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FUORIPAGINA
20/04/2010
  •   |   Guglielmo Ragozzino
    Il vulcano anti inquinamento e l'Europa

    Il settimanale Internazionale pubblica online una illustrazione tratta dal sito "Information is beautiful" con la quale suggerisce un diverso parere, in tema di inquinamento vulcanico, il caso del giorno. O, chissà, dell'anno. È difficile raccontare una vignetta, ma questa è semplicissima.
    Si tratta di tre triangoli, non di uno soltanto, come nell'immagine famosa di El Lissitzky: il primo triangolo dei tre, il più grande, rosso, rappresenta l'inquinamento giornaliero originato in Europa dal traffico aereo: 349 mila tonnellate di CO2. A fianco un triangolo minuscolo e rosso anch'esso: 15 mila tonnellate della stessa CO2, causate in un giorno dall'eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajokull.
    Sotto, il terzo triangolo, di colore nero, al contrario degli altri due. Anch'esso è molto corposo, rappresenta 206 mila tonnellate di CO2 e sono quelle risparmiate per la cancellazione del 60% dei voli in Europa, il primo giorno del disastro. Ancora ieri però in Europa si contavano tra 8.000 e 9.000 voli, il 30% del traffico normale. Se la lotta principale è contro l'inquinamento, ci vogliono venti vulcani per causare i danni degli aerei in Europa, a ranghi completi.
    Non tutto il male viene per nuocere, potrebbe notare un irriducibile ecologista; e potrebbe fare lo stesso anche uno spiritoso no global. Del resto la velocità e la possibilità di spiazzamento rapido offerta dai voli, per affari, per turismo, per noia, è un elemento portante della globalizzazione.
    Quest'ultima sarebbe molto diversa, o forse non esisterebbe affatto nei modi e nei tempi cui siamo abituati, senza aerei, aeroporti, terminali. Sugli aerei, di linea contraddistinti da tre classi, o anche quattro classi, se si comprende anche il popolo di paria che si accalca nei low-cost, o peggio, i paria - a giudizio dei ricchi delle classi opulente - che si accalcano nei viaggi charter. Al di sopra di tutto e di tutti, l'iperclasse che si crede padrona del mondo e vola con jet privati, personali o aziendali e sceglie gli orari e non deve aspettare mai e aggira i controlli che valgono per il pubblico pagante.
    Poi risulta che metà delle persone che conosciamo sono disperse in qualche aeroporto per via di questo blocco vulcanico dei voli; e stese per terra, senza conforti, imparano a fare i profughi, a vivere la vita dei migranti, sia pure con disagi molto ridotti e la sicurezza di arrivare - prima o poi - a destinazione. Avviene di tutto, in pochi giorni. Si direbbe che si impara di nuovo a vivere, andando piano. Ma sono le storie esemplari che danno il senso dell'effimero a una costruzione che credevamo - o temevamo - fortissima. C'è il temutissimo Leo Messi che arriva in torpedone, viaggiando un paio di giorni, per giocare una decisiva partita di calcio a Milano; e c'è un'immagine, che forse commuove il pubblico femminile: la figurina, davvero emblematica, anche se sembra inventata di sana pianta, di Danilo Taino sul Corriere della Sera. E' Angela Merkel, seduta sul guard-rail, lungo l'Autostrada del Sole, in attesa che sia cambiata la gomma al torpedone adibito al trasporto del suo seguito, stampa compresa. Viaggia, la donna più potente del mondo - verso Cracovia, o forse verso Berlino - dopo essere atterrata a Pisa, proveniendo dalla California, via Lisbona. Un viaggio da valigia sperduta.
    L'uno e l'altra di questi grandi personaggi, per l'impossibilità di volare, sono costretti a terra; e certo non sono i soli. Questo mette in crisi tutto il sistema di protezione e di premure, e di privilegi che circonda la vita dei vip e li rende per una volta un po' più simili ai comuni mortali. Questo vuol dire che il vulcano islandese dal nome indicibile è un vero democratico?
    Quando la crisi bancaria ha fatto fallire l'Islanda che è stata ricomprata dalle banche inglesi, in Europa e nel mondo c'è stato un disinteresse totale. Un'isola inutile, da riportare al baratto - baratto di cosa, oltretutto? - comunque da escludere dai fastigi della globalizzazione. Un'ironia della storia, ed ecco che l'Islanda, mettendo in campo uno solo dei suoi mille vulcani, mette in forse tutto il castello della globalizzazione. E in Islanda i cieli sono limpidi e i voli per il resto del mondo - Europa a parte - proseguono.
    Occorrerebbe ripensare alla nostra costruzione, tanto avida e tanto fragile. Un Islandese, un grande viaggiatore che ha incontrato nell'Africa profonda la gigantesca Natura «bella e terribile, di occhi e capelli nerissimi» ci potrebbe aiutare, solo che riflettessimo sulla sua storia. L'Islandese di cui racconta il giovane, ventiseienne, Giacomo Leopardi era viaggio, cercando di sfuggire alla Natura. «Così fugge lo scoiattolo dal serpente a sonaglio, finché gli cade in gola da sé medesimo. Io sono quella che tu fuggi». L'Islandese spiega lungamente alla Natura che lo ascolta perché non gli vada bene niente: «sono stato arso dai tropici, rappreso dal freddo verso i poli.... In altri luoghi la serenità ordinaria del cielo è compensata dalla frequenza dei terremoti, dalla moltitudine e dalla furia dei vulcani, dal ribollimento sotterraneo di tutto il paese». E poi parla delle malattie che lo hanno assalito, «nonostante che io fossi, come sono ancora, non dico temperante, ma continente dei piaceri del corpo...». La Natura lo sta a sentire, e poi gli risponde. Credi che io mi occupi di te, ma sono indifferente alla tua sorte. «Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra?» Quando «vi offendo in qualunque modo e con qual si sia mezzo io non me ne avveggo». E in cambio «se io vi diletto o vi benefico, non lo so». L'Islandese replica, disperato: è colpa tua, tu mi hai fatto e ora devi aiutarmi. Ma lei non gli dà scampo: «...la vita di questo universo è un perpetuo circuito di produzione e distruzione»; tu ne sei parte. Quindi non lamentarti. A questo punto intervengono due leoni macilenti che «ebbero appena la forza di mangiarsi quell'Islandese; e presone un poco di ristoro, si tennero in vita per quel giorno». Ma forse non è andata così, Leopardi stesso è incerto. «Un fierissimo vento» avrebbe coperto di sabbia come in un «altissimo mausoleo» l'Islandese che divenuto perfetta mummia «fu poi ritrovato da certi viaggiatori e collocato nel museo di non so quale città d'Europa».


I COMMENTI:
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  • Certo,c'è qualcosa di tragicomico in tutto questo;come ha giustamente rilevato qualcuno,cent'anni fa solo gli islandesi si sarebbero accorti dell'eruzione del loro vulcano,ma oggi è una catastrofe;il nostro sistema di trasporto veloce si è dimostrato vulnerabilissimo,e le conseguenze pesantissime,in termini economici e di disagio personale e collettivo.Forse però qualcosa da imparare c'è,ed è il fatto che dare per scontato di poter percorrere sempre,in ogni condizione meteo migliaia di km in poche ore,magari da oggi lo sarà un pò meno,e perciò,se l'imprevisto fenomeno naturale potesse rallentare un pò anche i nostri stili di vita,sempre più frenetici e superficiali,forse non sarebbe poi così negativo.Almeno fino al prossimo evento. 20-04-2010 17:42 - enrico
  • la natura e' anche l'inquinamento, perche' gli umani che provocano inquinamento sono naturali. O no ? 20-04-2010 15:20 - marco
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