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FUORIPAGINA
08/04/2010
  •   |   Paolo Berdini
    Meier lo sa quello che fa?

    L'assenso di Richard Meier all'idea di abbattere il muro che delimita l'Ara Pacis è il peggior auspicio - purtroppo per il sindaco Alemanno - del consulto con le archistar sul futuro di Roma (Roma 2010-2020: nuovi modelli di trasformazione urbana, oggi e domani, Sala Petrassi, Auditorium). Dice il candido progettista che abbattere il muro è «un'idea superba». Ha lavorato per dieci anni al progetto. È l'autore del muro e oggi afferma che abbatterlo è un'idea stupenda. Se questi sono i medici chiamati al capezzale del malato, non c'è da stare allegri.
    Chissà dov'era il grande architetto mentre la migliore cultura urbanistica discuteva con passione e competenza della necessità di guardare oltre al banale intervento di demolizione e ricostruzione della teca di Morpurgo che ricopriva l'Ara Pacis. Evidentemente, troppo preso dalla propria maestria, non si è accorto che Leonardo Benevolo, soltanto per fare il nome di maggior autorevolezza, era intervenuto decine di volte criticando alla radice l'intervento limitato al solo rifacimento di un edificio. Piazza Augusto imperatore aveva infatti subito durante il fascismo una serie così violenta di sventramenti che rimettere mano soltanto a un pezzo del mosaico sarebbe stato un errore imperdonabile che avrebbe generato un ulteriore peggioramento della qualità dei luoghi. E così è stato.
    Sostiene ancora il grande architetto: «Non sapevo che il traffico del lungotevere potesse essere canalizzato sotto e che l'area si potesse pedonalizzare». Meier confessa dunque di ignorare che esistono proposte di radicale trasformazione dei lungotevere così da restituirli alla città. Sono anni che il grande urbanista Italo Insolera propone, inascoltato, che il lungotevere di sinistra venga pedonalizzato e destinato a esclusivo uso di una tramvia che dalla Piramide (nodo metro B e lido di Ostia) collegherebbe con il Flaminio (nodo metro A e ferrovia Roma nord), restituendo in questo semplice modo - a tutti i romani - una straordinaria passeggiata. Non sapeva e oggi benedice un'operazione costosa e inutile che causerà l'abbattimento degli storici platani e sarà ripagata con la creazione di un numero imprecisato di parcheggi privati. E, visto che siamo in tema, sarebbe il caso di avvertirlo che lì sotto ci sono i resti del porto di Ripetta. Forse a Las Vegas ci si può passare sopra, da noi ancora no, per fortuna.
    È ancora felicissimo Meier perché l'abbattimento del muro «consentirà di vedere la chiesa di San Rocco». Davvero? Quando a dirlo era la migliore cultura storica non ascoltava evidentemente, perché è stato lui a costruire una orribile terrazza che sfregia per sempre la delicata facciata di quella chiesa. Altro che muro, è la terrazza che offende San Rocco.
    Non è con la somma di tanti progetti o edifici griffati che si realizzano le città. I grandi architetti privilegiano le loro opere e il trionfo di cui godono in ogni parte d'Italia deriva proprio dalla volontà degli amministratori di ogni appartenenza politica di parlare d'altro, di nascondere dietro a nomi roboanti un vuoto di idee preoccupante. Meglio il colpo mediatico e tenere rigorosamente fuori della porta i numerosi comitati che, in questi anni, hanno dimostrato una visione complessiva della città. Il convegno all'Auditorium è infatti blindato alla partecipazione: uno strano modo di consultare la città imbavagliandola. È questo il limite culturale che preoccupa.
    Con la notizia dell'abbattimento del muro, dunque, il sindaco Alemanno ha decretato il fallimento della medesima kermesse mediatica che ha organizzato. Ha reso evidente che non di architetti bravi ha bisogno Roma, ma di urbanisti. Le patologie della città sono di natura urbanistica, derivano da una eredità di feroci speculazioni e dal fallimento del «pianificar facendo» dei quindici anni del centrosinistra conclusosi con il peggiore piano urbanistico della storia della città, il piano del sacco di Roma.
    La complessa vicenda dell'Ara Pacis dimostra che senza un'idea complessiva del futuro di Roma con i tanti progetti estemporanei che vanno dalla Formula 1 all'Eur alle isole artificiali davanti a Ostia, dal parco divertimenti della «Roma imperiale» alla candidatura alle Olimpiadi del 2020, non si va lontano: si va contro a un muro, anche se firmato da archistar. Le città sono un delicato equilibrio di luoghi pubblici e beni comuni che vanno trasformati con cautela e rigore ascoltando i suoi abitanti. E Roma ha invece bisogno di una sola opera, quella di essere ripensata sulla base delle reali esigenze delle desolate periferie.
    E se qualcuno dei blasonati ospiti al simposio citato obietterà che «non ci sono i soldi» per risanare le periferie, qualcuno provi a sussurragli all'orecchio - nella lingua d'origine, naturalmente - che il sistema Protezione civile ha sperperato trecento milioni di euro soltanto per le inutili opere della Maddalena e a Roma ha erogato prestiti a tassi agevolati con il credito sportivo (che dunque paghiamo noi) a impianti sportivi privati prescelti solo perché specializzati in massaggi corporei a largo spettro. Non è vero che non ci sono i soldi per le nostre dolenti città. È vero, casomai, che spariscono prima.


I COMMENTI:
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  • Scusa Nico, hai ragione, ma soltanto perchè in Italia non c'è un'architettura da almeno 50 anni ma soltanto volgare edilizia. Naturalmente se ci fosse non la progetterebbero degli architetti ma dei taxisti. 09-04-2010 19:12 - pippo
  • Scusa Pippo, se non capisci una minchia di architettura perché non parli di quello che capisci?
    Pensa che praticamente tutta l'edilizia moderna in Italia non è progettata da architetti. Guardati un po' in giro. E ti prego, non rispondermi che Piazza San Pietro è bella e in Italia abbiamo avuto Leonardo e bla bla. 09-04-2010 14:05 - nico
  • Brutta l'invidia delle archicacche per le archistar. E poi le opere degli architetti contemporanei italiani...... o di quelli che criticano gli altri.... Sono architetto, ho studiato a Roma, e quando mi sono laureato, 10 anni fa, contemporaneamente ha discusso la tesi che criticava giusto il progetto di Meier, che bravo. E ha preso la lode!!
    E dei miei insegnanti non ho mai visto nessun progetto realizzato. Peró che bravi a criticare Meier o Zaha Hadid. Che pena. 09-04-2010 13:35 - nico
  • A me è sempre sembrato un grande radiatore!!! 09-04-2010 13:19 - Belli
  • P.S.)- Sono sempre Pippo.
    Che non diano peró da risistemare nulla a quella bestia di Fuffas.
    Ci basta giá l'inutile "nuvola" costruenda all'EUR, che non aggiungerá un cazzo di niente alla sobrietá del quartiere nè alla funzionalitá, in quanto un egregio palazzo dei congressi fatto da Libera con la direzione di Piacentini (ne vogliamo parlare?) a 3-400 m. esiste giá.
    E' stata naturalmente una idea partorita da quel genio di Veltronio che non capisce un cazzo ne di architettura, ne di cinema, ne di politica, visto che con un colpo solo ha distrutto centro sinistra e sinistra vera. (o forse lo ha fatto di proposito?!?!). 09-04-2010 11:04 - pippo
  • Anch'io non capiró una minchia di architettura, ma l'Ara Pacis di Meier sembra una squallida palazzina dell'epoca romana dei palazzinari agguerriti degli anni '60.
    Che lo buttino giú quel muro che stride con tutto il contesto circostante!!!!! 09-04-2010 10:45 - pippo
  • Avrò dei gusti di merda, non ci capirò un cazzo di architettura... ma a me l'intervento di Meier sull'Ara Pacis di Meier mi è piaciuto molto e tutt'ora mi piace così com'è. 08-04-2010 23:55 - BernardoR.
  • Perfettamente d'accordo. Per come è concepito, l'edificio di Mayerè un assurdo urbanistico. Fa da tappo a quello che era l'unico modo per risolvere Piazza Augusto Imperatore: un luogo anonimo, che potenzialmente, nel dialogo e nell'apertura verso il tevere avrebbe trovato un senso compiuto. Invece l'edificio di Mayer fa da tappo, E adesso pensano a pedonalizzare il lungotevere? Ormail il danno è fatto. E lasciamo perdere i cosiddetti archistar che straparlano di urbanistica: sarebbe interessante avere dei feedback su quelle che sono i risultati dell'uso degli edifici che progettano. e vedremmo delle belle. E invece si chama il solito critico a celebrare l'arditezza delle forme. Peccato che gli edifici non sono soprammobili, e che se non funzionano, non ha senso giudicarli secondo canoni meramente estetici 08-04-2010 22:38 - Franco
  • Questi sono gli architetti americani: quelli che costruiscono disastri architettonici, mostri architettonici alla maiemi, tanto per intenderci. Quelli per cui la distruzione del territorio all'americana e' lecita se frutta denaro. Sono gli architetti del capitalismo selvaggio travestiti da persone informate. Vere bestie come il sindaco che lo ha voluto. 08-04-2010 20:22 - Murmillus
  • Oggi e domani il gotha dell'archistarsistem sarà a convegno (oops coferenza cittadina) per discutere il futuro urbanistico della città: si risolverà in un programma di inteventi seri e compatibili o con una sfilata di megaprogetti di cattedrali nel deserto autocelebrative? Non vorrei che il vuoto urbanistico dal Ventennio ad oggi sia riempito da monumenti ai nuovi "potenti"! Per finire, con una botta di anticlericalismo radicale: ma tutta la discussione sull'Ara Pacis era incentrata su un muretto che impedisce la vista di due, sia pure pregevoli, chiese? E continuiamo a pagare tributi all'Oltretevere!!! 08-04-2010 18:43 - Eugenio
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