-
|
Giorgio Salvetti
Il 25 aprile del presidente
«Il 25 aprile non è solo la festa della Liberazione, è la festa della riunificazione dell’Italia». Il discorso tenuto ieri dal presidente Giorgio Napolitano alla Scala di
Milano, città medaglia d’oro della Resistenza, non è solo un richiamo rituale
o retorico per le celebrazioni del 65° anniversario della Resistenza. Si tratta
piuttosto di un invito a coniugare al presente quello che fu l’atto costitutivo
della Repubblica italiana. Da qui il nesso con il 150° anniversario dell’unità
del paese che Napolitano difende da ogni attacco liquidando come «sgangherate battute» le polemiche che lo stanno segnando. «Solo se ci si
pone fuori dalla storia e dalla realtà - ha ammonito il presidente - si possono
evocare con nostalgia o tornare a immaginare più entità statuali separate
nelle nostra penisola». La Lega è avvisata.
Napolitano ha richiamato tutti a riconoscere nella Resistenza e nel Risorgimento
una base comune. Al di là delle contrapposizioni di parte. Ma senza che questo significhi banalizzare o minimizzare la dialettica e il dibattito tra le diverse componenti politiche. Parole ineccepibili che hanno raccolto il lungo e unanime applauso del pubblico che ieri sera era presente alla manifestazione organizzata dall’Anpi. Anche Silvio Berlusconi, in prima fila, si è alzato in piedi è ha partecipato alla standing ovation. Il coro delle reazioni politiche non fa che rendere omaggio al presidente. E persino il leghista Calderoli non può fare a meno che condividere, almeno a parole, l’appello presidenziale all’unità nazionale.
La lunga giornata milanese di Napolitano era iniziata ieri mattina all’Auditorium
di Milano dove è stato eseguito «Il canto sospeso» in memoria di Luigi Nono nel ventesimo anniversario della morte. Dopo il pranzo in prefettura, il presidente è arrivato alle 17 alla Scala dove è stato accolto da un Silvio Berlusconi che si è autodefinito «radioso» e che ha ingannato l’attesa scambiando qualche battuta con Rosy Bindi. Ad aspettare il presidente c’erano anche il sindaco di Milano, Letizia Moratti, il governatore lombardo Formigoni, il presidente della provincia
di Milano Guido Podestà e Piero Fassino.
Dopo l’inno di Mameli eseguito dal direttore d’orchestra Daniel Barenboim,
e il ricordo ad Arturo Toscanini, Napolitano è salito sul palco salutato da due minuti di applausi. «Si tratta di celebrare il 25 aprile nel suo profondo significato nazionale - ha attaccato - bisogna fare uno sforzo collettivo per declinare la Resistenza correttamente, in termini condivisibili e non settari». Da qui l’invito «ad uscire da una spirale di contrapposizioni indiscriminate che blocca il riconoscimento di temi e impegni di più alto interesse nazionale. Per Napolitano sul 25 aprile è necessaria «una limpida e mirata convergenza tra forze destinate a restare distanti in una democrazia dell’alternanza». Per questo occorre un «clima nuovo» che però non implica affatto «la rimozione di ogni conflitto sociale e politico, o la mortificazione di una naturale dialettica in particolare tra forze di maggioranza e di opposizione». Napolitano ha citato anche un passaggio del discorso che fece Berlusconi lo scorso 25 aprile a Onna. «Il nostro paese ha un debito indistinguibile - ha ripetuto - verso quei tanti giovani che hanno sacrificato la propria vita per riscattare l’onore della patria».
Tutti i caduti vanno rispettati. Ma attenzione, «senza che questo significhi
neutralità». Napolitano stigmatizza «rappresentazioni idilliache e mitiche della Resistenza». Invita a ricordarla senza «tacerne limiti e ombre», ma senza che ciò conduca mai «a sommarie svalutazioni e denigrazioni». Il presidente,
ad esempio, parla di piazzale Loreto come di «uno scenario di orrore che replicò altri orrori inscenati in precedenza nello stesso luogo». Ma ribadisce che «anche studiosi attenti a cogliere molteplici dimensioni del fenomeno della Resistenza, compresa quella di guerra civile, non ne hanno certo mai negato o sminuito quello di guerra patriottica». Poi si commuove mentre ricorda e invita a ricordare
Sandro Pertini. La Scala applaude, tutti in piedi. Napolitano scende dal palco
e stringe la mano anche a Berlusconi. Qualcuno dal loggione fischia. Il presidente del consiglio incassa e parla di «cerimonia commovente» e di «intervento toccante». Poi se ne va. Oggi il vero presidente non è lui.
Al di là delle transenne qualche centinaio di curiosi guarda sfilare il corteo di auto blu. Nel pomeriggio la polizia ha punito e messo a tacere con qualche
manganellata i lavoratori della Scala che manifestavano contro i tagli dei finanziamenti allo spettacolo. Resta solo qualche contestatore isolato e il divieto di esporre striscioni. Alla Scala sono andate in scena le istituzioni, la piazza vera a Milano sarà però con il consueto corteo da porta Venezia a piazza Duomo. All’ultimo momento Letizia Moratti ha fatto sapere che ci sarà anche se non parlerà dal palco. Il difficile compito di rappresentare le istituzioni milanesi toccherà al presidente della provincia Guido Podestà che già si aspetta i fischi.
- 30/04/2010 [14 commenti]
- 30/04/2010 [1 commenti]
- 29/04/2010 [2 commenti]
- 29/04/2010 [9 commenti]
- 28/04/2010 [17 commenti]
- 28/04/2010 [6 commenti]
- 27/04/2010 [1 commenti]
- 27/04/2010 [2 commenti]
- 27/04/2010 [14 commenti]
- 26/04/2010 [7 commenti]
- 26/04/2010 [28 commenti]
- 25/04/2010 [14 commenti]
- 25/04/2010 [11 commenti]
- 24/04/2010 [4 commenti]
- 24/04/2010 [0 commenti]
- 23/04/2010 [27 commenti]
- 23/04/2010 [11 commenti]
- 23/04/2010 [4 commenti]
- 22/04/2010 [3 commenti]
- 22/04/2010 [5 commenti]
- 22/04/2010 [1 commenti]
- 21/04/2010 [0 commenti]
- 21/04/2010 [8 commenti]
- 20/04/2010 [3 commenti]
- 20/04/2010 [12 commenti]
- 19/04/2010 [4 commenti]
- 19/04/2010 [5 commenti]
- 18/04/2010 [31 commenti]
- 18/04/2010 [4 commenti]
- 17/04/2010 [12 commenti]
- 17/04/2010 [19 commenti]
- 16/04/2010 [9 commenti]
- 16/04/2010 [8 commenti]
- 15/04/2010 [29 commenti]
- 15/04/2010 [9 commenti]
- 14/04/2010 [14 commenti]
- 14/04/2010 [8 commenti]
- 13/04/2010 [18 commenti]
- 13/04/2010 [9 commenti]
- 12/04/2010 [14 commenti]
- 11/04/2010 [75 commenti]
- 11/04/2010 [3 commenti]
- 10/04/2010 [16 commenti]
- 10/04/2010 [17 commenti]
- 09/04/2010 [6 commenti]
- 09/04/2010 [4 commenti]
- 08/04/2010 [28 commenti]
- 08/04/2010 [11 commenti]
- 07/04/2010 [44 commenti]
- 07/04/2010 [5 commenti]
- 06/04/2010 [31 commenti]
- 06/04/2010 [4 commenti]
- 05/04/2010 [23 commenti]
- 05/04/2010 [11 commenti]
- 04/04/2010 [8 commenti]
- 03/04/2010 [61 commenti]
- 02/04/2010 [1 commenti]
- 02/04/2010 [57 commenti]
- 01/04/2010 [4 commenti]
- 01/04/2010 [16 commenti]
-
La Somalia va a pesca
| di Giorgia Fletcher del 21.12.2012 -
La termoelettrica di Huexca
| di Fulvio Gioanetto del 20.12.2012
-
Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
-
Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
-
Mahony: Ombra sul Conclave
di luca celada - 16.02.2013 20:02
-
Gentile cavaliere, scenda dalla sella
di Luisa Betti - 15.02.2013 18:02
-
Sulla gerontocrazia e i “grandi vecchi”
di massimozucchetti - 14.02.2013 22:02
-
Scuola: “Concorso-truffa”, seconda parte
di Roberto Ciccarelli - 13.02.2013 09:02
-
Matrimonio per tutti: l’Assemblée approva, 329 a favore, 299 contro
di Anna Maria - 12.02.2013 18:02
-
Dead Writers, annusa il profumo della letteratura
di arianna - 08.02.2013 09:02
-
Revolution: J.J. Abrams e i suoi errori
di nefeli - 04.02.2013 08:02
-
Full Metal Jacket, il diario in una App per Ipad
di Filippo Brunamonti - 02.02.2013 20:02
-
Metti Jac all’Ara Pacis: quadretti di un’esposizione
di Andrea - 20.01.2013 19:01
-
Un mezzo trasloco
di a. d. - 16.01.2013 15:01
-
Gomorra2, e che fiction sia
di francesca - 13.01.2013 16:01
-
I comunicati zapatisti / 2 e fine
di gianni - 10.01.2013 03:01
-
Ford Fiesta, MyKey è la tua
di fpaterno - 26.11.2012 19:11











http://multimedia.quotidianonet.ilsole24ore.com/?tipo=photo&media=15274
http://www.youtube.com/watch?v=9UxZyI-NxtI 27-04-2010 16:38 - Flora
Io il 25 aprile voglio andare a lavorare! 26-04-2010 08:39 - giovanni L.
Mercoledì 21 aprile a Trieste alla Scuola di lingue estere di via Filzi è stato presentato l'ultimo libro dello storico triestino Raoul Pupo intitolato " Trieste 1945 ". Io non ci sono andato. Qualche giorno prima era stata annunciata pure l'uscita di un libro dello storico sloveno Joze Pirjevez sullo stesso argomento. Sono passati già 65 anni dalla liberazione di Trieste, ma le cose continuano ad andare avanti come sempre. Ognuno cerca di arrogarsi l'esclusiva dell'antifascismo. Ancora oggi è viva la polemica fra quelli che danno a ragione a chi nel 1945 si batteva per Trieste italiana e gli jugo-nostalgici che esaltano quanti desideravano l'avvento delle Settima Repubblica Federativa Jugoslava. Dall'altra parte ci sono i negazionisti ed i revisionisti, e poi le associazioni degli esuli istriani che dopo 65 anni non si stancano di denunciare i fattacci delle foibe, appoggiate dalle forze di governo e pure di opposizione, almeno per quanto riguarda il PD. Ci sono gli " storici esperti " per i quali gli infoibati erano oltre mezzo milione, e tutti innocenti, mentre per altri cosiddetti " foibologi " nostalgici della Jugoslavia di Tito, i morti gettati nelle voragini carsiche erano meno di cento, e meritavano di morire quasi tutti. Intanto la gente continua a votare a destra, e le organizzazioni antifasciste, divise e spaccate fra loro, contano sempre meno. Tutto questo mi ha stancato. Io il 25 aprile sono rimasto ad Udine a guardare la rassegna del cinema dell'orrore giapponese. 26-04-2010 02:22 - gianni
Anche oggi,il paese ha detto la sua.
Hanno fatto del tutto per zittire la gente e i compagni,ma ancora una volta abbiamo spiegato con i fatti quello che è per noi è il 25 Aprile.
In questi giorni, abbiamo appeso il maiale a Piazzale Loreto e abbiamo detto a tutti che quella è la fine che riserviamo a tutti i dittatori.
Il 25 Aprile i CLN sono entrati e hanno preso possesso della nazione.
Gli americani sono entrati dopo di noi.
Nostra è questa terra e nostro il sudore che l'ha fatta grande.
Non si illudano questi revisionisti e questi traditori della patria,se credono che la resistenza è finita.
Noi figli dei partigiani,stiamo insegnando ai nostri figli e nipoti i valori inestinguibili della Resistenza.
Viva l'Italia.Viva la Libertà! 25-04-2010 20:35 - maurizio mariani
(PER ES. POTREBBE VENIRE larussa,CON IL SUV CHE GLIA HA REGALATO BANANA.) carlo di figlia pignatello 25-04-2010 17:27 - carlo di+figlia+pignatello