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Carlo Lania
Un ritorno all’atomo che non piace a nessuno
Lunedì pomeriggio, davanti a Montecitorio, i Verdi simuleranno un incidente nucleare per attirare l'attenzione dei parlamentari sui rischi dell’energia atomica,
mentre per lo stesso motivo Legambiente ha organizzato tre giorni di manifestazioni sotto lo slogan «Liberiamo l’Italia dal nucleare». Sarà difficile, però, che le iniziative indette per ricordare il 24esimo anniversario di Cernobyl, il reattore ucraino esploso il 26 aprile del 1986, convinceranno il governo a fare marcia indietro dalla sciagurata decisione di ricominciare a costruire centrali atomiche in Italia. Anche se finora tutto sembra procedere senza una particolare fretta, il passo decisivo, vale a dire la cancellazione della volontà espressa dagli italiani con i referendum del 1987, è già stato fatto, grazie a una joint venture realizzata con la Francia che prevede la realizzazione di quattro
centrali entro la fine della legislatura.
Un impegno ribadito dal presidente del consiglio anche il 9 aprile scorso a Parigi durante il ventottesimo Vertice bilaterale Francia-Italia, servito tra l’altro a Berlusconi per firmare nuovi accordi nel settore dell’atomo. L’obiettivo, ha ripetuto il ministro per Sviluppo economico Claudio Scajola, è quello di arrivare a coprire entro il 2030 il 25% del fabbisogno energetico nazionale con fonti nucleari.
Un po’ come accade con il Ponte sullo Stretto, in realtà fino a oggi la politica nucleare del governo è basata più su annunci che altro. In ritardo con quanto annunciato, non è infatti stata ancora creata l’Agenzia per il nucleare, senza la quale nessuna decisione potrà essere presa sui siti dove far sorgere le nuove centrali (e che verranno indicati al governo dalle società che costruiranno gli impianti).Ma l’ostacolo più grande è rappresentato dalle Regioni. Al di là dei pomposi
annunci con cui palazzo Chigi celebra ogni volta il ritorno all’atomo, nessuno sembra essere davvero convinto della scelta. Meno che meno i governatori, la stragrande maggioranza dei quali, anche di centrodestra, hanno già annunciato di non vedere di buon occhio un impianto atomico sul proprio territorio. Il fronte «no-nuke» è ampio e deciso, al punto che sono ben undici le Regioni che si sono
rivolte alla Corte costituzionale rivendicando il diritto a decidere sulla materia. Contrari all’atomo non sono solo i presidenti di centrosinistra come Vendola (Puglia), Errani (Emilia Romagna), Rossi (Toscana) e De Filippo (Basilicata), ma anche quelli più vicini al governo come Cappellacci in Sardegna, Iorio in Molise, Lombardo in Sicilia e Tondo in Friuli Venezia Giulia. E poco propensi lo sono anche Polverini nel Lazio e il governatore leghista del Veneto Luca Zaia. Unico
possibilista un altro leghista, il governatore del Piemonte Roberto Cota.
Resta, infine, il problema dei siti. Nel dicembre scorso il governo ha varato il decreto con i requisiti necessari perché un territorio possa ospitare una centrale. Tra questi la vicinanza a grandi bacini di acqua e la poca sismicità
necessari entrambi per le centrali Epr (European Pressurized Reactor) la tecnologia francese prescelta. Anche se il governo si guarda bene dal fare nomi, sarebbero quattro le località già individuate: Caorso, nel Piacentino, e Trino Vercellese, in Piemonte, Montalto di Castro (Viterbo) e Termoli, in provincia di Campobasso.
Bisognerà vedere se i contributi promessi dal governo (dieci milioni di euro) basteranno per convincere le popolazioni interessate a convivere con l’atomo.
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Dobbiamo unirci per questa politica ecologista e non bisogna più dare spazi alle varie speculazioni egemoni e distruttive!
silvia 27-04-2010 19:12 - silvia
Non sono mai stato tanto vivo come in questi giorni.
Permettimi di scherzare su questioni che sono di una gravità talmente grande che se non si spezza, ci andiamo tutti a ammazzà.
Non ti preoccupare che Berlusconi le sue centrali non le farà.
Qual'è il comune che gli permetterà di costruire questi mostri.
L'Italia è una zona altamente sismica e non esiste un posto dove essere sicuri.
Lui parla così per dire a quelli dell'OPEC,di abbassare il costo del petrolio.
Tutte chiacchiere e distintivo.
Non piangere Silvia,che questi stanno scherzando.
E anche IO! 27-04-2010 09:41 - mariani maurizio
FERMATE IL MONDO VOGLIO SCENDERE! DATEMI UN MESSAGGIO CHE MI FACCIA SENTIRE VIVA GRAZIE!
SILVIA 26-04-2010 20:54 - silvia
http://www.energiaperilfuturo.it/
Io posso solo dire che il problema del nucleare non é legato alla sicurezza delle centrali,prevedibilmente ormai molto sicure, ma alla sciagura dell'impatto causato dalle scorie. SCIAGURA. Il futuro sta nelle fonti di energia rinnovabile, e nell'idrogeno come mezzo vettore. Il resto sono solo squallidi interessi di parte. 26-04-2010 14:22 - Fabio-ricercatore chimico
Prima di tutto va ricordato come la tecnologia nucleare si sia molto evoluta rispetto a quella (sovietica, vedi Chernobil) di 20 anni fa. I rischi quindi, si presuppone siano notevolemnte ridotti.
L'esempio è rappresentato dalle decine di centali nucleari sperse per l'Europa: Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Austria, Belgio e Olanda, nelle quali non si è mai verifato un incidente!
Quindi mi chiedo perchè dovrebbe capitare a noi? Con un po' (moltissima) attenzioni potrebbe rappresentare un cambiamento positivo per tutti.
Ricordo inoltre come sia proprio la Francia a venderci la gran parte dell'energia che consumiamo, energia che ci costa cara e che di certo non ci mette al riparo dai rischi di un evenatuale incidente (saremmo colpiti ugualmente e pesantamente).
Tanto vale pagarla di meno e produrla da noi?
Gli ambiantalisti poi, che si scagliano contro il nucleare e dimenticano come petrolio, carbone e benzina non inquinano certo di meno. Gli ambientalisti non ricordano come l'energia costerebbe di meno con un notevole guadagno e vantaggio per famiglie e imprese.
La sinistra si lamenta per l'ambiente.... ma non propone alternatuve concrete (come sempre!).
Il nucleare: rischioso? Il fotovoltaico: costa troppo. L'eolico: rovina il panorama. La benzina: inquina e costa troppo. Infrastrutture che permettano di diminiuire distanze e tempi di transito (TAV e molte altre): danno per ambiente e popolazioni locali.
Quindi che facciamo? Torniamo indietro di 200 anni? 26-04-2010 11:07 - giordano
Serve solo ad arricchire i soliti, ma imparare dalla germania no ??? In questo paese non si è mai sviluppata l'energia solare e non si svilupperà mai perchè il sole non possono fartelo pagare e l'enel vuole il monopolio dell'energia....Ma quando quelli di sinistra e ambientalisti impareranno ad andare a votare invece di fare solo chiacchiere dopo .....BASTA ....Smettiamola con le stronzate che sono tutti uguali e che la destra è uguale alla sinistra... 26-04-2010 10:28 - ioemazen58