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FUORIPAGINA
03/04/2010
  •   |   Paolo Ferrero*
    Unità a sinistra e opposizione

    La delusione delle aspettative riposte nel voto delle regionali è forte. L'oltranzismo eversivo di una destra che attacca la democrazia e il lavoro, gli scandali continui e le divisioni interne, la disoccupazione e il disagio sociale crescente, non hanno prodotto la sconfitta di questa destra. Siamo ancora dentro la fase politica segnata dalle elezioni del 2008, e dalla delusione dell'esperienza di governo dell'Unione. In Italia non soffia dunque il vento della Francia. L'astensionismo si spalma su tutti i partiti. 
    L'erosione di consensi che pure la destra registra nonostante la crescita in valore percentuale della Lega, non impedisce la conquista di nuove regioni. Anche se va ricordato che se non fossimo in presenza di un sistema maggioritario, Berlusconi non avrebbe la maggioranza in Parlamento.
    Si rafforza l'asse tra Berlusconi e la Lega Nord dentro un esito complessivo che stabilizza il governo. Gli scenari che si aprono sono assai bui. È evidente l'offensiva che si rischia su tutti i fronti: quello istituzionale, in particolare di uno scardinamento costituzionale che intreccia presidenzialismo, federalismo egoista e rottura del bilanciamento dei poteri. Quello sociale, dove il governo cercherà di scaricare i costi della crisi e del debito nel pesante attacco alle pensioni e al welfare. Proseguirà l'aggressione contro il lavoro e il sindacalismo di classe, con il disegno di usare la crisi per modificare in senso regressivo l'insieme dei rapporti di forza sociali e smantellare il contratto nazionale con un salto di qualità della precarizzazione e della polverizzazione dei rapporti di lavoro. Sul piano delle culture politiche, assistiamo a un perverso intreccio tra ideologie sessiste di origine vaticana, razzismo ed esaltazione dei ricchi che diventa ogni giorno di più pratica di governo.
    Il primo problema che ci dobbiamo porre è quindi di sconfiggere questa incivile azione governativa. La prima considerazione è che le destre non si sconfiggono oggi nel cielo delle alchimie politiche ma nella società. Senza la consapevole costruzione di un movimento di opposizione non si sedimenteranno nuove adesioni e passioni, non si romperà la solitudine con cui vengono vissuti i drammi occupazionali e il disagio sociale, non si riconquisteranno energie per il cambiamento. In questi due anni l'opposizione non ha vissuto nella società. Le manifestazioni e gli scioperi fatti non sono sufficienti. Per questo il cambio di passo è obbligatorio. La proposta che abbiamo avanzato il 13 marzo di dare seguito a quell'appuntamento, di concordare alcuni obiettivi chiari sulla redistribuzione del reddito e del lavoro, sulla lotta alla precarietà, sulle politiche economiche e ambientali, sui diritti civili, per determinare una mobilitazione duratura nel paese, è oggi tanto più necessaria. L'obiettivo di una prima mobilitazione unitaria di tutte le forze di opposizione contro la manomissione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e dei diritti del lavoro, avanzata ieri da Vendola sul manifesto è la stessa che abbiamo proposto come Federazione della Sinistra a tutti i partiti che hanno indetto la mobilitazione del 13 e proponiamo di perseguirla con tenacia. Come torniamo ad avanzare l'obiettivo di un impegno comune e unitario di tutta l'opposizione per costruire una primavera refendaria che sostenga il referendum promosso dai comitati per l'acqua pubblica, promuova unitariamente referendum contro il nucleare, contro la precarietà e la legge 30.
    Un impegno unitario in questa direzione permetterebbe di sbloccare l'attuale situazione. Ci permetterebbe di ricostruire quel clima che da Genova nel 2001, passando per la mobilitazione della Cgil sull'articolo 18, per il movimento antirazzista e contro la guerra, costruì le condizioni per sconfiggere il governo Berlusconi nelle elezioni del 2006. Per poter sconfiggere Berlusconi nelle urne - obiettivo che tutti quanti condividiamo - dobbiamo prima metterlo in crisi nel suo rapporto con la società, dobbiamo incrinare il suo blocco sociale, dobbiamo costruire l'opposizione.
    In questo quadro proponiamo di lavorare da subito all'unità delle forze della sinistra. Le elezioni evidenziano come il peso delle forze a sinistra del Pd non sia per nulla irrilevante anche se oggi è assai frammentato e privo di rappresentanza palamentare. L'esperienza elettorale delle Marche di unità tra Federazione della Sinistra e SeL - che noi avremo voluto praticare anche in Lombardia e in Campania - ci parla in modo embrionale di una forte potenzialità per una sinistra autonoma dal Partito democratico. Noi della Federazione proponiamo di aggregare questo campo di forze per unire la sinistra - dentro e fuori i partiti - imparando dai compagni e dalle compagne dell'America Latina che a partire dall'opposizione al neoliberismo hanno saputo costruire una sinistra plurale, federata, popolare. Mettere al centro la democrazia partecipata contro ogni forma di plebiscitarismo è la condizione per costruire un'alternativa sul piano sociale, politico e culturale. Oggi nessuna forma in cui si organizza l'attività politica è esaustiva della stessa: partiti, sindacati, comitati, associazioni, aggregazioni sulla rete, sono tutte forme parziali e non esiste una palingenesi a portata di mano. Occorre quindi tessere e federare, cucire legami politici nel pieno rispetto della dignità di ognuno e di ogni esperienza. Proponiamo quindi a tutta la sinistra di aprire un percorso di confronto e di unità che sappia ricostruire la speranza e il senso della lotta.
    * portavoce della Federazione della Sinistra<//font>


I COMMENTI:
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  • Cominciamo ad iniziative concrete unitarie,il fare assieme porta unità!lo stop alle agevolazioni fiscali per la stampa no profit,deciso ieri ci avverte:o marciamo uniti o,divisi,moriremo tutti! 04-04-2010 04:39 - giovanni scarazzini
  • fusione (e non federazione) sotto la guida di Vendola! Che è l'unico che (a quanto pare) riesce a comunicare qualcosa. Qui non è questione di idee (che non mancano) , ma di CO-MU-NI-CA-ZIO-NE! 04-04-2010 02:43 - pippo vinci
  • Mi raccomando continuiamo a spaccare il capello in quattro, quegli altri intanto sgovernano e cambiano in peggio la società. BASTA! Basta con tutte queste sottigliezze che servono solo per legittimare le rispettive nomenclature. E' ora di bombardare il quartier generale!
    L'unica soluzione è mandare a casa i dirigenti e i quadri dei partiti della sinistra a parte quelli di inequivocabile prestigio personale (Niki Vendola in primis), creare una unica forza politica, il nome ideale c'è già è SINISTRA E LIBERTA' semplice, efficace e sintetico, sancisce la rottura irreversibile con il socialismo realizzato, innova senza rinnegare; e non mi si venga a dire che SEL è la ruota di scorta del PD, perché anche la FED appoggia le giunte di CS in diverse regioni e ne ricava oneri e soprattutto onori! Basta a giocare ai puri e duri bisogna avere il coraggio di cambiare, e in fretta se no si va inesorabilmente incontro all'estinzione. 04-04-2010 02:28 - Daniel
  • Perchè ad un certo momento della storia dei comunisti si è incrinato, direi volutamente distrutto, un tessuto partecipativo di massa fatto di circoli, di centri di iniziativa tematici, di “cellule”, cioè di partecipazione capillare che consentiva di promuovere la politica come pratica collettiva, e si è invece inseguito un bonapartismo aristocratico, in cui i gruppi dirigenti più alti controllavano tutto, promuovevano se stessi, fino ad arrivare all'aberrazione di una “sinistra arcobaleno” promossa dai medesimi ceti, che ci si è accorti essere progetto non condiviso solo allorché l'elettorato lo ha stroncato?
    La crisi di oggi non è forse l'esito del trionfo di quell'estremo individualismo, il riflusso del dato collettivo, fino alla scomparsa dell'elettorato (anche comunista), e se è così la risposta a questa crisi non è la ricostruzione di quel tessuto democratico?
    Perché si sono persi due anni di discussioni interne a quel ceto politico, di scissioni interne a quel ceto politico, di ricomposizioni artefatte: oggi siamo ad un passaggio che rinnega quel percorso distruttivo oppure continua su quel sentiero?
    L”unità della sinistra”, depurata dell'idea bizzarra di fusione che nega i suoi componenti (le identità necessarie di cui è composta) e dell'interessata richiesta di cancellazione della stessa identità (da vent'anni assistiamo a identità rinnegate, il risultato è che continua a governare papi, forse proprio grazie a questo), è ovviamente una direzione verso cui muoversi, anche per l'esigua consistenza dei frammenti che la compongono.
    Ciò non toglie, anzi richiede, che i comunisti debbano – per ciò che li riguarda – ritrovare il senso e la prassi del loro progetto di trasformazione, che non può che essere globale.
    Le parole sono importanti e se si deve oggi parlare di sfruttamento del lavoro, di questione sessuale, di nesso ecologia-economia, di questione razziale, di rapporto nord-sud, questioni che hanno connotato i grandi movimenti di emancipazione e di liberazione del secolo corso e che nel mondo “postmoderno” ritroviamo tutte intere ed in forme perfino più radicalizzate, le parole rimangono le stesse, forse i contenitori no ma chi se ne frega del contenitore. 04-04-2010 01:20 - francesco fanizzi
  • finalmente.
    quello che ci vuole per la sinistra è l'unità!
    Carmela 04-04-2010 00:26 - carmela
  • Sara' veramente dura.
    La classe dominante detiene i mezzi di produzione materiali e percio' anche quelli di produzione intellettuali, intendo sofisticatissime tecniche di acquisizione del consenso. Per di piu' in Italia c'e' il vaticano e la chiesa viene addirittura finanziata da tutti noi. Paghe dei preti incluse e in piu l'8 permille.
    Il PD e' riuscito a fare quello che nessuna democrazia cristiana era riuscita e cioe' una legge truffa e lo sbarramento.
    Poche idee e obiettivi di minima (perche' non ci si puo' permettere altro), condivisibili anche da altre forze e una alleanza con autonomie. Mi pare un buon punto di partenza.
    Credo che i punti qualificanti debbano essere scelti anche su basi scientifiche. Inutile proporre una idea perdente anche se ideologicamente qualificante: rimane perdente. E allora? Puntare come fa il P2 sulle analisi demografiche. Per esempio, non sono riuscito a trovare una seria indagine che chiarisca dove sono andati a finire i voti DC, come sono distribuiti gli astenuti, le bianche, chi vota lega e chi PDL, insomma abbiamo bisogno di serie e dettagliate analisi che permettano di censire gli elettori e di capire veramente gli umori del paese. Non significa con questo abbassarsi e volare basso ma al contrario non proporre analisi e idee perdenti o che non portano da nessuna parte. La ripresa, se ripresa ci sara', durera' anni, quindi c'e' tutto il tempo per riflettere. 03-04-2010 23:23 - Murmillus
  • Condivido pienamente il pensiero. Però mi viene da dire che è essenziale a sinistra esser più coesi. Faccio l'esempio della perdita della Regione Piemonte: se il Movimento a cinque stelle, invece di marciare da solo si fosse UNITO alla coalizione di centro-sinistra ora la destra non canterebbe vittoria ( e mi raccomando, non sto colpevolizzando i grillini, io fino a qualche mese fa ero il coordinatore dei grillini di Moncalieri (TO)). Non rifacciamo l'errore commesso anni addietro quando i gruppi di estrema sinistra insieme agli errori del PDS, dei DS ecc., hanno permesso l'ascesa di Berlusconi. Infine la cosa più importante: RIPRENDIAMOCI IL TERRITORIO. BASTA CON LE STUPIDE TEORIE VELTRONIANE!!! QUANTO RIMPIANGO IL VECCHIO PCI 03-04-2010 22:49 - Tommaso
  • unità, opposizione e concretezza...compagno ferrero.... bene la fusione, bene l'alleanza con vendola.. 03-04-2010 21:42 - fabio
  • Molti elettori, di formazione socialista e riformista, hanno votato Vendola proprio perché si è distaccato dalla sinistra 'radicale' e comunista. L'unione di queste "sinistre" non supererebbe il 3%. Non sommate voti come se fossero zucchine. Se Vendola cede alle sirene del settarismo, non potrò più votare per lui e turandomi il naso voterò PD. Ciò che all'Italia manca non è un minicartello di estremisti ma un disegno socialdemocratico e laburista, che il PD è inetto a svolgere. Se Ferrero vuol mettere le sue idee e la sua intelligenza al servizio della causa socialdemocratica e laburista, ben venga. Ma se vuol restaurare l'estrema sinistra comunista, si troverà con i soliti quattro gatti. E Berlusconi (o chi per lui) spadroneggerà per altri 50 anni. Spero che Vendola capisca che da quella parte non ha futuro. 03-04-2010 21:25 - Bartolo Anglani
  • finalmente vendola s'è svegliato? Perchè non è andato anche lui da Napolitano contro l'abolizione dell'art. 18, come ha fatto la Federazione°? Perchè il manifesto, che lo ha spinto molto, non è riuscito mai a spiegare ai suoi lettori un motivo politico realmente convincente della sua scissione che non fosse il narcisismo o l'operazione di basso conio di raccattare craxiani e liberisti per darsi forza contrattuale sul mercato politico? 03-04-2010 21:01 - livia
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