-
|
Gianni Proiettis
Il diritto alla Terra
COCHABAMBA. Qui in Bolivia c’è già chi la definisce scherzosamente «la conferenza evologista», in riferimento al presidente Evo Morales, che l’ha convocata fin dai primi di gennaio. Certo non si poteva scegliere una data più azzeccata per chiudere la «Conferenza mondiale dei popoli sul cambiamento del clima e i diritti della Madre terra», conclusa la sera di giovedì 22 aprile, giornata mondiale della Terra.
Le cifre finali della conferenza di Cochabamba sono più che lusinghiere per il governo boliviano e testimoniano l’interesse per problemi come il cambio climatico e lo stato di salute del pianeta: più di 30mila partecipanti provenienti da 142 paesi sono venuti ad ascoltare, denunciare e portare proposte. Dire che qui a Cochabamba in questi giorni si è fatta sentire la voce dei popoli non è retorica latinoamericana ma pura verità.
Se una trentina d’anni fa l’ambientalismo poteva sembrare una roba da radical-chic, oggi è diventato la maschera d’ossigeno di un pianeta moribondo
e produce rabbia e indignazione il fatto che un piccolo esercito di multinazionali e di governi al loro servizio – purtroppo la maggioranza – finga di non vedere o addirittura neghi i danni gravissimi che hanno provocato.
Nei cinque giorni della conferenza, ospitata dalla Universidad del Valle di Tiquipaya, una cittadina che ormai è diventata un quartiere di Cochabamba,
si è svolto un evento che aveva molto del festival multietnico, della kermesse ecologista ma presentava anche la forza delle grandi manifestazioni politiche di una volta.
O somigliava alla nascita di un grande partito internazionalista – qualcuno l’ha già chiamata l’Internazionale della Madre terra. Forse anche perché il capitalismo nella sua fase neoliberale – e su questo convergevano tutti gli interventi – è la bestia nera da abbattere, e non per ragioni ideologiche ma per un semplice istinto di sopravvivenza, visto che il suo modello di sviluppo sta minacciando davvero la sopravvivenza del genere umano.
Sorta dal fallimento del vertice delle Nazioni unite sul clima del dicembre scorso a Copenhagen, che si è concluso con il rinvio di un anno (a un vertice a Cancún in dicembre), la conferenza di Cochabamba sul cambio climatico e i diritti della Madre Terra ha avuto il merito di essere chiarificante e propositiva, una ventata di aria fresca.
I documenti finali dei 18 gruppi di lavoro hanno deciso la creazione di un tribunale internazionale per i crimini ecologici, con sede in Bolivia, la realizzazione di un referendum mondiale sull’ambiente da celebrarsi fra un anno, per la prossima giornata della Madre Terra, e soprattutto l’esigenza
di ridurre le emissioni di anidride carbonica (CO2) nei prossimi nove anni alla metà di quelle attuali.
Il gruppo di lavoro sull’agricoltura, avvalendosi dell’esperienza di organizzazioni
come Via Campesina, forte di ben 300 delegati provenienti da 50 paesi, ha pronunciato una condanna senza appello dei prodotti transgenici e delle monocolture e ha raccomandato il recupero e la valorizzazione delle conoscenze ancestrali indigene e contadine.
Gli altri gruppi si sono pronunciati per una lotta effettiva, che coinvolga tutti i governi, contro il surriscaldamento globale, per il ripristino di un modello di vita in armonia con la natura, per la fine del consumismo e dei modi nocivi di produzione che l’accompagnano, per l’abbandono di un concetto di progresso e sviluppo basato sulla crescita illimitata, per il rifiuto delle nuove e rischiose geoingegnerie che vorrebbero curare gli effetti e non le cause, usando «l’unico
pianeta che abbiamo» come un laboratorio.
Fra i momenti emotivi della conferenza, c’è stato il grande raduno di mercoledì nello stadio di Tiquipaya, in cui migliaia di persone sotto un sole battente hanno ascoltato le parole di un delegato per ognuno dei cinque continenti e hanno assistito a un rituale andino di offerta alla Pachamama e purificazione collettiva. Il saluto dell’inviata dell’Onu Alicia Bárcena è stato interrotto da una salva di fischi e improperi, a testimoniare la poca popolarità delle Nazioni Unite fra
il popolo eco-anticapitalista.
Il discorso di benvenuto del presidente Evo Morales, pieno di aneddoti e battute contro le multinazionali – come quella che la CocaCola serve a sturare i cessi - ha divertito il pubblico ma ha fornito alla stampa di opposizione il pretesto per attaccare il presidente indio, riconfermato da poco nel mandato con una maggioranza del 64 per cento.
Le frecciate contro i polli di allevamento, i cui ormoni diminuirebbero la virilità, ha provocato le critiche degli industriali del settore e perfino le proteste della federazione spagnola di gay, lesbiche, transessuali e bisessuali, che nessuno in realtà aveva chiamato in causa.
Un altro momento intenso è stato l’incontro di giovedì, nel salone di conferenze dell’Hotel Regina di Tiquipaya, fra rappresentanti di governo, istituzioni internazionali e delegati della conferenza. Tra gli invitati d’onore il presidente Hugo Chavez, che ha fatto il discorso più lungo e applaudito, il vicepresidente cubano Esteban Lazo, i ministri degli esteri di Ecuador e Paraguay. Assente dell’ultimo minuto Eduardo Galeano, che ha appena subìto un’operazione. Un
suo messaggio di solidarietà è stato letto (male) dall’ambasciatore dell’Uruguay.
L’unica macchia di un evento così positivo e promettente è stato il diciottesimo
gruppo di lavoro, quello contro l’industria mineraria, che si è riunito in una sede esterna alla conferenza e ha denunciato l’ambiguità del governo boliviano sul tema.
Ma all’appuntamento di dicembre a Cancún non mancherà nessuno: i popoli indigeni, le organizzazioni ambientaliste, gli attivisti politici e i militanti
altermundistas hanno già dato la loro adesione e si presenteranno in forze per fare pressione sui governi.
- 30/04/2010 [14 commenti]
- 30/04/2010 [1 commenti]
- 29/04/2010 [2 commenti]
- 29/04/2010 [9 commenti]
- 28/04/2010 [17 commenti]
- 28/04/2010 [6 commenti]
- 27/04/2010 [1 commenti]
- 27/04/2010 [2 commenti]
- 27/04/2010 [14 commenti]
- 26/04/2010 [7 commenti]
- 26/04/2010 [28 commenti]
- 25/04/2010 [14 commenti]
- 25/04/2010 [11 commenti]
- 24/04/2010 [4 commenti]
- 24/04/2010 [0 commenti]
- 23/04/2010 [27 commenti]
- 23/04/2010 [11 commenti]
- 23/04/2010 [4 commenti]
- 22/04/2010 [3 commenti]
- 22/04/2010 [5 commenti]
- 22/04/2010 [1 commenti]
- 21/04/2010 [0 commenti]
- 21/04/2010 [8 commenti]
- 20/04/2010 [3 commenti]
- 20/04/2010 [12 commenti]
- 19/04/2010 [4 commenti]
- 19/04/2010 [5 commenti]
- 18/04/2010 [31 commenti]
- 18/04/2010 [4 commenti]
- 17/04/2010 [12 commenti]
- 17/04/2010 [19 commenti]
- 16/04/2010 [9 commenti]
- 16/04/2010 [8 commenti]
- 15/04/2010 [29 commenti]
- 15/04/2010 [9 commenti]
- 14/04/2010 [14 commenti]
- 14/04/2010 [8 commenti]
- 13/04/2010 [18 commenti]
- 13/04/2010 [9 commenti]
- 12/04/2010 [14 commenti]
- 11/04/2010 [75 commenti]
- 11/04/2010 [3 commenti]
- 10/04/2010 [16 commenti]
- 10/04/2010 [17 commenti]
- 09/04/2010 [6 commenti]
- 09/04/2010 [4 commenti]
- 08/04/2010 [28 commenti]
- 08/04/2010 [11 commenti]
- 07/04/2010 [44 commenti]
- 07/04/2010 [5 commenti]
- 06/04/2010 [31 commenti]
- 06/04/2010 [4 commenti]
- 05/04/2010 [23 commenti]
- 05/04/2010 [11 commenti]
- 04/04/2010 [8 commenti]
- 03/04/2010 [61 commenti]
- 02/04/2010 [1 commenti]
- 02/04/2010 [57 commenti]
- 01/04/2010 [4 commenti]
- 01/04/2010 [16 commenti]
-
La Somalia va a pesca
| di Giorgia Fletcher del 21.12.2012 -
La termoelettrica di Huexca
| di Fulvio Gioanetto del 20.12.2012
-
Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
-
Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
-
Mahony: Ombra sul Conclave
di luca celada - 16.02.2013 20:02
-
Gentile cavaliere, scenda dalla sella
di Luisa Betti - 15.02.2013 18:02
-
Sulla gerontocrazia e i “grandi vecchi”
di massimozucchetti - 14.02.2013 22:02
-
Scuola: “Concorso-truffa”, seconda parte
di Roberto Ciccarelli - 13.02.2013 09:02
-
Matrimonio per tutti: l’Assemblée approva, 329 a favore, 299 contro
di Anna Maria - 12.02.2013 18:02
-
Dead Writers, annusa il profumo della letteratura
di arianna - 08.02.2013 09:02
-
Revolution: J.J. Abrams e i suoi errori
di nefeli - 04.02.2013 08:02
-
Full Metal Jacket, il diario in una App per Ipad
di Filippo Brunamonti - 02.02.2013 20:02
-
Metti Jac all’Ara Pacis: quadretti di un’esposizione
di Andrea - 20.01.2013 19:01
-
Un mezzo trasloco
di a. d. - 16.01.2013 15:01
-
Gomorra2, e che fiction sia
di francesca - 13.01.2013 16:01
-
I comunicati zapatisti / 2 e fine
di gianni - 10.01.2013 03:01
-
Ford Fiesta, MyKey è la tua
di fpaterno - 26.11.2012 19:11











e poi giusto pe ricordare, anche se poi le cose devono essere cambiate, ma e' grazie all'industrializzazione che la vita media e' aumentata praticamente ovunque, puo' darsi che non sia un valore assoluto, per me lo e' comunque come la mortalita' materna inoltre;
va bene affrontare i problemi ma la demonizzazione ideologica senza la valutazione del percorso storico e sociale dell'industrializzazione per me non e' giusto 25-04-2010 10:31 - marco
Distruggono culture e tradizioni.Con i loro buldozzer,strappano alberi e ascugano fiumi.
Allagano campi e trivellano la terra.
Dopo questi massacri di uomini e di terre,ci fanno anche i film e ci guadagnano altri soldi.
Come con gli indiani d'america,quando le giacche azzure,dopo aver massacrato il popolo degli uomini,ha fatto centinaia di film dove gli indiani avevano ragione,ma erano turtti morti.
Non se ne può più di avere ragione e di essere compatiti.
Penso che sia arrivato il giorno che i popoli della terra siano anche loro dei disgraziati e degli assassini di uomini bianchi.
Poi, anche loro,dopo, si pentono e faranno film dove i bianchi avevano ragione.
Così anche noi avremo una giustificazione e un posto nella storia.
Come siamo messi facciamo solo che schifo e non c'è neanche un piccolo episodio nella storia passata che ci possa riscattare.
I "negri" ci devono fare un favore.
Che ci massacrino un pò.
Che distruggano le nostre città e la nostra civiltà,cosi anche noi un giorno potremo avere film e riconoscimenti.
Certo che come stanno le cose noi facciamo proprio schifo! 25-04-2010 08:32 - maurizio mariani
in nome degli dei, greci o cinesi.
Muori di amore per le vigne.
Per i fichi negli orti. I ceppi, gli stecchi.
Per il capo tosato dei tuoi compagni.
Difendi i campi tra il paese
e la campagna, con le loro pannocchie
abbandonate. Difendi il prato
tra l’ultima casa del paese e la roggia.
I casali assomigliano a Chiese:
godi di questa idea, tienla nel cuore.
La confidenza con il sole e la pioggia,
tu lo sai, è sapienza santa”.
Pier Paolo Pasolini
“Saluto e augurio” 24-04-2010 23:46 - elle.di