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Marco Bersani (Forum italiano dei movimenti per l’acqua)
In piazza per l'acqua bene comune
La manifestazione del 20 marzo è solo il primo passo di una vasta campagna per la ripubblicizzazione dell’acqua. E’ un passo fondamentale, di fronte ad un governo che voleva chiudere la vicenda con il decreto Ronchi - con un articolo inserito in un provvedimento di legge su cui è stata chiesta la fiducia -, ovvero con un vero colpo di mano tentato nel silenzio più totale. Noi vogliamo, perciò, mostrare al governo che la partita è tutt’altro che chiusa, anzi, si è completamente riaperta.
Il primo passaggio è la manifestazione di oggi che ha il valore aggiunto di riportare in piazza il popolo dell’acqua - che dopo la manifestazione del 2007 è ulteriormente cresciuto - e tutte le altre lotte per i beni comuni. Noi abbiamo sempre detto che l’acqua è un paradigma e che quello che vale per l’acqua riguarda tutti i beni comuni naturali e sociali e, in buona sostanza, riguarda la democrazia.
Il secondo passaggio sarà la stagione primaverile che vedrà da metà aprile a metà luglio una grande campagna di raccolta firme per tre quesiti abrogativi per arrivare ad un referendum sull’acqua l’anno prossimo. E il senso di questo percorso è che i cittadini sull’acqua stanno dicendo chiaramente “adesso basta, decidiamo noi”. Siamo sicuri che le cittadine e i cittadini di questo paese sono a favore della tutela delle risorse idriche e della gestione pubblica e partecipativa dell’acqua .
La questione non può essere racchiusa nella dicotomia pubblico-privato. Noi vogliamo, chiaramente, che l’acqua sia fuori dal mercato e che i profitti siano fuori dall’acqua e che quindi i privati non intervengano sulle risorse idriche. La gestione pubblica, però, pur essendo necessaria, non basta. Se in questi vent'anni è passato il concetto che la gestione privata può funzionare, è perché spesso la gestione pubblica è stata distante dai bisogni dei cittadini tanto quanto il privato. In questo senso i cittadini molto spesso erano già stati espropriati prima delle privatizzazioni. Va quindi rifondato il concetto di pubblico riportando la gestione dell’acqua in capo alle comunità locali, ai cittadini e ai lavoratori del servizio idrico che devono poter partecipare a tutte le decisioni fondamentali. Se oggi decidono i consigli di amministrazione, la gestione deve tornare subito ai consigli comunali, ma l’obiettivo è la partecipazione, perché tutte le decisioni fondamentali sul servizio idrico non possono essere prese solo dai consigli comunali. Servono percorsi che coinvolgano nella decisione l’intera comunità locale, perché l’acqua è un bene da cui dipende il futuro delle comunità stesse.
Quello che sta avvenendo oggi con il movimento per l’acqua è un’esperienza straordinaria. E la sintesi dei tre poli che stanno alla base dei beni comuni: i cittadini che usufruiscono dei servizio, i lavoratori che lo erogano e gli enti locali, che sono i garanti dell’accessibilità e della fruibilità del servizio stesso. E’ una risposta ad una cultura - spesso trasversale - che ha ridotto il ruolo del pubblico per consegnare progressivamente tutto al mercato. Oggi saremo in piazza per indicare questo nuovo percorso.
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Controllare un bene di primaria importanza come l'acqua è come dare al padrone il diritto di vita e di morte della gente.
Se uno non paga l'acqua,deve morire di sete o lurido e puzzolente?
Controllare l'acqua è diverso dal controllare cibo o petrolio.
Una nazione senza petrolio o senza cibo è una nazione arretrata e povera.
Una nazione senza l'acqua,è una nazione morta!
Non scerziamo,con un bene sociale.
I padroni non possono forzare troppo la speculazione altrimenti dovremmmo fare a meno di questa classe sociale.
Non scherzino con l'acqua,che potrebbero bruciarsi.
Un paradosso che gli costerebbe molto caro.
Va male, che si siano presi il gas,le strade,la luce e abbiano ridotto l'Eni a una baracca succhia soldi che non serve al popolo italiano.
Va male, che abbiano ammazzato Mattei e trafugato i scritti di Pasolini che incastravano gli assassini.
Va malissimo, che Berlusconi imperi nel paese come un mandarino cinese del secolo passato.
Ma appropriarsi anche dell'acqua è troppo anche per un popolo pacifico,come il nostro.
Posate l'osso che questa volta ci lasciate la zampa! 20-03-2010 15:38 - maurizio mariani
Grazie al manifesto per questo piccolo spot per una giusta causa (del resto, se non ci aiutiamo fra noi....) 20-03-2010 09:30 - Thomas Muntzer