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FUORIPAGINA
02/04/2010
  •   |   Nichi Vendola
    L'alternativa possibile

    Per il popolo del centrosinistra, e anche per molti dei suoi dirigenti, è stata una amara delusione. Ci eravamo illusi che le vistose crepe nell'edificio del berlusconismo, le contraddizioni e le divisioni, le malcelate contrapposizioni fra gruppi di potere, le smagliature nell'ipnotico racconto berlusconiano, dalla ricomparsa della spazzatura nelle strade campane alla permanenza delle macerie in quelle dell'Aquila, dovessero immediatamente tradursi in un vertiginoso calo dei consensi elettorali.
    Non è stato così, e anche dove si è effettivamente verificato quel calo di consensi ha premiato non il centrosinistra ma un'altra destra, forse più coerente e omogenea, di certo ancor più temibile, quella leghista.
    Ma perché le cose sarebbero dovute andare altrimenti? Quale racconto diverso e alternativo ha saputo costruire il centrosinistra nei due anni che ci separano dallo sfondamento del centrodestra nelle elezioni politiche? Quali antidoti e anticorpi ha messo in campo per contrastare quei fenomeni profondi e incisivi, sociali e culturali oltre che politici, che sono il berlusconismo e lo spostamento a destra dell'intera società italiana?
    Non possiamo, come nell'antico adagio cinese, restare seduti sulla sponda del fiume aspettando che passi il cadavere del nostro nemico. Se il centrosinistra non troverà il coraggio di guardarsi senza ipocrisie allo specchio, accorgendosi di quale vasto cimitero è spesso diventato, scoprendo l'impedimento e l'ostacolo che esso stesso oggi rappresenta, la crisi del berlusconismo si risolverà solo in un'ulteriore e ancor più fonda deriva di destra.
    Quello che ci si richiede è un lavoro di lunga lena, metodico e paziente: non un miracolo o un colpo di bacchetta magica. Questo è il tempo della semina, senza la quale non arriverà mai il raccolto, non fra tre e neppure fra dieci anni. E dobbiamo sapere che non esistono formule salvifiche e preconfezionate. Non basterà neppure il «ritorno ai territori», in questi casi continuamente, e giustamente, evocato. Al territorialismo della Lega, che reagisce al trauma della globalizzazione con un messaggio di chiusura, contrapposizione ed egoistica difesa degli interessi minuti locali dobbiamo saper opporre un territorialismo altrettanto radicato ma opposto: cosmopolita, aperto, solidale, capace di usare le specificità locali come leva per una valorizzazione complessiva delle differenze.
    Non basteranno neppure le primarie, che pure, come l'esperienza della Puglia dimostra, comportano uno scatto imponente in termini di partecipazione e rimotivazione diffusa. Ma una politica che voglia essere davvero «buona» e partecipativa non può limitarsi a convocare ogni tanto il popolo per chiedergli di esercitare, con le primarie, il potere decisionale che gli spetta. Deve saper modificare i termini stessi del rapporto tra rappresentanti e rappresentati, rendendoli sempre e comunque orizzontali anziché verticali, fondati sullo scambio e il dialogo anziché sulla formula novecentesca della delega in bianco. Dobbiamo chiedere alla nostra gente di intervenire attivamente in ogni occasione, e altrettanto diretti devono saper essere «i rappresentanti». A una platea che esplode in applausi scroscianti quando si parla di raccolta differenziata bisogna chiedere non di applaudire ma di praticare effettivamente quella raccolta differenziata, di agire subito per dar seguito nei fatti a quello che proclamiamo e che applaudiamo. Per sperimentare concretamente, qui ed ora, nella quotidianità, un altro modo di vivere.
    Dobbiamo anche avere, tutti, il coraggio di ammettere l'inadeguatezza degli strumenti di cui disponiamo, dei partiti che abbiamo costruito in questi anni. Rischiamo di avere partiti leggerissimi quanto a consenso e partecipazione e pesanti, elefantiaci quanto ad apparati. Non è stata la via giusta sinora. Lo sarà ancor di meno in futuro.
    Dobbiamo, infine, restituire spessore e senso a quel termine, «alternativa», che è oggi vuoto e che per questo non esercita più alcuna attrazione, non ridesta emozioni, non suscita speranze. Potrebbe forse essere un buon punto di partenza organizzare ovunque incontri liberi e di massa, quasi delle vere lezioni partecipate, su ciascuno dei termini di quel vocabolario che abbiamo smarrito e la cui eclisse spiega e giustifica più d'ogni altra cosa il dilagare della cultura e del sistema di disvalori della destra nel nostro paese.
    Svincolata e astratta dal lavoro, la parola di cui la destra di Berlusconi più frequentemente abusa, «libertà», rovescia il suo più intimo significato. Intrecciare di nuovo lavoro e libertà, riscoprire il nesso indissolubile che c'è tra loro, è forse oggi la priorità assoluta, e più che mai di fronte all'assalto contro l'art. 18, circondato anche nel centrosinistra da un colpevole e suicida silenzio nel corso della campagna elettorale. Quel silenzio del centrosinistra va interrotto, tanto più alla luce della decisione di Napolitano di rinviare la legge di riforma del diritto del lavoro alle Camere. E' necessario che tutta l'opposizione si mobiliti subito unitariamente e organizzi una grande manifestazione per respingere questo attacco contro uno dei più elementari diritti di libertà del lavoro.
    Sino a che la parola «alternativa» non tornerà a indicare materialmente la possibilità effettiva, a portata di mano, di una vita diversa, tutti i discorsi sulle alleanze e sulle possibili alchimie politiche sono destinati a restare solo chiacchiericcio e vaniloquio. Faccio solo due esempi: la liberazione delle nuove generazioni dalla gabbia del precariato e il ripristino del primato dei beni comuni contro l'onnivora invasione della logica del mercato e del profitto. Basterebbe questo a dare il senso di cosa deve significare alternativa.


I COMMENTI:
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  • Caro Nichi, ho deciso di appoggiarti fin dalle primarie del 2005, ero lontano mille miglia da Rifondazione ma sentivo che il tuo discorso andava al di là di quello steccato. Sono stato contento quando hai perso il congresso... Apprezzo molto di ciò che dici ma credo che ora devi uscire da alcune ambiguità. La sinistra non ha bisogno di un irrigidimento 'radicale', di una union sacrée tra tutti gli estremisti, ma di una scelta limpidamente socialdemocratica e laburista. Una socialdemocrazia nuova, sì, non quella di Turati e nemmeno quella di Schoeder, ma pur sempre socialdemocrazia perché se si solleva lo sguardo dai nostri provincialismi si capisce che solo la socialdemocrazia europea può dare una via d'uscita alla crisi attuale e può battere le varie destre. Una delle cause del fallimento del PD è stata la non-scelta, la volontà di uscire dal comunismo (cosa inevitabile e anzi compiuta tardivamente) non già in direzione di una matura e moderna socialdemocrazia ma verso un generico "democraticismo" che forse per l'America è il massimo di progressismo ma per l'Europa è una "cosa" senza colore e senza sapore. Se avrai il coraggio di impugnare la bandiera della socialdemocrazia e del laburismo darai uno sbocco alle tue intuizioni. Altrimenti fra qualche anno ti spomperai. Lascia perdere i residui rifondaroli, quelli si estingueranno da soli. Resisti alle sirene che vorrebbero richiamarti nel vecchio orticello. Vola alto. Se vuoi che attorno al tuo progetto si formi qualcosa di più di un moto d'opinione, non aver paura di pronunciare la parola più detestata dalla tradizione comunista (più, forse, della parola fascismo): socialdemocrazia. Sennò, tra cinque anni sarai semplicemente un ex-presidente. (Bartolo Anglani) 02-04-2010 21:48 - Bartolo Anglani
  • Da non elettore di sinistra vorrei cercare di spiegare perchè non posso votare questa sinistra (ultimamente a dire il vero non ho votato neppure la destra, ovvero ho disertato le urne): 1) Totale incapacità di proposte ed idee credibili e soprattutto realistiche in tutte le materie decisive, ovvero economia, società e riguardo al tema dell' immigrazione. Esempio: negare che gli immigrati possano essere una risorsa ma anche un problema è semplicemente voler nascondere la testa sotto la sabbia. Inoltre, il buonismo non è un approccio credibile, ma semplicemente una presa in giro, specie per le classi popolari che subiscono l' impatto vero della crisi, della guerra tra poveri rappresentata dalla concorrenza, spesso irregolare, degli immigrati (faccio notare una contraddizione: voi siete la parte politica più tollerante con gli irregolari ed i clandestini, gli stessi che poi molti padroni disonesti e ladri non hanno difficoltà ad impiegare in nero al posto, magari, di qualche italiano); 2) La sinistra è ossessionata dal signor B.: realmente non ve ne rendete conto, ma credetemi: vi si vede la bava alla bocca!; chi non è accecato dall' odio ideologico per questa (da voi) presunta incarnazione del male, come il sottoscritto, capisce da una parte la pochezza del soggetto, ma dall' altra non può non accorgersi della vostra ossessione leggermente paranoica e compulsiva verso l' odiato psico-nano, talvolta persino immotivata. Tra l' altro parametrare tutto sulla base di Mr. B gli concede un vantaggio strategico fondamentale e gigantesco: detta lui i temi e l' agenda della discussione politica e così finisce per giocare sempre in casa, mentre voi sempre di sponda e di rimessa. Volete un consiglio? Dimenticatevi del Silvio nazionale: fateci sapere come vorreste governare questo paese con programmi ed idee (magari nuove, non sarebbe affatto male!), la gente è in grado di capire; oltre tutto, l' idea inverosimile che perdete solo perchè lui controlla i media è banalmente ridicola: quando Prodi ha vinto (2 volte!), lui era già il deus ex machina dei media; 3) Come comunicatori valete poco, credo l' abbiate capito anche voi stessi, ma almeno non fatevi la guerra in casa: si ha spesso l' impressione che non v' interessi affatto vincere, ma piuttosto mettere nell' angolo il compagno della piccola fazione cugina della vostra. Così non andrete mai da nessuna parte; 4) Infine, smettetela con l' opposizione a tutto; è dura da capire (solo per voi, s' intende) ma chi governa o si candida a farlo deve fare scelte, magari dolorose, ma spesso inevitabili. Faccio un esempio banale, ovvero l' energia e le vostre tesi al riguardo: le centrali nucleari? no, sono troppo pericolose; i rigassificatori? Non sia mai, deturpano il paesaggio. Caso mai le pale a vento? No, troppo rumorose e poi il turismo ne soffrirebbe. Scusate, ma allora l' alternativa logica è il ritorno all' età della pietra! Insomma, preferite fare un' eterna opposizione? E' possibile, ma poi non vi dovreste meravigliare se prendete sempre meno voti e persino le classi popolari vi voltano le spalle: il pauperismo non è una politica, ma solo la garanzia futura di miseria ed inevitabile declino. In conclusione: decidete tra voi cosa volete fare da grandi, fatecelo sapere tramite un bel programma, evitando possibilmente voli pindarici ed idee astruse e magari qualche piccolo voto in più lo raccatterete pure...
    PS: Vendola è la prova provata che potete anche farcela.. 02-04-2010 21:11 - Fabio Vivian
  • Ma dai! al di là della gioia per la sua vittoria, non se ne può più della retorica vendoliana, fatta di racconti e di adagi cinesi!!! ma si inventasse qualcosa di nuovo, imparasse a parlare un linguaggio meno fiorito e allusivo ma più sostazioso, prima di pontificare su cosa una sinistra debba fare od essere! Mi domando: ma perché, nonostante un peso elettorale tutto sommato analogo, Sinistra e libertà è stata riammessa nel territorio della visibilità mediatica e del dialogo politico, mentre Rifondazione è completamente scomparsa? non che io pensi che Ferrero ed amici rappresentino un pericolo per il capitale, ma ho l'impressione, come molti di noi, che dietro la retorica rampante di Vendola si nasconda un progetto politico ed un patto col PD ben determinato, e forse un più triste servilismo, mascherato da opposizione dura ed elevata... 02-04-2010 20:29 - francescototo
  • Finalmente qualcuno che riesce a scaldare i cuori di quanti, in questi anni dopo la sciagurata stagione cupa della Bolognina vogliono riappropriarsi dell'identità comunista.
    Grazie Niki per la passione, l'amore e il calore dei tuoi interventi.
    Ti pregherei però, di ricomporre l'unità con quanti in questo momento tragico per la democrazia di questo paese possono sicuramente darti sostegno. Mi riferisco al compagno Diliberto, a Ferrero insomma a tutti quelli che non hanno venduto la propria identità di comunista per rincorrere sogni liberisti.
    hasta la victoria siempre!!!! 02-04-2010 20:15 - partigianogigu
  • Caro Vendola ho apprezzato molto il tuo articolo. Sono un compagno di 25 di Rifondazione uno di quelli che ha seguito la maggioranza di Chianciano. Da poco sono consigliere comunale e questo mi ha riportato dopo tanti anni a fare politica non in un centro di una grande città ma in un piccolo paese, dove tutti i giorni ti misuri con i problemi reali della gente e bene, comincio a capire cosa significhi mancanza di "alternativa". La guerra fraticida montata in questi anni da tutti a sinistra ha prodotto solo questa mancanza. E chi la paga è solo la povera gente, noi che ogni giorno dobbiamo misurarci con questa crisi economica e con uno stato sempre meno democratico e sempre più autoritario. La gente che ci circonda e sfiduciata dalla sinistra (e ho la fortuna di vivere in un comune del bolognese quindi storicamente di sinistra) non vede in noi una prospettiva. Ammiro molto il tuo operato in Puglia penso che per tanti a prescindere dallo schieramento tu sia diventato un modello di "buona e sana politica". Auspico che questa tua enorme capacità ora sia d'aiuto alla ricostruzione di un pensiero forte di sinistra e alla riunificazione.
    Penso siano finiti i tempi per litigare, ora occorre unire le forze per il bene di questa nazione e per il bene di coloro che non hanno nulla e ai quali si nega perfino la tranquillità del nulla. 02-04-2010 19:33 - matteo
  • La sinistra alternativa e forte non può costruirsi senza il PD. Bisogna, una volta tanto, essere compatti. 02-04-2010 19:25 - Paola
  • Speravo anch'io che Berlusconi prendesse una batosta, tuttavia...
    meritava il centrosinistra di Bassolino e del vicerè di salerno di vincere in Campania?
    No, ovviamente.
    meritava la Bresso, siTav, di vincere in Piemonte?
    meritava Penati di prendere più voti di quelli che ha preso?
    quale alternativa era in campo in Veneto?
    il centrosinistra come poteva sperare di vincere in Calabria?
    come si popteva recuperare la fiducia nel Lazio dopo marrazzo?
    infine, dal punto di vista sociale, la Bonino, che con i radicali aveva raccolto le firme per abolire l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, quale alternativa di società proponeva? e sulla pace?
    Io ho votato per la Bonino,tuttavia se ci interessa recuperare quei settori popolari che non votano o si fanno incantare dal populismo di destra dobbiamo cambiare rotta, subito 02-04-2010 19:19 - mauro
  • ripartire dalla "questione morale"...via tutti i quadri-dirigenti corrotti e corruttibili. vogliamo i giovani che dovranno saper ascoltare la gente. le ideologie sono finite...grazie a questa sinistra ed a berlusconi
    gp 02-04-2010 19:12 - trotzski
  • ho 32 anni sono precario della ricerca. In 6 anni ho studiato e lavorato tanto, anche di domenica. Dodici pubblicazioni, un dottorato, oltre dieci contratti. la precarietà mi ha ucciso, con i tempi di lavoro che hanno distrutto la vita. oggi sono senza contratto. ho paura e non ho identità. la dignità è sotto i piedi. Intellettuale e di sinistra. La società italiana mi ha espulso. 02-04-2010 19:09 - fiorenzo
  • La verità che noi della sinistra non abbiamo ancora capita è che la tv è l'oppio dei popoli e la destra (non solo berlusconi) la sa utilizzare meravigliosamente: semplici messaggi (odio, amore, libertà, sicurezza, tasse, intercettzione, giustizia...) e tutte le reti a disposizione. Che fare? Ripartire dal basso, parlare con la gente, contrattaccare sulla tv... boicottare la pubblicità, le reti, i giornali del padrone. E, soprattutto avere una politica di sinistra. E invece dopo la sconfitta si riparla di riforme: presidenzialismo, intercettazioni, giustizia. Vergogna, si sta tradendo la Costituzione frutto del sacrificio della Resistenza con la parola riforma, per arrivare all'assolutismo. 02-04-2010 19:03 - fabio
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