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Francesco Paternò
"Dall'Afghanistan non ce ne andremo"
Sabato a Roma, a piazza Navona, alle ore 14,30 ci sarà una manifestazione per chiedere la liberazione degli operatori umanitari di Emergency - tre medici italiani e sei volontari afghani - arrestati sabato scorso e di cui non si sa più nulla. Ne parliamo con Milly Moratti, presidente della Fondazione Emergency.
Cosa chiedete con la manifestazione di Roma?
Abbiamo dato appuntamento sperando naturalmente che qualcosa di buona succeda prima. Nel frattempo giudichiamo incredibile il fatto che non vengano rispettati i diritti umani con i volontari arrestati, come essere interrogati davanti a un giudice piuttosto che avere l'assistenza di un avvocato. A Roma chiederemo la loro liberazione, sempre che non sia già avvenuta. E' un appuntamento che abbiamo lanciato per mettere insieme la gente intorno a valori e diritti che sono patrimonio di tutta una civiltà. Al di la della situazione contingente che riguarda Emergency, rintengo assurdo che ci sia stato un sopruso del genere e che non ci siamo subito curati di difendere questi nostri concittadini.
Il ministro degli esteri Frattini ha preso le distanze da Emergency, salvo poi fare una tardiva marcia indietro. Come giudica questo episodio?
Ho trovato incredibile che il ministro abbia privilegiato una notizia che aveva ampi margini di dubbio, come si è poi confermato. Il primo compito di un governo è difendere i suoi connazionali all'estero. Ed è un fatto ancora più grave che tutto questo accada in una situazione in cui il governo, con una visione che personalmente non condivido, appoggia il governo afghano per aiutarlo a portare nel paese una riforma più democratica, come sostiene. E pensare che il governo afghano si era impegnato con un altro nostro governo, di centrosinistra, proprio sulla riforma della giustizia.
Che clima sente intorno a Emergency?
Ho sentito in questi giorni un risveglio di coscienza. La gente è tornata a distinguere fra i valori veri e questo magma in cui sembra che il paese si sia assopito, nonostante fatti gravi come corruzione e malcostume. Sembrava ci fosse un'assuefazione a tutto e invece ora c'è un clima diverso. Mi fermano delle persone, persone che non sono assolutamente di parte, per parlarmi di valori importanti, come lo sono quelli di Emergency, una organizzazione che lavora per curare gratis la gente. E' un risveglio per il quale però si paga un prezzo troppo alto, perché in questo momento sono in pericolo degli operatori.
Può avere effetti questa vicenda sulla permanenza di Emergency in Afghanistan?
Nessuno, per adesso. E nessuno sta pensando di abbandonare il paese per troppa pericolosità. Si è lasciato l'ospedale di Lashkar-gah soltanto perché non si poteva fare altrimenti, per motivi di sicurezza. Vedremo come si evolveranno le cose.
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Dunque, non è così semplice poter espellere un'organizzazione da un paese (a differenza dei singoli individui), a meno che non si tratti di regimi o dittature e allora è un altro caso.
Per poter espellere un'organizzazione da un paese bisogna provare che quell'organizzazione stia "realmente" arrecando un danno (economico, sociale o politico) all'organizzazione dello stato. Come, del resto, la stessa cosa deve essere fatta anche con i singoli individui, anche se in questo caso è più semplice raccogliere prove.
Poi per un'organizzazione come Emergency che si trova in Afganistan dal 1999 ed è stata la prima ONG ad operare sul suolo afgano dopo l'invasione degli USA nel 2001, è ancora più difficile motivare l'espulsione dell'organizzazione.
Inoltre, il governo afgano non credo che voglia rimuovere Emergency dal proprio territorio nella sua totalità (infatti l'ospedale di Kabul non è stato toccato), ma bensì solo la struttura di Lashkar-Gah.
Per questo si sono dovuti inventare questa storia, perchè in nessun altro modo avrebbero potuto giustificare un'occupazione di una struttura sanitaria straniera.
Spero di essere stato abbastanza chiaro e di non aver fatto errori giuridici, nel qual caso me ne scuso. 15-04-2010 14:13 - Riccardo Gatani
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