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Andrea Palladino
Gli impagabili inondano la capitale
E' richiesta almeno la versione 9.0.0 del flash player. http://www.adobe.com/shockwave/download/E’ terra, è acqua, è democrazia. Sono i beni comuni, quell’insieme di diritti naturali e essenziali, che compongono il nostro quotidiano. Qualcosa che hanno già capito le grandi aziende multiutility: «Gestiamo l’essenziale della vita», recita, non a caso, lo slogan della francese Suez. Sabato i beni comuni avevano duecentomila volti, differenti tra loro, ma con storie e lotte che riproducevano l’intero paese. In prima fila il grande popolo dell’acqua pubblica, raccolto dietro la sigla del Forum nazionale, che da quattro anni ha iniziato una rivoluzione silenziosa ma terribilmente efficace. E poi, a seguire, le tantissime vertenze sull’ambiente, sui territori divenuti terre di conquista per le ecomafie, sui veleni industriali e sociali che stanno intaccando il quotidiano, la stessa aria da respirare e la stessa acqua da bere.
Comitati contro le discariche della Campania, i No Tav scesi dalla Val di Susa, i gruppi nati intorno alla lotta contro la base Dal Molin, i comitati calabresi con ancora negli occhi le manifestazioni contro la costruzione del ponte e per la verità sulle navi dei veleni. Storie che si incrociavano, mentre il corteo scendeva - imponente - lunga via Cavour, entrando nei Fori imperiali, sfiorando il Campidoglio, dove la giunta Alemanno sta preparando l’atto finale della storia centenaria di Acea, affidandola definitivamente ai privati.
E’ festa, è entusiasmo ed è voglia di riprendersi la vita. Gli slogan cercano di riprodurre in qualche modo questo strano mondo del movimento dei beni comuni. «Terra vuol dire democrazia», grida un gruppo che vuole unirsi idealmente alla lotta dei palestinesi, poi non così lontana dal movimento per l’acqua pubblica. O ancora «più società e meno spa», tanto per far capire quale sia l’alternativa alla gestione privata dell’acqua, dei rifiuti, del quotidiano. La questione, da queste parti, è chiara e semplice: non possono essere i consigli di amministrazione a gestire i nostri territori. Si deve ritornare ai consigli comunali e poi alla gestione partecipata, ricordava ieri Marco Bersani del Forum italiano dei movimenti per l’acqua. Ed è questo il percorso di quattro anni che è sfociato nella manifestazione romana. Lo ricorda Patrizia, dell’Abruzzo social forum: «Il consiglio comunale de L’Aquila ha votato tre mesi fa la dichiarazione dell’acqua come bene senza rilevanza economica». Ovvero un passaggio che sottrae - simbolicamente e politicamente - le risorse idriche dal decreto Ronchi, la legge che consegna la gestione dell’acqua alle multinazionali.
Il corteo era aperto da un unico striscione del Forum, seguito immediatamente dai gonfaloni dei comuni. Perché è dai consigli comunali, da quella parte di istituzioni più vicine al quotidiano e ai beni comuni, che sta ripartendo nel paese la vera resistenza alle privatizzazioni, ai veri interessi della destra al governo. Sono duecento cinquanta i comuni che già hanno cambiato lo statuto, inserendo il principio della non rilevanza economica dell’acqua. Comuni come quello di Napoli, in prima fila nella manifes-t-azione di ieri. O come quello di Bassiano, mille e seicento abitanti e una resistenza strenua contro Acqualatina, che si è presa gli acquedotti usando commissari di governo, per vincere con la forza la resistenza dei sindaco e dei consiglieri. O ancora, come quello di Lanuvio, paesino della provincia di Roma, dove l’acqua da tre anni è gestita da Acea.
L’altra parte del vasto movimento sono i lavoratori. I dipendenti di Hera - il gestore multiutility emiliano, da poco quotato in borsa - hanno ben chiaro qual è l’impatto della privatizzazione anche per chi lavora nelle spa. «Da quando siamo diventati a tutti gli effetti una società privata - racconta un delegato di Hera - c’è stata una riduzione del personale del 30%, con l’esternalizzazione di molti servizi operativi». Come quello, poco redditizio per i privati, della gestione dei depuratori nella zona appenninica. Gestioni che incidono direttamente sulla qualità della vita delle comunità locali, che ora si trovano davanti bollette stratosferiche per poter garantire il profitto dove prima esisteva il servizio pubblico. «E noi lavoratori sappiamo - continuano i dipendenti di Hera - che ora è peggiorata la qualità del servizio per gli utenti». Qualità che nella gestione
dell’acqua e dei rifiuti ha un impatto diretto sulla vita.Enti locali, cittadini e lavoratori, tre pezzi di un movimento intenso, che riesce a tenere da parte - senza escluderli però - i partiti della sinistra. Questo era il volto del corteo dei duecentomila militanti per i beni comuni, che ha messo in prima fila il missionario comboniano padre Alex Zanotelli, lasciando in coda i pezzi dei partiti politici. C’era Sel, c’era Rifondazione, Sinistra critica, i Verdi di Bonelli, l’Italia dei valori e altre sigle della sinistra. Non da protagonisti per una volta, lasciando il ruolo di primo piano alle centinaia di comitati locali. E anche le sigle storiche e nazionali dell’ambientalismo - come il Wwf e Legambiente - pur facendo parte a pieno titolo del Forum, hanno accompagnato il corteo con una presenza in secondo piano. «Vedi quello che ci unisce al movimento dell’acqua - spiega Giovanni del comitato contro la discarica di Caiano e Marano, in Campania - sono persone come Alex Zanotelli, che sul territorio ci fanno conoscere, ci mettono in contatto». Una rete diffusa, che si è presentata a Roma, con tutta la sua forza.
E forse anche per questo, anche per questa differenza che spiazza, i media mainstream hanno quasi ignorato il lungo corteo, puntando le telecamere solo su Berlusconi. «A noi non ci paga nessuno», dicevano tantissimi cartelli portati dal popolo dell’acqua. L’unico riferimento, pieno di orgoglio, all’altra manifestazione. Pochi, pochissimi erano gli slogan verso Berlusconi, molto meglio, per chi difende i beni comuni, proporre l’altro mondo possibile. E chissà forse proprio questa piazza ha decretato la fine inesorabile del cavaliere.
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non dovresti considerare una sconfitta questa distinzione tra la manifestazione e i partiti: è in realtà un segnale di buona salute che la società italiana sta esprimendo.
I cittadini quando vengono da noi - i comitati - con le bollette in mano è perché si accorgono di essere stati abbandonati dalle amministrazioni comunali e disprezzati dai gestori. Sanno che siamo "l'ultima spiaggia" dopo gli innumerevoli fax, i call center, le anticamere del loro politico di riferimento o gli uffici di molte associazioni di difesa dei consumatori che portano gli "utenti" per mano, come baby cittadini, cercando di attutire un conflitto che non hanno nessun interesse di vincere, passando il rossetto sulle labbra del mostro.
Ma il mostro umano non lo è, ed il contadino che vota la destra, la casalinga che legge "Chi", la giovane coppia che fa acquisti in internet, l'insegnante che stoicamente si è mantenuta fedele alle trasformazioni del PCI e vota pds, ulivo, ds, pd, il pensionato, il commerciante, l'operaio, tutti, nel momento che varcano le soglie dei comitati di difesa dell'acqua pubblica in Italia si accorgono subito di quanto gli è costato restare a guardare. Sono spogliati dei diritti più elementari, ridotti a numeri, metri cubi da fatturare.
Ed è lì, in quel momento, che inizia a nascere una nuova consapevolezza. Sanno che devono mettere il loro nome sui reclami, che devono lasciare alle spalle la sicurezza delle promesse sul "possibile", che il consigliere che hanno votato non li difenderà. Comprendono che ci sono dei rischi, che dall'altra parte c'è una multinazionale con squadre di avvocati, di manager, di giuristi, di politici bipartisan pronti a difenderne gli interessi. Scoprono la ferocia del mercato, avvertono subito la violenza intrinseca del profitto.
Eppure ritornano da noi, partecipano alle assemblee pubbliche e decidono di non mollare.
Una parte consistente della sinistra (in questo caso ovviamente includendo il PD), nella fretta di di conquistare fette di potere, nascondendosi dietro le belle parole come gestione industriale, o efficacia, efficienza ed economicità, seguendo i "grafici colorati e proiezioni economiche fatte di polvere di fata ed occhi di salamandra", liberandosi, insomma, di una rogna, ha sottovalutato l'impatto della rinuncia all'acqua. Non hanno considerato che si andava a toccare corde molto profonde della civiltà, non hanno idea dell'impatto culturale che hanno provocato.
Se fosse nato come una espressione di partito questo bellissimo e "biodiverso" movimento si sarebbe già arenato qualche tempo fa tra le pieghe delle trattative infra-partiti: gli assessori furbamente avrebbero costituito commissioni fatte apposta per non arrivare a conclusioni, oppure per essere ribaltate all'ultimo momento; i consiglieri avrebbero presentato mozioni e delibere destinate a essere bocciate; le giunte avrebbero pronunciato la fatidica e beffarda frase: "Compagni, quando si diventa amministratori ci si rende conto che la prospettiva cambia". Qualcuno avrebbe gridato allo scandalo della privatizzazione della gestione idrica giusto per lasciare qualche traccia sulla cronaca e per nascondere il fatto di essere stati loro stessi i fautori di questo barbaro disegno. Punto.
Dimmi, caro Tonino, in tutta la tua buona fede, dimmi che c'entrano i partiti italiani, a questo punto della loro - ciclica - crisi? Dimmi come ti sentiresti vendendo le interviste dei leader politici che si spacciano come autori di questo movimento, ben ricordando tutte le volte che si sono girati dall'altra parte, che hanno fatto finta di non vederci, mentre da noi, dentro la società italiana, infuriava la bufera per i diritti all'acqua?
Nessuna porta chiusa per loro ma non aspettiamo, non ci arrestiamo, non ci facciamo ingannare dalla dialettica del nulla.
Forse possiamo essere una benefica influenza per la sinistra italiana.
Forse è una nuova pedagogia che sta nascendo e pulsa vitale dentro il vecchio cuore italiano. 23-03-2010 16:06 - Astrid Lima
sul tema dell'acqua. Riflettere gente, riflettere.......
http://www.youtube.com/watch?v=UgkDWCuE-6k 23-03-2010 13:18 - Belli
Benito M.Per cui questi territori sono per loro legittimi territori.In fondo ogni guerra crea contenti e scontenti.
IC. 22-03-2010 18:45 - Caplazivo