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Tommaso Di Francesco
Prigionieri di guerra
«Stanno tutti bene» e poi, malcelato, «sono in ansia perché non è chiaro quale sarà il loro futuro». Queste le scarne resocontazioni dell'inviato del ministero degli esteri che ha incontrato in un carcere di Kabul (ufficialmente, «struttura detentiva») in questi giorni i tre operatori di Emergency sequestrati ormai una settimana fa dai servizi segreti afghani e dalle truppe britanniche della Nato-Isaf nell'ospedale di Lashkar Gah.
Ha ragione Gino Strada a denunciare la premeditazione, a gridare: «Li hanno visti? Bene allora liberateli, che cada questa stupida montatura». Perché le parole ufficiali non riescono a nascondere la vergogna rappresentata dal ruolo del governo italiano che ha dapprima accreditato la provocazione prendendo le distanze e solo cinque giorni dopo ha fatto dietrofront e li ha chiamati «connazionali». Un governo che in Afghanistan è impegnato in una guerra costosa e inutile, partecipa con truppe e mezzi alle battaglie, indirizza dai comandi unificati i target dei bombardamenti aerei. In una parola è protagonista - e lo rivendica - di un'ampia strage che si consuma fino all'ultimo civile. La guerra non va bene, a ogni massacro di donne e bambini si allarga l'influenza dei talebani. La destabilizzazione indotta dall'impresa militare della coalizione occidentale a guida anglo-americana, che dura ormai da quasi nove anni, si è estesa a un terzo del Pakistan e influenza tutta l'area, con il miraggio nefasto di una pressione evidente nei confronti dell'Iran.
Questa devastazione, per un'azione militare che doveva vendicare l'11 settembre, non era «calcolata». Scriveva Luigi Pintor commentando l'inizio della guerra afghana: «Da coloro che calcolano così bene i costi e i ricavi di ogni guerra e come oscilleranno i prezzi del petrolio e come si chiamerà il prossimo dittatore esportato vorrei sapere quale sarà il prezzo di sangue, quanto saranno le vittime innocenti. È disgustoso questo dettaglio, che le vittime civili siano ormai un sottinteso irrilevante». È così. Quel che accade non è un effetto collaterale, è il cuore della guerra. Quella afghana fin dai primi giorni dell'ottobre 2001 si è caratterizzata come strage di civili, contro i media e le strutture sanitarie. Per togliere subito di mezzo ogni testimone. E la verità.
Dopo molto tempo, in piazza a Roma è ritornato il popolo della pace. Era scomparso o si era fatto invisibile, non dimentichiamolo, perché annichilito troppe volte non solo dalle guerrafondaie strategie dei neo-imperi, ma dalle volontà bipartisan e da una sinistra che lo ha cancellato dall'agenda. Un popolo che protesta perché orgoglioso di chi soccorre tutti i feriti e tutti i deboli, non delle sue truppe «finalmente combattenti» tanto care al ministro La Russa. E che, con Emergency, chiede che Matteo Pagani, Marco Garatti e Matteo Dall'Aria, prigionieri di guerra, vengano liberati. Un messaggio limpido, che parla alla deriva della politica, al baratro del paese-Italia che ha la pace nel suo dna costitutivo ma che ha perso, con la pietà, anche la memoria.
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Il nostro paese deve chiaramente dire senza se e senza ma<<Rivogliamo i nostri connazionali, oppure ritiriamo le truppe che saranno contente così vedono pure la loro famiglia>>. 18-04-2010 10:30 - jacopo mancini
http://www.collateralmurder.com/ 18-04-2010 01:17 - top
P.S. la logica 'o sei con me o sei con i terroristi', che sembra delineare alcuni dei commenti qui e quelli di molti politici Italiani, la stessa, tra l'atro, usata da Bush, e' una logica inaccettabile che qualsiasi persona con un minimo di intelligenza dovrebbe rifiutare (anche quelli che difendono questa inutile guerra). 18-04-2010 00:25 - isa