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Sara Menafra, Mauro Ravarino
Quei grillini dei No Tav
E a chi le chiede come ha potuto non accorgersi del fatto che il movimento di Beppe Grillo stava rosicchiando tanti consensi al centrosinistra, la governatrice uscente del Piemonte Mercedes Bresso risponde sconsolata: «Non c'erano segnali, i sondaggi non lo dicevano. È stato fuoco amico».
È andata proprio così. Il giovane medico di base Davide Bono, portavoce dei grillini a cinque stelle, col suo modo di fare neppure troppo aggressivo si prende due consiglieri e quasi il quattro per cento dei consensi. Punti decisivi per assegnare la vittoria al leghista Roberto Cota, passato col 47,32% e 1.043.318 voti, su Mercedes Bresso e il suo 46,90%, ovvero 1.033.946 suffragi. Bono ha preso 90.086 voti, cioè il 4,08%. Nulla di paragonabile all'1,43% di Sel, al 2,64% della Federazione della sinistra, per non dire dei Verdi fermi allo 0,74%. Un grimaldello decisivo per scardinare l'incerta tenuta della sinistra nella provincia di Torino e sicuramente più importante delle tante schede nulle, tirate fuori lunedì sera dalla Bresso ma già dimenticate (ma il ricorso si farà). Visto, poi, che nel 2005 Ghigo era esattamente dov'è il centrodestra ora - con meno Lega, ma questa sarebbe un'altra storia - e che al Pd mancano giusto quattro punti per la vittoria, il centrosinistra sa già contro chi puntare il dito.
Val Susa, provincia di Torino, qui il candidato del movimento 5 stelle ha incassato cifre da record: il 28,7% a Bussoleno, il 29,8% a Venaus e il 26,5% a San Giorgio (uno dei rari comuni della valle in cui la Bresso ha superato Cota, 37,2% contro 31,5%). Numeri che all'ex zarina fanno accapponare la pelle. Ma lo stupore per questo boom scema appena ci si allontana dal capoluogo, si va verso Avigliana e le montagne. In Val Susa se l'aspettavano. Prendete la folla in piazza Castello davanti al Beppe, il 14 marzo scorso. Ecco. Proprio quel giorno Alberto Perino, storico leader No Tav, fece la sua dichiarazione di voto: Davide Bono. E, ieri, la sua risposta alla domanda sul perché del risultato grillino è stata caustica, come sempre. «È chiaro: gli altri due erano per la Tav. Prima avevamo votato Rifondazione e Verdi. Poi, loro hanno tradito. I 5 stelle, invece, ragionano sulle cose concrete, come noi». E al Pd che li accusa di aver liberato il campo alla Lega? «Che dire, chi è causa del suo mal pianga se stesso».
Bono, barba e occhialini, era convinto del successo: «Conoscevamo la nostra potenzialità, in valle abbiamo avuto il sostegno dei tanti che alle amministrative hanno appoggiato le Liste civiche». Respinge le accuse del centrosinistra che lo vuole responsabile della sconfitta: «I nostri voti sono principalmente sottratti all'astensionismo e alla delusione». Gli dà ragione Giorgio Vair, vicesindaco a San Didero, 15 chilometri da Susa. Amministratore dall'85, si definisce «indipendente di sinistra». L'ultima volta è stato eletto in una delle Liste civiche che si oppongono all'alta velocità (120 consiglieri comunali sui 600 in valle): «Il voto al movimento 5 stelle è di protesta contro i poteri forti e di contenuto. È stato l'unico a parlare di un diverso modello di sviluppo».
Rifondazione a Bussoleno è passata dal 12% del 2005 al 4%. Juri Bossuto è consigliere regionale uscente del Prc, da sempre impegnato nelle lotta No Tav. «Siamo dal 1992 nel movimento, senza volerlo cavalcare. Purtroppo il nostro accordo tecnico è stato interpretato come una resa. Non era così, si trattava di opporsi a una destra razzista. Il movimento No Tav ha fatto un grave errore, i grillini non andranno mai davanti alle fabbriche». Che la responsabilità sia anche della sinistra lo ammette Sandro Plano, il presidente della Comunità montana, nel Pd ma sempre a rischio espulsione: «La colpa - lo dice con amarezza - è nostra, bisogna ritrovare lo spirito dell'Ulivo».
Le cinque stelle prendono molto persino nelle roccaforti rosse della provincia torinese. Come Collegno, dove il Pd si «ferma» al sessanta per cento dei consensi: «Lasciando da parte il 75% delle regionali 2005, siamo calati di cinque punti dalle europee dello scorso anno. C'è un calo ma non parlerei di crisi visto che il partito resta su percentuali altissime», spiega il segretario Francesco Casciano. Anche da queste parti Bono ha rosicchiato un po'. Giusto cinque punti: «Ma la Tav non c'entra, il problema è l'antipolitica. Anche perché la crisi è fortissima. E quando a settembre finiranno gli ammortizzatori sociali, qui, in quella che era la seconda zona industriale d'Europa, la situazione si farà davvero dura».
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Sono perfettamente d'accordo con Jizzy.
A Torino si oppongono ai parcheggi sotterranei o alla costruzione di grattacieli perché modificano lo "sky line": ma ci rendiamo conto? Il territorio non è quello delle cartoline! La sinistra era per il progresso, quella cosa che libera gli uomini e le donne dalla fatica e dal dolore e che permette di raggiungere altri luoghi e di comunicare. La competizione col capitalismo avveniva su questo terreno. Adesso ci stiamo identificando con le forze frenanti, invece di essere noi una guida giusta ed equilibrata: meglio la tav che il trasporto su gomma, dico io. Da quando le montagne del Piemonte sono sacre? Il leghismo non nasce anche da questo "radicamento" in un territorio mitizzato? 01-04-2010 11:15 - Cristian
chiedere scusa agli elettori
dimettersi
aprire una fase RI-costituente
Suggerisco questo blogger per trovare spunti nuovi
http://indarno.splinder.com/ 01-04-2010 11:13 - Vincenzo
Forse se scenderanno al 15% inizieranno a capire. 01-04-2010 10:58 - Edo
Se sinistra e centro-sinistra si lasciano sottrarre voti, di chi è la colpa? Di chi li ha intercettati, quei voti, o di chi non ha saputo farlo? Qua non stiamo parlando di spostare venti milioni di voti - siamo seri!
Con un'astensionismo al 40%, forse sarebbe più opportuno chiedersi seriamente cosa si è fatto per avere un appeal anche per QUESTI mancati elettori.
@gianni: non è necessario essere comunisti per avere degli ideali politici. anche il liberismo, per esempio, può essere un ideale politico. sono ideali profondamente diversi, ma tant'è, lo sono. quindi, una lista civica che abbia come priorità trasparenza, temi ecologisti e tutela della cosa pubblica avrà diritto o no a che le vengano riconosciuti dei valori al di là di "interessi individuali"? A meno che lei con interessi collettivi intenda "fare la TAV", e con individuali "non farla"... Ed è una battuta, ma solo fino a un certo punto.
@maurizio mariani: ha perfettamente ragione nel denunciare l'arroganza di questo PD che PRETENDE i voti, accusando altri della propria (calcolata) inettitudine. Sono LORO voti? E quanto li avrebbero pagati, di grazia?
Detto ciò, non è che non ci sia da dispiacersi per l'azzeramento della sinistra. Ma la responsabilità può essere di Beppe Grillo?
Beh, se così fosse, meriterebbe di scomparire, perché se con una tradizione così ampia la sinistra può essere fatta a pezzi da un comico e da dei principianti, forse è davvero il caso che scompaia del tutto.
Non è meglio interrogarsi sul cosa NON si è stati capaci di fare, invece che su cosa son stati capaci di fare gli altri? 01-04-2010 10:40 - menone
A Maria' svegliate!!!
te lo dico in romanesco per chè solo un cieco e un sordo o un incompetente non sa che tra i paladini della Tav c'e' proprio il questurino molisano...
io ho fatto TUTTE le manifestazioni No Tav comprese quelle di gennaio scorso ma il questurino molisano non l'ho mai visto. Simply perchè lui è a favore!!!! 01-04-2010 10:19 - RICCARDO
A mio avviso i punti sono due:
(1) Le proteste territoriali (contro la Tav, in questo caso) ricevono accoglienza in movimenti locali, che hanno legami con quel territorio, che si formano in relazione a quegli eventi.
(2) Non è ancora chiaro come tutto ciò possa essere contenuto nazionale di un partito o di un movimento; come, per esempio, il problema della Tav possa essere contenuto di un programma ecologista all'interno di una coalizione di centro-sinistra o di sinistra. Personalmente, ho i miei dubbi che possa esserci un contenuto nazionale di questo tipo (anche per la storica inesistenza dei Verdi in Italia). Quest'ultimo problema è importante, perché credo sia l'ostacolo principale per un'ipotetica leadership nazionale di Vendola (oltre al fatto che non sarebbe mai accettata dalla dirigenza del PD).
In poche parole: non si può fare di un modello locale un progetto nazionale. Ma si può fare di un problema locale una questione nazionale: i partiti di centro-sinistra e di sinistra non sono più in grado di raccogliere i voti di protesta. In alcuna direzione (ambiente, lavoro, rifiuti, malgoverno, ecc.). 01-04-2010 09:45 - Daniel