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FUORIPAGINA
16/04/2010
  •   |   Francesco Piccioni
    Epifani ha un'idea, maggioritaria

    La platea ascolta con attenzione. Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, interviene a fine mattinata al congresso della Fiom. E ci si attende che risponda ai problemi posti da Gianni Rinaldini il giorno prima (risposta unitaria alla crisi, rinnovamento e autonomia del sindacato, blocco dei licenziamenti e «piano del lavoro», conferma del disconoscimento dell'«accordo separato» senza «rientri in silenzio», regole e democrazia su contratti e relazioni intersindacali, ma anche all'interno della Cgil). Avranno poche risposte, e non positive.
    Epifani esordisce notando l'abissale differenza di clima con il precedente congresso Fiom (stesso luogo, stessi protagonisti), ma subito dopo chiude rapidamente il capitolo dei rapporti di forza interni: «C'è un orientamento maggioritario, e questo deve essere di riferimento per tutti». Anche se, naturalmente, «bisogna prestare attenzione ai contenuti» della mozione uscita minoritaria.
    Snobba le contestazioni rivolte ad alcune votazioni congressuali, e accenna alla «perfettibilità delle regole interne» (una delle richieste della «mozione 2»), sia secondo «i criteri qui accennati che secondo altri» da vedere tra 20 giorni a Rimini. O dopo.
    Poi indirizza tutto il suo lungo intervento sulle critiche al governo. Individua le origini della crisi globale in una cultura imprenditoriale («un'ideologia») «che fa delle diseguaglianze il motore della crescita per tutti», creando asimmetrie in serie (di potere, profitti, diritti, ecc). Crisi che imporrebbe allo stato di avere una politica industriale capace di supplire le evidenti distorsioni dell'iniziativa privata, sempre pronta - specie con le multinazionali - a prendere cappello e delocalizzare altrove. Lo si vede persino con la Fiat, ormai con la mente a Detroit, «che in assenza di una politica industriale fa quello che vuole; e anche con qualche arroganza di troppo». Epifani confessa a un certo punto di «aver provato un brivido per la schiena» nel sentir dire a Tremonti che «non possiamo usare i soldi dei poveri del Nord per aiutare i ricchi ladri del Sud», come se ci fossero delle zone buone o cattive da proteggere o abbandonare. Ne deriva la necessità di una riforma fiscale con ben altre caratteristiche rispetto a quelle tremontiane.
    Ma non cambia idea sul modo in cui la Cgil ha affrontato governo e Confindustria in quest'ultimo anno e mezzo: «non credo che abbiamo sbagliato». La critica che, in materia, gli viene avanzata in molti interventi è però precisa: «una risposta attendista di tempi migliori, al massimo di riduzione del danno». E invece bisognerebbe «rispondere subito, dopo sarà troppo tardi».
    Si nota in Epifani, anche nel tono, la volontà di non urtare la sensibilità - notoriamente elevata e senza diplomazie- della platea. Ma alla fine «una differenza di opinioni» il segretario generale deve evidenziarla, e riguarda la politica contrattuale futura. Certo, la Cgil ha fatto bene a non firmare l'«accordo separato», ma i contratti di categoria fin qui siglati insieme a Cisl e Uil - «alcuni buoni, altri meno» - starebbero disegnando una verifica della possibilità di arrivare a un «modello» meno inaccettabile. E dà anche i tempi: «due anni», il tempo della «sperimentazione» già fissato da governo e imprese. Le ragioni sono retoricamente non nuove («non possiamo restare nell'angolo, anche se ci vorrebbero relegare nell'angolo»), fino a teorizzare «un sindacato che non contratta perde di identità», affiancando appunto la contrattazione pratica alla «democrazia e al conflitto» che Rinaldini aveva indicato come «gli unici strumenti di cui disponiamo».
    È il segnale che non ci potrà essere alcuna conclusione unitaria, né per il congresso Fiom né per quello confederale. Da un lato la minoranza «epifaniana» in Fiom, coordinata da Fausto Durante, starebbe preparando un documento alternativo a quello di Rinaldini. Dall'altro, storici esponenti della sinistra sindacale, come Giorgio Cremaschi, ne trae la conclusione che «quella di Epifani è una linea di rientro e non di lotta per mettere in discussione l'accordo separato».
    Non lesina razionale arrabbiatura nemmeno Giorgio Airaudo, neosegretario della Fiom piemontese, che ha colto nell'atteggiamento di Epifani una segno di «autosufficienza della maggioranza che ha già provocato disastri nella sinistra politica». Airaudo non vede «alcun dialogo con i contenuti prodotti dalla pratica e dalla discussione dei metalmeccanici», tanto è vero che Epifani «non tiene conto del fatto che il prossimo anno ci sarà la presentazione della piattaforma contrattuale». Pensare a «rientrare ai tavoli» tra due anni bypassando questa scadenza è un brutto segnale. Perché presenta i metalmeccanici Fiom una «fastidiosa anomalia», con un atteggiamento non troppo lontano da quanti - da anni - «pensano che quest'anomalia possa essere risolta dai padroni e dalla crisi». Ma, promette, non avverrà neanche stavolta.


I COMMENTI:
  • Fintanto che il sindacato, la cgil in primis, non abbandonerà tutti gli enti bilaterali e l'assistenza sanitaria e previdenziale integrativa sarà impossibile che faccia più gli interessi dei lavoratori. come può contrastare la cisl e la uil quando insieme amministrano milioni di euro? E come possono contrastare le associazioni datoriali quando con loro amministrano i milioni di euro degli enti bilaterali? Per questo Epifani deve barcamenarsi e non scontentare nessuno. Anzi si una parte la scontenta....i lavoratori. 17-04-2010 23:18 - Francesco
  • non si può commentare uno scempio del genere, Epifani svegliati!!! 17-04-2010 11:20 - jacopo mancini
  • Epifani è disposto a seguire Cisl ed UIL all'inferno. Bonanni ed Angelletti avanti e la CGIL dietro, a distanza, brontolando ma alla fine passivamente collaborativa e consenziante.
    Teoria di riduzione del danno ma anche di adesione sostanziale alla ideologia della Marcegaglia e di Bersani. 17-04-2010 11:01 - pietro ancona
  • oggi in cgil si confrontano due fronti uno che non vuole rinunciare ad un approccio sindacale con strumenti della tradizione marxista(validissima)e la fiom credo a questa si rifaccia.e poi ci sono i maggioritari di epifani che quegli strumenti li hanno abbandonati anche perchè la scelta è stata fatta in altre sedi,non cgil,quella del PD 17-04-2010 10:43 - gervasi
  • Epifani non dovrà sottoscrivere nessun accordo con CISL e UIL perchè queste due organizzazioni hanno già sottoscritto un accordo con Berlusconi e con l'UGL sul voto del Lazio.La Polverina eletta presidente,mentre gli iscritti dell'UGL dovevano e devono transitare nelle file della CISL per farla diventare il primo sindacato in Italia.Questo è il disegno di Cazzola,di Cicchito,di Brunetta e di tanti socialisti del PDL.Oggi i socialisti hanno il partito più forte in Europa con i soldi di Berlusconi e con tanti tradimenti contro i lavoratori.Epifani essendo un socialista è d'accordo con questo disegno folle? 16-04-2010 22:37 - luigi montone
  • Epifani non riesce a capire che il sistema di voto praticato nelle leghe dello SPI è arcaico e poco democratico.Ho fatto di tutto per far rispettare la democrazia al momento del voto.Se mi sarei allontanato un attimo sarebbero votati anche chi trovava al cimitero di Chiaravalle.Sono andato a votare nei giorni 28 e 29 marzo nella piena legalità, anche se devo dire la verità,la sinistra deve incominciare a controllare il sistema informatico del Ministeo dell'Interno... che è molto soggetto a cambiamenti rapidi come fanno col sistema dell'estrazione del lotto. 16-04-2010 22:21 - luigi montone
  • Ma è posssibile che l'Italia,paese dove la sinistra sindacale è all'avanguardia.
    Dove il movimento operaio a segnato pagine di storia di lotte di classe.
    Dove anche gli americani,ne avevano timore e foraggiavano i democristiani per impedire l'avanzata dei rossi.
    In una Italia così,abbiamo i peggiori contratti in Europa e siamo trattati peggio di ogni altro operaio europeo.
    La CGIL,ha delle grandi responsabilità e deve rendere conto di questo.
    La CGIL in questi ultimi anni è stata insieme alle altre confederazioni e ne ha assunto tutte le peggiori abitudini.
    Ora si tratta di far rinascere il sindacato o di lasciarlo marcire fino alla sua eliminazione.
    Senza sindacato il movimento operaio non avrà più nessuno che lo difendi,ma non avrà neanche un sindacato di burocrati che chiedono la tangente con il tesseramento.
    Cosa fare oggi?
    Io credo che difendere questo sindacato è un suicidio.
    Difendere un sindacato di classe che lotta per la classe lavoratrice E SI LIBERA DI TUTTA QUELLA ZAVORRA CHE HA ACCUMULATO IN ANNI DI UNITÀ SINDACALE.
    Brutte abitudini che hanno fatto fuggire i lavoratori in idee leghiste e qualunquiste.
    Tornare a fare il sindacalista d'assalto.
    Un lavoratore che lotta insieme ai suoi colleghi,come una avanguardia operaia.
    Io non butto un sindacato così.
    Io sto con un sindacato di classe e per questo sono pronto a combattere fino alla morte.
    Ma per un sindacato che è tutto meno che un sindacato,non mi chiamate a difenderlo.
    Non ci sarò.
    Meglio niente che una cosa contro natura! 16-04-2010 22:08 - maurizio mariani
  • Zero commenti all'articolo è già un commento!
    E non è colpa di Piccioni! 16-04-2010 20:50 - Giovanni
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