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FUORIPAGINA
27/03/2010
  •   |   Matteo Bartocci (inviato a Bari)
    Questo è un altro Sud. In Puglia riparte la sinistra

    Un patto costituente tra politica e popolo. Alla fine della sua lunga campagna elettorale Nichi Vendola racconta cosa è cambiato e cosa può cambiare ancora per la sinistra italiana. A partire dalla «sua» Puglia.
    Che cosa è in gioco nel voto di domani?
    C’è una differenza sostanziale tra oggi e cinque anni fa. Nel 2005 il punto cruciale era la crisi della destra pugliese, la ribellione al modello feudale incarnato da Raffaele Fitto. Nel 2005 è Fitto che ha perso, io ero un’incognita,
    una suggestione, una possibilità. Stavolta si vota su di me, sul fatto che quella possibilità e quella suggestione si sono incarnati in un’esperienza e in una narrazione che ha reso la Puglia un luogo particolare, dove nelle istituzioni e nella società si può costruire la controtendenza a tutto quello che rappresenta
    il berlusconismo. Stavolta è la Puglia il fatto nuovo.
    E’ innegabile però che c’è un grande interesse anche fuori dalla Puglia su
    di te e la tua storia. Non c’è il rischio di oscurare le pratiche che qui avete
    provato a costruire?

    Dico sempre che non sono il fenomeno ma l’epifenomeno. Il fenomeno è un Sud diverso da quello degli stereotipi. Il Sud non è soltanto una domanda di modernità e di giustizia sociale. Il Sud è una gigantesca domanda di libertà ed è attraversato costantemente da autentici flussi popolari e libertari. Leggere il Sud con il vecchio paradigma dello «sviluppo ritardato» significa non capire quello che si anima al di là della iconografia livida e mortuaria che si offre di questa parte d’Italia. Dal 2007 la Puglia guida saldamente l’economia del Sud e ora inizia a competere con quella del Nord. L’abbiamo fatto aprendo partite inedite ed epocali come quella con l’Ilva per l’abbattimento delle emissioni di diossina.
    A proposito di Nord/Sud. Il successo della Lega alle regionali cosa cambierebbe per l’Italia?
    Si aprirebbe un esito drammatico. L’inchiostro dei decreti delegati che tradurranno il federalismo fiscale in tabelle e parametri con cui garantire servizi
    essenziali rischia di portare a una secessione materiale, dissimulata ma effettiva. Il problema del Sud è ragionare come macro-territorio, fare sistema,
    perfino essere una lobby. Anche il sistema informativo meridionale è totalmente
    subalterno a quello del Nord.
    Nel tuo libro-intervista con Cosimo Rossi dici che «la domanda fondamentale della politica non è più ‘che fare?’ ma ‘chi fa cosa?’». Che vuol dire? Chi ti critica, per esempio, dice che questo è populismo di sinistra.
    Dopo il ‘900 il tema del soggetto politico non possiamo più rimuoverlo. Allora
    definire «chi», sperimentando anche forme di «connessione sentimentale» con un popolo, è decisivo. Nel Pd è un problema evidente. Che cos’è il Pd? Chi è il Pd? Il fare invece riguarda la credibilità dell’agire politico. Nel moderatismo della sinistra c’è una scissione importante tra il dire e il fare. La sinistra spesso fa allusioni senza conseguenze. Le campagne elettorali sono tutte di sinistra ma appena finite prevale subito il realismo di corto respiro. Contro tutto questo, oggi, dobbiamo essere molto sperimentali.
    Che tipo di esperimento sono allora le «fabbriche di Nichi»?
    Sono luoghi politici godibili, che hanno ridotto al minimo il tasso di noia, le gare tra galli che si verificano nei partiti-pollai e la dinamica passiva che ha berlusconizzato la società italiana.
    Rimarranno o pensi che tramonteranno con la campagna elettorale?
    Lo decideremo insieme, con gli «stati generali delle fabbriche» che convocheremo dopo il voto. E’ un’esperienza troppo nuova e troppo importante
    per me. E’ la vera chiave di questa campagna elettorale.
    A proposito di «chi», in questi mesi hai lottato con molti protagonisti del Pd. Faccio dei nomi. D’Alema.
    Non ho nessun problema con D’Alema. Il punto non sono le relazioni tra persone ma l’inadeguatezza di tutti i protagonisti a sinistra che possono
    contribuire a mettere in piedi il «cantiere dell’alternativa». Prima delle primarie
    gli spiegai quello che si vede oggi nelle piazze. Il problema non ero io. Il problema è questo popolo che si riconosce in me. Che è portatore di un’idea di buona politica ed è l’ingrediente decisivo dell’alternativa. Senza questo popolo e senza questa connessione, semplicemente l’alternativa non c’è. Il centrosinistra si è andato spegnendo dentro rituali di palazzo. Dentro formule coalizionali o improvvisazioni politicistiche. Per il processo di alternativa abbiamo bisogno invece di uno straordinario patto costituente tra un progetto politico e un popolo. La litigiosità dell’Unione era grave perché figlia di una concezione autoreferenziale di ciascuno e povera della consapevolezza generale che il patto fondamentale non è tra partiti ma tra i partiti e il popolo, soprattutto i giovani. E’ un patto di futuro.
    Il sindaco di Bari Michele Emiliano.
    Ha detto delle cose importanti. Ha dichiarato la sua ammirazione per la mia capacità di perdonare nonostante tutto quello che mi è stato fatto per mesi.
    Il tuo ex vicepresidente Sandro Frisullo che attualmente è in carcere.
    Sono ovviamente turbato da questa vicenda, tuttavia ho un grande rispetto
    per la magistratura e penso ci siano garanzie sufficienti per potersi difendere.
    Francamente, con tutto il dolore, la comunicazione tra noi si è interrotta il 5 luglio dell’anno scorso.
    Un tuo successo sarebbe un salto di qualità per Sel ma anche per la sinistra.
    Come vedi il tuo futuro politico? Escludi un salto in alto oltre la Puglia?

    Piuttosto che parlare di me spero si parli di quello che è accaduto qui. Non
    lo dico per eludere la questione. Se questo è un laboratorio lo è per ragioni
    sociali e politiche. Allora guardiamoci dentro. Quello che farò da grande non è rilevante. Chi ha visto da vicino questa campagna elettorale forse lo può capire: è stata un intreccio tra una storia politica e una storia d’amore. Almeno io la vivo così, e mi ha dato la forza di sopravvivere al tentativo di macchiare la mia persona e di coinvolgermi in cose impensabili per chi conosce la mia storia.


I COMMENTI:
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  • sarebbe il caso leggere cosa dice Carlo Vulpio sull'operato di Vendola, basta andare sul suo blog... 27-03-2010 19:33 - Gunther
  • Vorrei fare una domanda a Vendola ed e' questa: quando parla di politica si dimentica quello che accadde al congresso di Rifondazione , con la sconfitta della sua corrente assieme al vetusto Bertinotti scomparso dalla scena politica.Supponiamo che a vincere il congresso fosse stato ilVendola? sarebbe uscito da rifondazione?credo proprio di no e allora come si puo' mettere in difficota' un partito comunista con una ulteriore miniscissione regalando alla borghesia padronale italiana l' uscita temporanea dal parlamento? Il perche' lo vorrei sapere da Vendola.La consapevolezza e' che la sinistra o meglio i comunisti hanno il virus dell'estremismo malattia infantile del comunismo come scrisse LENIN. Da un danno come fu quello di uscire da un partito per fondare un mini partito non si ricava vantaggio, nella politica nazionale, anzi non riusciremo ad incidere nello portare le nostre idee per risolvere i gravi problemi sociali di oggi, lasciando dei vuoti politici che altri riempiranno con politiche populiste.GRAVE DANNO ALLA SINISTRA CHE SI RICHIAMA ALLE IDEE COMUNISTE CHE CERTAMENTE ,IL SIG . VENDOLA DA BUON APOSTATA HA ABBANDONATO. --------------- 27-03-2010 19:16 - euclide
  • vendola si chiede, testuale: "Che cos’è il Pd? Chi è il Pd?"
    tanto retorica questa domanda quanto facile la relativa risposta: "è il tuo alleato in lombardia. e non solo in lombardia.." 27-03-2010 18:59 - iggy
  • ammiro questo non molto giovane rampante di sinistra che ama sicuramente la sua terra,sono sicuro che ha sofferto molto vedere il partito ridotto ai minimi termini e con le conseguenze che tutti conosciamo..credo che la lezione del popolo sovrano è servito a qualche cosa..ora è tempo di cambiare rotta,la sinistra ha bisogno di giovani puliti dentro e che facciano politica trasparente,senza dire cazzate e promesse inutili,il mago incantatore è morto ma sopratutto di vecchiaia il nostro governo è sclerotico da segni di insofferenza.condivido la politica di vendola con la speransa che sia fatto con la massima trasparenza e sopratutto la partecipazione del cittadino ,questo è fondamentale auguri PRESIDENTE 27-03-2010 15:54 - alvaro
  • Aggredendo a muso duro, per dirla con Pierangelo Bertoli, una fase nazionale carente ed una paralisi morale avvolgente, non senza interrogarci sulle cause strutturali che le hanno causate, ci si offre, ancora una volta, la democratica occasione di esprimere la potenza dei nostri ideali e delle nostre, semplici e continue, pratiche quotidiane. Senza nessuna idealizzazione dello spazio del voto, stadio seminale di una informazione ed una partecipazione civica e popolare che si pretenderebbero permanenti, a scanso di equivoci. Contribuire ad eleggere un presidente di Regione oppure indicare un consigliere regionale che dia sostanza, e non solo immagine, ai propri obiettivi, non rappresentano scelte di poco conto. Le Regioni posseggono competenze e facoltà esecutive che riguardano un ampio spettro di settori dell’esistenza, individuale ed associata. La campagna elettorale che volge al termine ci ha consegnato l’ormai consunto scenario della guerra per bande, scevra di speranze e piena di vuoti programmatici e progettuali. La dimensione partecipata, affettiva, costituente della politica pare crollare sotto i colpi della semplificazione becera e della rassegnazione qualunquista, ma qualche spiraglio di luce, in forma di luogo vivo e pulsante, resiste, tenace e velenoso, sognante e peccaminoso. L’urgenza di porre in campo complesse ed adeguate misure a proposito di tematiche quali il lavoro, le precarietà, l’istruzione, la cultura, l’ecologia, l’immigrazione, cogliendo i frammenti delle nebulose realtà quotidiane e gli spunti avanzati che pure, ai margini e negli interstizi meno frequentati, silenziosi e coraggiosi operano. La necessità di interrogarsi sulla forma/partito e sulle iperboliche dinamiche, in continuo svolgimento, dei movimenti d’opinione e dei movimenti sociali, frammentati e carsici. Sono queste ampie visuali, in una pretesa generalità che conterrebbe in nuce ogni particolare sfumatura ed ogni salvifica differenza, a richiedere, riprendendo la tesi di Nichi Vendola, la formulazione di una rinnovata e radicale grammatica politica, civile, economica e sociale per la sinistra italiana. Per la sua unità. Una grammatica della molteplicità concreta e dell’etica pubblica che si ponga l’obiettivo di ricostruire una narrazione alta e condivisa, che proceda a piccoli, anche scomodi, passi in un orizzonte di trasformazione lento, soave e profondo, per dirla con il compianto Alexander Langer, valorizzando le individualità ed i saperi, le eresie ed i dubbi, i beni collettivi e le esperienze di base. Preferendo il Comune al privato profittevole ed al pubblico obsoleto, evitando le demonizzazioni pregiudiziali, in un senso o nell’altro, e scavando nello specifico di ogni singola realtà. Senza rinunciare ad una pretesa egemonica, spolverando ed affinando, scandagliando e selezionando, aggiornando ed intrecciando, quegli strumenti d’interpretazione e di comprensione che le nostre convergenti culture politiche, socialiste, ecologiste, cristiane, femministe, comuniste, movimentiste, ci consegnano in dono, tutto sommato.

    Per questi motivi, e per dare slancio ad un percorso in movimento, costituente, quello di Sinistra, Ecologia e Libertà, prova a darci fiducia, anche solo per arditezza e gusto del rischio. 27-03-2010 15:50 - Giuseppe Morrone
  • Vendola è contro la berlusconizzazione ma lui non s'è forse accodato a questo stile? SEL si identifica talmente tanto con lui che il simbolo ne porta il nome. Scofitto al congresso di Rifondazione ha gratuitamente insultato per mesi chi aveva poi avuto la maggioranza. Magnifica senza alcuna modestia e senso della misura il suo lavoro di Presidente della Puglia. No grazie, non mi mi rappresenta. 27-03-2010 15:36 - servus
  • Sembra "Bassolino bis" come negli anni 90,poi si è visto come è andata, soprattutto in queste discussioni si è rimosso il fallimento di un'esponente non secondario della sinistra storica in Campania-per poi dire le stesse cose con il simpatico Niki- Non sono le amministrazioni locali che cambieranno il sud .....con la "Lista Vendola" come ormai si dice(altro che rinnovamento della forma partito) si rischia di creare false aspettative....siamo ormai in piena emotività mediatica ...senza nulla togliere agli aspetti positivi del lavoro svolto dalla sua giunta c'è qualcosa che non và..ci manca solo che prende il posto del Fausto ...da Vespa.Se si potesse ritornare a discutere di "Questione Meridionale" non sarebbe male visto i flussi migratori da anni 60 verso il nord e non solo....... 27-03-2010 15:32 - salvatore cicciotti
  • Nichi Vendola a tutte le mie simpatie, anche erotiche, fa parte
    di quel rinnovamento che nel P.D. stenta a farsi strada, vale
    come esempio che l'altro giorno alla postazione del partito a Quarto Oggiaro, al mercato rionale, discutendo con un pensionato mio
    coetaneo, simpatizzante di sinistra, dopo una mezzora di discussione mi dice che Mussolini aveva fatto tanto bene all'Italia,
    come campione di elettore di sinistra non c'è che dire ci vuole un
    cambio generazionale, non solo di età, ma di idee. 27-03-2010 14:58 - Giuseppe Premoli
  • A sinistra tutta la sperimentazione possibile deve essere messa in pratica per verificare nella prassi le alternative a questa organizzazione sociale. Ben vengano quindi gli esperimenti alla Vendola ma sempre tenendo tenendo presente il fine ultimo. Questo e' quello che non vedo. 27-03-2010 14:53 - Murmillus
  • alla fine di tutta questa campagna Pro Vendola, mi avete convinto. Voto per la Federazione della Sinistra. 27-03-2010 14:50 - roberto pardini
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