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Andrea Palladino
Festa d'Aprilia, l'acqua è pubblica
Alla fine la festa è arrivata, con un applauso lungo, emozionato, intenso. Nella sala del consiglio comunale di Aprilia qualcuno si è portato le mani al volto, chiudendo gli occhi, riguardando per un secondo cinque anni di lotte dure contro una delle multinazionali più potenti d'Europa, la Veolia. Davide ha fatto centro, Golia è ora steso a terra.
La delibera che chiede ad Acqualatina di restituire gli acquedotti è passata a larga maggioranza nel consiglio comunale di Aprilia, con 22 sì e appena 4 no, venuti tutti dal Pdl. Ora l'Ato 4 avrà sessanta giorni di tempo per adeguare il contratto - tecnicamente si chiama convenzione di gestione - con la società per azioni partecipata dalla multinazionale francese Veolia a principi più equi, ridando il potere ai comuni. Una scelta di fatto impossibile, visto che non è stata mai adottata dal 2002 ad oggi, accogliendo i diktat misti pubblico privati, firmati Pdl e Veolia. E alla fine dei due mesi, i primi di luglio, Acqualatina dovrà porre la parola fine alle tariffe altissime, alle pattuglie con vigilantes armati che girano alla ricerca di contatori da sigillare, al muso duro da mostrare di fronte a settemila famiglie che, legittimamente, non hanno mai riconosciuto la gestione privata. È una vera festa di liberazione la scelta di Aprilia, che apre, anche simbolicamente, l'avvio della campagna referendaria per l'acqua pubblica. È ormai notte ad Aprilia e la festa è rimandata. Meglio aspettare ora le mosse della società, meglio tornare nelle stanze del comitato, dove sui tavoli aumentano i ricorsi dei cittadini, alla ricerca di giustizia sul bene più vitale per l'uomo.
A Latina Fiori, negli uffici della società dove siedono il senatore Fazzone e il francese Romano, mandato da Parigi a dirigere la gestione dell'acqua nella provincia, si affilano le armi per contrastare la seconda sconfitta del modello francese di gestione privata dei beni comuni in Europa in meno di un anno. Prima Parigi, che non ha rinnovato la convenzione con Suez e Veolia. Orain Italia Aprilia, che già sta pensando a quanto conveniente sarà per il comune gestire in proprio le risorse idriche. Acqualatina per la società francese rappresenta solo un piccolo puntino nel gigantesco fatturato, che in Italia si alimenta con gestioni milionarie come quella siciliana e calabrese. Ma il management sa che l'effetto domino è dietro l'angolo.
Esce sconfitto anche il Pdl, che nel consiglio di amministrazione ha messo uomini strategici. Il momento è poi pessimo, dopo la rottura tra la componente finiana e gli ex Forza Italia, alla vigilia della nomina della giunta regionale. A Latina, dunque, tutti sanno che il laboratorio Aprilia spalanca una porta, diventa un modello per i tantissimi comuni del sud pontino. Cosa diranno, ora, i sindaci di Terracina, di Formia, di Minturno, di San Felice al Circeo a chi non riesce più a pagare le bollette dell'acqua, dopo la festa d'Aprilia? E quanto peserà nella campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale del capoluogo, appena caduto dopo le dimissioni dei consiglieri ex Forza Italia?
È un laboratorio anche per la sinistra e per il Pd la scelta di Aprilia. I democratici che siedono in consiglio comunale - ma non in giunta, dopo aver perso le elezioni dello scorso anno - hanno votato con convinzione la delibera che manda a casa Acqualatina. «Dobbiamo iniziare a non accettare le scelte delle segreterie provinciali e nazionali - ha spiegato Vincenzo Giovannini del Pd - dobbiamo ritornare ad ascoltare la persone. Altrimenti potremo solo perdere i voti». Una scelta sorprendente - e positiva - che mostra come all'interno dei democratici i malumori siano forti, ormai inarrestabili. Se a livello nazionale il partito di Bersani sul tema è quanto meno ambiguo, tanto che ieri lo stesso segretario ha annunciato l'avvio di una raccolta firme in concomitanza con quella dei referendum ma sostanzialmente alternativa, è nei territori che sta iniziando a cambiare la direzione del vento.
I vincitori, alla fine, sono loro, le settemila famiglie di Aprilia che per cinque anni sono rimaste ferme nella contestazione radicale della gestione privata. Acqualatina ha tentato in tutte le maniere di rompere il fronte: prima offrendo una moratoria, con sconti in cambio del riconoscimento del gestore privato. Poi con il pugno duro, mandando i tecnici e i vigilantes a ridurre la pressione dell'acqua a chi continuava a pagare al Comune di Aprilia ed affidando ad Equitalia la riscossione forzata. Hanno cercato di isolare il più possibile politicamente le famiglie, in maniera trasversale. La prima risposta è arrivata lo scorso anno, quando nelle elezioni comunali hanno vinto, contro ogni previsione, un gruppo di liste civiche, bocciando i candidati sindaci della politica tradizionale del Pdl, dell'Udc e del Pd. E mercoledì, nell'aula del consiglio comunale, l'applauso finale era liberatorio, emozionato, intenso.
Che accadrà ora? C'è un percorso legale e tecnico, visto che la resistenza della società viene data per scontata. Il comitato acqua pubblica continuerà ad assistere le migliaia di famiglie e, c'è da esserne sicuri, le contestazioni aumenteranno già nei prossimi giorni, in attesa del ritorno della gestione in casa comunale. «Dopo il vostro titolo Festa d'Aprilia - raccontano dal comitato - in tanti si sono precipitati da noi, vogliono tutti pagare al Comune ora». Nella sede della Pro loco, dove funziona lo sportello per la contestazione delle bollette, spiegano anche come proprio il lavoro del comitato sarà la base di partenza per la futura gestione comunale. Hanno accumulato conoscenza, conoscono una per una le settemila famiglie che hanno assistito per cinque anni, sanno riconoscere subito chi è in difficoltà, chi ha una pensione sociale tale da impedire di pagare un bene vitale come l'acqua. C'è umanità dietro i numeri giganteschi che hanno gestito e questo è il volto vero del movimento dell'acqua pubblica.
La vittoria di Aprilia inevitabilmente avrà un riflesso nazionale. Mostra alle centinaia di comitati locali e a milioni di persone che oggi in Italia vivono la privatizzazione dell'acqua che cambiare rotta è possibile. Non è solo una questione di prezzo, di bollette salate, ma spesso di giustizia. La spinta che viene da Aprilia va al di là della convenienza, è l'espressione di una voglia di partecipazione dal basso in via di germogliazione. Dunque la sinistra non potrà più chiudere gli occhi, cercare accordi trasversali o appoggiare scelte ibride e opache come il modello pubblico privato, nato negli anni '90, nell'Italia di tangentopoli. E' una sfida soprattutto per il Pd, con una base e un territorio in fibrillazione, con militanti pronti a scendere fianco a fianco a quel movimento un po' strano e incontrollabile che chiede acqua e democrazia. E che nei territori inizia a vincere.
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sono giunto a mettere a punto un piano d'azione per evitare che questo governucolo imponga la privatizzazione dell'acqua.
Serve solo l'appoggio dei mass media, quotidiani, riviste e possibilmente della televisione .
Indico a grandi tratti il contenuto del piano :
si tratterebbe di evitare di lavarsi. Secondo i miei calcoli se tutta la popolazione italiana in difficoltà economiche smette di punto in bianco di lavarsi per un periodo che potrebbe aggirarsi attorno al mese, mese e mezzo, si leverà dal territorio nazionale un tale fetore che sicuramente costringerà i nostri governanti a ripensarci e a donare l'acqua gratuitamente.....Che ne dite? 23-04-2010 15:08 - Gian