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FUORIPAGINA
05/04/2010
  •   |   Marco Cinque
    Genocidio canadese

    Sono ormai diversi anni che Kevin Annet denuncia gli abusi e le stragi dei nativi canadesi nelle cosiddette "scuole residenziali" cattoliche. Prima col libro The Canadian Holocaust, poi col film documentario Unrepentant, diretto da Louie Lawless, Annet sta cercando di scuotere l'opinione pubblica internazionale sulle sistematiche violenze fisiche, sugli abusi sessuali, gli elettroshock, le sterilizzazioni di massa e gli omicidi perpetrati ai danni delle popolazioni native nella seconda metà del XX secolo. «È necessario che il mondo sappia quello che è successo», recitava una donna nativa in lacrime all'inizio di Unrepentant, ma bisogna vedere se il mondo a cui viene rivolto questo drammatico appello abbia davvero voglia di sapere.
    Sia il governo canadese che il capo della Chiesa Cattolica hanno ammesso i crimini commessi nelle scuole residenziali. Infatti, l'11 giugno 2008 il Presidente del Consiglio dei Ministri, Stephen Harper, ha chiesto ufficilamente scusa per il genocidio e per gli abusi inflitti agli aborigeni. Dal canto suo papa Ratzinger, durante un'udienza con Phil Fontaine, leader discusso e non riconosciuto dalle First Nation, ha espresso «il proprio dolore per l'angoscia causata dalla deplorevole condotta di alcuni membri della Chiesa», che ha causato sofferenza ad «alcuni bimbi indigeni, nell'ambito del sistema scolastico residenziale canadese». Queste scuse però, oltre a sminuire il senso delle proporzioni, somigliano a una sorta di confessione che in un sol colpo pretenderebbe di cancellare le responsabilità dei peccatori e di redimerne automaticamente i peccati. Se dei crimini sono stati commessi ed ammessi, si presume che debbano esistere anche i criminali che li hanno compiuti e risulta strano che gli stessi non vengano né identificati né perseguiti a norma di legge.
    Ammontano almeno a 50mila i bambini morti nelle scuole residenziali cattoliche, senza contare tutti coloro che resteranno segnati per sempre, fisicamente e psicologicamente, dalle torture e dalle violenze subite. Ma la situazione attuale nelle riserve indiane canadesi continua ad essere tragica e i nativi sono ancora vittime di deprivazioni, violenze razziste, discriminazioni e misteriose sparizioni. Negli ultimi 20 anni, circa 500 donne native americane sono svanite nel nulla in tutto il Canada. Annet ha denunciato la scomparsa di molte ospiti aborigene del centro di Vancouver Eastside e il coinvolgimento di agenti della Royal Canadian Mounted Police (RCMP), della Chiesa e dello stesso governo. Tale coinvolgimento, supportato da prove documentali e da dichiarazioni di testimoni oculari, farebbe capo a una rete di pedofili e a un traffico di film porno e pedopornografia. Più volte Annet, attraverso il suo programma radiofonico Hidden from History, trasmesso dalla Vancouver Co-op Radio, ha rivelato l'esistenza di luoghi di sepoltura di massa per occultare i resti delle donne assassinate nell'area intorno a Vancouver. Un esame necroscopico sui resti di ossa riesumate, rinvenute nella riserva degli Indiani Musqueam, vicino all'Università della British Columbia nel 2004, ha rivelato infatti che queste appartengono a giovani donne mischiate ad ossa di maiale.
    L'11 ottobre 2009, Annet si è recato a Roma per consegnare le richieste dei parenti delle vittime native ai vertici vaticani. A tutt'oggi, nessuna risposta è arrivata dalla Santa Sede. Annet ha ufficialmente richiesto che il 15 aprile venga celebrato come giorno della memoria per l'olocausto dei nativi in Canada. L'autore di Unrepentant sarà di nuovo a Roma per presentare il suo documentario presso la Camera dei deputati, mercoledì 7 aprile, alle ore 14,30. Lo accompagneranno anche due anziani che hanno frequentato le Boarding School, in rappresentanza delle vittime native.
    In attesa della sua visita gli abbiamo rivolto alcune domande:
    Signor Annet, dall'inizio della sua denuncia pubblica, che sviluppi ci sono stati e quali le reazioni del governo canadese e del Vaticano?
    La mia campagna è cominciata nel 1996, ma solo dal 2008 la Chiesa e il Governo canadese hanno cominciato a rispondere all'evidenza delle morti avvenute nelle scuole residenziali. I cattolici e le altre chiese ancora si rifiutano di restituire i resti dei bambini che morirono sotto la loro responsabilità o di indicare i nomi dei responsabili. Le chiese si nascondono dietro i loro avvocati e alle cosiddette «scuse» fatte dal Governo a nome di tutti. Nessuno è stato ancora processato o arrestato per quelle morti, anche se noi abbiamo dimostrato che più di 50.000 bambini indiani morirono lì.
    Che risalto è stato dato a questa tragedia dai media canadesi, internazionali ed anche italiani?
    I media hanno generalmente ignorato questa storia, specialmente in Canada, dove questi crimini e le prove di questo genocidio sono deliberatamente censurati. In altri paesi, i media ancora non si stanno occupando di questa storia, forse perchè il Canada dal punto di vista dei diritti umani ha la reputazione di paese attento ed evoluto, cosa che non è. Ho inviato prove documentate e testimonianze dei crimini accaduti ai media per più di 10 anni, ma raramente le hanno pubblicate e tantomeno trasmesse su radio o televisioni.
    Ha mai ricevuto intimidazioni o minacce?
    Ricevo regolarmente minacce di morte e di attentati. Ho perso il mio lavoro come pastore, la mia famiglia, il sostentamento. Sono stato aggredito fisicamente, picchiato, minacciato di azioni legali, sottoposto a campagne diffamatorie, censurato e molestato ad ogni livello.
    In Europa e in Italia c'è una visione edulcorata, turistica e un po' new-age dei nativi canadesi. Qual è la situazione reale nelle riserve e tra le comunità native?
    Lavoro con diversi aborigeni a Vancouver e altre città canadesi, e nelle riserve indiane di tutto l'ovest canadese. La situazione è da terzo mondo: continue morti per malattia, malnutrizione, violenza, suicidi, e gli effetti delle scuole residenziali. C'è gente che muore e scompare tutti i mesi. È un piano per sterminare più indiani possibile e costringerli fuori dalle loro terre per arricchire le multinazionali.
    In un documento, dodici anziani del Consiglio, in rappresentanza delle nazioni Cree, Haida, Metis, Squamish e Anishinabe hanno fatto una serie di richieste al Papa Ratzinger ed ai vertici vaticani, tra cui quella di presentarsi davanti al Tribunale Internazionale sui Crimini di Guerra e sul Genocidio in Canada. Che ne pensa?
    Io sostengo le richieste di questi capi tribali al Papa e credo che Joseph Ratzinger debba presentarsi davanti al Tribunale per i crimini di Guerra per rispondere alle accuse di genocidio rivolte alla sua chiesa. Il Papa è direttamente implicato nella copertura dei crimini contro quei bambini, sin da quando scrisse la lettera al Vescovo del Nordamerica ordinando di celare le aggressioni sessuali da parte di preti sui fedeli delle loro diocesi. Questo insabbiamento è lo stesso motivo per cui il mondo ancora conosce poco gli omicidi, le torture e le sterilizzazioni perpetrate per decenni nelle scuole residenziali indiane cattoliche in Canada.


I COMMENTI:
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  • Le scuole residenziali fanno parte di una politica coloniale multicentennale con lo scopo di sterminare la cultura se non proprio i popoli aborigini nel vasto territorio dell'attuale stato canadese. Ormai nessuno in Canada dubita di questo cosidetto "cultural genocide". Pero' nessun storico oserebbe processare la chiesa cattolica come mandante di questa politica.Basterebbe un minimo di conoscenza della storia canadese per capire che fuori del Quebec la chiesa cattolica non ha mai avuto, come non ha ancora, un peso egemone nella societa' canadese. Quindi le denominalzioni cristiane sulle quali pesano le ingiustizie disumane commesse contro gli aborigni sono tante. In primo piano risultano la chiesa anglicana e la stessa chiesa di Mr. Annet, The United Church of Canada. La chiesa cattolica e' pure colpevole ma forse meno delle altre dato che fino agli anni sessanta le religioni che contavano di piu' in Canada erano quelle protestanti e non i cattolici. 06-04-2010 00:57 - Salvatore Albanese
  • Facciamo girare il video e informiamo con una campagna di informazione sul genocidio. Io
    lo trovato tradotto su arcoiris tv 06-04-2010 00:25 - Renzo
  • Ringrazio Marco Cinque e Il Manifesto per la pubblicazione di questo articolo, credo che ci sia bisogno anche di sapere che alcune di queste scuole residenziali in Canada hanno chiuso ai fini del 1980 e alcune addirittura anche dopo il 1990, quindi non si parla di secoli ma solo di decenni indietro... 05-04-2010 22:40 - Alessandro
  • La Chiesa fa parlare di sé. Da sempre. Da che fu posta quella prima pietra da un Santo, Pietro appunto, che iniziò inconsapevolmente un percorso atto a rendere intoccabili e unici gli abitanti di un Sistema che ha spesso perso i contorni della propria attività religiosa, mischiandosi fra potere, politica ed estremizzazione di se stessa.
    La Grande Chiesa di Pietro, di millennio in millennio, ha conosciuto fasti e oscurità. Ma ne è uscita sempre e forse più grande, fulgida e potente. Poco importa se certi particolari accadimenti, certe estremizzazioni – tutte umane – palesassero spesso più una commistione d’interessi che una volontà di espandere un Credo fatto di dogmi condivisibili da tutti e regimi di privazione di ogni sorta, tanto da ritornare un’immagine di vite meste e aperte all’Amore in Dio.
    Ne è un tragico e triste esempio la realtà della pedofilia ai danni di minori, perpetrata da tempo immemore dai Ministri del Signore in tutte le parrocchie del Mondo. Una breve analisi psico sociale mi porta a considerare che questa tendenza deprecabile, possa trovare una sorta di spiegazione nella tipologia stessa della figura del prelato. L’abitudine all’accettazione di regole estreme, quale la castità assoluta, porta l’Essere Umano a scendere a compromessi con la natura dell’Uomo. Immagino che, persone votate alla virtuosità assoluta, col tempo perdano il controllo della propria volontà, fino al punto da attuare ciò che di più ignobile e deprecabile l’Uomo possa commettere: lo stupro sui bambini. Pedofilia è una parola che fa male. Persino a dirla. Le labbra si contorcono nel momento stesso in cui si pronuncia. Una fitta di dolore e terrore percorre le vene di tutti. Non quella del mondo clericale che, pur conoscendo profondamente questo scempio interno all’organizzazione, trova mezzi di repressione dell’Informazione alle Masse.
    simansi 05-04-2010 21:48 - simansi
  • volgari criminali travestiti 05-04-2010 21:14 - miria
  • E' palese che, come lo stalinismo, il capitalismo uccide in misura proporzionale alla necessità di perpetuarsi. Lo stalinismo però é finito da mezzo secolo. Il capitalismo lo abbiamo di fronte agli occhi... 05-04-2010 18:54 - Luca
  • saro' pessimista ma come al solito tutto verra' insabbiato e messo nell'oblio. Quando si toccano poteri forti e' inutile sperare nella verita'..questo non vuol pero' dire che non si debba continuare a denunciare.cinzia Manerbio 05-04-2010 18:43 - cinzia
  • Bravo Marco, dobbiamo continuare a dare voce a chi non può più parlare, perchè quello che le chiese, non soltanto quella cattolica, hanno commesso in Canada e non solo (leggi, ad es., Magdalene) deve finire ed ognuno deve avere il coraggio di ammettere le proprie responsabilità e pagarne le conseguenze. 05-04-2010 18:25 - Pino Ricci
  • Io vivo qui a Montreal da più di due anni e devo dire che è la prima volta che sento di questo genocidio. Credo che in Canada questa situazione è, per lo più, sconosciuta. 05-04-2010 18:17 - John
  • Peccato che il"sano"marxismo-leninismo sia indissolubilmente legato alla dittatura del proletariato,cioè alla peggiore negazione di qualsiasi libertà democratica,politica e civile! 05-04-2010 17:32 - enrico
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