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FUORIPAGINA
24/04/2010
  •   |   Gianni Proiettis
    Il diritto alla Terra

    COCHABAMBA. Qui in Bolivia c’è già chi la definisce scherzosamente «la conferenza evologista», in riferimento al presidente Evo Morales, che l’ha convocata fin dai primi di gennaio. Certo non si poteva scegliere una data più azzeccata per chiudere la «Conferenza mondiale dei popoli sul cambiamento del clima e i diritti della Madre terra», conclusa la sera di giovedì 22 aprile, giornata mondiale della Terra.
    Le cifre finali della conferenza di Cochabamba sono più che lusinghiere per il governo boliviano e testimoniano l’interesse per problemi come il cambio climatico e lo stato di salute del pianeta: più di 30mila partecipanti provenienti da 142 paesi sono venuti ad ascoltare, denunciare e portare proposte. Dire che qui a Cochabamba in questi giorni si è fatta sentire la voce dei popoli non è retorica latinoamericana ma pura verità.
    Se una trentina d’anni fa l’ambientalismo poteva sembrare una roba da radical-chic, oggi è diventato la maschera d’ossigeno di un pianeta moribondo
    e produce rabbia e indignazione il fatto che un piccolo esercito di multinazionali e di governi al loro servizio – purtroppo la maggioranza – finga di non vedere o addirittura neghi i danni gravissimi che hanno provocato.
    Nei cinque giorni della conferenza, ospitata dalla Universidad del Valle di Tiquipaya, una cittadina che ormai è diventata un quartiere di Cochabamba,
    si è svolto un evento che aveva molto del festival multietnico, della kermesse ecologista ma presentava anche la forza delle grandi manifestazioni politiche di una volta.
    O somigliava alla nascita di un grande partito internazionalista – qualcuno l’ha già chiamata l’Internazionale della Madre terra. Forse anche perché il capitalismo nella sua fase neoliberale – e su questo convergevano tutti gli interventi – è la bestia nera da abbattere, e non per ragioni ideologiche ma per un semplice istinto di sopravvivenza, visto che il suo modello di sviluppo sta minacciando davvero la sopravvivenza del genere umano.
    Sorta dal fallimento del vertice delle Nazioni unite sul clima del dicembre scorso a Copenhagen, che si è concluso con il rinvio di un anno (a un vertice a Cancún in dicembre), la conferenza di Cochabamba sul cambio climatico e i diritti della Madre Terra ha avuto il merito di essere chiarificante e propositiva, una ventata di aria fresca.
    I documenti finali dei 18 gruppi di lavoro hanno deciso la creazione di un tribunale internazionale per i crimini ecologici, con sede in Bolivia, la realizzazione di un referendum mondiale sull’ambiente da celebrarsi fra un anno, per la prossima giornata della Madre Terra, e soprattutto l’esigenza
    di ridurre le emissioni di anidride carbonica (CO2) nei prossimi nove anni alla metà di quelle attuali.
    Il gruppo di lavoro sull’agricoltura, avvalendosi dell’esperienza di organizzazioni
    come Via Campesina, forte di ben 300 delegati provenienti da 50 paesi, ha pronunciato una condanna senza appello dei prodotti transgenici e delle monocolture e ha raccomandato il recupero e la valorizzazione delle conoscenze ancestrali indigene e contadine.
    Gli altri gruppi si sono pronunciati per una lotta effettiva, che coinvolga tutti i governi, contro il surriscaldamento globale, per il ripristino di un modello di vita in armonia con la natura, per la fine del consumismo e dei modi nocivi di produzione che l’accompagnano, per l’abbandono di un concetto di progresso e sviluppo basato sulla crescita illimitata, per il rifiuto delle nuove e rischiose geoingegnerie che vorrebbero curare gli effetti e non le cause, usando «l’unico
    pianeta che abbiamo» come un laboratorio.
    Fra i momenti emotivi della conferenza, c’è stato il grande raduno di mercoledì nello stadio di Tiquipaya, in cui migliaia di persone sotto un sole battente hanno ascoltato le parole di un delegato per ognuno dei cinque continenti e hanno assistito a un rituale andino di offerta alla Pachamama e purificazione collettiva. Il saluto dell’inviata dell’Onu Alicia Bárcena è stato interrotto da una salva di fischi e improperi, a testimoniare la poca popolarità delle Nazioni Unite fra
    il popolo eco-anticapitalista.
    Il discorso di benvenuto del presidente Evo Morales, pieno di aneddoti e battute contro le multinazionali – come quella che la CocaCola serve a sturare i cessi - ha divertito il pubblico ma ha fornito alla stampa di opposizione il pretesto per attaccare il presidente indio, riconfermato da poco nel mandato con una maggioranza del 64 per cento.
    Le frecciate contro i polli di allevamento, i cui ormoni diminuirebbero la virilità, ha provocato le critiche degli industriali del settore e perfino le proteste della federazione spagnola di gay, lesbiche, transessuali e bisessuali, che nessuno in realtà aveva chiamato in causa.
    Un altro momento intenso è stato l’incontro di giovedì, nel salone di conferenze dell’Hotel Regina di Tiquipaya, fra rappresentanti di governo, istituzioni internazionali e delegati della conferenza. Tra gli invitati d’onore il presidente Hugo Chavez, che ha fatto il discorso più lungo e applaudito, il vicepresidente cubano Esteban Lazo, i ministri degli esteri di Ecuador e Paraguay. Assente dell’ultimo minuto Eduardo Galeano, che ha appena subìto un’operazione. Un
    suo messaggio di solidarietà è stato letto (male) dall’ambasciatore dell’Uruguay.
    L’unica macchia di un evento così positivo e promettente è stato il diciottesimo
    gruppo di lavoro, quello contro l’industria mineraria, che si è riunito in una sede esterna alla conferenza e ha denunciato l’ambiguità del governo boliviano sul tema.
    Ma all’appuntamento di dicembre a Cancún non mancherà nessuno: i popoli indigeni, le organizzazioni ambientaliste, gli attivisti politici e i militanti
    altermundistas hanno già dato la loro adesione e si presenteranno in forze per fare pressione sui governi.


I COMMENTI:
  • almeno dall'articolo di propost pratiche nessuna
    e poi giusto pe ricordare, anche se poi le cose devono essere cambiate, ma e' grazie all'industrializzazione che la vita media e' aumentata praticamente ovunque, puo' darsi che non sia un valore assoluto, per me lo e' comunque come la mortalita' materna inoltre;

    va bene affrontare i problemi ma la demonizzazione ideologica senza la valutazione del percorso storico e sociale dell'industrializzazione per me non e' giusto 25-04-2010 10:31 - marco
  • Prima ammazzano tutti i nativi delle terre da sfuttare.
    Distruggono culture e tradizioni.Con i loro buldozzer,strappano alberi e ascugano fiumi.
    Allagano campi e trivellano la terra.
    Dopo questi massacri di uomini e di terre,ci fanno anche i film e ci guadagnano altri soldi.
    Come con gli indiani d'america,quando le giacche azzure,dopo aver massacrato il popolo degli uomini,ha fatto centinaia di film dove gli indiani avevano ragione,ma erano turtti morti.
    Non se ne può più di avere ragione e di essere compatiti.
    Penso che sia arrivato il giorno che i popoli della terra siano anche loro dei disgraziati e degli assassini di uomini bianchi.
    Poi, anche loro,dopo, si pentono e faranno film dove i bianchi avevano ragione.
    Così anche noi avremo una giustificazione e un posto nella storia.
    Come siamo messi facciamo solo che schifo e non c'è neanche un piccolo episodio nella storia passata che ci possa riscattare.
    I "negri" ci devono fare un favore.
    Che ci massacrino un pò.
    Che distruggano le nostre città e la nostra civiltà,cosi anche noi un giorno potremo avere film e riconoscimenti.
    Certo che come stanno le cose noi facciamo proprio schifo! 25-04-2010 08:32 - maurizio mariani
  • “Difendi i paletti di gelso, di ontano,
    in nome degli dei, greci o cinesi.
    Muori di amore per le vigne.
    Per i fichi negli orti. I ceppi, gli stecchi.
    Per il capo tosato dei tuoi compagni.
    Difendi i campi tra il paese
    e la campagna, con le loro pannocchie
    abbandonate. Difendi il prato
    tra l’ultima casa del paese e la roggia.
    I casali assomigliano a Chiese:
    godi di questa idea, tienla nel cuore.
    La confidenza con il sole e la pioggia,
    tu lo sai, è sapienza santa”.
    Pier Paolo Pasolini
    “Saluto e augurio” 24-04-2010 23:46 - elle.di
  • A me sembra molto evidente il motivo per cui un'associazione per la difesa dei diritti di gay, lesbiche, transgender e bisessuali (e cioè un'associazione per la difesa dei diritti umani) si senta chiamata in causa dalla frase omofoba e maschilista di morales. stimo molto morales, ma non vedo perchè non criticarlo nel momento in cui pronuncia una frase tanto pericolosa. un discorso come il suo avvalla "dall'alto" il maschilismo e l'omofobia fortemente presenti nelle società latinoamericane. e non mi sembrano problemi meno gravi del riscaldamento climatico 24-04-2010 19:28 - Orsetta
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