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FUORIPAGINA
18/04/2010
  •   |   Andrea Luchetta
    La crisi travolge la coop Basaglia

    A due mesi dalle celebrazioni per il trentennale della «Legge Basaglia», la cooperativa fondata dal più importante riformatore della psichiatria italiana è stata costretta a entrare in cassa integrazione. Un duro colpo per i suoi 220 dipendenti, il 43 per cento dei quali proveniente dall'area del disagio psichico. Il centro della vicenda non può che essere Trieste, capitale dell'azione basagliana oggi afflitta dall'onda lunga della crisi e gravata da un sistema degli appalti quantomeno discutibile, capace di fomentare una guerra di prezzi fra le cooperative sociali.
    Adriano Sincovich, della Funzione Pubblica Cgil, sottolinea la particolarità del capoluogo giuliano. «Due terzi dell'economia cittadina si regge sul settore dei servizi, perciò siamo entrati più tardi nel vivo della crisi. Adesso, però, paghiamo un conto persino più salato che altrove: basti pensare che gli avviamenti lavorativi a tempo indeterminato sono crollati quasi del 70 per cento». 
    Roberto Colapietro è il presidente della Cooperativa Basaglia. Il suo sportello costituisce un osservatorio privilegiato per comprendere la gravità del momento. «Ogni settimana, si presenta da noi una cinquantina di persone in cerca di lavoro, e spesso si tratta di laureati». Difficile credere che in altri momenti avrebbero fatto la fila per una cooperativa che vive di pulizie, ristorazione, manutenzioni edili, trasporti e logistica. Un caso meglio di altri si presta a descrivere la situazione: «Poche settimane fa, si è presentata una donna che era stata assunta con un contratto a progetto per lavare scale. Un contratto a progetto: ma ci rendiamo conto? La volontà, evidentemente, è quella di esasperare la flessibilità dei rapporti di lavoro. Noi non abbiamo potuto assumerla, e adesso lavora in nero». 
    Un caso tutt'altro che eccezionale, frutto della guerra fra poveri che sta opponendo le cooperative sociali del capoluogo giuliano. «Noi siamo dovuti ricorrere alla Cig per una ragione ben precisa - sottolinea Colapietro - Abbiamo perso degli appalti in cui, semplicemente, non potevamo competere. In un caso, il nostro concorrente ha presentato un'offerta inferiore del 30-35 per cento. Un prezzo del genere si spiega in due modi: o non riusciranno a garantire il servizio promesso, oppure non vedo proprio come potranno rispettare i diritti dei lavoratori. Inutile sottolineare che sarebbe necessario stringere la rete dei controlli, per garantire una concorrenza corretta e sostenibile». 
    Il problema, insomma, è costituito dallo stesso sistema degli appalti, capace di esasperare la competizione fra cooperative che, per loro natura, svolgono un ruolo sociale di primaria importanza. «È un meccanismo che incentiva la flessibilità, estraneo a qualsiasi logica di sviluppo del territorio. Se l'amministrazione pubblica persegue il solo obiettivo di ridurre i costi, attua una politica miope. Cooperative come la nostra generano reddito per delle persone che, altrimenti, graverebbero in maniera ben più consistente sulle finanze pubbliche». Difficile allontanare il sospetto, poi, che la nuova fase politica sia estranea alle difficoltà di soggetti tradizionalmente vicini ad altre aree politiche. In Friuli Venezia Giulia il vento è cambiato, e pure più pesantemente che altrove. Basta pensare a Franco Rotelli, basagliano di ferro ed ex dirigente dell'Azienda Sanitaria, rimpiazzato nonostante la Regione avesse certificato il raggiungimento del 100% degli obiettivi fissati dalla stessa Giunta Tondo. 
    Colapietro, da parte sua, assicura che sarà fatto il possibile per evitare che i lavoratori «in disagio» siano coinvolti dalla sospensione del lavoro. Se questo non avvenisse, però, le conseguenze rischierebbero di diventare drammatiche. Mario Reali, psichiatra dell'equipe Basaglia, mette in guardia dai pericoli di una simile eventualità: «Il lavoro rappresenta lo strumento principe per il reinserimento e la guarigione dei soggetti più deboli. Se la crisi finisse per colpire anche loro, l'intero percorso terapeutico risulterebbe in pericolo». 


I COMMENTI:
  • Volevo segnalare, non per essere tignosi, ma la legge Basaglia è del 1978, e si è celebrato con ampie iniziative nel 2008. 25-05-2010 19:45 - ivana
  • A parte che questi "eroi del lavoro" pagano la miseria che pagano tutti gli altri (ci sono passato, avendo lavorato per 2 altre coop della stessa famiglia della CLU) forse dovrebbero fare dei pensieri anche su come si amministrano, sui servizi, spesso pessimi, che offrono. Ho visto offrire prezzi maggiorati del 50% quando andavano in gare che avrebbero vinto per ragioni politiche.
    Sono di sinistra da sempre, trovo che la storia delle cooperative basagliane sia bellissima e una pagina straodinaria di questo paese, ma se questi signori, immobili li dagli anni settanta, non capiscono che hanno colpe grandi come montagne in questo momento allora siamo davvero senza alcuna speranza per il futuro che non sia mandarli a casa il prima possibile. 19-04-2010 08:08 - Eugenio
  • Uno splendido esempio di come la mano invisibile del mercato sia capace di regolare il sistema rendendo tutto piu' coerente alle proprie leggi .
    I piu' deboli devono imparare ad essere gli attori di sè stessi così come tutti quanti noi .
    Solo effetti collaterali di una religione mercatista e fondamentalista . 18-04-2010 19:59 - gigi epifani
  • il lavoro è originariamente un dispositivo disciplinare (il cristiano ora 'et labora' dei conventi). chiaro che nella società della merce, che è la società del lavoro, chi non lavora si sente come uno squilibrato, un depresso, uno psicolabile, nel migliore dei casi un emarginato (certo, spesso ci si sente anche chi lavora!). chiaro, quindi, che chi ha problemi psichici, lavorando trova forme di integrazione, di regolarità, di autostima etc che l'aiutano a fortificarsi e a guarire. ma la follia è nel farne una regola assoluta. i nobili scansavano il lavoro in tutta buona coscienza, per fare un esempio. se ne guardavano bene, dal lavorare. sapevano che la pienezza dell'essere umano nasceva dall'ozio, cioè dalla disciplina autodiretta e non dall'attività costretta del lavoro (attenzione, non voglio certo negare la necessità di determinati 'obblighi' sociali). il problema dei finanziamenti ovviamente non è solo di questo tipo di cooperative, ma generale (pensiamo alla scuola e alla sanità, tanto per fare gli esempi più evidenti). si tratta cioè di attività che nn producono 'valore' sul piano generale della società (infatti nell'articolo vengono definite terziarie) ma che dai processi di valorizzazione sono dipendenti. se la valorizzazione si inceppa, prima decade l'industria e poi seguono le attività che grazie a quella erano 'lecite'. adesso diventano un costo intollerabile. un aneddoto: giorni fa ho passato una grottesca serata con lo staff di un museo di arte contemporanea (che preferisco non citare) indagando su alcune questioni come quali forme di finanziamenti trovino, o cerchino, constatando a quanta servitù nei confronti delle amministrazioni politiche locali e dei potenziali sponsor devono sottostare. ciò che loro cercano con convinzione, seppur con l'affanno, seppur galleggiando a malapena (la maggiorparte dei componenti lo staff si applica a mò di volontariato), per autopromuoversi, e nell'illusione di trovare sicurezza e stabilità che mai arriveranno (ma se c'è da pagare la cassa integrazione figuriamoci se i soldi li danno a pioggia, magari a musei di arte contemporanea che sono anche un potenziale disturbo). alla serata c'erano pure alcuni artisti, ruffiani che si proponevano gratuitamente al direttore che annuiva ma sconsolato. non sto a dire poi a quali forme espressive di arte si arriva: sottoprodotti della pubblicità, banalità politicamente corrette, artisti che sono in definitiva dei patetici e noiosissimi buffoni di corte. se guardo la pubblicità di un'automobile in tv ci trovo molto più creatività, bellezza e piacere che in quello che mi capita di trovare in molta arte contemporanea. il che è un paradosso di cui ci si dovrebbe occupare, anche perchè il mondo dell'arte, al contrario, dovrebbe stimolare l'emersione di una soggettività critica.

    p.s.
    quella del contratto a progetto per lavare le scale è fenomenale del dove siamo arrivati! 18-04-2010 18:22 - Lpz
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