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Iaia Vantaggiato
«Non rimosse pedofilo», c’è la firma di Ratzinger
I documenti arrivano direttamente dagli Stati uniti e parlano sin troppo chiaro. Nel 1985, Joseph Ratzinger - allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede - si rifiutò di rimuovere dal suo ruolo «pastorale» Stephen Kiesle, un sacerdote californiano accusato di pedofilia. A dare la notizia è il Washington
Post che - riprendendo una notizia dell'Associated Press - cita una lettera del 1985, firmata da Ratzinger, in cui l’attuale papa esprimeva preoccupazione per gli eventuali effetti che la rimozione di un prete avrebbe avuto «per il bene
della chiesa universale».
La lettera fa parte di una lunga corrispondenza tra la Diocesi di Oakland e il Vaticano sull'opportunità di ridurre allo stato laicale padre Stephen Kiesle. Era il 1981 quando la diocesi californiana raccomandò la rimozione di Kiesle dal sacerdozio ma per quattro anni il caso non venne mai preso in considerazione dal Vaticano sino a quando - nel 1985, appunto - Ratzinger non decise di rispondere al vescovo di Oakland John Cummins: una lettera in latino «solo» per dire che gli argomenti per la rimozione di Kiesle sarebbero stati certo di «grande significato» ma che una tale azione - leggi la rimozione di un prete accusato di abusi sessuali nei confronti di minori - avrebbe dovuto richiedere
«attenta revisione e più tempo».
E’ per questo che l’allora cardinale Ratzinger avrebbe chiesto al povero Cummins di assistere Kiesle «con la maggior cura paterna possibile» in attesa della decisione avendo ben chiaro - comunque - che l’eventuale decisione di spretare Kiesle avrebbe dovuto tener conto «del bene della chiesa universale» e del «danno che questa dispensa avrebbe provocato all'interno della comunità dei fedeli, particolarmente in considerazione della sua giovane età».
Kiesle all'epoca aveva 38 anni. Il sacerdote aveva già avuto problemi con la giustizia: nel 1978 era stato condannato a tre anni di libertà vigilata per atti osceni su tre ragazzi nella canonica di una chiesa di San Francisco. Alla fine del periodo di libertà vigilata, il prete aveva chiesto di lasciare il sacerdozio e la diocesi californiana aveva inviato a Roma i documenti necessari per avviare la pratica. Kiesle è stato definitivamente spretato nel 1987.
«Il cardinale Ratzinger - ha dichiarato all'Ap Irwin Zalkin, uno degli avvocati che rappresenta le vittime di Kiesle - era più preoccupato di evitare lo scandalo che di proteggere i minori. Questo è un tema centrale».
Il Vaticano ha confermato all'Ap la firma di Ratzinger sulla lettera ma non ha voluto fare commenti sul contenuto. «L’ufficio stampa della Santa Sede - ha commentato il solito Padre Lombardi - non ritiene necessario rispondere a
ogni singolo documento preso fuori contesto che riguarda particolari situazioni legali. Non è strano che ci siano singoli documenti con la firma di Ratzinger».
Una difesa di basso tono che poco regge di fronte agli attacchi che ormai da tutto il mondo arrivano contro il pontefice. Fa di tutto padre Lombardi per creare una cintura di sicurezza intorno al suo pontefice - che ormai peraltro
chiama solo Ratzinger e non più «Sua Santità» - ma le argomentazioni reggono poco: certo il papa è pronto a incontrare le vittime degli abusi, vittime che non cercano compensi economici ma aiuto interiore, «un giudizio nella loro dolorosa
vicenda personale». Un Giudizio? Le vittime o il clero?
E’ in questo contesto - spiega ancora Federico Lombardi - che il pontefice ha scritto nella lettera agli irlandesi «di essere disponibile a nuovi incontri». La Chiesa deve «anzitutto continuare a cercare la verità e la pace per gli offesi.
Una delle cose che colpisce di più è che vengono oggi alla luce tante ferite interiori che risalgono anche a molti anni addietro - a volte di diversi decenni - ma evidentemente ancora aperte. C'è qualcosa che va ancora capito veramente». I colpevoli di questi reati devono andare incontro a un doppio giudizio: penale e canonico. «Bisogna continuare ad attuare con decisione e veracità le procedure corrette del giudizio canonico dei colpevoli e della collaborazione con le autorità civili tenendo conto delle specificità delle normative e delle situazioni nei diversi Paesi». Anche quelli che, come Malta,
hanno stretto col Vaticano un patto di ferro. E dove le vittime degli abusi si sono date appuntamento per il prossimo fine settimana.
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la redazione: Il commento citato, per quanto sia evidentemente "al limite", non è esplicitamente insultante nei confronti di altre persone e per questo non è stato bloccato.
Nel 1991, padre Tamayo in preda a rimorsi (ogni tanto anche loro ne soffrono) confessò ogni cosa (L'AVER VIOLENTATO RITA MILLA IN SIEME CON ALTRI 7 PRETI). D’altro canto, le implicazioni dell’arcidiocesi emersero da alcune lettere dove si parlava di denaro inviato ai sette delinquenti che si nascondevano nelle Filippine. Ancora una volta, però, la vittima fu completamente ignorata. In questi casi, anche la tanto sbandierata pietà cristiana, poteva attendere! Ad ogni modo, dopo le doverose scuse del prete seduttore e forse perché Rita desistesse dalle accuse al vescovo, le si concesse un fondo fiduciario di 20.000 dollari per sua figlia, ci tennero a specificare. Gli alti prelati implicati nell’insabbiamento, lo si seppe in seguito, furono il cardinale Timothy Manning, arcivescovo di Los Angeles e il vescovo Roger Mahony, che soccorse con sostanziose somme di denaro i sette poveri fuggitivi (eppure in tribunale, sotto giuramento, aveva dichiarato di essere all’oscuro di tutto) . Nel 2003, con un accurato test di paternità si appurò infine che il papà naturale era il sacerdote Valentine Tugade. Tuttavia, dopo l’accertamento dei fatti da parte della giustizia civile, Ratzinger non prese alcun provvedimento né contro i principali responsabili, il cardinale Manning e il vescovo Mahony, e neppure contro quella masnada di violentatori che sembrano usciti da un film dell’orrore di Dario Argento. Senza alcun dubbio né morale, né civile, né penale, Manning andava destituito per omertà e favoreggiamento nell’adescamento e nello stupro di Rita Milla. Ma come sempre, il maggior rappresentante dell’etica vaticana, presidente dell’Ex Inquisizione Ratzinger, fece finta di nulla.
LA RELIGIONE CHE UCCIDE
COME LA CHIESA DEVIA IL DESTINO DELL’UMANITÀ
http://alessiodibenedetto.jimdo.com/novita-2010/
www.macroedizioni.it/libri/la-religione-che-uccide.php
http://shop.nexusedizioni.it/index.php/controller/product/product_id/424 11-04-2010 00:36 - alessio di+benedetto
vengono dibattute quotidianamente, devi solamente uscire dalla sagrestia e vedere il mondo,il quale potrebbe anche piacerti.
Non é tanto lo scandalo, se pur orribile commesso ai danni di minorenni, addirittura bambini, ma la sessofobia della chiesa e particolarmente l'area più conservatrice e reazionaria.
Ora se questi crimini sono stati commessi, perchè questa frangia conservatrice (a quanto pare la più numerosa all'interno delle stanze dello stato pontificio) ha taciuto e coperto questi orrori? 10-04-2010 19:57 - Valentino