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Marco Boccitto
L'aquila: la sagra dell'edilizia incontrollata
Se un anno dopo il centro storico dell'Aquila giace ammutolito nella sua gabbia di puntelli e tubi innocenti, distante e inchiodato nel tempo, le tumultuose trasformazioni di cui sono oggetto i dintorni del capoluogo restituiscono invece la vera dimensione, l'ipertrofia baldanzosa di un «fare frenetico, affannato, che tutto travolge e tutto consente. Il verde brillante dei pascoli, i mandorli fioriti e le montagne incappucciate di neve sono le stesse di un anno fa, ma la punteggiatura dei nuovi insediamenti, monofamiliari o condominiali, privati o istituzionali che siano, si è fatta via via più densa e insistente. Le campagne, se ancora si possono definire tali, si presentano oggi tempestate di casette e casone nuove fiammanti. In muratura o di legno, dal formato scatola di fiammiferi allo chalet alpino, essenziali come capanne o eclettiche come castelli, spaparanzate su terreni un tempo agricoli che l'emergenza, la corsa all'autonoma sistemazione, la paura di una lunga transumanza e una certa cultura del condono preventivo, ha reso facilmente edificabili. Cantieri piccoli e grandi, abitazioni di tutte le fogge come in una sagra dell'edilizia incontrollata, color limone acceso o verde petrolio aggressivo come la nuova scuola apparsa ai piedi di Fossa. Per non dire del piano C.a.s.e, 18 nuovi «quartieri» dal profilo massiccio e un grigiore senza cuore che nessuna tinta pastello potrà mai ingentilire. O i successivi M.a.p., moduli apparentemente più leggiadri ma nella sostanza altrettanto irremovibili, aggiunti in fretta e furia quando è diventato chiaro che un tetto per tutti proprio non c'era. A Santa Rufina guardano sprezzanti le rovine della chiesa dedicata ai santi Nicandro e Marciano dopo aver preso lo stesso posto che fu delle tende. Non lontano invece, a Colle di Roio, il campo è rimasto nudo, una chiazza bianca di brecciolino ingombra di rifiuti che il vento adesso fa volteggiare in aria, intorno a una segnaletica che non indica più nulla. Si tratterà prima o poi di collegare tra loro i singoli pezzi, l'«esploso» del nuovo assetto urbanistico, e il destino dei terreni ancora sgombri tra un compound e l'altro verrà probabilmente asfaltato. Un modo rapido per condannare a morte i centri storici che ieri, complice forse il giorno di festa o forse il giorno di lutto, sembravano ancora più inerti e spettrali del solito. E tormentare tutto il resto con il cemento fresco. Bisognerà implementare i servizi e allargare le strade, perché le macchine che un anno fa erano diventate una cuccia semovibile ora sono rientrate nei ranghi, incolonnate in una viabilità da incubo, raggrumate intorno alle nuove rotatorie, intrappolate in una rete viaria che non aveva previsto tutto questo.
Anche per questo fa quasi tenerezza la manciata di podisti che nel pomeriggio lasciano Tornimparte, sovrastati da un cielo plumbeo e preceduti da un auto dei vigili urbani, dando così il via a un programma che porterà in serata tanti drappelli simili nel cuore del capoluogo ferito. Sentimenti meno delicati suscitano invece le frotte di visitatori calati ieri su Onna, sempre più sacrario ufficiale del cratere sismico, coi padri che indicano ai figli i segni più vistosi della distruzione. C'è anche chi è stanco di rovine e comincia a fotografare le nuove casette a schiera.Guarda il trailer del documentario Comando e Controllo scritto e diretto da Alberto Puliafito - l'autore di Yes We Camp - sulla deriva autoritaria della gestione del potere in Italia attraverso le emergenze e sulle trasformazioni avvenute negli ultimi anni nel Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, partendo dalla gestione del dopo terremoto all'Aquila, dalla mancata ricostruzione (a quasi un anno dal sisma) e della costruzione (immediata) da zero delle controverse C.A.S.E. di Berlusconi.
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Aveva paura che qualche "terrorista" mascherato da montanaro,gli tirava qualche gran sasso in bocca.
Berlusconi ha la coscienza a posto, ha anche vinto le elezioni in Abruzzo,allora perche comincia ad aver paura?
Avete fatto caso che non ride più!
Avete fatto caso che anche i suoi amici lo cominciano a schifare come un appestato?
Anche la Lega,per stare con lui e i suoi quaranta colleghi,vuole sempre qualche cosa in più.
Berlusconi ha fatto le case alla gente in un solo anno,allora perche non si avvicina e si fa il solito bagno di folla?
Non sarà che ci stanno cojonando?
Che ci dicono che ha vinto e invece, è solo perche ha perso meno degli altri.La gente è stanca e anche io non riesco più a scrivere tranquillo.
Siamo senza un euro.
Senza lavoro e senza una prospettiva futura.
Domani per noi è peggio di oggi e ci siamo mangiati gli ultimi spicci con la santa Pasqua.
Siamo talmente stanchi e sconfortati che sarebbe meglio se ci carcerassero,almeno avremmo un pasto caldo e un tetto.
Le case date agli abruzzesi, sono le solite barracche,solo che le hanno messe una sopra all'altra da farle sembrare delle case vere.
Chi ci abita gia gli si stanno staccando le porte e il pavimento.
Materiali di bassa qualità e messi male.
Prati verniciati e paperelle di plastica.
Tutto come se avessero messo su uno scenario cinematografico.
Siamo stanchi e a me mi sta passando la voglia di scrivere.
Penso che dobbiamo seguire altre strade,per scacciare questi farabbutti.
Non possiamo contare neanche su una opposizione,che anche lei ci ha stancato.
Berlusconi fa bene a non fare più bagni di folla! 07-04-2010 09:03 - maurizio mariani
Forse sarebbe meglio che ricordaste tutta la ricostruzione che il governo regionale della Campania ha fatto a Portici dopo 30 (TRENTA!)anni sono ancora nei prefabricati, E LI GOVERNAVATE VOI COMPAGNI 06-04-2010 22:03 - botarana36