-
|
Nichi Vendola
L'alternativa possibile
Per il popolo del centrosinistra, e anche per molti dei suoi dirigenti, è stata una amara delusione. Ci eravamo illusi che le vistose crepe nell'edificio del berlusconismo, le contraddizioni e le divisioni, le malcelate contrapposizioni fra gruppi di potere, le smagliature nell'ipnotico racconto berlusconiano, dalla ricomparsa della spazzatura nelle strade campane alla permanenza delle macerie in quelle dell'Aquila, dovessero immediatamente tradursi in un vertiginoso calo dei consensi elettorali.
Non è stato così, e anche dove si è effettivamente verificato quel calo di consensi ha premiato non il centrosinistra ma un'altra destra, forse più coerente e omogenea, di certo ancor più temibile, quella leghista.
Ma perché le cose sarebbero dovute andare altrimenti? Quale racconto diverso e alternativo ha saputo costruire il centrosinistra nei due anni che ci separano dallo sfondamento del centrodestra nelle elezioni politiche? Quali antidoti e anticorpi ha messo in campo per contrastare quei fenomeni profondi e incisivi, sociali e culturali oltre che politici, che sono il berlusconismo e lo spostamento a destra dell'intera società italiana?
Non possiamo, come nell'antico adagio cinese, restare seduti sulla sponda del fiume aspettando che passi il cadavere del nostro nemico. Se il centrosinistra non troverà il coraggio di guardarsi senza ipocrisie allo specchio, accorgendosi di quale vasto cimitero è spesso diventato, scoprendo l'impedimento e l'ostacolo che esso stesso oggi rappresenta, la crisi del berlusconismo si risolverà solo in un'ulteriore e ancor più fonda deriva di destra.
Quello che ci si richiede è un lavoro di lunga lena, metodico e paziente: non un miracolo o un colpo di bacchetta magica. Questo è il tempo della semina, senza la quale non arriverà mai il raccolto, non fra tre e neppure fra dieci anni. E dobbiamo sapere che non esistono formule salvifiche e preconfezionate. Non basterà neppure il «ritorno ai territori», in questi casi continuamente, e giustamente, evocato. Al territorialismo della Lega, che reagisce al trauma della globalizzazione con un messaggio di chiusura, contrapposizione ed egoistica difesa degli interessi minuti locali dobbiamo saper opporre un territorialismo altrettanto radicato ma opposto: cosmopolita, aperto, solidale, capace di usare le specificità locali come leva per una valorizzazione complessiva delle differenze.
Non basteranno neppure le primarie, che pure, come l'esperienza della Puglia dimostra, comportano uno scatto imponente in termini di partecipazione e rimotivazione diffusa. Ma una politica che voglia essere davvero «buona» e partecipativa non può limitarsi a convocare ogni tanto il popolo per chiedergli di esercitare, con le primarie, il potere decisionale che gli spetta. Deve saper modificare i termini stessi del rapporto tra rappresentanti e rappresentati, rendendoli sempre e comunque orizzontali anziché verticali, fondati sullo scambio e il dialogo anziché sulla formula novecentesca della delega in bianco. Dobbiamo chiedere alla nostra gente di intervenire attivamente in ogni occasione, e altrettanto diretti devono saper essere «i rappresentanti». A una platea che esplode in applausi scroscianti quando si parla di raccolta differenziata bisogna chiedere non di applaudire ma di praticare effettivamente quella raccolta differenziata, di agire subito per dar seguito nei fatti a quello che proclamiamo e che applaudiamo. Per sperimentare concretamente, qui ed ora, nella quotidianità, un altro modo di vivere.
Dobbiamo anche avere, tutti, il coraggio di ammettere l'inadeguatezza degli strumenti di cui disponiamo, dei partiti che abbiamo costruito in questi anni. Rischiamo di avere partiti leggerissimi quanto a consenso e partecipazione e pesanti, elefantiaci quanto ad apparati. Non è stata la via giusta sinora. Lo sarà ancor di meno in futuro.
Dobbiamo, infine, restituire spessore e senso a quel termine, «alternativa», che è oggi vuoto e che per questo non esercita più alcuna attrazione, non ridesta emozioni, non suscita speranze. Potrebbe forse essere un buon punto di partenza organizzare ovunque incontri liberi e di massa, quasi delle vere lezioni partecipate, su ciascuno dei termini di quel vocabolario che abbiamo smarrito e la cui eclisse spiega e giustifica più d'ogni altra cosa il dilagare della cultura e del sistema di disvalori della destra nel nostro paese.
Svincolata e astratta dal lavoro, la parola di cui la destra di Berlusconi più frequentemente abusa, «libertà», rovescia il suo più intimo significato. Intrecciare di nuovo lavoro e libertà, riscoprire il nesso indissolubile che c'è tra loro, è forse oggi la priorità assoluta, e più che mai di fronte all'assalto contro l'art. 18, circondato anche nel centrosinistra da un colpevole e suicida silenzio nel corso della campagna elettorale. Quel silenzio del centrosinistra va interrotto, tanto più alla luce della decisione di Napolitano di rinviare la legge di riforma del diritto del lavoro alle Camere. E' necessario che tutta l'opposizione si mobiliti subito unitariamente e organizzi una grande manifestazione per respingere questo attacco contro uno dei più elementari diritti di libertà del lavoro.
Sino a che la parola «alternativa» non tornerà a indicare materialmente la possibilità effettiva, a portata di mano, di una vita diversa, tutti i discorsi sulle alleanze e sulle possibili alchimie politiche sono destinati a restare solo chiacchiericcio e vaniloquio. Faccio solo due esempi: la liberazione delle nuove generazioni dalla gabbia del precariato e il ripristino del primato dei beni comuni contro l'onnivora invasione della logica del mercato e del profitto. Basterebbe questo a dare il senso di cosa deve significare alternativa.
- 30/04/2010 [14 commenti]
- 30/04/2010 [1 commenti]
- 29/04/2010 [2 commenti]
- 29/04/2010 [9 commenti]
- 28/04/2010 [17 commenti]
- 28/04/2010 [6 commenti]
- 27/04/2010 [1 commenti]
- 27/04/2010 [2 commenti]
- 27/04/2010 [14 commenti]
- 26/04/2010 [7 commenti]
- 26/04/2010 [28 commenti]
- 25/04/2010 [14 commenti]
- 25/04/2010 [11 commenti]
- 24/04/2010 [4 commenti]
- 24/04/2010 [0 commenti]
- 23/04/2010 [27 commenti]
- 23/04/2010 [11 commenti]
- 23/04/2010 [4 commenti]
- 22/04/2010 [3 commenti]
- 22/04/2010 [5 commenti]
- 22/04/2010 [1 commenti]
- 21/04/2010 [0 commenti]
- 21/04/2010 [8 commenti]
- 20/04/2010 [3 commenti]
- 20/04/2010 [12 commenti]
- 19/04/2010 [4 commenti]
- 19/04/2010 [5 commenti]
- 18/04/2010 [31 commenti]
- 18/04/2010 [4 commenti]
- 17/04/2010 [12 commenti]
- 17/04/2010 [19 commenti]
- 16/04/2010 [9 commenti]
- 16/04/2010 [8 commenti]
- 15/04/2010 [29 commenti]
- 15/04/2010 [9 commenti]
- 14/04/2010 [14 commenti]
- 14/04/2010 [8 commenti]
- 13/04/2010 [18 commenti]
- 13/04/2010 [9 commenti]
- 12/04/2010 [14 commenti]
- 11/04/2010 [75 commenti]
- 11/04/2010 [3 commenti]
- 10/04/2010 [16 commenti]
- 10/04/2010 [17 commenti]
- 09/04/2010 [6 commenti]
- 09/04/2010 [4 commenti]
- 08/04/2010 [28 commenti]
- 08/04/2010 [11 commenti]
- 07/04/2010 [44 commenti]
- 07/04/2010 [5 commenti]
- 06/04/2010 [31 commenti]
- 06/04/2010 [4 commenti]
- 05/04/2010 [23 commenti]
- 05/04/2010 [11 commenti]
- 04/04/2010 [8 commenti]
- 03/04/2010 [61 commenti]
- 02/04/2010 [1 commenti]
- 02/04/2010 [57 commenti]
- 01/04/2010 [4 commenti]
- 01/04/2010 [16 commenti]
-
La Somalia va a pesca
| di Giorgia Fletcher del 21.12.2012 -
La termoelettrica di Huexca
| di Fulvio Gioanetto del 20.12.2012
-
Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
-
Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
-
Dogfighters
di Filippo Brunamonti - 19.09.2013 01:09
-
Confronto pubblico a Roma sul decreto 93 (DL femminicidio V parte)
di Luisa Betti - 18.09.2013 15:09
-
La terra dei fuochi come il Vajont
di francesca - 16.09.2013 21:09
-
Ridiamoci sopra, Alberto Perino
di massimozucchetti - 16.09.2013 12:09
-
Larry Summers fuori
di luca celada - 16.09.2013 08:09
-
E’ morto il biologo Albert Jacquard, un grande umanista
di Anna Maria - 12.09.2013 14:09
-
Le sigle televisive – una carrellata
di nefeli - 11.09.2013 11:09
-
Scuola: precari assunti con lo stipendio bloccato
di Roberto Ciccarelli - 11.09.2013 10:09
-
Metà fumetto e metafisica: Valvoline e dintorni sotto il segno inquietante di Giorgio De Chirico
di Andrea - 05.09.2013 16:09
-
Egitto: da Tahrir a Otranto
di giuseppe.acconcia - 05.09.2013 15:09
-
Ghosn, un uomo (sempre più) solo al comando
di fpaterno - 04.09.2013 17:09
-
La foto
di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
-
Arrivano i vostri ovvero la sindrome di Sansone
di gianni - 06.08.2013 06:08












IL PUNTO DI PARTENZA
Il punto di partenza non sono i programmi. L’interrogativo principale non e’ ciò che facciamo,ma cio che siamo. Ciò che facciamo dipende da ciò che siamo.
Ma viviamo in una società mediatica e globalizzata. Allora la domanda è quale partito in una società mediatica e globalizzata.
Se cosi è ,la comunicazione e la globalizzazione sono temi da cui non si può prescindere nella definizione dell’identità e dell’attività e dell’organizzazione ,del partito.
L’ALTERNATIVITA’ E L’IDENTITA’ DEL PARTITO DEMOCRATICO
Bersani dice che siamo partito civile,laico,popolare,ma ciò non è sufficiente a definire la nostra identità che si misura in rapporto alla nostra diversità rispetto all’identità del PDL.
Ma che cos’è il PDL.?
Un partito di destra democratica? No!
Un partito di destra radicale ? No!
No è qualcosa di peggio, non è un partito ,ma un’azienda con un prodotto da vendere: la politica .
In quest’ottica il problema per il PDL,non e’ fare un prodotto buono,ma indurre la gente ad apprezzarlo anche e soprattutto attraverso la pubblicità massmediale.
INSOMMA UNA FABBRICA DEL CONSENSO.
Su questa base e’ stata individuata una classe dirigente che oggi fa capo ad un’amministratore unico.
Una linea politica fatta di pubblicità più che di risoluzioni dei problemi del paese. Uno pseudo partito dove le proposte politiche vengono concepite non in funzione dell’interesse del paese,ma del consenso da conquistare. I” fannulloni”,il “grembiulino”,non sono soluzioni ai problemi della P.A e della scuola, ma spot pubblicitari per fare consenso in una campagna elettorale continua,incessante,che dura tutta la legislatura.
La parola d’ordine non è più il servizio alla gente ,ma la conquista della gente. Un partito fatto di uomini di marketing più che di gente esperta e professionale.
Se il PDL e’ questo ,noi non possiamo che essere un partito e quindi un organismo democratico,fatto di gente che partecipa e di una classe dirigente capace di governare,che costruisce le soluzioni ai problemi del Paese sulla base dei valori della Costituzione,quali SOLIDARIETA’,UGUAGLIANZA;LEGALITA,MERITO ecc..ecc.. .e non sulla base dei sondaggi.
Insomma un partito che sceglie la sua classe dirigente si organizza e porta avanti linee politiche , sulla base delle utilità che offre alla gente, e non sulla capacità di far vincere.
Ma se non si vince non si va’ da nessuna parte. E’ vero ! Ma e’ altrettanto vero che un PD che fa giochi di potere, che persegue il potere per il potere, non vincerà mai. O meglio potrà ottenere vittorie effimere ,congiunturali che verranno spazzate via al primo intoppo, perche sono senza fondamenta e come tali preparatrici di durature sconfitte future.
LE FONDAMENTA DEL NOSTRO PRESENTE:
Noi non abbiamo i soldi e il potere massmediatico di B per rincorrere e tenere invita un consenso ,365 giorni su 365. Ma abbiamo una base che vuol partecipare alla vita politica che vuol portare avanti iniziative politiche. Abbiamo gli strumenti normativi che consentono tale partecipazione,le primarie ad esempio. Uno strumento partecipativo della base che ci identifica come partito in cui la base interagisce con gli apparati. Si tratta di perfezionarlo ed utilizzarlo non solo per la scelta del gruppo dirigente,ma anche per le scelte programmatiche.
LE FONDAMENTA DEL NOSTRO PASSATO:
il nostro passato e’ fatto di lotte politiche ,di capacita’ di governo ,e di cose utili per il paese suggerite dai valori e principi presenti nella costituzione,di partecipazione ai processi politici.
Dobbiamo recuperare la capacità di partecipare ,lottare e governare, per un partito che misura le sue azioni e le sue soluzioni, sulla loro giustezza,sulla loro efficacia e non sul tasso di consenso pronosticato.
LE FONDAMENTA DEL NOSTRO FUTURO :
il processo di costruzione di nuovi valori fondati sulla nuova realtà di un futuro sempre più vicino,i cui pilastri sono la globalizzazione e la mediatizzazione.
Per questo l’ipotesi di un partito transnazionale sul modello sperimentato dal partito radicale va pure considerata,
Parimenti occorre riflettere sulla necessità di avviare un processo di globalizzazione dell’azione e della lotta sindacale ,che non può riguardare solo l’azienda .Ciò anche per evitare episodi come quello inglese, dove i lavoratori britannici scioperavano contro i nostri che gli avevano sottratto il lavoro perché pagati di meno e la conflittualità tra i lavoratori immigrati e lavoratori italiani ,una conflittualità cosi ben sfruttata dalla destra.
La possibilità di un’informazione alternativa che è sempre più concreta ,come dimostrato dall’esperimento “rai per una notte”dove televisione,internet,e piazza,hanno realizzato una fantastica operazione sinergica.
Più che mai necessaria, in un mondo dove l’informazione è diventato strumento di lotta. Pensate alla lotta del popolo iraniano cosi supportata da internet, e a quella del popolo palestinese cosi danneggiata da un’informazione manipolata.
Occorre prendere coscienza che la battaglia politica non può essere limitata ai meri fatti, ma anche a come essi vengono comunicati, giacchè é la comunicazione che trasforma un fatto in un fatto politico.
Se ieri la conquista alle fasce più debole di qualche diritto in più,dipendeva dall’intensità della lotta Oggi nessuna conquista dei diritti può essere praticata senza il timbro mediatico che gli conferisce carattere politic. Dunque una duplice lotta:la conquista della politicità dei diritti,e la conquista dei diritti.
Camillo Pignata 02-04-2010 17:41 - camillo
-DECAPITARE il PD dai collusi e dagli inetti che vi sono a capo (D'Alema, Violante, ecc)
-Sottoscrizione di un programma condiviso tra forze del centro sinistra, sinistra, centro e chi ci sta!
-Primarie senza "organismi di controllo preventivi" 02-04-2010 17:19 - Carlo V.