e costosa - acnhe motlo più del ragionevole - invece di quella del rimovibile che, a parità di spesa, avrebbe probabilmente consentito a quasi tutti di trovare un alloggio temporaneo .. si è scelto di violentare per sempre il territorio con periferie senza servizi, creando una sorta di megalopoli tentacolare con un diametro forse paragonabile a quello di roma, costringendo i suoi abitanti a percorre in macchina un centinaio di km al giorno per poter condurre le loro vite normali .. si è scelto di non investire nella ricostruzione, di disgregare la comunità sparpagliandola sul territorio (ed ora parlo dei 30.000 che sono ancora sfollati, 27.000 dei quali sono in "autonomia sistemazione", cioè badano a se stessi), di ignorare i problemi gravissimi del lavoro, del commercio e dell'economia ..

    hanno sbandierato la costruzione di alloggi per 17.000 persone (che prima o poi comunque torneranno nelle loro "vere" case) come la soluzione dei problemi dell'aquila, e la gente gli ha creduto, ma è solo fumo negli occhi, credimi ... 20-03-2010 16:33 - laura
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  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
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    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
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