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FUORIPAGINA
20/03/2010
  •   |   Redazione
    L'aquila a pezzi: altri due episodi

    Parcheggiati da mesi sulla costa Adriatica, tra hotel, pensioni e appartamenti. Per gli sfollati dell'Aquila la residenza «marina» non è stata propriamente una vacanza e ancor oggi quasi 4.000 di loro sono costretti al pendolarismo quotidiano per lavorare nella loro città. Che oltre al dramma della mancata ricostruzione subisce anche quello del lavoro che il terremoto ha spazzato via: in 16.000 non hanno più un'occupazione e solo in 8.000 possono usufuire degli ammortizzatori sociali, mentre per molti artigiani, commercianti e dipendenti di piccole imprese non c'è alcuna risorsa. Questi sono i racconti della terza e quarta puntata di L'Aquila a pezzi - il documentario di Cecilia Mastrantonio e Sebastiano Tacchio, prodotto da Actionaid – con cui continuiamo il nostro appuntamento settimanale nel primo anniversario del sisma abruzzese.

     

     

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I COMMENTI:
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  • Non si tratta di scovare i difetti con il lanternino.
    L'audacia degli aquilani è nel cercare di dare noi stessi un senso a quel che è accaduto e a quello che desideriamo, liberandoci dal bozzolo che la protezione civile ci ha costruito attorno, soccorrendoci e assoggettandoci nello stesso tempo. E' così che la Città tenta di rinascere assieme alla Politica. Tutto questo dovrebbe interessare molto più dei vacui dibattiti sulle riforme di uno Stato di cui si è smarrito il senso.

    http://www.3e32.com/
    http://www.6aprile2009.it/
    http://www.6aprile2009.it/?p=10526#more-10526 20-03-2010 16:14 - Amabile, L'Aquila
  • la protezione civile intesa come base vista qui a L'Aquila è stata impagabile: non ci sono parole per ringraziare adeguatamente tutti gli "angeli" che sono corsi qui ad aiutarci.
    MA purtroppo non esiste solo la base: esiste un vertice che non ha fatto ma imposto scelte truffaldine che apparentemente hanno risolto un problema ma concretamente ne hanno creati decine a partire dalla disgregazione sociale che ha comportato il "Piano C.A.S.E." per passare allo scempio ambientale perpetrao ai danni di uno degli ambienti naturalistici più belli d'Italia, per finire all'ingiustificato sperpero di danaro pubblico in appaltio coperti da segreto di stao chissa come mai).
    Le C.A.S.E. sono costate 2.800 Euro al metro quadrato.
    Considerando che una VILLA in cemento armato dei più sicuri costa circa 1.700 Euro a metro quadrato qualche dubbio sulla leicità della soluzione ribadisco IMPOSTA sorge.
    Di fatto viene impedita la partenza della RICOSTRUZIONE quella vera: quella fatta sino ad oggi è stata una pedestre COSTRUZIONE figlia di malaffare.
    E per di più sul dramma di L'Aquila è stata montata la più imponente campagna di propaganda demagogica che la storia ricordi.
    NON TUTTO E' COME SEMBRA ... 20-03-2010 15:53 - Gianfranco
  • Naturalmente e doverosamente,gli abitanti de L'Aquila hanno sempre e comunque la mia illimitata e sincera solidarietà(anche se ai fini pratici,purtroppo,non è determinante);però andare a caccia col microscopio per scovare anche il più piccolo difetto,nei soccorsi,nella logistica,nella tempistica,nella burocrazia ecc.,non so quanto effettivamente poi aiuti a risolvere i problemi;e in ogni caso,del terremoto(almeno quello!)non è responsabile il governo,ma solo la natura e chi ha costruito malissimo in zona sismica! 20-03-2010 08:45 - enrico
  • ...vorrei un pò di calore da parte di Napolitano. Sembra mancargli la partecipazione per chi paga gli errori altrui. Per questo moltissimi lo sentono distante. In ultima analisi è il popolo che decide... se ne preoccupi... 20-03-2010 06:19 - almagemme
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